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giovedì 23 dicembre 2010

Il tagliatore di teste.




Tagliatori di teste, head chopper li chiamano quelli come te.
- Mi occupo di ristrutturazioni aziendali, fusioni di società in crisi come consulente esterno. - Questo mi avevi detto.
In realtà, licenziamenti, tagli. Di teste, appunto. Avrei dovuto capirlo subito.
La tua apparente freddezza, il tuo pesare le parole e il tuo sguardo sfuggente. Eppure, quando ti ho conosciuto mi aveva colpito proprio la tua eleganza, il tuo distacco, la tua sobrietà. Sempre impeccabile, mai una parola fuori posto, di chi è abituato al controllo. Controllo delle emozioni. Ma, dentro i tuoi occhi scuri avevo colto un bagliore, quando si fissavano nei miei. Il guizzo della passione, nascosto, da scoprire. Ed era questo che mi aveva incuriosito. Svestirti di quei panni severi, capire cosa occultavi dietro quella facciata seria, questo avevo desiderato fare.
E la tua voce, dai toni sommessi e quell’accento del sud mescolato al milanese, le vocali che non seguono una logica, la modulazione altalenante. La managerialità settentrionale e la passionalità partenopea.
Mi chiami e come prima cosa mi inviti “a fare shopping” .

- Vieni, sono al centro. Prendi un taxi, non ti preoccupare, pago io.-

Pago io? Detesto gli uomini che tentano di comprarti facendo sfoggio del loro denaro. La cosa mi irrita, discutiamo e mando all’aria il nostro primo appuntamento.
Poi mi chiedo perché, perché hai bisogno di attrarre una donna con lusinghe e promesse. Come se non fossi consapevole del tuo fascino. O forse, sei talmente avvezzo a barattare, vendere e svendere esseri umani che lo fai anche con una donna.
Però al telefono sei dolcissimo. Mi mandi sms tenerissimi. Cerchi di riparare, perché hai capito che con me non è aria.
Mi chiedo quante donne sono così, quante approfitterebbero della situazione. Immagino che sia per questo che il tuo primo approccio è stato di questo tipo, come fosse una routine. Forse sono io che sono sbagliata, in una società dove le escort fanno notizia e le puttane siedono in parlamento. Sono io, si, non tu.
Tu conosci molto bene il potere del Dio denaro. Potere al quale finora non mi sono soggiogata. Amo troppo la mia libertà, libertà che comprende anche quella di scegliere. Di non sentirmi in obbligo con un uomo. Di decidere. Posso anche essere perversa e dissoluta, ma soltanto per piacere. Il mio e quello del mio uomo. Non per possedere qualcosa. Se amo do tutto, anche a rischio di non avere niente in cambio, non presento il conto dei miei sentimenti.
Alla fine, arriviamo alla prima cena, in una gelida serata di dicembre. Parli parli di lavoro, di economia, della crisi, di aziende quotate in borsa. Certo non sono un’esperta, ma so sostenere una conversazione. Chiacchieri chiacchieri, ma non parli mai veramente di te. Non ti esponi. Stai studiando il nemico… bene, allora non lo faccio anche io.

La villa a Portofino, vicina a quella di un noto imprenditore. E la tua collezione di costosissimi orologi e di auto. Credi di impressionarmi con queste cose? E naturalmente una moglie e dei figli, dettaglio non trascurabile. Che vivono al Nord, lontano da te che giri l’Italia e che hai un’altra sede qui vicino. Cosa cerchi, compagnia per le tue serate invernali? Noiosamente banale. Ma perché gli uomini non riescono a stare da soli?
E naturalmente, mentre le aziende crollano, i tuoi affari prolificano. E’chiaro, sei una specie di iena che azzanna l’animale ferito.
Ti farò penare, lo sai? Perché un po’ ti detesto, ma al tempo stesso mi attrai. E non capisco perché.
E poi, io penso ancora a Lui. Sono uscita con te per distrarmi, ma due mesi sono pochi, e lui mi ha lasciata in sospeso, il cerchio non si è chiuso. E mi manca terribilmente.
Quando mi saluti, così, inaspettatamente, mi baci. Mi sorridi con gli occhi, e finalmente vedo quel bagliore che si accende, mi prendi il viso tra le mani, prima mi baci sulle guance e poi mi sfiori le labbra. La tua lingua si insinua tra i miei denti, poi mi prendi la mano, e l’avvicini a te. Io però mi irrigidisco, sento che il mio corpo non è disposto ad aprirsi a qualcun altro. Non ancora. Ti saluto e vedo che hai capito, me lo dicono i tuoi occhi. Ci sarà un’altra cena, da cui te ne andrai stizzito, quasi senza salutarmi.
E poi, tempo dopo, il mio Amore Malato ritornerà, decido di dargli un’ultima possibilità, che si brucerà in pochi mesi. Il cerchio si chiude, definitivamente. E proprio quando ho stabilito di mettere un lucchetto al mio cuore ancora ferito, proprio allora, quando sono ancora fragile ma al tempo stesso decisa a voltare pagina… è allora che tu, come se avessi avuto sentore di qualcosa, come se avessi annusato l’aria con il tuo fiuto di sciacallo in cerca della preda sanguinante, mi ritrovi.
Che dolcezza nelle tue parole!
- Ti stavo pensando sai? Sto facendo colazione ai Navigli.
- E cosa pensavi?
- Che non vedo l’ora di abbracciarti, voglio sentire il calore del tuo corpo…

(continua....)

mercoledì 22 dicembre 2010

sabato 18 dicembre 2010

Il sesso è....




Il sesso e'...frenesia, afrori forti, odori di fica e di sudore!
il sesso e'...quel bagnato di sperma sul lenzuolo!
il sesso e'... donarsi, non dire di no a nulla! Non essere capaci di dire no a nulla!
il sesso e'... baciare, leccare, succhiare, bere, mordere...Graffiare!
Il sesso e'... avere la fica e il culo infiammati dal troppo uso e il cazzo che fa male...


Tibetano

giovedì 16 dicembre 2010

Mi ritorni in mente...




Mi ritorni in mente...

bello come sei... o come eri. Lo so che lo sei ancora, bello intendo. Ti ho visto, ho digitato il tuo nome su google...immagini. Ed eccoti qui, con i tuoi capelli ricci un po' meno voluminosi, i lineamenti squadrati, il tuo fisico possente leggermente appesantito. Sei sempre lo stesso, con il tuo splendido sorriso e qualche ruga in più intorno agli occhi. Non so perché ti ho pensato, o forse si. Come tutti gli amori non vissuti, non consumati, che ti lasciano sempre quel senso di incompiutezza... qualche volta mi ritorni in mente, così, seguendo una serie di associazioni mentali, una scia di ricordi..

Quanti anni avevo? Diciassette, quando ti ho visto la prima volta, a cena a casa tua. Destini incrociati, quelli della mia e della tua famiglia. Tuo fratello e mia sorella, io e te. Mi hai guardato e mi hai rivolto le tue prime parole prendendomi per mano e portandomi fino in bagno:

- Sei proprio una bambina, vieni, andiamo a lavarci le manine.

Hai aperto i rubinetti, mi hai preso le mani tra le tue e me le hai insaponate, poi le hai risciacquate ed asciugate con cura. Io ho guardato intimorita quel gigante buono riflesso nello specchio e sono rimasta senza parole. Mi avevi già stregato.
Che ricordi dentro il tuo maggiolino! I tuoi baci, le tue labbra sottili ma morbidissime, e le carezze quando mi riaccompagnavi sotto casa, la mia mano che ti toccava il ventre, l'ombelico, poi inspiravi trattenendo il fiato e lasciavi che i jeans si scostassero quel tanto in modo che le mie dita si insinuassero dentro e sentissi il calore del tuo sesso... appena, appena. Ah quei jeans! Ho l'immagine di te che attraversi la piazza correndo, la stoffa dei pantaloni che costringe a stento le tue gambe, i tuoi muscoli che guizzano mentre mi corri incontro.
Ed ogni volta.. fermarsi ogni volta che siamo stati vicino a farlo.
Quanto parlavamo! tutti i giorni, tutti i giorni alla stessa ora, seduti sulla stessa panchina di marmo. Tu del tuo amore incorrisposto, io del mio che era di un' altra e che mi dedicava soltanto le briciole del suo tempo.
Amici. Strana amicizia, attraversata da quella corrente di desiderio che serpeggiava sempre tra noi.
Un desiderio mai appagato, mai consumato. Con il timore che si rompesse quell'incantesimo, che poi tutto sarebbe stato diverso, forse scontato.
Una sera tu dormivi sul mio divano ed io ti venni a dare la buonanotte vestita solo di una camicia da notte leggera. Percorresti con le mani il mio corpo attraverso la stoffa, percepii il tuo calore,  la rigidità del tuo sesso premermi contro. E poi il tuo bacio a fior di labbra:
- Buonanotte, vai a dormire, vai.

E il bigliettino che mi lasciasti la mattina dopo:
- Buongiorno, stanotte mi sono proprio trattenuto.Ti voglio bene

Era naturale per te entrare in casa mia, d'estate, e toglierti la camicia, con un gesto spontaneo che facevi senza malizia. Più difficile per me guardarti e non soffermarmi ad osservare il tuo torace, i tuoi muscoli, le tue braccia ....quelle braccia che spesso mi avevano avvolto, consolato. Mi facevi sentire protetta.
Come quella volta, forse per rivendicare il tuo possesso su di me, ora che amavo un altro, forse per mettermi alla prova che sei entrato in camera mia così.
Ero sdraiata a leggere sul letto, con un abitino verde prendisole, le gambe nude, le spalline sottili legate da un fiocco, il decolleté traforato da piccoli fiorellini. Mi rimproverasti bonariamente  perché non indossavo il reggiseno, avevi notato che si intravvedeva la mia pelle chiara dai quei forellini. Che ingenua, non mi accorgevo che il mio corpo era diventato quello di una donna, e non avevo alcun atteggiamento provocatorio quando indossavo quel vestito. Mi ricordo che ridevamo mentre ti  avvicinasti, poi non so come è accaduto che mi hai baciato il collo, hai sciolto quei fiocchi ed abbassato la scollatura del vestito, hai liberato i miei seni mentre continuavo ad implorarti di no, di non farlo. Ma il mio corpo contraddiceva le mie parole... lo capivi, vero? Sentivo la tua lingua sui miei capezzoli, lambirli e succhiarli come non avevi mai fatto, quasi disperatamente. Il tuo sesso che premeva sul mio, che cominciava a scivolare dentro di me.
Mi spostai, mi coprii con le mani il pube. Non voglio, non voglio farlo. Perché adesso, perché non prima, quando avresti potuto soltanto allungare una mano e cogliermi.  Sento lo stomaco che si attorciglia, svuotato, e riempito dal desiderio che ho di te, dalla voglia che ho di sentirti sopra di me, di lasciare che il tuo sesso mi invada. Perché proprio ora, perché?
Ti caccio via in malo modo, poi vedo i tuoi occhi tristi e mi lascio impietosire. Ti bacio su una guancia, mentre sei sdraiato accanto a me.






- Accarezzami come sai fare tu- mi dici
Ti sfioro appena con una mano e ritrovo il calore del tuo corpo, ripercorro con le dita la tua pelle liscia, bacio il tuo ventre, l'ombelico... scendo fino a baciare il tuo sesso vibrante, umido. Poi appoggio la mia testa sul tuo petto.
- Scusami sarà per la prossima volta.-
Ma non ci fu una prossima volta, l'incantesimo si era rotto, per sempre

sabato 11 dicembre 2010

Adoro



Adoro quando mi prendi così, senza preamboli.
Adoro il tuo sesso che pulsa dentro di me mentre mi schiaffeggi,
ad ogni colpo sulle mie natiche sentirlo irrigidirsi sempre più
Adoro adorarlo, in ginocchio di fronte a te,
baciarlo e sentirne l'odore, assaporarne il dolce nettare.
Adoro adagiarci la testa come fosse un morbido guanciale
mentre mi accarezzi dolcemente
Adoro... tornare a casa e sentire la mia pelle che brucia
e constatare già i primi segni del tuo passaggio.
Adoro il tuo marchio su di me
Adoro tutto di te!

lunedì 6 dicembre 2010

Penetril




PENETRIL è un farmaco ricco di sostanze proteiche e vitaminiche il cui
principio attivo di base è il CaZ2OÔ.

Categoria farmacoterapeutica:
Antidepressivo, ricostituente.

Indicazioni terapeutiche:
Il PENETRIL è stato definito dai maggiori luminari della medicina mondiale come rimedio di sicura efficacia contro la malinconia e l'isterismo.


Posologia: Le signore lo prendono in qualsiasi periodo dell'anno, sia prima sia dopo i pasti (raramente durante gli stessi), ne fanno uso di notte e nelle prime ore del giorno, lungi dal risentire disturbi di sorta. Esse ne traggono giovamenti che nessun farmaco ha mai uguagliato. Le ragazze
faticano per la prima volta a familiarizzare con il prodotto; alcune volte
tenderanno a prenderlo in mano sciupando così le particolari doti
terapeutiche. Una volta assuefatte non sapranno più farne a meno,
testimonianza palese della bontà del prodotto, e cercheranno di assumerne dosi sempre maggiori.
In casi eccezionali, ma non troppo, si prende anche per via orale; il gusto
è gradevole ed ha un alto potere nutritivo e ricostituente.
Anche gli uomini possono farne uso, ma solo se predisposti e con determinate inclinazioni. A questi pazienti il PENETRIL conferisce un colorito rosso,languide movenze e ingrossamento delle natiche.


Effetti collaterali:

Il prodotto è generalmente ben tollerato, l'abuso tuttavia, specie da parte
delle fanciulle, può causare spiacevoli inconvenienti quali: nausea,
gonfiore del ventre ed altre irregolarità, che possono protrarsi fino a
sette - nove mesi nelle manifestazioni più serie. Onde evitare tali spiacevoli inconvenienti la Casa consiglia di assumerlo negli appositi
sacchetti ermetici in vendita in tutte le farmacie.

Avvertenze: Nonostante la gradita freschezza del prodotto e la sua genuinità anche se di fabbricazione non recente, si consiglia di agitare prima dell'uso, evitando però di insistere a lungo al fine di evitare alterazioni
che lo renderebbero momentaneamente inservibile.

Confezione:
Il PENETRIL è disponibile in qualsiasi formato, la Casa consiglia quello
gigante.

Validità del prodotto:
Circa 65 anni dalla data di immissione sul mercato, in confezionamento
integro, correttamente conservato.


TENERE FUORI DALLA PORTATA DELLE BAMBINE



NON DISPERDERE DOPO L'USO IL CONTENITORE NELLAMBIENTE



Aut. Min. San. n. 3715/69

domenica 5 dicembre 2010

Dies irae




Ieri a cena da amici... improvvisamente non riesco più a seguire i loro discorsi.
Sono irrimediabilmente attratta dalla musica che esce dalle casse dello stereo.
Si perché... non si può tenere il Requiem di Mozart come sottofondo. No.
Bisogna ascoltarlo, in silenzio. Oppure cantarlo, come ho cominciato a fare io.
Mi manca la musica, mi manca la MIA musica.
La musica che non riesco più ad ascoltare senza sentirmi invadere dalle emozioni.
Forse questo non c'entra niente con l'erotismo, mi direte. Ma penso che chi ha scritto queste note, non può non aver vissuto una vita di passione. Mozart è morto a 35 anni, proprio mentre scriveva il Requiem.

Per chi non le conoscesse, questi sono due brani di sue lettere. Si è discusso a lungo se pubblicarle o meno, perché il giovane Wolfgang scriveva lettere condite da turpiloquio alla cugina Anna Maria, (e questa è una delle più "pulite")
L'altra è una dolcissima invece, inviata alla moglie Costanza.

Qualche giorno fa ho sentito in tv uno di quegli psicologi-presenzialisti che diceva che non si può vivere senza la passione, che ci si ammala e che senza passione non esisterebbe l'arte, gli scrittori non scriverebbero e non avrebbero l'impulso ad esprimersi. Nonostante non lo stimi molto, credo abbia ragione.

da una Lettera di Mozart alla cugina Anna Maria:

Kaysersheim, 23 dicembre 1778 Ma très cher Cousine!

(...) Fa' in modo di esserci prima di Capodanno, e allora ti contemplerò nell’avanti e nel didietro – ti porterò in giro ovunque e, se necessario, ti farò un clistere – Una sola cosa mi dispiace, di non poterti alloggiare; infatti non starò in una locanda, ma abiterò presso – e dove? vorrei saperlo anch’io. Bene, scheeeeerzi a parte – proprio per questo è necessario che tu venga – Avresti forse una gran parte al gioco – vieni allora di sicuro, altrimenti sei una merda; io allora, nobile personaggio qual sono, ti farò i miei complimenti, ti frusterò il culo, ti bacerò le mani, ti sparerò con lo schioppo nelle terga, ti abbraccerò, ti farò un clistere nel davanti e nel didietro, a te io pagherò i miei debiti per filo e per segno, e farò echeggiare una gagliarda scoreggia, e forse farò persino colare qualcosa – Ora addio – mio angelo, mio cuore io t’attendo con dolore. Ma scrivimi presto a Monaco Poste restante una piccola letterina di 24 fogli, ma non scrivermi dove alloggerai, perché io non trovi te, e tu non trovi me;

Votre sincere cousin
W.Amadé Mozart
PS: Cacadubbi, il parroco di Rodemplum, ha leccato nel culo la sua cuoca, agli altri come exemplum; Vivat – vivat -


Lettera di Mozart alla moglie Costanza:

Carissima, ottima mogliettina!
Oh, se avessi già una tua lettera! Se ti raccontassi tutto quello che faccio con il tuo ritratto, certo ti metteresti a ridere. Per esempio, quando lo tiro fuori dalla custodia, dico: “Buon giorno piccola Costanza! Buongiorno, birichina, micetta, nasino a punta, bagatella” e quando lo ripongo, lo faccio scivolar dentro a poco a poco e dico: “Be’, be’, be’, be” ma con l’espressione speciale che questa parola così significativa esige; e alla fine, in fretta: “Buona notte topolino, dormi bene!”. Credo proprio di aver scritto delle stupidaggini, per gli altri almeno, ma per noi che ci amiamo tanto non è affatto stupido. Sono sei giorni che ti sono lontano e mi sembra già un anno... Ti bacio milioni di volte tenerissimamente e sono il tuo sposo che ti ama sempre teneramente.

venerdì 3 dicembre 2010

Il ragazzo del treno II atto- seconda parte





Chissà da fuori se mi vedono, chissà se ci vedono... immagino un altro treno che passa velocemente, qualcuno affacciato che nota solo delle sagome. O forse no, non vedono niente, come è possibile. La cosa mi eccita, e molto.
Mi morde il collo e poi me lo bacia, nello stesso punto dove un attimo prima ho sentito i suoi denti affondare nella carne soffice. Scende giù lungo la schiena con la lingua e con i denti a tracciare un percorso immaginario… ed ancora più in basso… arriva al solco tra le natiche insinuandosi con la punta della lingua mentre con un dito cerca il mio sesso, lo sento scivolare dentro e penetrarmi … poi con un altro dito ancora… i miei sospiri, le mie grida sono coperti dal rumore del treno, la frastornante armonia di questo amplesso.
Lui mi parla all'orecchio, mi sussurra, il suo alito caldo mi procura brividi lungo tutto il corpo, lungo la schiena ancora calda per le impronte del suo passaggio…
- Non mi volevi vede’, eh? E mo’ mi vuoi?
- Si…

Mi prende le mani, le solleva sopra la mia testa e le tiene così, strette tra le sue. In alto, appoggiate al finestrino. Il peso del suo corpo mi schiaccia sul vetro mentre avverto la sua cappella, il suo cazzo rigido farsi strada tra le mie labbra umide, aperte come un frutto di mare acquoso. Entra dentro di me con un colpo deciso, i miei seni sono premuti sulla lastra fredda. Si muove avanti e indietro, avanti e indietro, si afferra alle mie spalle per non cadere, mentre allargo le gambe per non perdere l’equilibrio… il movimento del suo corpo che mi sbatte, del suo sesso dentro di me, e quello del treno, un vortice che mi fa girare la testa… e il rumore, il rumore assordante… sono in un’altra dimensione. Non sono qui, ma altrove. Devo essere altrove perché non posso essere io a fare questo, no… non sono io.
Lo sento gonfiarsi dentro di me, in fondo, fino a toccarmi l’utero. Poi d’un tratto esce da me, mi volto a guardarlo e lo trovo che si sfila il preservativo… Un sussulto del treno più forte degli altri.. mi abbasso la gonna e mi siedo sul water, cosparso di carta pulita.




Lo osservo, lo prendo in mano mentre lo sento irrigidirsi sempre più sotto le mie dita. Lo guardo zampillare come una piccola fontana, verso l’alto. Le gocce calde ricadono sulla mia mano.
Lui si sorregge, pare cadere all’indietro verso il lavabo. Apre gli occhi che teneva chiusi e mi sorride. Mi solleva il mento:

- Quanto sei bella, ‘o sai? – E mi bacia sui capelli, sulla testa.
- Grazie, ora andiamo, eh? Non sono tranquilla qui dentro. Poi guarda che abbiamo combinato. Dai, vai i avanti tu che metto in ordine tutto.

Si riveste mentre io mi lavo alla meno peggio e mi ricompongo. E’ tutto pieno di carta, la mia borsa aperta e il contenuto sparso fuori… Dopo pochi minuti mi affaccio timidamente alla porta, poi esco fingendo indifferenza, attraverso il corridoio, pochi passi, ed entro di nuovo nella nostra piccola stanza segreta. Lo trovo lì seduto, con quel sorriso infantile e disarmante, e mi sento invadere dalla tenerezza. Mi avvicino e gli stampo un bacio su una guancia. Solo ora mi accorgo che sono senza mutande, non le ho rimesse quando sono uscita.
- Oddio, dove sono?
- Cosa?
- Le mie mutande!- dico mentre comincio a rovistare nella borsa. Cazzo, non le trovo! Ah si, eccole. Nere su fondo nero, e chi le vedeva! erano rimaste lì dentro.
- Ma tu si’ tutta matta!
- Dai, non me ne sono neanche accorta!

- Tu tiene ancora voglia, eh? Non sei venuta.
- Si, non stavo tranquilla, non ci riesco così...

E mentre dice queste parole infila le mani sotto la mia gonna, le appoggia sulle ginocchia e poi le fa risalire, lente. Si avvicina con il corpo, avverto le sue dita che rimontano le mie cosce… fino ad infilarne una nel mio sesso, ancora grondante umori come un fiore schiuso e pieno di nettare.

- ‘O sai che ci arrestano, si? Atti osceni in luogo pubblico!
- Si dai dai, lascia stare!- Abbasso il bordo della gonna, mentre lui ritrae la mano e le sue dita, le porta alla bocca e le succhia guardandomi, penetrandomi con i suoi occhi neri.

Ma che voglia avrei.. avrei voglia di salirti sopra qui, incurante di tutto, della gente là fuori. Voglia di sedermi sopra di te, di sentire il tuo cazzo eretto, di prenderlo con le mani ed infilarmelo dentro.Di muovermi prima piano, facendolo uscire ed entrare lentamente, poi di avvolgerlo tutto con la mia carne umida risucchiandolo come fosse una bocca, la mia grande bocca dalle labbra calde.
Ma ricaccio indietro questa immagine...




- Se ci fossimo visti ti avrei presa a schiaffi.
- A schiaffi? E perché?
- A schiaffi sul culo.
- Davvero? E fallo!
- Mo’? Qui?
- Si, qui se hai il coraggio! - dico sorridendo.

Mi sdraio con il ventre sulle poltrone, il tessuto della gonna è leggero, sottile la stoffa che ricopre i miei glutei, e non ho rimesso gli slip. Lui rimane in piedi, mi guarda con uno strano lampo negli occhi mentre lo vedo sollevare in alto il braccio e poi colpirmi forte una natica.

- Così? Ti piace?
- Si, più forte, più forte!

Poi lo ripete ancora, ed ancora con l’altra mano…ad ogni colpo mi sento palpitare tra le gambe, il clitoride sussultare ad ogni percossa, riempirmi di umori mentre il rumore della mia carne battuta risuona nell’aria come se fosse sulla pelle nuda. Contraggo le natiche invasa da un piacere bruciante, dal calore che percepisco sull’epidermide..
- Ancora? Mi fa male la mano, mi pizzica
- Dai lascia stare, non ci sei abituato eh? Poi così ci sentiranno pure!

Lui si siede, è visibilmente eccitato ed anche accaldato, vedo ancora quel bagliore nel suo sguardo.
- Hai visto, eh? Hai visto come ti ho capita subito io?
- Mi hai capita? Davvero?
- Si, appena ti ho vista ho pensato: chist’ è ‘na cavalla!
- Una cavalla? - Rido
- Hai capito che ci hanno visti, si?
- Visti, ma chi?
- Lo vedi quello? Quel signore con il trolley rosso lì dietro?

Mi chiedo come faccia a vedere oltre le sue spalle. Dalla tendina mal chiusa in effetti, proprio nello spicchio lasciato aperto riesco a scorgere nello scompartimento dietro il nostro. Esattamente nella mia visuale, un signore serio, sui 50, capelli e barbetta brizzolata, magro. Ha davanti a se un trolley rosso.

- Si lo vedo.
- Vuoi scommettere che appena scendo… chillo viene qui?
- Ma daii! Ma che dici?
- Si si, poi ‘o vedrai!

Rimaniamo così ancora qualche minuto, mi parla del suo lavoro, del bar che gestisce a Napoli, insieme ad un amico. Da qui, dice gli deriva quella capacità di intuire le persone, ne incontra tutti i giorni tante, le più disparate. La gente che viene a prendere un caffè non chiede solo quello, vogliono parlare, essere ascoltati anche soltanto per il tempo di un caffè.
Lui li fa sorridere, gli parla… il suo bar è sempre pieno, dice. Però, “tengo famiglia” e il pomeriggio me ne vengo qui, prendo il treno e faccio un altro lavoro. Non mi parla dell’altro lavoro, ed io non gli chiedo niente. So che gli ho rubato un po’ del suo tempo, e che ora dovrà riprendere il treno successivo e tornare indietro. Una gradevole parentesi nella sua faticosissima giornata.
Presto il treno rallenta, arriva in stazione e so che lo devo salutare. Nuovamente. Chissà se lo rivedrò mai, ma ormai so come incontrarlo. Al binario 12, ore 15.30
Mi alzo, ci baciamo e mi stringe forte:
- Non fa’ ‘a pazzerella, eh?
Eh si la pazzerella.. se non lo fossi stata un po’…
E nuovamente lo guardo andare via, allontanarsi sul marciapiede del binario mentre mi sorride. Poi il treno si muove, riprende lentamente il suo cammino e mi risiedo. Pochissimi istanti dopo, ecco il signore dal trolley rosso sbucare all’improvviso.
- Scusi, c’è posto?
- Si, prego, è tutto libero.
Rimane un attimo in piedi, si aggira nervosamente. Poi si siede proprio al lato più opposto e contrario al mio, vicino al finestrino. Comincia a parlare, ha voglia di chiacchierare e di farmi domande.
Io sorrido pensando alla profezia di poco fa. Rido talmente tanto che per non farmi vedere mi porto una mano a coppa sulle labbra. L’odore del suo sesso che mi è rimasto tra le dita mi invade.
Piccolo scugnizzo,lo sai che avevi ragione?

martedì 30 novembre 2010

domenica 21 novembre 2010

La nostra panchina



Passeggiata nel parco di domenica mattina... è da tanto che non vengo qui. L'aria fredda mi punge le guance, cammino sopra un tappeto di foglie gialle... molte sono umide ed ammassate tra loro, scure...altre più chiare, si sono appena posate in terra e si muovono in ampi giri sospinte dal vento.
Poche persone in giro, qualuno porta a spasso il cane, qualcun altro sospinge pigramente un bimbo sopra un' altalena. Mi ritrovo a proseguire sul viottolo fatto di ciottoli presa dai miei pensieri, abbasso un po' la testa per evitare il vento, stringo la sciarpa attorno al collo.
Come casualmente, seguendo la stradina, mi ritrovo di fronte alla nostra panchina. Si, è proprio questa. Quella dove abbiamo rifatto l'amore dopo tanti anni, la prima volta, in una notte di giugno. Allora l'aria era tiepida, dagli alberi intorno esalava il profumo di resina, grondante in gocce attorno alla corteccia crepata dei pini. Nelle mie narici l'odore di erba ancora verde schiacciata dalle nostre impronte, della terra sollevata dai nostri passi avvicinandoci in quel punto.
La guardo, con una mano sfioro il legno leggermente umido e mi siedo.
Osservo il palazzo di fronte, le finestre vicinissime...penso alla follia di quella notte, alle mie mani sopra lo schienale mentre tu affondi dentro di me. Si, dovevamo proprio essere dei pazzi, a non curarci di niente, della gente su quella terrazza e delle voci che arrivavano fino a noi.
Ora qualche goccia di pioggia, leggerissima ed impercettibile comincia a cadere.
Apro il mio ombrellino rosso e rimango lì, seduta in silenzio a pensarti, mentre un uomo mi passa davanti, si gira e mi fissa interrogativo, come avesse visto una pazza.
Si, forse lo sono. Ti voglio bene,
Vu

giovedì 18 novembre 2010

Il ragazzo del treno II atto- prima parte



(questo racconto è il seguito de "A piedi nudi sul treno")

-Pronto? Sono il ragazzo del treno. So’ Antonio-

Antonio, lo so ora il suo nome. Ma io gli ho detto il mio? Mi pare di si, quando salvava il mio numero sul cellulare. Ed ora cosa dico? Non ho voglia di rivederlo, è stata una follia.. si, una follia. Cosa mi invento…. Sono fuori, si, fuori per lavoro. Ci sentiamo più in là. Intanto prendo tempo… ma come mi è venuto in mente di darglielo?

Antonio mi ha chiamato due volte, e tutte e due le volte gli ho detto no. Ricordo un suo
-E pecché?- Ma non esattamente cosa ho risposto… lui ha chiuso la comunicazione senza fiatare ed io mi sono sentita una stronza. Come un uomo. Come uno di quelli che vogliono solo scoparti. In realtà, mi avevano assalito i sensi di colpa, dopo. E poi... ha cominciato lui. Io me ne stavo tranquillamente seduta.

E’ passato poco più di un mese, ed oggi mi ritrovo a prendere nuovamente quel treno, allo stesso orario. Chissà se lo becco. Non sono in anticipo come l’altra volta, anzi, ho pochi minuti. Arrivo al binario ed il treno stavolta è già lì, c’è tanta gente sul marciapiede. Passo rapidamente lo sguardo su quelle teste, quei corpi che si muovono come tante formichine impazzite.
Eccolo! La sua camminata è inconfondibile… avanza con le spalle erette, il petto in fuori, la solita borsa a tracolla… i passi spediti. Accanto a lui c’è un altro ragazzo, ma non capisco se stanno insieme. La sua traiettoria si dirige verso fuori, mi oltrepassa, mi da le spalle. Non posso certo corrergli dietro, che faccio gli busso sulla schiena? No, affretto il passo e lo supero, lui si è fermato un attimo, mi giro e gli sono davanti. Lo guardo e gli sorrido senza parlare.
Lui sgrana gli occhi.

- Devi prendere il treno pe’ Torino?
- Si

Mi prende la mano e comincia a camminare speditamente, rifacendo la strada che ha appena percorso.

- Ehiii vai piano, sono in tempo! Mancano cinque minuti!

Ma che si corre! Il mio trolley slitta sul marciapiede come avesse i pattini… accidenti a ‘sti tacchi, ma un paio di scarpe basse no eh? Lui mi tira, tira… e finalmente siamo di fronte al treno.

- Aspetta che guardo la carrozza!, ti vuoi fermare un momento?

No, non mi ascolta, passa in rassegna i finestrini, le prime carrozze sono del tipo nuovo, va ancora avanti finché non trova una di quelle con lo scompartimento chiuso, i sedili uno di fronte all’altro. Sale prima di me e mi aiuta a far salire il trolley

- Ma che vuoi fare, ma ancora senza biglietto?

Non parla. Trova una delle prime carrozze vuote, ma sul treno c’è gente stavolta, è venerdì.
Siamo di nuovo uno di fronte all’altro.

- Ma m’avevi visto? M’hai cercato, mo’?

Ah ora mi dà del tu, non più del voi. Probabilmente ora appartengo alla categoria delle stronze e non merito più rispetto…


- Si, si, ti avevo visto certo.-
- E pecché quanno t'aggio chiamato m'hai detto che nun me volevi vere’?
- Perché non sarebbe più stato la stessa cosa… lo capisci?

Non so se ha capito, forse no… mi guarda perplesso. Ma non mi chiede altro. Tace.
Per rompere l’imbarazzo apro la mia borsa, ricordo di avere un pacchetto di preservativi stavolta.

- Guarda che cosa ho? Glie li faccio vedere sorridendo. Lui si alza e nuovamente mi prende la mano, mi tira fuori dallo scompartimento.

- Ma sei matto, il treno non è ancora partito! Siamo ancora in stazione, non si può andare alla toilette!

Rientriamo. Io mi siedo e lui rimane in piedi, tira la tendina, si abbassa ed affonda il viso sul mio collo, vicino all’orecchio, dandomi una serie di bacini che scendono dolcemente fino alla scollatura. Nota il livido sul mio seno.

- Ma che t’ hanno fatto? Chi è stato?
- Niente… ieri sera….

Scosta la stoffa e mi bacia proprio sul livido, delicatamente. Poi risale di nuovo sul collo, sulla guancia e infine mi bacia sulle labbra. Il treno si sta muovendo.
Uno sguardo ed usciamo dallo scompartimento, attraversiamo velocemente il corridoio.
Mi sembra di riguardare un film già visto, siamo di nuovo dentro il bagno piccolissimo. Stavolta mi bacia con dolcezza, poi mi accarezza il viso, mentre sento le sue mani che scivolano sulla stoffa della gonna, ne sollevano l’orlo fino ad insinuarsi nel mio slip.

- Ma te si’depilata! Dice ritraendo la mano dallo stupore
Ah se la ricorda bene la mia ciucia, eh? – Si

Mentre, in equilibrio instabile ed agganciandomi alla apposita maniglia tento di sfilarmi del tutto gli slip, lui comincia a ricoprire il water della carta delle salviette asciugamani… io sono perplessa… mica vorrà che mi metta qui sopra? E comunque rimango con la gonna.

In un attimo mi volto e lui è completamente nudo. Come ha fatto in pochi secondi? ha solo le scarpe da ginnastica ed è appoggiato al lavandino, la sua sacca e tutti i vestiti sono nel catino, buttati alla rinfusa.
Certo che è proprio bellino, ora lo osservo per bene, così di fronte a me… il corpo e il sesso leggermente depilati, il torace abbronzato… noto netto il segno del costume. immagino il mare, la spiaggia partenopea e lui che si gode il sole come un gatto con gli occhi socchiusi.

Ora il mio sguardo scende ad incontrare il suo cazzo. Non è eretto del tutto, ma è li offerto, che si lascia guardare, sfrontato. Risalgo con lo sguardo ed incontro i suoi occhi neri che ridono, ridono come le sue labbra.. accese dalla spudoratezza della sua età.
Piccolo scugnizzo, ce l’hai fatta anche stavolta a portarmi qui dentro eh?
Anche io sorrido, ma non posso fare a meno di posare le mie mani su di lui, di percorrere con le dita quella pelle liscia ed abbronzata, ne percepisco il calore, la sento fremere sotto il mio tocco. Il piccolo ombelico, e poi il suo sesso, turgido, lo prendo in mano ed avverto che si gonfia, le vene si tendono mentre lo accarezzo, chiudo le dita a pugno e lo stringo. Lo sento pulsare, poi allento la presa, lo tocco più lievemente sulla punta, mentre lui accarezza il mio seno, delicatamente, poi mi stringe con forza i capezzoli, sento che si induriscono mentre li prende in bocca come fossero due dolci caramelle da succhiare. Lo fa a lungo, con la tenerezza di un bimbo che mi fa sciogliere. Il mio ventre, il mio sesso palpitano e vibrano all’unisono con il suo. Avverto le sue dita che aprono le mie labbra, poi mi abbraccia forte, sento la sua erezione, il suo sesso che preme sul mio…

- Mettiti qui

Mi rigira e mi fa appoggiare sul lavandino, mi solleva le gambe, alzandomi quasi completamente e sostenendomi con le sue braccia. E così, in quella posizione mi penetra, lo sento che entra dentro di me, con dei colpi decisi che mi fanno sbattere le spalle allo specchio.
Sbam! Sbam! Sbam! Domani avrò altri lividi, lo so. Ma perché mi devono tutti massacrare? Si ferma. Ritrae il suo pene lucido dei miei umori

-Si, mi fai male così.
- Scusa

Scivolo giù dal lavandino, bisogna fare quasi un balletto per scambiarsi di posizione. Ora sono io addossata con il viso al finestrino, lui dietro di me. Mi appoggio con il corpo, con i seni a quel vetro lattiginoso.




(continua...)

domenica 14 novembre 2010

A braccia aperte



L'amore ha sempre le braccia aperte; con le braccia aperte, voi lasciate che il vostro amore venga e vada come vuole, liberamente, tanto lo farà comunque.
Se chiudete le braccia intorno al vostro amore, abbraccerete soltanto ed unicamente voi stessi.

Leo Buscaglia

venerdì 5 novembre 2010

Facciamo la pace

Io faccio la guerra, questo è il mio modo di fare la pace. Sono due anni e mezzo che non tocco una donna, lo sai?
Posso toccarti? così… non voglio fare sesso, voglio solo questo. Voglio sentire il calore della tua pelle, voglio abbracciarti. Questa notte voglio fare la pace e dimenticare le mie cicatrici.
Vedi questa? Hanno tentato di bruciarmi, sono stati i curdi, mi volevano dare fuoco.

Appoggio le mie dita su quella grande macchia scura, ci sono dei rilievi tondeggianti.

E’ napalm. Il napalm è l’esplosivo dei paesi poveri, non lo sapevi che si usa ancora?
E questa cicatrice sulla schiena, la vedi? Mi hanno sparato, sono stati gli afgani. Alle spalle. Ma io sono ancora qui. Loro no.
Ho anche ucciso, almeno due uomini erano. L’ho fatto per difendere un altro uomo. La sua scorta non si era accorta di niente, io ero dietro di loro, ho visto quella jeep che arrivava, avevo la mitraglietta in mano ed ho sparato. Non ho chiesto permesso, ho sparato. Gli ho salvato la vita e loro sono morti. Erano in due, o forse di più.
Ho la leucemia, colpa dell'uranio impoverito, ma di questo non voglio parlarne... e non ti preoccupare, non è contagiosa. E’ nel mio sangue, nel mio midollo.
Anche la mia anima, il mio cuore è ferito. La mia donna, la donna che sognavo nelle lunghe notti, quella donna mi ha tradito. Mentre io combattevo, ero lontano per darle tutto quello che lei desiderava, mi tradiva. Tornavo da lei dopo mesi e non vedevo l’ora di abbracciarla, di sentire il calore del suo corpo. Lei no, lei aveva sempre qualcosa di meglio da fare. Poi ho capito, troppo tardi ma ho capito. Forse l’ho lasciata troppo sola, forse non le bastava quella vita.

Appoggia la testa sul mio ventre, mi guarda, tocca i miei seni, i capezzoli e li succhia a lungo.Pare riprendersi la vita che ha perduto, il tempo che non tornerà più. Poi abbraccia i miei fianchi e rimane così, con il capo appoggiato sul soffice cuscino del mio sesso.
- Che bella che sei, come sei morbida. Voglio rimanere così per ore, tutta la notte… tutta la vita… per sempre…
- Che fai, piangi?
- No, non piango. Spegni la luce.
Sento i singhiozzi soffocati sul cuscino. Gli accarezzo la testa.
- Ma cosa hai?
Domani… domani mattina tutto finirà, io uscirò da questa casa e tu ti dimenticherai di me, ed io.. io tornerò alla mia guerra.

martedì 2 novembre 2010

Pelle


Occhi chiusi
Tattile, serica sensazione
Calore...Morbido...Silenzio
Solo le tue mani e le mie
I nostri corpi
Sono solo pelle
Pelle che racchiude
il mio cuore che esplode
Pelle che accoglie
gocce di nettare
gocce di olio
gocce di lacrime

I polpastrelli percepiscono
Quello che gli occhi non vedono

domenica 31 ottobre 2010

il suo sperma


Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.

di Alda Merini, tratto da Clinica dell’abbandono

giovedì 28 ottobre 2010

venerdì 22 ottobre 2010

Profilo biografico di un inculatore



Tratto da "The Surrender" di Tony Bentley

E’ chiaro che inculare una donna è una questione di autorità. L’autorità dell’uomo; la sua accettazione totale da parte della donna. Un uomo deve avere questa fiducia, in sé stesso e nel suo uccello, per metterlo nel culo ad una donna. Se non ha quel controllo, sarà il suo cazzo a guidare l’azione: si muoverà troppo in fretta, farà del male alla donna, che per quella volta gli si era offerta, e, a ragione, difficilmente gli sarà concessa una seconda chance.
A- Man è riuscito a spingersi così a fondo nel mio culo perché ha osato. Nessun altro ci aveva mai provato veramente.Chiunque osi essere così intimo, così pazzo, bè potrebbe riuscire ad arrivare dove non era mai arrivato prima.
Sono in preda agli spasmi dell’orgasmo già nel primo momento di contatto, con il corpo, la fica, il culo talmente aperti che si staccano verso l’esterno per aspirarlo dentro.
Non sono mai stata così aperta. Se fossi stata così aperta con qualcun altro avrei provato la stessa gioia nell’aprirmi? No.Avrebbero finito con lo scocciarmi molto prima che arrivassi ad essere tanto aperta. E’ quel gran cianciare che rovina tutto: rivela troppe cose. A-Man è l’uomo meno scocciatore che abbia mai conosciuto. E anche l’unico che non si piega mai alla mia volontà.
Nello stesso tempo, non credo che i migliori inculatori siano i maschi arroganti e macho: quelli semmai sono degli stronzi. A tipi così probabilmente non piacciono nemmeno le donne, presi come sono a rivaleggiare con gli altri uomini. Per la mia esperienza limitata, il miglior inculatore è un uomo dolce e paziente, quello che sa ascoltare una donna, sa come stare con lei e ha il bagaglio necessario per farla rilassare. E’ quello che con la fantasia riesce a vivere la sottomissione della donna (l’allentamento del controllo) insieme a lei, e quindi sa perfettamente come farla arrivare a quel punto: assorbe tutto quello che lei abbandona. E’ un uomo gentile, A-Man.

martedì 19 ottobre 2010

Il primo passo

Mi chiedo perché debba farlo sempre prima io.

Perché chiedere scusa, od anche soltanto riallacciare un dialogo sia qualcosa fuori dalla portata di certe persone.

Mi chiedo perché qualcuno nasconde il proprio malcelato orgoglio attraverso la maschera di una sensibilità che non ha. Od ha soltanto per sé stesso.

Perché chi si muove per primo rischia di sembrare il più debole, mentre è solamente quello più disposto a mettersi in discussione. Non voglio più farlo.

Perché appaio sempre più forte di quello che sono.

E soprattutto mi chiedo COME riesca a stare in silenzio quando vorrei gridare. Ma taccio.

Vorrei dirti che ora SO tutto, che hai fatto assimilare a ME la tua rabbia per colpe che non ho commesso. Me l’hai gettata in faccia.

E mentre tu rimanevi arroccato nei tuoi silenzi, io ti aprivo la mia anima.

Ora sono io che sto zitta.

Zitta.

martedì 12 ottobre 2010

A piedi nudi sul treno



Da circa un anno mi sono trasferita fuori dalla grande città. Non sono propriamente una pendolare, perché non lo faccio tutti i giorni ma mi capita spesso di prendere il treno. Ogni viaggio è un occasione per conoscere, osservare i personaggi che popolano i vagoni ferroviari. Quando poi si prende lo stesso treno, allo stesso orario capita di rivedere facce, volti noti ed allora ecco che le storie di due viaggiatori possono intrecciarsi…

Oggi finalmente non ho corso come mio solito. Invece di partire ieri sera, mi sono presa la mattinata libera per stare con lui. Prendo l’intercity, si, con calma, ed arrivo anche prima. Giusto il tempo di rientrare in casa, prendere il trolley già pronto ed andare… la doccia l’ho già fatta in albergo con lui. Mi tolgo le calze che comincia a fare caldo, si. Mi lascio il reggicalze, tanto … chi mi vede. Un’occhiata allo specchio. Beh non sono troppo sfatta, no. Sono un po’ stanca, ma gli occhi sono vivaci.

Sono addirittura in anticipo. Treno intercity delle 15.04 proveniente da Napoli per Torino. Lo vedo arrivare… la gente scende, poca gente… Vediamo... carrozza… quattro, ecco. Completamente vuota. Certo siamo in mezzo alla settimana, e a questo orario… Mi siedo ed osservo distrattamente il flusso delle persone che continuano ad allinearsi lungo il corridoio. Finalmente mi rilasso. Fa caldo, oggi… il primo caldo primaverile ed ancora non hanno acceso l’aria condizionata. Mi tolgo il giacchino che mi lascia le spalle, le braccia scoperte. Penso che tanto nessuno vedrà le mie carni troppo bianche e troppo tornite.

Ho ancora addosso quella piacevole stanchezza che segue la battaglia amorosa… è come se sentissi ancora il suo calore sulla pelle. Mi slaccio il cinturino dei sandali con il tacco troppo alto per essere comodi. Quasi quasi allungo i piedi sulla poltrona di fronte. Tanto… non c’è nessuno e sono pulitissimi. Sicuramente più della poltrona.
Soffice. La stoffa blu di spugna è morbida, la avverto solleticarmi le piante. Guardo i miei piedi. Ho dipinto le unghie di un color melanzana che accentua ancora di più il pallore della mia pelle. Quasi trasparente. Una vena blu sottile attraversa il collo del piede e si perde poco più in alto. Certo dovrei proprio prendere un po’ di sole …anche le caviglie sono bianchissime, vedono la luce soltanto oggi dopo tutto un inverno costrette dentro gli stivali, le calze. Poveri piedi. Non mi sono mai piaciuti, sembrano quelli di una bambina. Ma oggi non mi dispiacciono quasi, sono ben curati e questo smalto è proprio divertente.




Mi metto comoda, appoggio anche la testa all’ indietro, sullo schienale. Chiudo le palpebre e rivedo i suoi occhi, i suoi occhi verdi sopra il mio viso mentre è dentro di me… sento la sua voce…calda e profonda che pronuncia parole dolci ed oscene…. Ed il suo odore. Mi basta evocarlo e lo sento nelle narici, penetrante. Un odore forte di maschio. Mi sembra ancora di averlo addosso. Adoro quando i nostri odori, i nostri sapori, si mescolano... odore di sesso, di saliva, di sudore, di sperma, combinato ai miei umori. Peccato lavarsi. Peccato dover andar via e non rimanere ancora lì, in quella stanza fuori dal mondo e da tutto, su quel letto umido.

Il treno è ancora fermo, qualcuno si attarda in giro. Mi volto e nel corridoio incrocio due occhietti neri, vispi come quelli di un furetto. Appartengono ad un ragazzo carino, non molto alto, capelli corti e scuri, si muove con fare deciso e passi svelti. Ha una borsone a tracolla. Passano ed attraversano la visuale della porta aperta.
No, ritorna indietro e ficca la testa dentro.

-Signò, che occhi che tenite!

Oddio. Avrà intuito cosa ho appena fatto? O forse quello a cui stavo pensando. I miei occhi sono sempre troppo espressivi. Tradiscono le mie emozioni, non posso mentire con i miei occhi. Chissà cosa avrà visto.

Ora sorrido e lo osservo bene: E’ abbronzato, ha un grande tatuaggio tribale sull’avambraccio che spunta dalla manica della polo, bermuda e scarpe da ginnastica. E quegli occhi che non mi mollano un attimo. Si muove occupando tutto lo spazio che lo circonda, quasi sfacciatamente.
Non faccio neanche in tempo a dire qualcosa che lui:

-"Signò, vi posso fare compagnia intanto che il treno riparte?"E si siede senza neanche aspettare il mio assenso.

- "Posso offrirvi qualcosa? Vado alla macchinetta sul binario. un caffè, un cioccolatino…"
- "Ma sta per ripartire il treno, ti conviene scendere. E poi che cioccolatino, sono a dieta!"
- "A dieta? Ma quale dieta! Quanto siete bella signo’, siete proprio fimmena!"

Ma guarda tu questo… mi da pure del voi… e mi fa ridere come una stupida. Intanto ho abbassato i piedi dalla seduta di fronte a me ma non ho fatto in tempo a rimettermi i sandali. Li ho appoggiati sopra, praticamente sono a piedi nudi.

- "Siete sposata?"
- "Sono separata."
- "Avite fatto bene! Non vi meritava!" Ed accompagna queste parole aprendo le braccia e le mani con gesti ampi e teatrali.

Stavolta rido ancora più forte. Rido per la sua spontaneità, per le sue mosse.. Lui si alza, si muove avanti e indietro come un ossesso nella carrozza. Uno scugnizzo indiavolato. E’ in piedi di fronte a me:

- "Signò. Io vengo con voi. Io mi sono innamorato!"
- "Ma tu sei matto!"
- "Fidanzatevi con me. Sentite, sentite come mi batte il cuore!"

Mi prende la mano e l’avvicina al suo corpo. Io irrigidisco il braccio non lasciandolo andare, maliziosamente pensando a qualche altro gesto. Invece lui mi guarda dritto dritto negli occhi mentre scuote la testa, io rilascio il braccio ed appoggio la mia mano al suo cuore. Sento i battiti accelerati. Pare che gli scoppi il petto.

- "Vedete che ho detto ‘o vero?"Si risiede esattamente di fronte a me.
- "Quanti anni hai?"
- "Venticinque"
-"Lo sai quanti ne ho io? Quasi venti più di te."

Quando dico la mia età lui chiude gli occhi, si morde leggermente le labbra mentre si porta le mani sul cuore. Solo ora noto la fede.

- E sei pure sposato. Ti sei inguaiato presto eh?

Lui solleva le spalle con un gesto di rassegnazione ma anche di sufficienza. Povera giovane moglie. Chissà quante glie ne combina...

- "Dai scendi su. Ti fanno la multa, hai il biglietto fino a qui no?"
- "E chissene 'mporta! Vado pure in galera per voi!Voi mi dovete fare un piacere. Vi posso dare nu vaso?"
- "Va bene, dai. Poi scendi, eh?"

Si avvicina a me, gli porgo la guancia rimanendo al mio posto. Lui si solleva, appoggia le sue labbra prima lì e poi, rapido sulla bocca, mentre una mano si sofferma su un seno e lo stringe.

- Ma che fai??

Gli sposto la mano, ma perché rido mentre lo faccio? Perché invece non gli do uno schiaffo, o grido o lo insulto per la sua sfrontatezza?

- "Scusate." Si solleva e mi guarda, poi si siede di fronte a me. Il treno comincia a muoversi.

- "Hai visto che è partito? Ed ora? Se viene il controllore che fai?"
- "Ve l’ho detto. Vengo con voi."

Rimango ad osservarlo, stiamo in silenzio per lunghissimi interminabili minuti, lui con quegli occhi e quell’espressione sfacciata, di chi sa che ha già ottenuto molto. Io credo, con un sorriso sul volto che non mi abbandona.

Tira fuori un pacchetto di sigarette: - "Voi fumate? Andiamo in bagno a fumare."
- "Ehh sii vabbè! A fumare! E poi guarda, manco fumo!"

Mi prende la mano e mi tira verso il corridoio. - "Vi devo parlare, lì parliamo meglio."
- "Uuuhh si si! non possiamo parlare qui?"Lui per tutta risposta tira le tendine della carrozza.
- "Ma che faiii??? Che devi fare??"

Mi prende la testa tra le mani, si abbassa e mi bacia sulle labbra, sfiorandole. Poi si sofferma sulle guance, e poi sugli occhi, sulle palpebre chiuse. Io sono immobile e lo lascio fare, aspetto la mossa successiva tra l’eccitato e lo stupito. Poi mi tiene una mano sotto il mento costringendomi a guardarlo negli occhi, vicinissimi a me. Sento il suo respiro affannoso.

- "Ora andiamo?"




Mi prende la mano e non dico una parola... mi infilo i sandali senza allacciarli, afferro la mia borsa, percorriamo il brevissimo tratto che ci separa dalla toilette, solo un’altra carrozza. Ecco ora mi immagino cosa vuole fare... un classico... ma chi lo conosce a questo? E poi dentro un cesso, che schifo... ma che cazzo sto facendo? Arriviamo alla porta del bagno, non c’è nessuno in giro, mi spinge quasi dentro ed appena entrati richiude la porta. Lo spazio è ristretto e ci ritroviamo così… lui appoggiato con la schiena alla porta ed io di fronte. Mi bacia stavolta con più foga, la sua lingua mi esplora, le sue mani mi frugano, mi spogliano.

- "Ecco va bene, ora andiamo. Spostati!"

Gli tocco una spalla per farlo scansare, giro la chiavetta e riesco ad aprire uno spiraglio della porta. Per fortuna nessuno fuori.

- “Aspettate!” E spinge la porta con la mano a richiuderla. Io mi volto a guardarlo.

Si abbassa, di fronte a me, mi solleva la gonna, le sue dita risalgono tra le mie cosce, mi ritrovo con la sua testa tra le gambe. Delicatamente mi scosta lo slip

- "Che bella ciucia che tenete!"

Ma come l’ha chiamata? Ciucia? E perché ora non rido? No, non rido mentre prende i bordi dello slip e me lo abbassa, mentre sento la sua lingua, lenta, che si muove sulle mie labbra, sul mio clitoride. Le sue dita scivolano dentro il mio sesso, già umido…ora il mio fiore è aperto, offerto a lui, alla sua bocca che ne beve gli umori. I movimenti del treno e la posizione rendono il mio equilibrio instabile… mi appoggio allo stipite.

- "Dai tirati su...ma come si fa così..."

Certo che son proprio piccole ‘ste toilette...in due non ci sono mai entrata. Non ci si rigira neanche. Ho timore dello sporco poi. Ci laviamo le mani nel lavandino, almeno quello. Per fortuna non puzza sto cesso. Ma si balla, ci scontriamo e mi viene da ridere. E’ difficile trovare una posizione. Mi rigira appoggiata al finestrino. Fortuna che il vetro è lattiginoso, ma sopra è aperto. Il rumore del treno che corre, questo sballonzolamento mi eccita. Mi ha sempre eccitato anche a stare semplicemente seduta. Così appoggiata mi riempie con le sue dita, una, due... dentro le mie cavità... ma non sono rilassata, penso a fuori, se qualcuno bussasse? Che facciamo usciamo in due? La mia mente è scissa. Ho voglia di uscire da qui, mi sento in trappola e razionalmente mi sembra una follia quella che sto facendo… ma… ho voglia anche di lasciarmi andare… vedere come come va a finire…




Ora lui è appoggiato al lavandino, si apre la cerniera… finora non l’ho neanche toccato… lo guardo, è depilato, bello, liscio...eretto...ma non oso prenderlo in bocca. Ma chissà chi è… dai… che mi metto a fare così…non sono mica una puttana…e poi … sarà pure sporco, in giro da stamattina...magari gli do un bacino, si… in fondo lui non ci ha pensato due volte a leccarmela.

Lo appoggio sul mio palmo, lo bacio delicatamente sull’asta, all’attaccatura. Ha un buon odore, allora continuo su tutta la lunghezza ma non lo lecco...tanti bacini fin quasi sulla punta… poi sollevo la testa e lo guardo. Si avvicina e appoggia il suo sesso al mio...

- No, guarda io così senza una protezione non faccio niente.
- Avete paura? ‘O faccio solo con mia moglie!
- Si, e tutte quelle che incontri sul treno!

Improvvisamente i suoi occhi hanno perso quel luccichio, sono quasi imploranti. Ce l’ha ancora in mano ma sta perdendo l’erezione. Mi prende la mano: - "Aiutatemi voi".
Lo prendo in mano, lo accarezzo e sento che si gonfia sotto le mie dita, muovo la mano intorno al suo sesso mentre lui mi bacia, poi lo lascio continuare da solo, finché sento il calore del suo seme su di me, sul mio basso ventre e sui peli. Beh poteva chiedermelo, questo contatto mi infastidisce un po’.
Ci ripuliamo sommariamente e lui esce per primo, dà uno sguardo alla porta socchiusa e poi si rigira:

- "Venite, venite… non c’è nessuno." Ed esce.
Mi lavo, raccolgo le mie cose, mentre quella vocina continua a martellarmi nella testa: ma che hai fatto, ma che stai facendo? Ma come si fa a farla tacere sta voce?

Rientro nella carrozza. Lui è in piedi che cerca di farsi vento con le mani, leggermente sudato e con le gote rosse. Poi si calma e si siede: - "Io ho ancora voglia."

Ossignore! Ma non è appena venuto? Ah dimenticavo i 25 anni… e che caspita! Ma se sta ancora ansimando!

- Sapete dove sarei voluto venire?
- - Dove?
- Su un piede.
- Su un piede? Ti piacciono i piedi?
- Si, assai.
- Ah ecco perché non ci capivi più niente, il cuore che batteva… erano i miei piedi nudi! Era per quello?
- Si. Lo volete fare? Voglio toccarvi i piedi.
- Ma qui??
- E dove, volete ritornare in bagno?
- No, no in bagno no per carità! Va bene qui.

Le tendine sono ancora tirate, lui si siede esattamente di fronte a me, nel posto centrale. Io mi sfilo i sandali. Appoggio i miei piedi accanto a lui, uno a destra ed uno a sinistra, ai lati del suo corpo, sopra il sedile. Lui dà una pacca sopra i braccioli come a dire: appoggiali qui.
Le sue mani cominciano ad accarezzare le mie estremità, simultaneamente, dolcemente.

- "Dai, e se ci vedono?"
- "E beh? Che stiamo facendo? non posso essere il vostro ragazzo? Non stiamo facendo niente."

Si il mio ragazzo. Con venti anni meno di me. Però è piacevole sta cosa. Mi prende un piede e mi riempie di piccoli baci gentili, poi fa lo stesso con l’altro, mi lambisce le dita con la lingua, una ad una, poi le succhia lentamente...sento un po’ di solletico e non riesco a trattenere le risa. Lo faccio fermare un attimo e poi riprende a baciarmi, baci alternati da leccate profonde. Dei brividi mi percorrono tutto il corpo, dai piedi su su lungo la coscia fino al mio clitoride, fino al mio sesso.
Bello, una sensazione nuova. Poi mi bacia le dita mentre massaggia le piante, e di nuovo ricomincia con la lingua… lecca la caviglia e il bordo esterno del piede..di nuovo brividi.
Sono talmente concentrata sui miei piedi che nn mi sono accorta, non ho visto il suo sesso eretto, evidente attraverso la stoffa dei pantaloni. E’ lui che mi fa un cenno come a dire: guardami. Poi prende il mio piede destro e lo appoggia proprio lì.
Ne percepisco nettamente il calore e la rigidità con la pianta, e comincio a muoverlo lungo l’asta… sento il rilievo della cappella sotto le dita, e continuo su e giù come se fosse la mia mano. E’ incredibile quanta sensibilità possono avere i piedi, non l’avevo mai sperimentato. E mi piace questa distanza, giusto la lunghezza della mia gamba, siamo lontani ma ci fissiamo dritti negli occhi, vedo l’eccitazione sul suo volto mentre lo accarezzo, sono in contatto con il suo corpo ma distante

- Quanto lo fate bene!
- Ma è la prima volta che lo faccio!
- Siete brava.

Ora cambio gamba, la destra comincia ad indolenzirsi. Stessa cosa con la sinistra, su e giù, ho un arco del piede molto accentuato, riesco a far aderire il suo sesso esattamente nell’ incavo della pianta. Dopo un po’ lui mi blocca. Si alza e si apre la cerniera
- “Mettete il piede qui” Indicando il bordo del finestrino. Io allungo la gamba fino a li sopra, lui ora se l’è preso in mano, si gira verso il mio piede e … sento due, tre schizzi caldi. Centrato perfettamente. Lo guardo e sorrido. Mi porge un fazzolettino e mi aiuta a pulirmi, poi si siede nuovamente.





- Siete proprio perversa!
- Io? E tu?
Scoppiamo a ridere. Ma che matti… io perversa? Ma senti da che pulpito… la mia poi era solo curiosità….
Continuiamo a parlare un po’, per fortuna nessuna visita del controllore. Mancano pochi minuti alla prima fermata e proprio mentre il treno sta rallentando ed entrando in stazione lui raccoglie frettolosamente le sue cose, mi bacia e, sulla porta della carrozza, con il telefonino in mano mi dice:
- "Datemi il vostro numero, che la prossima volta che tornate ci vediamo"
C’è poco tempo per trovare scuse, pochi secondi che non servono neanche a inventarmi un altro numero, la memoria va in automatico…. Lui segna il numero sul suo.
Dopo qualche secondo lo vedo dall’altra parte del vetro, sul marciapiede proprio sotto il finestrino che mi lancia baci con una mano e fa il segno del telefono con l’altra.
( continua?...)

lunedì 27 settembre 2010

Guardami




I miei seni, i miei fianchi, il mio sesso
esposti, offerti a te
Ballano sinuosi in una danza
inesistente e solitaria.

Il mio pudore, la mia ritrosia
vinti dalla brama che ho di te,
Spettatore unico
di un palcoscenico fantastico.

Guardami

Dove sono i tuoi occhi, non li vedo
Non li ho mai visti posarsi su di me
Vedo solo il mio desiderio
riflesso come in uno specchio vuoto

Osservo l’assenza del tuo essere
Nel momento stesso in cui ti afferro.
Dove finisce il mio immaginario, dove cominci tu?

martedì 21 settembre 2010

Quelli che... ritornano


Quelli che ritornano, una costante nella mia vita. Ma ora ho capito che dipende da me, che nonostante chiuda la porta non lo faccio con decisione.. perché io non le sbatto le porte, no…vado via in punta di piedi, senza clamore. Quasi sempre. Cercando di fare meno danni possibili.
Chi ritorna fa leva sui sensi di colpa per essermi allontanata quando, dopo anni, ribussa alla stessa porta, con il suo carico di nuovo dolore, con nuove storie da raccontare.
Si, perché quelli che ritornano non si riaffacciano alla tua vita quando le loro esistenze scorrono senza intoppi, quando sono felici Al contrario, come dei randagi che tornano dove sanno che troveranno del cibo, un po’ di conforto, un tiepido giaciglio, arrivano con il loro carico di pene, di nuove delusioni amorose, di malinconia.

Solo tu hai capito come sono fatto, perché mi lasciavi libero, invece lei…
Solo tu ….come l’ho fatto con te mai nessun altra, pensa che lei…
Tu sei il mio punto di riferimento, non voglio perderti.
Tu sei una persona vera. Nel buio che mi circonda sei come un raggio di luce.
TU SEI…
Invece
IO SONO una povera sciocca, illusa dai suoni di parole vuote, usate come strumenti ingannatori.
IO abbraccio tutti come una madre amorosa, come la Madonna della Misericordia.. Tutti sotto il grande mantello.
Ma io non sono la madonna. E neanche una santa.
Accogliente, così mi hanno definito. Lo sono io, lo è il mio corpo, accogliente e morbido.
E quanto vorrei diventare dura, fredda come una roccia, inattaccabile. Una fortezza inespugnabile con mura altissime su cui andrebbero a sfracellarsi.
Invece no, conoscono dove la mia carne è più tenera, vulnerabile, e ci si insinuano con delle lame lunghe lunghe e sottili, impercettibili all’ inizio, e scavano, scavano… fino a svuotarmi.

Fammi ridere, raccontami le tue storie ….e i tuoi amori? queste cose le posso dire solo a te, sai? E parlano, parlano…

Ogni addio ha sempre degli strascichi, all’ inizio… ci si incontra per recuperare oggetti lasciati in giro.. quante tracce del mio passaggio sparse in altre case, libri in prestito mai tornati indietro perché mai reclamati, perché non potrei sostenere di nuovo quello sguardo,quegli occhi.

Lo rivedi su quel divano, dopo pochi mesi, il torace nudo, in un caldo pomeriggio estivo e già sai che sarai persa, perché ti manca ancora il fiato.
Neanche il tempo di entrare in ascensore che le nostre mani, le nostre lingue si cercano, avide, e poi nel sottoscala, e tra le biciclette e le scatole accatastate…i nostri corpi sudati, umidi come le pareti che ci circondano… i nostri odori mescolati a quello della polvere. Il suo sesso che mi penetra senza bisogno di chiedere. E’ il mio corpo che parla.
Scatole, ricordi lasciati in vecchie cantine, metafora di un amore ammuffito, consumato, dimenticato.
Rimangono lì per anni, mentre faccio scorrere la pellicola immaginaria di questo film non ancora girato. L’ho rivista tante e tante volte, ne conosco già il finale, perché ogni volta che ci siamo rivisti è andata così… e poi è esattamente così che la trama si snoderà. Siamo due registi un po’ scontati.

- Sali a prendere un caffè? Tanto le tue cose le prendi dopo, no?

Ed è tutto come allora… no, è diverso.. perché io sono un'altra, perché tu sei un altro.. ma i nostri corpi hanno impressa la memoria di quei gesti, le nostre mani ripercorrono le antiche strade… i nostri sessi sanno come muoversi l’uno dentro il corpo dell’altro.

Gli addii dopo i ritorni sono sempre più strazianti, perché ti colgono impreparata. Tanto.. non sono più innamorata…. allora siamo amici..si.. ma perché sento una leggera fitta allo stomaco se mi parli di qualcun'altra? E tu, hai detto che non sei geloso, invece so che ti sei informato. Hai chiesto di lui, temi il confronto con la sua giovane età.
E allora no, no, non è possibile … i colori sono diventati pallidi, mentre è vivissimo il dolore. Via, lontano da te nuovamente, anche stavolta vorrei staccarmi da te senza danno e perché invece mi colpisci, forte, mi strazi come non hai mai fatto prima. Insensibile. Perché?

Quelli che ritornano si intrecciano con la categoria di quelli che ti confessano dopo anni che loro ti amavano, si. Sei tu che non te ne sei accorta. Te lo dicono proprio quando hanno capito che ti hanno persa per sempre, che non tornerai indietro. Time over.
Uomini codardi, che hanno paura di prendere delle decisioni. Che sorseggiano, non bevono dalla tua coppa perché temono di restare ammaliati, intossicati da chissà quale elisir.

Quello che…
- Io non posso stare senza di te, io ti amo.
Dopo dodici anni di allontanamenti e ritorni.

Quello che…
- Tu non avevi capito niente di me. Io avrei lasciato tutto per te, mia moglie, i miei figli.

Quello che…
se ne è andato lui. L’unico

- Io ho avuto paura di innamorarmi e sono scappato, si… ma ero un ragazzino allora. Ora sono diverso, sono cresciuto. Sono passati tanti anni.. ma tu? Ancora ce l’hai con me?

E l ultimo
Quello che non sa neanche lui cosa vuole… a cui hai lasciato socchiusa la porta per mesi, e che ritorna proprio quando hai deciso di sprangarla. A cui fai scontare il tempo di attesa riportandogli quello che hai fatto. Già, qualche volta anche io so essere crudele, sto imparando.
E che non accetta un mio rifiuto, come un bimbo a cui hai tolto il giocattolo preferito da sotto le mani. Stop. Time over anche per te.

E quello che non è mai tornato e che per me, non se ne è mai andato. Perche è parte di me. Per sempre. Lo scoglio che arginava le mie tempeste, che ho levigato, corroso, con le mie acque malsane. Il frangiflutti che ho logorato fin quasi a sbriciolarlo. Il porto a cui vorrei tornare nelle notti buie, fino a quel faro che illumina un mare finalmente calmo.
L’unico a cui vorrei chiedere perdono.

sabato 18 settembre 2010

La bella nave




La bella nave

Charles Baudelaire
(traduz. di Cavallo Pazzo)

O mia tenera maga, voglio dirti le lodi
delle tante bellezze di cui t'adorni e godi;
la tua bellezza dipingerti voglio,
fatta di matura grazia e adulto rigoglio.

Quando vai sventagliando con l'ampia gonna l'aria,
sembri una bella nave che prende il largo, carica
di vele, sopra l'acqua dondolandosi
secondo un ritmo dolce, un ritmo pigro e blando.

Sul collo largo e pieno, sugli omeri opulenti
come un trofeo d'insolite grazie la testa ostenti,
e placida non meno che imperiosa
per la tua via procedi, donna maestosa.

O mia tenera maga, voglio dirti le lodi
delle tante bellezze di cui t'adorni e godi;
la tua bellezza dipingerti voglio
fatta di matura grazia e adulto rigoglio.

Il tuo seno che sforza la seta, baldanzoso
e superbo, il tuo seno è un mobile prezioso,
nei cui pannelli lucidi e bombati,
come in due scudi, i lampi rimangono impigliati.

Scudi piccanti, ch'armano rosee punte protese!
Stipo ricolmo di mille dolcissime sorprese,
di vini, di profumi, di liquori
che accendono una febbre nei cervelli e nei cuori!

Quando vai sventagliando con l'ampia gonna l'aria,
sembri una bella nave che prende il largo, carica
di vele, sopra l'acqua dondolandosi
secondo un ritmo dolce, un ritmo pigro e blando.

Le tue nobili gambe contro le balze guizzano
e in fondo al cuore oscuri desideri ci aizzano,
come due fattucchiere che un immondo
beveraggio rimestino in un vaso profondo.

Fra le tue braccia, boa scintillanti e feroci,
che sanno farsi giuoco degli ercoli precoci,
serri l'amante con tale ardore
che par tu voglia fartene un suggello sul cuore.

Sul collo largo e pieno, sugli omeri opulenti
come un trofeo d'insolite grazie la testa ostenti,
e placida non meno che imperiosa
per la tua via procedi, donna maestosa.

giovedì 9 settembre 2010

Ho voglia di te

Ho voglia di te, di accarezzarti il petto,
sentire la tua pelle sotto le mie dita,
di percorrere con le labbra
la strada che conduce al tuo ombelico,
con una piccola sosta in quella insenatura
per riposarmi dal cammino
e poi riprenderlo, scendendo in basso
con la lingua verso il tuo sesso,
destinazione finale di un viaggio delirante
e famelico
fino all'approdo agognato,
la tua carne turgida.

Voglio seguirne le venature gonfie
con la mia bocca umida,
affondare il naso nel tuo odore
fino a stordirmi solo con l'olfatto
E poi finalmente saziarmi,
riempirmi di te
banchettando alla tavola
del tuo desiderio,
appagare la mia ingordigia
succhiando il tuo dolce nettare.
Lo voglio!



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

Ti sento




La benda mi preme sugli occhi,
I polsi e le caviglie legate.
Sento solo la tua voce calma, profonda, e i battiti del mio cuore
Eccitato ed impaurito
Come in un in un abisso, guidata dalla tua mano,
al buio, riconosco la fredda, nera pelle
della chaise longue che ho visto poco fa...
Mi sdraio, morbida percezione sulla mia schiena...
Avverto le tue mani fredde che mi liberano le caviglie dalla stretta.
Poi mi apri le gambe in una posizione oscena che posso soltanto immaginare
riflessa nella mia mente, come se guardassi me stessa dall'alto

- Di più, aprile di più!

Eseguo il tuo ordine, ed aspetto così, nuda ed offerta la tua prossima mossa.
Cosa tirerai fuori dalla tua scatola delle meraviglie?
Quel piccolo scrigno pieno di oggetti che mi hai mostrato prima...
Sento le tue tue dita, si sono le tue dita che mi penetrano, mi esplorano,
e la fredda sensazione del gel che mi cola tra le gambe
e che stai spalmando sul mio ano, massaggiandolo, facendolo penetrare dentro.
So cosa vuoi fare, cosa mi aspetta ora...
Mi chiedo soltanto cosa userai, cosa non vedrò ma percepirò dentro di me...
Il buio amplifica il mio sentire, il mio respiro è quasi assordante come le mie pulsazioni.
Armeggi nella scatola, rumore di oggetti sbattuti tra loro, qualcosa tintinna, metallico.
Poi un zzzzz elettrico,
mi sleghi il polso e mi prendi la mano destra

-Tieni questo

Un piccolo oggetto vibrante, non riempie neanche il mio palmo. Lo stringo tra le dita e ne intuisco la forma, come quella di un piccolissimo pene. Capisco come devo afferrarlo, alla base.
Non mi hai lasciato la mano e me la sposti, la guidi sul mio clitoride.

- Qui, mettilo qui

- Zzzzzzzz

Vibra e scivola intorno al mio bocciolo pulsante, umido.
Me lo massaggio da sola mentre tu continui a toccarmi.
Infili qualcosa dentro al mio ano lubrificato, scivola facilmente... non è molto grande.
Ma un attimo dopo sento che si dilata dentro di me... cresce sempre di più fino a farmi male
Grido
Respiro profondo. Butto fuori laria trattenuta. Calma, devo stare calma...

-Si così, brava...

E mentre lo dici qualcosa scivola nella mia fica. E' il tuo cazzo durissimo e caldo, lo riconosco.

- Mi senti?
- Si...

- Ti sto scopando!

Non riesco più a parlare, mi manca il fiato..
Sono riempita, dilatata davanti e dietro... il tuo sesso si muove lentamente dentro di me
Voglio vederti, ho voglia di guardare il tuo viso.
Mi tolgo la benda.
Luce forte, improvvisa...strizzo gli occhi e ti guardo, un lampo severo nelle tue pupille. Ti fermi di colpo

-Ti ho detto di toglierla?
- No...

Mi colpisci il viso, forte , con la mano aperta

- Sai cosa ti costerà questo, vero?
- Si

©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

mercoledì 25 agosto 2010

Quelli che... ti mangiano



Quelli che...ti mangiano ovvero gli adoratori della fica.

Riflessione semi-seria di fine agosto.

Quelli che ti mangiano sono i degustatori, gli adoratori della fica.
Loro non amano te, no. Amano la tua fica. Hanno occhi soltanto per lei, la desiderano, la vogliono toccare, assaggiare, assaporare. Che dietro quella fica ci sia tu, il tuo corpo, i tuoi occhi.. poco importa! Ho capito molto tardi che come ci sono i feticisti del piede, quelli del culo (si si esistono!!) e quelli del seno ci sono quelli della fica. Una donna e pezzetti del suo corpo. Si, che tutta intera è troppo. Io poi che sono tanta e tanta.. ma come fanno? Mi devono amare un pezzetto alla volta. E per fortuna che dove cadono cadono bene, sul soffice intendo.
Sono ormai avvezza al bacio con palpata di tette annessa. Ce le hanno lì davanti, a portata di mano.. che devono fare? Invece con gli adoratori della fica, appena stai in intimità ti ritrovi le loro dita li sotto… come dei tentacoli..
Oh ma quante dita hanno!! E poi subito dopo tutta la faccia tra le gambe, la loro lingua avida che ti esplora, ti succhia…e che cavolo manco il tempo di respirare!! Che hanno paura che, dopo, non glie la dai e così intanto si prendono un assaggio. Un antipastino.
Gli adoratori della fica sono generosi, pensano prima a lei che al loro uccello. Non come gli adoratori del proprio cazzo, quelli che non vedono l’ora di mettertelo in mano, o da qualche altra parte. Egoisti!

Recentemente c’è stato chi mi ha detto: non vedo l’ora di mangiartela. Si, diceva proprio mangiartela! Che avevo quasi paura mi staccasse il clitoride a morsi, una volta l’avesse avuta a portata di bocca. E si che l’ha letteralmente, assaporata, degustata… un vero buongustaio!
Mi piaceva starmene lì con le gambe aperte, completamente offerta, sentire i miei umori che scivolavano via, mentre lui mi mangiava come fossi un succoso frutto maturo di cui non era mai sazio. Il mio mango mi chiamava.
Poi si era messo in testa che mi voleva far squirtare a tutti i costi, gli avevo confessato che l’avevo fatto una sola volta, diversi anni fa. Hai voglia a spiegargli che forse mi si erano prosciugati tutti i canalini, era passato un sacco di tempo!
Lui niente, non demordeva. Ci si è messo proprio d'impegno!

Che poi… come si chiamano? ste ghiandole di Skene pare che non ce l’abbiano tutte le donne, quindi dovrei pure considerarmi fortunata, sarei tra le poche elette.
Ma quando successe non mi accorsi di niente, se non alla fine. Ricordo che ero nel bagno del mio ufficio, appoggiata al lavandino in compagnia del mio giovane amante  e che lui mi stava prendendo da dietro.
Ci guardavamo allo specchio, mi abbracciava, mi stringeva i seni…. eravamo molto eccitati. Ma non avvertii nessuno scroscio, né rottura delle acque.. zampilli, niente.. Poi al momento di ricomporci notai quella pozzanghera per terra, sulle mattonelle verdi. La quantità era come quella di un bicchiere, una parte trasparente, una parte più lattiginosa.
Ma che è sta roba, pensai?
Poi capii, ne avevo sentito parlare… alzai lo sguardo e vidi la sua espressione tra lo schifato e lo sconvolto. Eh si piccino, io avevo parecchi anni più di lui, erano traumi che avrebbero potuto segnarlo per tutta la vita!

Quindi il divoratore di fica tentava il tutto per tutto… anche lui voleva entrare nella rosa degli eletti. Le dita ad uncino sul punto G, su e giù... me lo grattava… sentivo il bottoncino che si gonfiava e poi un bruciore, un pizzicorino… una sensazione che avevo già provato tante altre volte ma non sapevo fosse premonitrice di una eiaculazione. Anzi, la cosa mi bloccava.

Adesso so che arrivati a quel punto bisogna spingere in fuori, come a voler urinare, ma niente, non c'era niente da fare.

Ma poi perché 'sto squirting va tanto di moda ultimamente? A me non interessa più di tanto, mi sembra che siano più gli uomini a vederla come una specie di sfida, forse perché anche loro hanno la prova tangibile di un nostro orgasmo? In fondo l’uomo non può mentire, noi si.
La fica mente, il cazzo no.
Povero cazzo, costretto alla sincerità…
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L’ultimo adoratore di fica poi era anche un adoratore della carne, si della mia carne! Ormai è noto che io sia…diciamo una falsa magra?? E quando trovi un adoratore della fica e della carne nello stesso uomo ti senti letteralmente divorare.
Lui non ha fatto che impastarmi come pasta lievitata, specialmente la mia pancia. Mi sono sentita come una focaccia… quelle focacce genovesi belle gonfie con le impronte dei polpastrelli, le conoscete no? Io sono ligure di origine, la focaccia era la merenda che, tutti i giorni d’estate ci portavamo al mare.
Ah! quei buchini pieni d’olio d’oliva in cui affondavo le mie piccole dita di bambina!Li dentro la focaccia era soffice e bianca, senza la crosticina dorata. Le ritraevo belle unte e me le succhiavo, salate e condite. Poi, dopo, me la mangiavo... sotto i denti l'olio schizzava fuori, sulla mia lingua. Una vera goduria, da gustare in riva al mare.
In fondo da bambina mi comportavo come l'adoratore della carne che affondava le dita nella mia carne bianca e soffice.
Il giorno dopo l’incontro con l'impastatore avevo la pancia con tanti piccoli lividi tondi a forma di polpastrello, proprio come quella focaccia.
Ma che dita piccine aveva, l'ho notato dalle impronte, ma mica me ne ero accorta… sentivo solo come mi pizzicava, mi impastava.. la pancia, i seni… e mugolava, mugolava. Era eccitatissimo. Sarà stato a cazzo dritto per quasi un ora, dico… ma quando si scopa? Che poi a me i preliminari lunghi mica mi piacciono.
Ma oramai… l’avevo presa come una specie di massaggio. Me ne stavo rilassatissima sdraiata sul letto, la stanza in penombra rischiarata dalla luce fuori sulla terrazza.... la finestra aperta, il fresco ponentino romano mi accarezzava la pelle, regalandomi ulteriori brividi. Mi godevo il momento. Oh una volta tanto che non dovevo fare qualcosa io!
Intanto me la strizzava, la leccava, la mangiava… ci infilava le dita dentro, nella fica e pure nel culo, tanto per gradire.

- Hai la figa più bella del mondo- ha sussurrato soddisfatto, col sorriso sulle labbra mentre risaliva tra le mie gambe. Si, lui dice figa perché l’è di Milan.

Bella la mia figa? A me non è mai piaciuta, la trovo ridondante, esagerata. Le labbra troppo accentuate come un fiore carnoso, impudico.Ora che sono depilate poi si notano ancora di più, ma è la moda, ora tocca portarla così che pare i peli siano una cosa disdicevole.Che chissà come facevano negli anni '70 con quelle gattone pelose in mezzo alle cosce. Ora quando rivedi certi vecchi film o foto sembrano anacronistiche. I peliii che schiifoooo!!

Quanto avrei voluto avere una fichetta piccina, come quelle delle ragazze che vedevo farsi la doccia in piscina. Con quelle labbra che parevano petali di rosa, tenere…
Strano penso, gli uomini negli spogliatoi guardano a chi ha il pisello più grosso, noi a chi ha la fica più piccina.
Ma poi mica ancora ho capito come ce l’ho, dentro. Tanto piccola no perché quelli troppo piccoli non li sento proprio.. quelli grossi sono proprio belli, danno delle grandi soddisfazioni a giocarci, a prenderli in bocca, ma a volte mi fanno male, specialmente alla pecorina.
Che cosa vi spingete poi, che sbattete, sbattete fino in fondo… Mica abbiamo una galleria lì dentro.

Ecco forse ce l’ho media, una fica nella norma insomma. Perché quelli che mi si confanno meglio sono così... che poi lo dice pure il Kamasutra che ci sono tre tipi di uomo e tre di donna per le dimensioni: lepre, toro, cavallo, cerva, giumenta, elefantessa. Ognuno deve trovare il giusto incastro. Quindi praticamente sarei una cavalla... ci sta.

Ho intervistato alcuni uomini chiedendo come amassero adorare la fica:

1. non é che io abbia un copione, ogni volta l'ispirazione conduce a percorsi differenti, dettati dal piacere che "sento" in lei...preferisco, in ogni caso, avvicinarmi piano piano...lei stesa, le cosce socchiuse, io mi faccio spazio, e con mille piccoli, soffici baci, le percorro, dalle ginocchia fino all'inguine, lentamente...molto lentamente...l'interno coscia é delizioso, mi piace mordicchiarlo, leccarlo, baciarlo lievemente...e arrivato all'inguine, continuo a baciare intorno al buchino...poi salgo...
soffici baci sulle labbra...intervallati a leccatine lunghe...dal basso verso l'altro per tutta la lunghezza della fessura...e ritorno....mordicchio le labbra...le stringo tra le mie...insinuo la lingua dentro...e assaporo...assaporo a lungo...raccolgo ogni umore...
impazzisco per il dolce miele...introduco la lingua quasi fosse un piccolo pene...piccoli colpi...lenti movimenti...
e bacio le labbra, come fosse una bocca ci limono, con lei...mi piace troppo...

infine, dopo tanto assaporare, risalgo con le labbra fino al clitoride...gonfio e attento...lo prendo tra le labbra...lo picchietto con la lingua...lo spompino un pochino...lo succhio...piano, prima, poi con piu' vigore...magari penetrando contemporaneamente con due dita, fino a sentire il piacere esplodere e riversarsi sulle mie labbra...sulla mia lingua...sul mio viso....


2. adoro giocare con la lingua,adoro farla scorrere su tutto il corpo,soffermandomi nei punti piu...caldi...mi piace sentire la figa che piano piano si bagna la donna inizia ad eccitarsi, adoro aprire le labbra per infilarci con molta dolcezza tutta la lingua!!non mi stanco mai...non lascio nulla di inesplorato,mi piace leccare anche il culetto,affinche la donna si ecciti da morire, per poi sentire il suo succo sulla punta della mia lingua...e poi....e poi...!!!

3. Bacio li' come se baciassi una bocca...con lo stesso trasporto e lo stesso calore...adoro sentire il suo piacere arrivare sulle mie labbra, sulla mia lingua...


Ah grazie a questi uomini, se non ci fossero!!



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

domenica 1 agosto 2010

Grida nella notte



Niente ristorantino stasera, niente chiacchiere. Stasera ho fame di lui.

Esce dalla macchina, appena mi vede allarga la bocca in uno dei suoi immensi sorrisi, e senza neanche salutarmi mi bacia rimanendo appoggiato contro la portiera, stringendomi forte e premendo il suo sesso rigonfio sul mio ventre. Adoro quando mi fa sentire quanto mi desidera, quanto gli sono mancata, così, senza che ci sia bisogno di parole. Infilati in macchina voliamo verso il nostro solito parcheggio vicino al parco mentre le mani non riescono a stare ferme … lo stringo attraverso la stoffa dei jeans mentre guida … poi le nostre lingue voraci si cercano, come due affamati che si saziano uno delle carni dell’altro, mani e bocca sui miei seni, la lingua che lambisce i miei capezzoli, i denti che li stringono prima delicatamente poi avidamente. Anche io cerco la sua carne turgida, gli apro la cerniera e lo trovo durissimo e me ne cibo, senza nessun preludio. Voglio mangiarlo, voglio berlo. Mi spinge la testa come a scoparmi la bocca con il suo cazzo spingendolo fino in gola, soffocandomi. Sento lo stomaco che si stringe, la gola che si contrae, respingo l’impulso respirando con il naso e succhiandolo forte. Lunghe lingue di bava mi colano sul mento, sui seni. E’ lui a fermarmi, giusto il tempo per respirare a fondo e guardarlo negli occhi. Ora ci gioco un po’, lo lecco, lo mordicchio tutto intorno alla cappella, lo assaporo con gusto.




Mi piace guardarglielo mentre lo prendo in bocca, vedere come si gonfia al massimo, come reagisce ai colpi della mia lingua. Poi piegata su di lui, ci strofino sopra ondeggiando i miei seni liberi, i capezzoli battagliano sul prepuzio, si induriscono al contatto della sua carne calda, delle vene che pulsano. Unisco il solco in mezzo ai miei globi bianchissimi soffocandolo in mezzo, lui li stringe forte con una mano mentre l’altra si allunga sulla mia schiena, mi solleva la gonna e si insinua tra le natiche. Le sue dita trovano il mio ano, lo aprono, ci si introducono dilatandolo. E’ la premessa a quello che mi aspetterà tra poco. Poi la mia bocca affamata si sazia del tuo succo dolce che mi inonda la gola. Ora finalmente lo saluto:
- “Come stai?”
- “Ora bene.” Mi risponde sorridendo.
Una sua mano raggiunge il mio viso, lo accarezza dolcemente, e poi quelle stesse dita lasciano le mie guance per introdursi sotto la mia gonna, risalendo tra le mie gambe. Trovano la mia fessura umida mentre altre dita si dedicano alla mia apertura più stretta, ed ora si muovono simultaneamente dentro i miei orifizi, scorrono facilmente in me, lubrificate dai miei stessi fluidi. Piccoli grappoli di gemiti escono dalla mia gola, mentre la sua lingua famelica si impossessa della mia bocca. Mi stacco per respirare, lo guardo e vedo le pozze nere dei suoi occhi che si allargano. Mi sento frugata, esplorata dalle sue dita, scavata dentro dai suoi occhi. Cosa sta cercando così’ profondamente in me? Non gli basta mai, vuole sempre entrare più a fondo, nelle mie carni, nel mio cuore, nel mio respiro, nelle mie viscere. Vuole tutto. Ed io gli do tutto, gli concedo tutto, sempre, fino a svuotarmi. Ed essere nuovamente riempita dal suo sesso, dal suo seme, dalle sue dita… in un alternarsi senza fine.
Poi mi penetra, con quegli occhi bramosi sempre fissi nei miei e con il suo cazzo. Avverto la rigidità della sua carne che affonda nella mia di carne, così morbida che pare liquefarsi. Ma improvvisamente si blocca:

- Andiamo via di qua, cerchiamo un posto tranquillo. Voglio sentirti gridare forte…

Ripartiamo nel buio, prima ci fermiamo a fare benzina. E’ una zona popolata da creature della notte, due di queste sono proprio ferme al distributore




Avranno meno di vent’anni, sono bimbe che si atteggiano a donne, sicuramente straniere. Una alta, magra, dal viso affilato e un po’ duro, il trucco pesante a coprire il viso troppo giovane. I capelli biondi legati in una coda di cavallo, porta una minigonna e stivali alti bianchi lucidi, una borsa di plastica verde. Nell’insieme ha un vago sapore anni ’60. L’altra è seduta proprio a fianco alla pompa di benzina, evidentemente c’è una piccola mensola. Ha il corpo più pieno, i seni gonfi che fuoriescono da una camicetta troppo aperta la fanno sembrare più donna, ma il volto e gli occhi sono quelli di una bambina un po’ stanca: i capelli ricci le incorniciano il viso rotondetto. Quasi mi assomiglia. Da quella posizione può vedere dentro la macchina e stancamente butta uno sguardo: nota la scatola di preservativi appoggiata sul cruscotto, il mio volto un po’ sfatto, i miei capelli scomposti. Mi rendo conto solo ora che sono ancora senza gli stivali, rimasti sul tappetino accanto ai miei piedi. La gonna ricopre malamente le mie gambe, lasciando intravedere il bordo delle autoreggenti. Non ho rimesso gli slip e la mia fica è ancora umida e colma di umori. Abbasso lo sguardo e noto la mia camicetta scomposta, spiegazzata, l’ ultimo bottone mal richiuso, un seno contenuto a stento. Tento di ricompormi, abbasso l’orlo della gonna, liscio le grinze alla camicetta. Improvvisamente mi guardo con i loro occhi, mi sento come una di loro, una puttana che si è appartata per fare sesso in macchina con un cliente che ora scende a fare benzina.
Mentre lui fa il giro ed infila la banconota lei si ritrova esattamente con gli occhi all’ altezza del suo pube, la vedo che, maliziosamente si sofferma a lungo a guardare il suo sesso, ma lui non nota niente.. Sorrido pensando che forse ha lasciato la cerniera parzialmente aperta, forse lei,da professionista, nota un residuo della sua erezione.
Ed immediatamente, stimolata da quello sguardo malizioso mi ritrovo a pensare: chissà quanto costa, chissà se salirebbe in macchina con noi, forse si divertirebbe di più che con altri. Ma è un attimo, un pensiero che mi sfiora mentre lui fa il giro intorno alla macchina e risale.

- “Hai la cerniera aperta?”
- “No, perché?”
- “Niente, ho notato quella ragazza che ti guardava proprio lì.” Rispondo senza nascondere il sorriso divertito
- “Ma non sarai tu che sei sempre maliziosa?”
- “Ma ti dico che ti guardava davvero!
-
Prendiamo la strada verso il mare, alla ricerca di un posto tranquillo. Nel tragitto ci troviamo vicini ad una nota gelateria e lui accosta e ferma la macchina.

- Io non ho mangiato, scendiamo a prendere un gelato

Il posto è frequentato dai ragazzi bene della zona, ce ne sono diversi seduti ai tavolini ed anche dentro. Io mi infilo gli stivali, ma non gli slip, mentre lui sogghigna

- “Che troia che sei…” dice dandomi una pacca sul culo mentre scendo dall’automobile.

La gelateria è a pochi metri, e mentre cammino sento la mia fica ancora gonfia, le labbra umide che sfregano fra loro quando compio qualche passo.. ho i suoi e i miei odori addosso, forse ho ancora il trucco sfatto ma non me ne curo … entro provocatoriamente in mezzo a quella piccola giovane borghesia come fossi la puttanella incontrata poco fa.
Dentro ci sono altre ragazze con borse e scarpe firmate. Tra poco andranno a divertirsi in qualche locale della zona mentre altre coetanee rimarranno tutta la notte in balia di uomini che abuseranno dei loro corpi già sfatti come delle strade percorse da troppi veicoli.
Lui mi segue nella gelateria con le sue grandi falcate, mentre avverto gli sguardi su di noi, incuriositi da questa strana coppia che irrompe tra il crocchio di gente in maniera sfrontata. Mi diverto ad osservare, non vista, gli sguardi adoranti che gli rivolgono queste ragazzine per bene. Lui ride con me, ci basta uno sguardo quando ordina il suo cono ironizzando sulle sue dimensioni. Chissà se il gelataio ha capito…
Poi ci avviamo verso l’uscita, io ad un passo indietro con gli occhi piantati sul suo culo sodo e perfetto fasciato dalla stoffa dei jeans.



Non resisto alla tentazione, e proprio sulla porta, davanti a tutti, appoggio una mano su una natica e la stringo forte, come a sancire la mia proprietà sul suo corpo. Chissà che penseranno di noi ora, di una donna matura con il trucco sfatto e gli abiti in disordine e di un ragazzo in jeans e giubbotto di pelle nera che si fa palpare il culo in pubblico. Non hanno niente in comune questi due, però sorridono, in quel modo che fa brillare gli occhi.
Fuori si gusta il suo gelato seduto sulla staccionata di legno, poi mi porge il cono per farmelo assaggiare, io lo lecco provocatoriamente in maniera oscena mentre lo guardo dritto negli occhi, senza dire una parola.
-“Me l’hai fatto diventare duro in un secondo.Se continui così lo sai cosa ti aspetta?"
-“Cos’è, una minaccia? Allora continuo…”




II PARTE
Finisce con calma il suo gelato, risaliamo in macchina e riprendiamo la strada verso il mare. Dai finestrini aperti entra l’aria tiepida di fine maggio, sulla sinistra l’immensa pineta che esala aromi resinosi e poi comincio ad avvertire l’odore del mare, dobbiamo essere vicini.
Eccoci arrivati alle dune, la macchia mediterranea crea delle chiazze verdi sulla sabbia. E’ buio, ma lui si muove come un gatto, mi precede come se conoscesse il posto; seguo il viottolo lasciato dalle sue impronte lasciando affondare i miei tacchi sulle morbide colline di rena. Piccoli granellini di sabbia cospargono la pelle nera degli stivali.




Appoggia un telo al riparo della duna più grande, la strada alle nostre spalle è lontana e nascosta, davanti a noi il mare scuro ed increspato riflette i bagliori argentei di una luna enorme, che ci osserva con i suoi grandi crateri come occhi spalancati.
La brezza salmastra accarezza la mia pelle procurandomi brividi, i miei capezzoli si ergono sfiorando la stoffa della camicetta, mentre la sbottona lentamente. Io faccio altrettanto con lui, le mie mani infreddolite accarezzano la tua pelle calda e serica.. Mi solleva il mento con una mano, la sua lingua si impossessa della mia bocca, ora è tornata avida come poco fa…poi appoggia le tue mani sulle mie spalle e mi spinge giù a terra, le mie ginocchia si piegano e ricado in parte sulla sabbia.
Il mio viso è proprio di fronte al suo sesso ora, lo accarezzo sopra la stoffa dei tuoi pantaloni e lo sento che si gonfia, che preme sulla cerniera. E’ lui che me lo offre, si apre i jeans e lo tira fuori, lo tiene con una mano proteso verso di me mentre mi guarda negli occhi



Quanto mi piace stare così, in ginocchio, in adorazione del suo cazzo, lo starei a guardare per ore, ad osservare quando cresce e si indurisce nella mia mano, o si gonfia sempre più a contatto delle mie labbra, della mia lingua.. Lo ammiro, questo miracolo della natura… me lo mangio con gli occhi e con la bocca, lo annuso, lo bacio. Adoro far scorrere la mia lingua sopra le vene in rilievo, e poi farla girare attorno alla cappella, soffermarmi su quello scalino morbido, lo lecco come ho fatto con quel gelato poco fa, prima di aprire la bocca e succhiarglielo.

-“Vieni qua, girati!”
Mi prende le braccia e mi fa compiere una torsione su me stessa, mi ritrovo in ginocchio, con le mani appoggiate a terra sul telo e le ginocchia nella sabbia. Mi solleva la gonna, ricorda bene che non ho rimesso gli slip.
- “Fammi sentire quanto sei bagnata, quanto ti è piaciuto succhiarmelo…”
Avverto le sue dita che scivolano sulla mia fessura umida…. si inginocchia anche lui, sento la sua lingua aperta che si beve i miei umori, poi risale più rigida verso l’alto, la punta si sofferma sul buchino più stretto.

- “Mi fai impazzire così, non ti fermare”...


Invece si blocca, il suo cazzo si fa strada tra le mie natiche, ne trova l’apertura…lo posiziona contro il mio culo e con un colpo deciso affonda.
Grido, il dolore mi spacca le viscere.
Lui ride, il bastardo!
Trovo il suo polso fermo sulla mia natica e lo graffio, lo blocco.
- “Mi fai male! fermati un attimo!”
Si blocca dentro di me, sento lo sfintere contratto attorno al suo uccello durissimo, mi manca il fiato. Respiro.
Qualche secondo, poi mi prende i capelli, mi solleva la testa e mi morde dietro il collo, dove sa che mi piace…una, due, tre volte, progressivamente stringe più forte. La sensazione di dolore si sposta verso l’alto, mista a brividi di piacere, ed ora sento lo stretto anello che si rilassa, si arrende.
Come mi conosci bene… piccolo figlio di puttana...




Ora sa che può muoversi, e lo fa lentamente, inesorabilmente… avanti e indietro… ora è bello sentirti dentro di me, oltre il dolore, superando quella soglia c’è soltanto piacere. E grido forte, la mia voce esce dalle viscere, dallo stomaco, come un ululato, un ruggito liberatorio. Animalesca sale verso il cielo, si diffonde nello spazio aperto, nella notte, rimbalza sulla duna e torna verso il mare. E’ inumana questa voce, mi fa quasi paura….



…. le gambe mi tremano e non sostengo più quella posizione, mi accascio a terra, sulla schiena. Sono sfinita ma lui non mi da respiro, in un attimo mi è sopra, mi solleva le gambe sulle sue spalle e mi scopa il culo così, con la sua faccia sopra la mia.

- “Guardami, voglio guardarti negli occhi mentre godi”

E’ bello sentirlo nel culo e  vedere quella luce selvaggia nei suoi occhi, cogliere il suo desiderio ed averlo così profondamente in me fino a trapassarmi l’anima, senza più difese. Lo abbraccio stretto, rimango con lo sguardo incollato al suo fino a farmi affiorare le lacrime, fino a che non sento il suo uccello che si gonfia, che sta per esplodere. Lo estrae , si solleva e lo tiene a pochi centimetri dalla mia faccia. I primi spruzzi ricadono sul mio viso, chiudo le palpebre per pochi secondi, avverto i fiotti caldi sul seno, sulle guance, sui capelli. Le riapro ed è ancora lì, a guardarmi, a godersi lo spettacolo. Oggi mi ha scopata con lo sguardo, con gli occhi, non soltanto con il suo uccello. Mi ha guardato dentro.


Lecco i contorni delle mie labbra, assaporando quelle dolci gocce … lui passa un dito sulla mia guancia, raccoglie il suo seme sul polpastrello e me lo dà da succhiare.

- “Ma quanto ti piace, eh?”

- “Tanto...”








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