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martedì 19 febbraio 2013

il tuo cazzo




Il tuo cazzo. Penso di non averne mai visto uno più bello, ma non è solo questo che mi pone in tale condizione di adorazione. Sì il tuo cazzo io lo venero.

Adoro quando mi baci sentirlo gonfiarsi attraverso la stoffa dei jeans. E immaginare quello che farò di lì a poco.  Aprirti la cerniera e vederlo sgusciare fuori, finalmente libero.

E il tuo odore. Solo tuo… quella fragranza di bimbo che hai da sempre, innocente e al tempo stesso perverso come sei. Il mio bambino.

Adoro stare in ginocchio a leccarlo, a guardarlo, a mangiartelo. E' decisamente lungo, grande tanto che non riesco a stringerlo tutto nella mia piccola mano. Ha  la pelle chiara percorsa da vene robuste, la cappella dalla forma perfetta che amo mordicchiare. Faccio scorrere la mano sull'asta, lo scopro tutto spingendo fino alla base e poi ci gioco, passo la lingua su e giù fino a vederlo sempre più turgido. Solo allora lo prendo in bocca. Lo succhio forte guardandoti negli occhi cogliendo il tuo  desiderio crescere.
E amo quando me lo spingi in gola fino a farmi lacrimare, mentre mi prendi per i capelli e mi pieghi la testa all'indietro.
Adoro riconoscere il momento prima della tua esplosione, i fremiti della tua pelle poco prima di sentire il sapore dolce del tuo sperma nella mia bocca.
E poi, dopo rimanere tra le tue gambe ancora un po’, sentirlo rimpicciolirsi e tornare tenero, un dolce e morbido trastullo che continuo a baciare. Lo amo anche così.

Lo adoro, ti adoro…

 


sabato 2 febbraio 2013

Sono selettiva






"Sono cresciuta con l'idea dell'indipendenza. Non sento la mancanza di un marito o di un figlio. Non sopporto le donne che elencano i loro amori sbagliati, è come darsi dell'imbecille. Io sono selettiva, non ho mai perso tempo o spartito la vita con un cretino."

Mariangela Melato

Come non condividere queste affermazioni della indimenticabile Mariangela, trovate sul web?
Ho avuto un marito, eppure non mi sentirete mai parlarne male o considerare il mio matrimonio un errore, un fallimento. Significherebbe rinnegare ben 21 anni della mia vita. Quando sento donne o anche uomini lamentarsi del proprio coniuge, di anni e anni di soprusi, o di vite consegnate in mano all'altro mi chiedo: ma tu dove stavi? Perchè hai permesso questo?
Non è vero che in amore si soffre. Amare ti fa star bene. E'felicità condivisa, è volere il bene dell'altro. Se un uomo mi fa soffrire io lo allontano. E difficilmente potrà recuperare la mia fiducia.
Sono selettiva? Si, a costo di sembrare altezzosa, presuntuosa. Chi mi conosce bene sa che non lo sono,ma meglio che si pensi questo che, appunto, perdere tempo con qualunque persona si affacci sul mio cammino.

domenica 27 gennaio 2013

Ti immagino così

 
 
Immagino così il tuo risveglio.
Una grigia giornata e lo scorrere lento della Senna sotto i tuoi occhi.
Il tuo odore della notte ancora addosso
tiepido, fragrante come pane appena sfornato.
Il tuo sesso già vigile
dal dolce sapore di ostia
le mani che ci giocano ancora un po'
indugiando sul  tuo corpo nudo ancora caldo sotto le coperte.
Una tazza di the verde
 I tuoi esercizi di respirazione e meditazione
Tutti i tuoi piccoli rituali del mattino.
Poi la doccia
 un asciugamano che avvolge i tuoi fianchi
 I piedi scalzi sul parquet
Il movimento lieve dei tuoi passi
che vanno incontro a una nuova giornata

Ti vedo,
così.

sabato 15 dicembre 2012

Mi piacciono le sorprese





Sabato mattina d'inverno, mi aggiro in casa con quella indolenza delle giornate fredde in cui non pensi neanche a mettere il naso fuori dalla porta. Decido di fare un lungo bagno caldo, rilassandomi nell'acqua nella quale adoro crogiolarmi. Mi piace immergermi fino alle orecchie, sentire il calore sul collo e i suoni ovattati. Pace totale. Le punte dei miei seni che emergono  dall'acqua dopo un po' si raffreddano. I capezzoli irrigiditi sono due guglie rosa sopra grandi colline opalescenti. Li stringo tra pollice e indice, prima delicatamente, poi esercito con i polpastrelli una pressione maggiore fino a farli sbiancare, fino a sentire il ventre che si contrae. Pigramente una mano scivola nell’acqua calda raggiungendo il ciuffo di peli. Dita che scivolano nell’umido bagnato. Brividi. Mi rigiro dall'altra parte smuovendo l'acqua.

Il suono di un sms mi risveglia dal torpore. Quanto tempo è che sono qui dentro?

Un getto d’acqua sulle spalle fa scivolare via i residui di sapone e poi… sono fuori da questo tepore avvolgente. Allungo una mano e prendo  il telefonino "Passo un attimo da te" Sorrido leggendo la scritta perché so che non sarà un attimo. “tra quanto?” rispondo “ sono vicino a casa tua. Che ne dici se rimango a pranzo?” “ok però non ho molto in cucina”

Sono ancora in accappatoio, i capelli umidi e raccolti, devo scegliere se vestirmi o preparare qualcosa da mangiare, e conoscendoti so che  dopo avrai fame, tanta fame.  Un po’ di crema sul corpo e sul viso, una riga di eyeliner e poi in cucina,  di fronte al frigorifero semivuoto.

Qualche formaggio, insalata, e un piccolo barattolo di pesto fatto in casa.  Uno scrigno di aromi estivi, basilico coltivato in terrazza che ancora resiste al freddo, pecorino, parmigiano e qualche pinolo. E naturalmente aglio. Adoro i sapori semplici ma definiti, netti. E naturali.

“Spaghetti al pesto?” digito sulla tastiera. “ Meglio riso”

Il tempo di mettere sul fuoco la pentola piena d’acqua, portarla a bollore e versarci il riso mentre nel frattempo ho apparecchiato la tavola in cucina, così tengo d’occhio il fuoco.

Scostando la tendina ti vedo arrivare, con la tua falcata inconfondibile, lo sguardo altero. Sollevi il viso e mi sorridi. Pochi minuti e sei qui…. Ti apro la porta con il cuore in gola, una goccia ormai fredda d’acqua scivola da una ciocca dei capelli lungo la mia schiena.
 
Il tuo abbraccio stretto stretto da farmi mancare il fiato.....

“ Il riso l’ho appena buttato, ci vorrà almeno un quarto d’ora… hai fame?” – dico mescolando l’acqua di fronte al fuoco.

Mi sei alle spalle, avvolgendomi in un abbraccio la tua mano poi si posa sulla manopola del gas… la giri e la fiamma si spegne. “Ma quale fame, questo lo mangiamo dopo!” –

“ Ma il riso così si incolla!”

“Sssshhh…. “ mi abbassi l’accappatoio liberandomi il collo… i tuoi denti affondano nella mia carne… e in un attimo la spugna scivola dalle mie spalle…

“Tu pensi che sia venuto per mangiare?

Non faccio a tempo a risponderti che mi ritrovo con la tua carne in bocca… spinta in fondo alla gola… e poi subito dopo appoggiata al tavolino della cucina sotto i colpi del tuo cazzo.

 
Eh si… mi piacciono proprio le sorprese!

 


martedì 20 novembre 2012

Quando mi prendi così



a volte penso che vorrei essere te
per guardare quello che vedi tu
che ti ecciti a vedermi aperta
dal tuo cazzo pulsante
fino in fondo
TUA

sabato 10 novembre 2012

Magnolia

MAGNOLIA

di Cristina Leti






È un frutto di fico

squarciato da un morso – il pube languido

che riposa umido sotto le lenzuola –

che secerne a gocce,

lungo la buccia verde e liscia,

dal picciolo strappato

il liquido vischioso e bianco come il latte.

Migrano sull’albero nodoso i pensieri stanchi;

oltrepassando il diaframma

di una finestra dagli scuri socchiusi

e graffiandosi con le sue foglie ruvide e ampie.

La stanza non è buia; è solo in penombra

ed è per questo che accoglie

silente

tutti i rumori e gli odori dolci dell’estate.

È bastato poco perché estremità carnose

s’aprissero al tocco leggero di dita esperte.

Sei come il vento bizzarro e impudico di giugno:

che sfoglia e scarta i petali dei fiori della magnolia

e ne disperde poi,

nell’aria, il polline giallo e farinoso.



sabato 3 novembre 2012

Ode della lentezza


E' parecchio che non scrivo, e chiedo scusa a chi era abituato a leggermi assiduamente, ma ultimamente non ho voglia né tempo di stare di fronte al pc a scrivere, in particolare di sesso. Perdonatemi quindi se anche questo post non ha niente di erotico.
 
Ode della lentezza
Da quando mi hanno rubato lo scooter mi capita di andare  di più  a piedi soprattutto per il mio quartiere. E’ una dimensione che si è persa, camminare non tanto per passeggiare ma per andare a lavoro, per spostarsi con orari precisi, per fare qualcosa di concreto.  Chi vive in una grande città come la capitale sa benissimo che gran parte del tempo della giornata si perde per gli spostamenti. Spostamenti che con un mezzo a due ruote, in una città dove non fai mai troppo freddo come a Roma sono l’ottimale  Qui poi un giorno si e uno no c’è sempre qualcosa che blocca tutto. Per non parlare di quando piove! Il romano quando fanno due gocce di pioggia, prende la macchina. Il romano è pigro e non ama bagnarsi.

La cosa strana è che se percorri a piedi gli stessi posti che hai attraversato tante volte con mezzi ben più veloci ti accorgi di particolari che non avevi mai notato prima. Come se improvvisamente il mondo avesse un’altra prospettiva, ingrandita come sotto una lente. Perché la velocità riduce i particolari, rende le piccole cose lontane fin quasi a farle invisibili. Ci sono zone di Roma che capisci non sono costruite a misura d’uomo, ma di automobile, è quasi impossibile percorrerle a piedi. Altre invece  che non puoi apprezzare se non camminando, vivendole fino in fondo, come ad esempio certi vicoli del centro, di cui conoscevo ogni angolo, ogni pietra, ogni macchia nel muro.  Li ritrovo diversi, alcuni più malandati, sporchi, altri migliorati nonostante il tempo. O diventati preda di un assalto mordi e fuggi nel fine settimana, violati come una bella donna lasciata sola di notte.

Così scopro che qualche volta non mi sono soffermata sulle cose piacevoli, che ho attraversato strade che forse avrei dovuto oltrepassare senza fretta. Che sono sfuggita alla noia cambiando spesso l’angolo della mia visuale, ma non sempre ho apprezzato quello che avevo davanti agli occhi e che non vedevo perché troppo occupata a muovermi, a sfrecciar via.  

Ora ho voglia di fermarmi.

mercoledì 3 ottobre 2012

Cambiamento


 
Eccomi di nuovo qui.
Ciclicamente la mia vita mi porta a cambiamenti, rinnovamenti e capovolgimenti. Indubbiamente questo significa che sono ancora viva, che sono una persona che sa adattarsi e crescere.

Come Proteo che cambiava forma, mi plasmo e mi adeguo. La proteicità è una dote? Oppure un moto perpetuo che non mi fa mai stare ferma e tranquilla nello stesso posto?La noia è il mio più grande demone. Stare ferma, senza stimoli per me è come morire.
E quando è necessario bisogna buttare via la vecchia pelle accartocciata come un sinuoso serpente che si struscia sulle pietre arroventate e lasciar crescere quella nuova, lucida e tenera, ma troppo liscia ancora per proteggermi. Ora mi sento così. Fragile e un po’ frastornata, con la testa piena e il corpo stanco. Piena di dubbi e timori ma speranzosa.

Ma l’annus horribilis è finito

martedì 11 settembre 2012

Voglia di tenerezza


Voglia di tenerezza

Stanotte non è come sempre, non so perché.  La voglia di mangiarlo, di toccarlo dopo mesi che non lo vedo oggi non ce l’ho, che strano. Sarà questo caldo umido che ti appiccica i vestiti … questa indolenza che mi mette addosso l’agosto. Però come al solito non arriviamo neanche a casa… si ferma al nostro  posticino segreto, così come lo chiama lui.  Mi ritrovo subito con il suo cazzo in gola e la sua mano che mi spinge la testa. Oddio mi viene da vomitare… la fetta di anguria che ho mangiato un’ora fa si riaffaccia alla bocca dello stomaco.  Dovevo pensarci prima. Cazzo è passato tanto tempo che non ricordo neanche più come si fa un pompino? O è il suo cazzo così grosso che non so più come gestirlo. Le mandibole mi fanno male, sono scomoda dentro questa macchina minuscola e poi fa caldo … sento un rivolo di sudore che mi scorre tra i seni.  Mi tira i capelli che ho legato con un mollettone e mi fa male.
-          Ahia!- Si ferma un attimo però poi riprende  a tirarmeli.
-          AHIA!.
Pausa. Respiro.
-          Non so più fare pompini! Non ce la faccio, mi viene da vomitare. Ma cosa hai fatto, ti è cresciuto?

Ride appoggiato allo schienale  con la patta aperta. Il suo cazzo eretto ancora umido della mia saliva.

-          Ah ma che fai te ne dimentichi? Me lo dici tutte le volte! E’ sempre lo stesso, non lo riconosci?

Vorrei dirgli che non me lo dimentico, ma quando nel frattempo ne vedo altri beh mi devo sempre riabituare a lui. Ma lo sa, non c’è bisogno di dirglielo. D’altronde anche lui lo fa. E poi adesso  è qui con me, appena tornato e già con il suo cazzo nella mia bocca.
-          Dai usciamo, qui si muore dal caldo.- dici aprendo la portiera con una mano e chiudendo la cerniera con l’altra.

La nostra piccola grande perversione, il parco sotto casa. E’ buio e una leggera brezza ci ristora durante la passeggiata. Conosco questo posto come le mie tasche. Ci vengo a passeggiare con i nipoti e a fare le pazzie con lui, come sulla nostra panchina. La tenue luce dei lampioni sul piazzale antistante ci rischiara la strada, ma potrei camminare anche al buio.  Apre il  cancelletto di legno che chiude la recinzione dell’area giochi dei bambini.
-          No, li dentro no. Dove vanno i bambini no.-

Mi sembra quasi una profanazione.  Quando poi la mattina, alla luce del sole scorgo quei sacchettini bianchi accartocciati in terra ho una sensazione di schifo. Ma che cazzo almeno buttateli via no? Vai a spiegare ai bambini che non sono palloncini e perché non devono toccarli.
Però come sempre riesce a farmi fare tutto quello che vuole. Mi fa sedere su non so che cavolo di attrezzo instabile che si muove sotto il mio culo mentre si apre nuovamente la cerniera di fronte a me. Va decisamente meglio come posizione.  Ah meno male, non ho perso del tutto la mano. O dovrei dire la bocca? Mi piace starmene così  in basso mentre è  in piedi, e ogni tanto lanciargli uno sguardo dritto dritto dentro i tuoi occhi scuri. Mi guarda  mentre lo ingoio, lo insalivo per bene e mi prende i capelli tirandoli verso l’alto. Mi ha tolto il mollettone ora, fa una coda prendendo per bene tutta la mia massa di  capelli dentro il palmo della sua mano.  Mi dà sicurezza questo tuo gesto, sei sempre tu. Ora ti riconosco.

-          Vieni  spostiamoci- mi prende la mano e mi aiuta ad alzarmi. Si avvicina allo scivolo e mi fa appoggiare con le mani proprio sulla scaletta, mentre  rimane dietro di me.

-          Ma dai proprio qui! –

-          Sssshhh – Mi solleva la gonna e mi trova senza gli slip, come mi aveva chiesto.  Mi dà un colpo secco e fragoroso sulle natiche e poi sento la sua mano che scivola in basso, nel solco già umido. Le sue dita mi aprono, entrano dentro di me  senza nessuna fatica

-          Sei fradicia… ora aspetta qui… rimani così…

Ora ti voglio ti voglio ti voglio dentro di me, nel mio culo dentro a farmi male. Non sento più il caldo, i conati di vomito e il timore che qualcuno ci guardi. Voglio il tuo cazzo. Ora.

Sento il rumore della carta del preservativo, mi apri ancora di più le gambe.

-          EH NO CAZZO, NON SI PUO?!

Mi strattoni con forza prendendomi la mano e allontanandomi da li.

-          Ma cosa c’è? cosa succede?? Mi vuoi dire che è successo?? - Arranco con i miei tacchi dietro di te mentre fai luce sul terreno con la torcia del telefonino.

-          Ci hanno fatto una foto!

-          COOOSAAA??!!
(continua....)

giovedì 6 settembre 2012

Segni



Un anello simile a questo mi fu regalato poco più di venti anni fa da quello che di li a poco sarebbe diventato mio marito.  Era un  anello simbolico, con le teste di due animali mitologici intrecciate fra loro, e una bella pietra blu. L’anello venne lavorato a mano da una mia amica di infanzia che utilizzò anche l’oro della fede di mio padre.
Qualcuno mi mise in guardia: porta male quell’oro! Non utilizzarlo! E solo perché i miei si erano separati, che sciocchezza! Io naturalmente  non ne volli sapere… testarda lo sono sempre stata fin da bambina, e spesso il mio  spirito ribelle mi portava a fare proprio quello che mi avevano proibito.

E così poco prima delle nozze io e il mio futuro sposo ce ne stavamo nella casa di campagna di mio padre, a rilassarci dopo lo stress dei preparativi  anche perché il matrimonio sarebbe stato celebrato proprio lì, e non nella nostra città di residenza.
Ho l’abitudine di togliermi tutti gli anelli e i gioielli quando sono in casa,cosa che più tardi avrei fatto anche con la mia fede, motivo per cui dopo dieci anni di matrimonio non ho alcun segno all’anulare sinistro…
Insomma, mentre eravamo in casa questo anello, che a me pareva avere riposto sul comodino, sparì! Ero sicura che non era uscito da quelle mura, abbiamo messo sottosopra tutta la camera da letto, ma niente! Naturalmente lui si incazzò non poco…  pareva quasi un segno del destino, l’anello di fidanzamento che non arriva al giorno delle nozze!

A fine agosto, se fossi stata ancora sposata avrei festeggiato venti anni di matrimonio. Ci ho pensato naturalmente, come dimenticare quella data? E ho pensato anche a lui, per giorni.
Lunedì scorso chiamo mio padre che si trova in quella casa insieme a mia sorella e ai miei nipoti.

Appena mi  sente mi dice: - Ah, lo dico anche a te ormai l’ho detto a tutti: ho trovato un anello e…
A queste parole mi balza  il cuore in petto. La descrizione corrisponde esattamente a quella del mio anello perso venti anni fa. Era rimasto sotto il cuscino di una poltrona per venti anni!!

-          Scusa, ti ricordi per caso in che giorno l’hai trovato? Perché lo sai che il 29 agosto sarebbero stati venti anni di matrimonio?

-          Ah non mi ricordo, si forse era proprio venerdì. L’hanno trovato i bambini… Beh non sei contenta, questo è un segno!
Si indubbiamente è un segno, non riesco a capire di cosa, ma la storia ha dell’incredibile anche perché quella poltrona ha un rivestimento che è stato lavato diverse volte.

Ieri quando ho visto mio nipote gli ho chiesto dettagli e senza che lui sapesse di quella storia:
-          Che giorno era quando l’hai trovato?

-          Il 29, lo ricordo perché eravamo appena arrivati. Ero scomodo su quella poltrona, il cuscino scivolava e così l’ho alzato. Sai che non si poteva perché è cucito e… sotto c’era quell’anello.
Chissà che significa questo ritrovamento, forse un cerchio che si è chiuso… proprio come quell’anello.

1982-1992-2012

giovedì 23 agosto 2012

Le fiche si cuciono su misura



Naturalmente sono già di nuovo le tre, stanotte ho finito alle quattro, tratto il tempo in modo un po’ avventuristico.


La scarpetta di cenerentola calza a pennello

Anche la mia fica

ma solo a qualcuno


Non però a uno solo

a te starebbe senz’altro bene



Le fiche si cuciono su misura

e al sarto gli si dice

Mi ci metta una fodera di seta

e non metta bottoni

tanto la porterò slacciata



Si cuciono quindi così

come la biancheria da uomo

Jana Cerná



 Jana Cernà (pseudonimo di Honza Krejcarova) è nata a Praga nel 1928. Sua madre era Milena Jesenska, la famosa Milena di Kafka. Jana è stata negli anni dello stalinismo uno dei personaggi chiave dell’underground praghese, un movimento con molte analogie con la beat generation americana. I suoi testi, inediti per più di 30 anni, sono stati pubblicati per la prima volta a Praga nel 1990 dall’editore Concordia con il titolo “In culo oggi no” Nei suoi versi l'erotismo è lieve e scanzonato, mentre nella lettera all'amante si arriva a toni pornografici tali da lasciare a bocca aperta anche i lettori più spregiudicati.

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In culo oggi no


mi fa male

E poi vorrei prima chiacchierare un po’ con te

perché ho stima del tuo intelletto

Si può supporre

che sia sufficiente

per chiavare in direzione della stratosfera





domenica 19 agosto 2012

Impronte


Contact- 1984-5.



Finalmente so qualcosa di questo fotografo, Gabriele Basilico
 Da Contact, 1984-5. Un mio vecchio lavoro in studio che sorprende molti. Un po’ di ironia concettuale sulla fotografia come indice, come impronta, come calco della realtà. Un’amica si prestò con divertito entusiasmo a farmi da modella. In pochi giorni sperimentammo decine di sedie



domenica 5 agosto 2012

LA DIETA DELKAZZ

Ecco la novità!


Ho collaborato alla elaborazione di questo e-book, nato da una idea di Velvet Hands Edition e da lui prodotto.
Un libro che tratta in modo originale il tema dell’ossessione per la perfezione fisica  che ci attanaglia sopratutto in prossimità dell'estate.

Nei diversi racconti che si dipanano uno dopo l'altro una donna ha un rapporto amore/odio con il proprio culo. Un’altra ancora vorrebbe essere perfetta come una Barbie, modello irraggiungibile perché appunto finto. E, attraverso queste pagine, scopriamo che perfino gli uomini hanno la loro piccola ossessione nella ricerca dell’addominale scolpito. Il libro è un viaggio ironico e divertente verso la conoscenza e l’accettazione di sé, ci fa sorridere perché, uomini e donne, ci riconosciamo in questi tormenti legati alla accettazione della propria forma fisica .

Ho  scritto il racconto  "Sesso cibo e..."  è la pagina del diario di una donna in lotta con la bilancia e che affronta con il sorriso i chili in più e la famigerata prova costume. Tra ricordi di infanzia, cibo, amori e amplessi trascorsi e attuali alla fine la protagonista decide di dedicarsi al sesso per dimagrire invece che alle diete che la avviliscono.
Una storia ironica, con tratti di erotismo che ci fa riflettere su come essere amati e desiderati  anche con qualche difetto ci rende consapevoli del nostro fascino e della nostra interiorità che va al di là di un corpo perfetto.  La sensualità passa anche attraverso i  chili in più.

Dalla introduzione di Randa Romero, psicologa e psicoterapeuta:

Piccole storie, in questo libro, dedicate a momenti di riflessione individuali che scoprono pensieri ossessivi e caratterizzano la qualità del rapporto con noi stessi. Una catena di pensieri che girano intorno ad un unico tema, espressi nel linguaggio comune, spezzettato e spesso carnale del pensiero quotidiano. Attraverso storie ironiche o sensuali, frammenti di quotidianità resi leggeri da uno sguardo divertito, si affronta un tema importante per ognuno di noi e pregnante per il tipo di società nella quale viviamo. Il tema del “modello desiderabile, che ossessiona, nel vero senso della parola, ognuno, e si coagula in pensieri disperati, soprattutto in concomitanza dell’estate.Gabbia imposta da un sistema d’immagine  sempre più invadente, la desiderabilità del modello si polverizza in queste storie, che hanno la capacità di far emergere “l’umano vero” in tutta la sua varietà espressiva.

L’eBook (in formato kindle, pdf, epub) è acquistabile direttamente da questo blog cliccando sul banner pubblicitario nell’homepage, in alto a destra, collegato con PayPal. L’acquisto effettuato dal blog “I racconti erotici di Vuerre" adoperando il suddetto banner, determina un introito per l’autore Vuerre ricavabile dalle vendite.


Per ulteriori informazioni contattare l’editore: velvethands@email.it

giovedì 26 luglio 2012

Un abbraccio

"mi manca il tuo sorriso" mi hai detto tu

A me invece mancano i tuoi abbracci, forti, stretti fino a soffocarmi
E quel sentirmi protetta, rassicurata
dalle tue braccia.
Ancora pochi giorni e saremo così

martedì 24 luglio 2012

Forum

Ho creato così per gioco un forum
mi piacerebbe se chi mi legge scrivesse qualcosa qui, un posto dove fare due chiacchiere virtuali

http://fantasierotiche.freeforumzone.leonardo.it/

p.s. Non era questa la novità eeehhh? :-)

mercoledì 18 luglio 2012

mercoledì 13 giugno 2012

Tu





Mi sei entrato sottopelle,
sei nella mia carne e non ne esci più
come se la tua sostanza
si fosse mescolata alla mia
ed ora non è più possibile ricomporre
i nostri corpi separatamente
Così ti sento
Sempre

Vu





tdx