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domenica 31 ottobre 2010

il suo sperma


Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.

di Alda Merini, tratto da Clinica dell’abbandono

giovedì 28 ottobre 2010

il calore...


Il calore della cera
Sulla lama
Sulle mie labbra
Schiuse ed umide
Per te…

venerdì 22 ottobre 2010

Profilo biografico di un inculatore



Tratto da "The Surrender" di Tony Bentley

E’ chiaro che inculare una donna è una questione di autorità. L’autorità dell’uomo; la sua accettazione totale da parte della donna. Un uomo deve avere questa fiducia, in sé stesso e nel suo uccello, per metterlo nel culo ad una donna. Se non ha quel controllo, sarà il suo cazzo a guidare l’azione: si muoverà troppo in fretta, farà del male alla donna, che per quella volta gli si era offerta, e, a ragione, difficilmente gli sarà concessa una seconda chance.
A- Man è riuscito a spingersi così a fondo nel mio culo perché ha osato. Nessun altro ci aveva mai provato veramente.Chiunque osi essere così intimo, così pazzo, bè potrebbe riuscire ad arrivare dove non era mai arrivato prima.
Sono in preda agli spasmi dell’orgasmo già nel primo momento di contatto, con il corpo, la fica, il culo talmente aperti che si staccano verso l’esterno per aspirarlo dentro.
Non sono mai stata così aperta. Se fossi stata così aperta con qualcun altro avrei provato la stessa gioia nell’aprirmi? No.Avrebbero finito con lo scocciarmi molto prima che arrivassi ad essere tanto aperta. E’ quel gran cianciare che rovina tutto: rivela troppe cose. A-Man è l’uomo meno scocciatore che abbia mai conosciuto. E anche l’unico che non si piega mai alla mia volontà.
Nello stesso tempo, non credo che i migliori inculatori siano i maschi arroganti e macho: quelli semmai sono degli stronzi. A tipi così probabilmente non piacciono nemmeno le donne, presi come sono a rivaleggiare con gli altri uomini. Per la mia esperienza limitata, il miglior inculatore è un uomo dolce e paziente, quello che sa ascoltare una donna, sa come stare con lei e ha il bagaglio necessario per farla rilassare. E’ quello che con la fantasia riesce a vivere la sottomissione della donna (l’allentamento del controllo) insieme a lei, e quindi sa perfettamente come farla arrivare a quel punto: assorbe tutto quello che lei abbandona. E’ un uomo gentile, A-Man.

martedì 19 ottobre 2010

Il primo passo

Mi chiedo perché debba farlo sempre prima io.

Perché chiedere scusa, od anche soltanto riallacciare un dialogo sia qualcosa fuori dalla portata di certe persone.

Mi chiedo perché qualcuno nasconde il proprio malcelato orgoglio attraverso la maschera di una sensibilità che non ha. Od ha soltanto per sé stesso.

Perché chi si muove per primo rischia di sembrare il più debole, mentre è solamente quello più disposto a mettersi in discussione. Non voglio più farlo.

Perché appaio sempre più forte di quello che sono.

E soprattutto mi chiedo COME riesca a stare in silenzio quando vorrei gridare. Ma taccio.

Vorrei dirti che ora SO tutto, che hai fatto assimilare a ME la tua rabbia per colpe che non ho commesso. Me l’hai gettata in faccia.

E mentre tu rimanevi arroccato nei tuoi silenzi, io ti aprivo la mia anima.

Ora sono io che sto zitta.

Zitta.

martedì 12 ottobre 2010

A piedi nudi sul treno



Da circa un anno mi sono trasferita fuori dalla grande città. Non sono propriamente una pendolare, perché non lo faccio tutti i giorni ma mi capita spesso di prendere il treno. Ogni viaggio è un occasione per conoscere, osservare i personaggi che popolano i vagoni ferroviari. Quando poi si prende lo stesso treno, allo stesso orario capita di rivedere facce, volti noti ed allora ecco che le storie di due viaggiatori possono intrecciarsi…

Oggi finalmente non ho corso come mio solito. Invece di partire ieri sera, mi sono presa la mattinata libera per stare con lui. Prendo l’intercity, si, con calma, ed arrivo anche prima. Giusto il tempo di rientrare in casa, prendere il trolley già pronto ed andare… la doccia l’ho già fatta in albergo con lui. Mi tolgo le calze che comincia a fare caldo, si. Mi lascio il reggicalze, tanto … chi mi vede. Un’occhiata allo specchio. Beh non sono troppo sfatta, no. Sono un po’ stanca, ma gli occhi sono vivaci.

Sono addirittura in anticipo. Treno intercity delle 15.04 proveniente da Napoli per Torino. Lo vedo arrivare… la gente scende, poca gente… Vediamo... carrozza… quattro, ecco. Completamente vuota. Certo siamo in mezzo alla settimana, e a questo orario… Mi siedo ed osservo distrattamente il flusso delle persone che continuano ad allinearsi lungo il corridoio. Finalmente mi rilasso. Fa caldo, oggi… il primo caldo primaverile ed ancora non hanno acceso l’aria condizionata. Mi tolgo il giacchino che mi lascia le spalle, le braccia scoperte. Penso che tanto nessuno vedrà le mie carni troppo bianche e troppo tornite.

Ho ancora addosso quella piacevole stanchezza che segue la battaglia amorosa… è come se sentissi ancora il suo calore sulla pelle. Mi slaccio il cinturino dei sandali con il tacco troppo alto per essere comodi. Quasi quasi allungo i piedi sulla poltrona di fronte. Tanto… non c’è nessuno e sono pulitissimi. Sicuramente più della poltrona.
Soffice. La stoffa blu di spugna è morbida, la avverto solleticarmi le piante. Guardo i miei piedi. Ho dipinto le unghie di un color melanzana che accentua ancora di più il pallore della mia pelle. Quasi trasparente. Una vena blu sottile attraversa il collo del piede e si perde poco più in alto. Certo dovrei proprio prendere un po’ di sole …anche le caviglie sono bianchissime, vedono la luce soltanto oggi dopo tutto un inverno costrette dentro gli stivali, le calze. Poveri piedi. Non mi sono mai piaciuti, sembrano quelli di una bambina. Ma oggi non mi dispiacciono quasi, sono ben curati e questo smalto è proprio divertente.




Mi metto comoda, appoggio anche la testa all’ indietro, sullo schienale. Chiudo le palpebre e rivedo i suoi occhi, i suoi occhi verdi sopra il mio viso mentre è dentro di me… sento la sua voce…calda e profonda che pronuncia parole dolci ed oscene…. Ed il suo odore. Mi basta evocarlo e lo sento nelle narici, penetrante. Un odore forte di maschio. Mi sembra ancora di averlo addosso. Adoro quando i nostri odori, i nostri sapori, si mescolano... odore di sesso, di saliva, di sudore, di sperma, combinato ai miei umori. Peccato lavarsi. Peccato dover andar via e non rimanere ancora lì, in quella stanza fuori dal mondo e da tutto, su quel letto umido.

Il treno è ancora fermo, qualcuno si attarda in giro. Mi volto e nel corridoio incrocio due occhietti neri, vispi come quelli di un furetto. Appartengono ad un ragazzo carino, non molto alto, capelli corti e scuri, si muove con fare deciso e passi svelti. Ha una borsone a tracolla. Passano ed attraversano la visuale della porta aperta.
No, ritorna indietro e ficca la testa dentro.

-Signò, che occhi che tenite!

Oddio. Avrà intuito cosa ho appena fatto? O forse quello a cui stavo pensando. I miei occhi sono sempre troppo espressivi. Tradiscono le mie emozioni, non posso mentire con i miei occhi. Chissà cosa avrà visto.

Ora sorrido e lo osservo bene: E’ abbronzato, ha un grande tatuaggio tribale sull’avambraccio che spunta dalla manica della polo, bermuda e scarpe da ginnastica. E quegli occhi che non mi mollano un attimo. Si muove occupando tutto lo spazio che lo circonda, quasi sfacciatamente.
Non faccio neanche in tempo a dire qualcosa che lui:

-"Signò, vi posso fare compagnia intanto che il treno riparte?"E si siede senza neanche aspettare il mio assenso.

- "Posso offrirvi qualcosa? Vado alla macchinetta sul binario. un caffè, un cioccolatino…"
- "Ma sta per ripartire il treno, ti conviene scendere. E poi che cioccolatino, sono a dieta!"
- "A dieta? Ma quale dieta! Quanto siete bella signo’, siete proprio fimmena!"

Ma guarda tu questo… mi da pure del voi… e mi fa ridere come una stupida. Intanto ho abbassato i piedi dalla seduta di fronte a me ma non ho fatto in tempo a rimettermi i sandali. Li ho appoggiati sopra, praticamente sono a piedi nudi.

- "Siete sposata?"
- "Sono separata."
- "Avite fatto bene! Non vi meritava!" Ed accompagna queste parole aprendo le braccia e le mani con gesti ampi e teatrali.

Stavolta rido ancora più forte. Rido per la sua spontaneità, per le sue mosse.. Lui si alza, si muove avanti e indietro come un ossesso nella carrozza. Uno scugnizzo indiavolato. E’ in piedi di fronte a me:

- "Signò. Io vengo con voi. Io mi sono innamorato!"
- "Ma tu sei matto!"
- "Fidanzatevi con me. Sentite, sentite come mi batte il cuore!"

Mi prende la mano e l’avvicina al suo corpo. Io irrigidisco il braccio non lasciandolo andare, maliziosamente pensando a qualche altro gesto. Invece lui mi guarda dritto dritto negli occhi mentre scuote la testa, io rilascio il braccio ed appoggio la mia mano al suo cuore. Sento i battiti accelerati. Pare che gli scoppi il petto.

- "Vedete che ho detto ‘o vero?"Si risiede esattamente di fronte a me.
- "Quanti anni hai?"
- "Venticinque"
-"Lo sai quanti ne ho io? Quasi venti più di te."

Quando dico la mia età lui chiude gli occhi, si morde leggermente le labbra mentre si porta le mani sul cuore. Solo ora noto la fede.

- E sei pure sposato. Ti sei inguaiato presto eh?

Lui solleva le spalle con un gesto di rassegnazione ma anche di sufficienza. Povera giovane moglie. Chissà quante glie ne combina...

- "Dai scendi su. Ti fanno la multa, hai il biglietto fino a qui no?"
- "E chissene 'mporta! Vado pure in galera per voi!Voi mi dovete fare un piacere. Vi posso dare nu vaso?"
- "Va bene, dai. Poi scendi, eh?"

Si avvicina a me, gli porgo la guancia rimanendo al mio posto. Lui si solleva, appoggia le sue labbra prima lì e poi, rapido sulla bocca, mentre una mano si sofferma su un seno e lo stringe.

- Ma che fai??

Gli sposto la mano, ma perché rido mentre lo faccio? Perché invece non gli do uno schiaffo, o grido o lo insulto per la sua sfrontatezza?

- "Scusate." Si solleva e mi guarda, poi si siede di fronte a me. Il treno comincia a muoversi.

- "Hai visto che è partito? Ed ora? Se viene il controllore che fai?"
- "Ve l’ho detto. Vengo con voi."

Rimango ad osservarlo, stiamo in silenzio per lunghissimi interminabili minuti, lui con quegli occhi e quell’espressione sfacciata, di chi sa che ha già ottenuto molto. Io credo, con un sorriso sul volto che non mi abbandona.

Tira fuori un pacchetto di sigarette: - "Voi fumate? Andiamo in bagno a fumare."
- "Ehh sii vabbè! A fumare! E poi guarda, manco fumo!"

Mi prende la mano e mi tira verso il corridoio. - "Vi devo parlare, lì parliamo meglio."
- "Uuuhh si si! non possiamo parlare qui?"Lui per tutta risposta tira le tendine della carrozza.
- "Ma che faiii??? Che devi fare??"

Mi prende la testa tra le mani, si abbassa e mi bacia sulle labbra, sfiorandole. Poi si sofferma sulle guance, e poi sugli occhi, sulle palpebre chiuse. Io sono immobile e lo lascio fare, aspetto la mossa successiva tra l’eccitato e lo stupito. Poi mi tiene una mano sotto il mento costringendomi a guardarlo negli occhi, vicinissimi a me. Sento il suo respiro affannoso.

- "Ora andiamo?"




Mi prende la mano e non dico una parola... mi infilo i sandali senza allacciarli, afferro la mia borsa, percorriamo il brevissimo tratto che ci separa dalla toilette, solo un’altra carrozza. Ecco ora mi immagino cosa vuole fare... un classico... ma chi lo conosce a questo? E poi dentro un cesso, che schifo... ma che cazzo sto facendo? Arriviamo alla porta del bagno, non c’è nessuno in giro, mi spinge quasi dentro ed appena entrati richiude la porta. Lo spazio è ristretto e ci ritroviamo così… lui appoggiato con la schiena alla porta ed io di fronte. Mi bacia stavolta con più foga, la sua lingua mi esplora, le sue mani mi frugano, mi spogliano.

- "Ecco va bene, ora andiamo. Spostati!"

Gli tocco una spalla per farlo scansare, giro la chiavetta e riesco ad aprire uno spiraglio della porta. Per fortuna nessuno fuori.

- “Aspettate!” E spinge la porta con la mano a richiuderla. Io mi volto a guardarlo.

Si abbassa, di fronte a me, mi solleva la gonna, le sue dita risalgono tra le mie cosce, mi ritrovo con la sua testa tra le gambe. Delicatamente mi scosta lo slip

- "Che bella ciucia che tenete!"

Ma come l’ha chiamata? Ciucia? E perché ora non rido? No, non rido mentre prende i bordi dello slip e me lo abbassa, mentre sento la sua lingua, lenta, che si muove sulle mie labbra, sul mio clitoride. Le sue dita scivolano dentro il mio sesso, già umido…ora il mio fiore è aperto, offerto a lui, alla sua bocca che ne beve gli umori. I movimenti del treno e la posizione rendono il mio equilibrio instabile… mi appoggio allo stipite.

- "Dai tirati su...ma come si fa così..."

Certo che son proprio piccole ‘ste toilette...in due non ci sono mai entrata. Non ci si rigira neanche. Ho timore dello sporco poi. Ci laviamo le mani nel lavandino, almeno quello. Per fortuna non puzza sto cesso. Ma si balla, ci scontriamo e mi viene da ridere. E’ difficile trovare una posizione. Mi rigira appoggiata al finestrino. Fortuna che il vetro è lattiginoso, ma sopra è aperto. Il rumore del treno che corre, questo sballonzolamento mi eccita. Mi ha sempre eccitato anche a stare semplicemente seduta. Così appoggiata mi riempie con le sue dita, una, due... dentro le mie cavità... ma non sono rilassata, penso a fuori, se qualcuno bussasse? Che facciamo usciamo in due? La mia mente è scissa. Ho voglia di uscire da qui, mi sento in trappola e razionalmente mi sembra una follia quella che sto facendo… ma… ho voglia anche di lasciarmi andare… vedere come come va a finire…




Ora lui è appoggiato al lavandino, si apre la cerniera… finora non l’ho neanche toccato… lo guardo, è depilato, bello, liscio...eretto...ma non oso prenderlo in bocca. Ma chissà chi è… dai… che mi metto a fare così…non sono mica una puttana…e poi … sarà pure sporco, in giro da stamattina...magari gli do un bacino, si… in fondo lui non ci ha pensato due volte a leccarmela.

Lo appoggio sul mio palmo, lo bacio delicatamente sull’asta, all’attaccatura. Ha un buon odore, allora continuo su tutta la lunghezza ma non lo lecco...tanti bacini fin quasi sulla punta… poi sollevo la testa e lo guardo. Si avvicina e appoggia il suo sesso al mio...

- No, guarda io così senza una protezione non faccio niente.
- Avete paura? ‘O faccio solo con mia moglie!
- Si, e tutte quelle che incontri sul treno!

Improvvisamente i suoi occhi hanno perso quel luccichio, sono quasi imploranti. Ce l’ha ancora in mano ma sta perdendo l’erezione. Mi prende la mano: - "Aiutatemi voi".
Lo prendo in mano, lo accarezzo e sento che si gonfia sotto le mie dita, muovo la mano intorno al suo sesso mentre lui mi bacia, poi lo lascio continuare da solo, finché sento il calore del suo seme su di me, sul mio basso ventre e sui peli. Beh poteva chiedermelo, questo contatto mi infastidisce un po’.
Ci ripuliamo sommariamente e lui esce per primo, dà uno sguardo alla porta socchiusa e poi si rigira:

- "Venite, venite… non c’è nessuno." Ed esce.
Mi lavo, raccolgo le mie cose, mentre quella vocina continua a martellarmi nella testa: ma che hai fatto, ma che stai facendo? Ma come si fa a farla tacere sta voce?

Rientro nella carrozza. Lui è in piedi che cerca di farsi vento con le mani, leggermente sudato e con le gote rosse. Poi si calma e si siede: - "Io ho ancora voglia."

Ossignore! Ma non è appena venuto? Ah dimenticavo i 25 anni… e che caspita! Ma se sta ancora ansimando!

- Sapete dove sarei voluto venire?
- - Dove?
- Su un piede.
- Su un piede? Ti piacciono i piedi?
- Si, assai.
- Ah ecco perché non ci capivi più niente, il cuore che batteva… erano i miei piedi nudi! Era per quello?
- Si. Lo volete fare? Voglio toccarvi i piedi.
- Ma qui??
- E dove, volete ritornare in bagno?
- No, no in bagno no per carità! Va bene qui.

Le tendine sono ancora tirate, lui si siede esattamente di fronte a me, nel posto centrale. Io mi sfilo i sandali. Appoggio i miei piedi accanto a lui, uno a destra ed uno a sinistra, ai lati del suo corpo, sopra il sedile. Lui dà una pacca sopra i braccioli come a dire: appoggiali qui.
Le sue mani cominciano ad accarezzare le mie estremità, simultaneamente, dolcemente.

- "Dai, e se ci vedono?"
- "E beh? Che stiamo facendo? non posso essere il vostro ragazzo? Non stiamo facendo niente."

Si il mio ragazzo. Con venti anni meno di me. Però è piacevole sta cosa. Mi prende un piede e mi riempie di piccoli baci gentili, poi fa lo stesso con l’altro, mi lambisce le dita con la lingua, una ad una, poi le succhia lentamente...sento un po’ di solletico e non riesco a trattenere le risa. Lo faccio fermare un attimo e poi riprende a baciarmi, baci alternati da leccate profonde. Dei brividi mi percorrono tutto il corpo, dai piedi su su lungo la coscia fino al mio clitoride, fino al mio sesso.
Bello, una sensazione nuova. Poi mi bacia le dita mentre massaggia le piante, e di nuovo ricomincia con la lingua… lecca la caviglia e il bordo esterno del piede..di nuovo brividi.
Sono talmente concentrata sui miei piedi che nn mi sono accorta, non ho visto il suo sesso eretto, evidente attraverso la stoffa dei pantaloni. E’ lui che mi fa un cenno come a dire: guardami. Poi prende il mio piede destro e lo appoggia proprio lì.
Ne percepisco nettamente il calore e la rigidità con la pianta, e comincio a muoverlo lungo l’asta… sento il rilievo della cappella sotto le dita, e continuo su e giù come se fosse la mia mano. E’ incredibile quanta sensibilità possono avere i piedi, non l’avevo mai sperimentato. E mi piace questa distanza, giusto la lunghezza della mia gamba, siamo lontani ma ci fissiamo dritti negli occhi, vedo l’eccitazione sul suo volto mentre lo accarezzo, sono in contatto con il suo corpo ma distante

- Quanto lo fate bene!
- Ma è la prima volta che lo faccio!
- Siete brava.

Ora cambio gamba, la destra comincia ad indolenzirsi. Stessa cosa con la sinistra, su e giù, ho un arco del piede molto accentuato, riesco a far aderire il suo sesso esattamente nell’ incavo della pianta. Dopo un po’ lui mi blocca. Si alza e si apre la cerniera
- “Mettete il piede qui” Indicando il bordo del finestrino. Io allungo la gamba fino a li sopra, lui ora se l’è preso in mano, si gira verso il mio piede e … sento due, tre schizzi caldi. Centrato perfettamente. Lo guardo e sorrido. Mi porge un fazzolettino e mi aiuta a pulirmi, poi si siede nuovamente.





- Siete proprio perversa!
- Io? E tu?
Scoppiamo a ridere. Ma che matti… io perversa? Ma senti da che pulpito… la mia poi era solo curiosità….
Continuiamo a parlare un po’, per fortuna nessuna visita del controllore. Mancano pochi minuti alla prima fermata e proprio mentre il treno sta rallentando ed entrando in stazione lui raccoglie frettolosamente le sue cose, mi bacia e, sulla porta della carrozza, con il telefonino in mano mi dice:
- "Datemi il vostro numero, che la prossima volta che tornate ci vediamo"
C’è poco tempo per trovare scuse, pochi secondi che non servono neanche a inventarmi un altro numero, la memoria va in automatico…. Lui segna il numero sul suo.
Dopo qualche secondo lo vedo dall’altra parte del vetro, sul marciapiede proprio sotto il finestrino che mi lancia baci con una mano e fa il segno del telefono con l’altra.
( continua?...)

lunedì 27 settembre 2010

Guardami




I miei seni, i miei fianchi, il mio sesso
esposti, offerti a te
Ballano sinuosi in una danza
inesistente e solitaria.

Il mio pudore, la mia ritrosia
vinti dalla brama che ho di te,
Spettatore unico
di un palcoscenico fantastico.

Guardami

Dove sono i tuoi occhi, non li vedo
Non li ho mai visti posarsi su di me
Vedo solo il mio desiderio
riflesso come in uno specchio vuoto

Osservo l’assenza del tuo essere
Nel momento stesso in cui ti afferro.
Dove finisce il mio immaginario, dove cominci tu?

martedì 21 settembre 2010

Quelli che... ritornano


Quelli che ritornano, una costante nella mia vita. Ma ora ho capito che dipende da me, che nonostante chiuda la porta non lo faccio con decisione.. perché io non le sbatto le porte, no…vado via in punta di piedi, senza clamore. Quasi sempre. Cercando di fare meno danni possibili.
Chi ritorna fa leva sui sensi di colpa per essermi allontanata quando, dopo anni, ribussa alla stessa porta, con il suo carico di nuovo dolore, con nuove storie da raccontare.
Si, perché quelli che ritornano non si riaffacciano alla tua vita quando le loro esistenze scorrono senza intoppi, quando sono felici Al contrario, come dei randagi che tornano dove sanno che troveranno del cibo, un po’ di conforto, un tiepido giaciglio, arrivano con il loro carico di pene, di nuove delusioni amorose, di malinconia.

Solo tu hai capito come sono fatto, perché mi lasciavi libero, invece lei…
Solo tu ….come l’ho fatto con te mai nessun altra, pensa che lei…
Tu sei il mio punto di riferimento, non voglio perderti.
Tu sei una persona vera. Nel buio che mi circonda sei come un raggio di luce.
TU SEI…
Invece
IO SONO una povera sciocca, illusa dai suoni di parole vuote, usate come strumenti ingannatori.
IO abbraccio tutti come una madre amorosa, come la Madonna della Misericordia.. Tutti sotto il grande mantello.
Ma io non sono la madonna. E neanche una santa.
Accogliente, così mi hanno definito. Lo sono io, lo è il mio corpo, accogliente e morbido.
E quanto vorrei diventare dura, fredda come una roccia, inattaccabile. Una fortezza inespugnabile con mura altissime su cui andrebbero a sfracellarsi.
Invece no, conoscono dove la mia carne è più tenera, vulnerabile, e ci si insinuano con delle lame lunghe lunghe e sottili, impercettibili all’ inizio, e scavano, scavano… fino a svuotarmi.

Fammi ridere, raccontami le tue storie ….e i tuoi amori? queste cose le posso dire solo a te, sai? E parlano, parlano…

Ogni addio ha sempre degli strascichi, all’ inizio… ci si incontra per recuperare oggetti lasciati in giro.. quante tracce del mio passaggio sparse in altre case, libri in prestito mai tornati indietro perché mai reclamati, perché non potrei sostenere di nuovo quello sguardo,quegli occhi.

Lo rivedi su quel divano, dopo pochi mesi, il torace nudo, in un caldo pomeriggio estivo e già sai che sarai persa, perché ti manca ancora il fiato.
Neanche il tempo di entrare in ascensore che le nostre mani, le nostre lingue si cercano, avide, e poi nel sottoscala, e tra le biciclette e le scatole accatastate…i nostri corpi sudati, umidi come le pareti che ci circondano… i nostri odori mescolati a quello della polvere. Il suo sesso che mi penetra senza bisogno di chiedere. E’ il mio corpo che parla.
Scatole, ricordi lasciati in vecchie cantine, metafora di un amore ammuffito, consumato, dimenticato.
Rimangono lì per anni, mentre faccio scorrere la pellicola immaginaria di questo film non ancora girato. L’ho rivista tante e tante volte, ne conosco già il finale, perché ogni volta che ci siamo rivisti è andata così… e poi è esattamente così che la trama si snoderà. Siamo due registi un po’ scontati.

- Sali a prendere un caffè? Tanto le tue cose le prendi dopo, no?

Ed è tutto come allora… no, è diverso.. perché io sono un'altra, perché tu sei un altro.. ma i nostri corpi hanno impressa la memoria di quei gesti, le nostre mani ripercorrono le antiche strade… i nostri sessi sanno come muoversi l’uno dentro il corpo dell’altro.

Gli addii dopo i ritorni sono sempre più strazianti, perché ti colgono impreparata. Tanto.. non sono più innamorata…. allora siamo amici..si.. ma perché sento una leggera fitta allo stomaco se mi parli di qualcun'altra? E tu, hai detto che non sei geloso, invece so che ti sei informato. Hai chiesto di lui, temi il confronto con la sua giovane età.
E allora no, no, non è possibile … i colori sono diventati pallidi, mentre è vivissimo il dolore. Via, lontano da te nuovamente, anche stavolta vorrei staccarmi da te senza danno e perché invece mi colpisci, forte, mi strazi come non hai mai fatto prima. Insensibile. Perché?

Quelli che ritornano si intrecciano con la categoria di quelli che ti confessano dopo anni che loro ti amavano, si. Sei tu che non te ne sei accorta. Te lo dicono proprio quando hanno capito che ti hanno persa per sempre, che non tornerai indietro. Time over.
Uomini codardi, che hanno paura di prendere delle decisioni. Che sorseggiano, non bevono dalla tua coppa perché temono di restare ammaliati, intossicati da chissà quale elisir.

Quello che…
- Io non posso stare senza di te, io ti amo.
Dopo dodici anni di allontanamenti e ritorni.

Quello che…
- Tu non avevi capito niente di me. Io avrei lasciato tutto per te, mia moglie, i miei figli.

Quello che…
se ne è andato lui. L’unico

- Io ho avuto paura di innamorarmi e sono scappato, si… ma ero un ragazzino allora. Ora sono diverso, sono cresciuto. Sono passati tanti anni.. ma tu? Ancora ce l’hai con me?

E l ultimo
Quello che non sa neanche lui cosa vuole… a cui hai lasciato socchiusa la porta per mesi, e che ritorna proprio quando hai deciso di sprangarla. A cui fai scontare il tempo di attesa riportandogli quello che hai fatto. Già, qualche volta anche io so essere crudele, sto imparando.
E che non accetta un mio rifiuto, come un bimbo a cui hai tolto il giocattolo preferito da sotto le mani. Stop. Time over anche per te.

E quello che non è mai tornato e che per me, non se ne è mai andato. Perche è parte di me. Per sempre. Lo scoglio che arginava le mie tempeste, che ho levigato, corroso, con le mie acque malsane. Il frangiflutti che ho logorato fin quasi a sbriciolarlo. Il porto a cui vorrei tornare nelle notti buie, fino a quel faro che illumina un mare finalmente calmo.
L’unico a cui vorrei chiedere perdono.

sabato 18 settembre 2010

La bella nave




La bella nave

Charles Baudelaire
(traduz. di Cavallo Pazzo)

O mia tenera maga, voglio dirti le lodi
delle tante bellezze di cui t'adorni e godi;
la tua bellezza dipingerti voglio,
fatta di matura grazia e adulto rigoglio.

Quando vai sventagliando con l'ampia gonna l'aria,
sembri una bella nave che prende il largo, carica
di vele, sopra l'acqua dondolandosi
secondo un ritmo dolce, un ritmo pigro e blando.

Sul collo largo e pieno, sugli omeri opulenti
come un trofeo d'insolite grazie la testa ostenti,
e placida non meno che imperiosa
per la tua via procedi, donna maestosa.

O mia tenera maga, voglio dirti le lodi
delle tante bellezze di cui t'adorni e godi;
la tua bellezza dipingerti voglio
fatta di matura grazia e adulto rigoglio.

Il tuo seno che sforza la seta, baldanzoso
e superbo, il tuo seno è un mobile prezioso,
nei cui pannelli lucidi e bombati,
come in due scudi, i lampi rimangono impigliati.

Scudi piccanti, ch'armano rosee punte protese!
Stipo ricolmo di mille dolcissime sorprese,
di vini, di profumi, di liquori
che accendono una febbre nei cervelli e nei cuori!

Quando vai sventagliando con l'ampia gonna l'aria,
sembri una bella nave che prende il largo, carica
di vele, sopra l'acqua dondolandosi
secondo un ritmo dolce, un ritmo pigro e blando.

Le tue nobili gambe contro le balze guizzano
e in fondo al cuore oscuri desideri ci aizzano,
come due fattucchiere che un immondo
beveraggio rimestino in un vaso profondo.

Fra le tue braccia, boa scintillanti e feroci,
che sanno farsi giuoco degli ercoli precoci,
serri l'amante con tale ardore
che par tu voglia fartene un suggello sul cuore.

Sul collo largo e pieno, sugli omeri opulenti
come un trofeo d'insolite grazie la testa ostenti,
e placida non meno che imperiosa
per la tua via procedi, donna maestosa.

giovedì 9 settembre 2010

Ho voglia di te

Ho voglia di te, di accarezzarti il petto,
sentire la tua pelle sotto le mie dita,
di percorrere con le labbra
la strada che conduce al tuo ombelico,
con una piccola sosta in quella insenatura
per riposarmi dal cammino
e poi riprenderlo, scendendo in basso
con la lingua verso il tuo sesso,
destinazione finale di un viaggio delirante
e famelico
fino all'approdo agognato,
la tua carne turgida.

Voglio seguirne le venature gonfie
con la mia bocca umida,
affondare il naso nel tuo odore
fino a stordirmi solo con l'olfatto
E poi finalmente saziarmi,
riempirmi di te
banchettando alla tavola
del tuo desiderio,
appagare la mia ingordigia
succhiando il tuo dolce nettare.
Lo voglio!



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

Ti sento




La benda mi preme sugli occhi,
I polsi e le caviglie legate.
Sento solo la tua voce calma, profonda, e i battiti del mio cuore
Eccitato ed impaurito
Come in un in un abisso, guidata dalla tua mano,
al buio, riconosco la fredda, nera pelle
della chaise longue che ho visto poco fa...
Mi sdraio, morbida percezione sulla mia schiena...
Avverto le tue mani fredde che mi liberano le caviglie dalla stretta.
Poi mi apri le gambe in una posizione oscena che posso soltanto immaginare
riflessa nella mia mente, come se guardassi me stessa dall'alto

- Di più, aprile di più!

Eseguo il tuo ordine, ed aspetto così, nuda ed offerta la tua prossima mossa.
Cosa tirerai fuori dalla tua scatola delle meraviglie?
Quel piccolo scrigno pieno di oggetti che mi hai mostrato prima...
Sento le tue tue dita, si sono le tue dita che mi penetrano, mi esplorano,
e la fredda sensazione del gel che mi cola tra le gambe
e che stai spalmando sul mio ano, massaggiandolo, facendolo penetrare dentro.
So cosa vuoi fare, cosa mi aspetta ora...
Mi chiedo soltanto cosa userai, cosa non vedrò ma percepirò dentro di me...
Il buio amplifica il mio sentire, il mio respiro è quasi assordante come le mie pulsazioni.
Armeggi nella scatola, rumore di oggetti sbattuti tra loro, qualcosa tintinna, metallico.
Poi un zzzzz elettrico,
mi sleghi il polso e mi prendi la mano destra

-Tieni questo

Un piccolo oggetto vibrante, non riempie neanche il mio palmo. Lo stringo tra le dita e ne intuisco la forma, come quella di un piccolissimo pene. Capisco come devo afferrarlo, alla base.
Non mi hai lasciato la mano e me la sposti, la guidi sul mio clitoride.

- Qui, mettilo qui

- Zzzzzzzz

Vibra e scivola intorno al mio bocciolo pulsante, umido.
Me lo massaggio da sola mentre tu continui a toccarmi.
Infili qualcosa dentro al mio ano lubrificato, scivola facilmente... non è molto grande.
Ma un attimo dopo sento che si dilata dentro di me... cresce sempre di più fino a farmi male
Grido
Respiro profondo. Butto fuori laria trattenuta. Calma, devo stare calma...

-Si così, brava...

E mentre lo dici qualcosa scivola nella mia fica. E' il tuo cazzo durissimo e caldo, lo riconosco.

- Mi senti?
- Si...

- Ti sto scopando!

Non riesco più a parlare, mi manca il fiato..
Sono riempita, dilatata davanti e dietro... il tuo sesso si muove lentamente dentro di me
Voglio vederti, ho voglia di guardare il tuo viso.
Mi tolgo la benda.
Luce forte, improvvisa...strizzo gli occhi e ti guardo, un lampo severo nelle tue pupille. Ti fermi di colpo

-Ti ho detto di toglierla?
- No...

Mi colpisci il viso, forte , con la mano aperta

- Sai cosa ti costerà questo, vero?
- Si

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mercoledì 25 agosto 2010

Quelli che... ti mangiano



Quelli che...ti mangiano ovvero gli adoratori della fica.

Riflessione semi-seria di fine agosto.

Quelli che ti mangiano sono i degustatori, gli adoratori della fica.
Loro non amano te, no. Amano la tua fica. Hanno occhi soltanto per lei, la desiderano, la vogliono toccare, assaggiare, assaporare. Che dietro quella fica ci sia tu, il tuo corpo, i tuoi occhi.. poco importa! Ho capito molto tardi che come ci sono i feticisti del piede, quelli del culo (si si esistono!!) e quelli del seno ci sono quelli della fica. Una donna e pezzetti del suo corpo. Si, che tutta intera è troppo. Io poi che sono tanta e tanta.. ma come fanno? Mi devono amare un pezzetto alla volta. E per fortuna che dove cadono cadono bene, sul soffice intendo.
Sono ormai avvezza al bacio con palpata di tette annessa. Ce le hanno lì davanti, a portata di mano.. che devono fare? Invece con gli adoratori della fica, appena stai in intimità ti ritrovi le loro dita li sotto… come dei tentacoli..
Oh ma quante dita hanno!! E poi subito dopo tutta la faccia tra le gambe, la loro lingua avida che ti esplora, ti succhia…e che cavolo manco il tempo di respirare!! Che hanno paura che, dopo, non glie la dai e così intanto si prendono un assaggio. Un antipastino.
Gli adoratori della fica sono generosi, pensano prima a lei che al loro uccello. Non come gli adoratori del proprio cazzo, quelli che non vedono l’ora di mettertelo in mano, o da qualche altra parte. Egoisti!

Recentemente c’è stato chi mi ha detto: non vedo l’ora di mangiartela. Si, diceva proprio mangiartela! Che avevo quasi paura mi staccasse il clitoride a morsi, una volta l’avesse avuta a portata di bocca. E si che l’ha letteralmente, assaporata, degustata… un vero buongustaio!
Mi piaceva starmene lì con le gambe aperte, completamente offerta, sentire i miei umori che scivolavano via, mentre lui mi mangiava come fossi un succoso frutto maturo di cui non era mai sazio. Il mio mango mi chiamava.
Poi si era messo in testa che mi voleva far squirtare a tutti i costi, gli avevo confessato che l’avevo fatto una sola volta, diversi anni fa. Hai voglia a spiegargli che forse mi si erano prosciugati tutti i canalini, era passato un sacco di tempo!
Lui niente, non demordeva. Ci si è messo proprio d'impegno!

Che poi… come si chiamano? ste ghiandole di Skene pare che non ce l’abbiano tutte le donne, quindi dovrei pure considerarmi fortunata, sarei tra le poche elette.
Ma quando successe non mi accorsi di niente, se non alla fine. Ricordo che ero nel bagno del mio ufficio, appoggiata al lavandino in compagnia del mio giovane amante  e che lui mi stava prendendo da dietro.
Ci guardavamo allo specchio, mi abbracciava, mi stringeva i seni…. eravamo molto eccitati. Ma non avvertii nessuno scroscio, né rottura delle acque.. zampilli, niente.. Poi al momento di ricomporci notai quella pozzanghera per terra, sulle mattonelle verdi. La quantità era come quella di un bicchiere, una parte trasparente, una parte più lattiginosa.
Ma che è sta roba, pensai?
Poi capii, ne avevo sentito parlare… alzai lo sguardo e vidi la sua espressione tra lo schifato e lo sconvolto. Eh si piccino, io avevo parecchi anni più di lui, erano traumi che avrebbero potuto segnarlo per tutta la vita!

Quindi il divoratore di fica tentava il tutto per tutto… anche lui voleva entrare nella rosa degli eletti. Le dita ad uncino sul punto G, su e giù... me lo grattava… sentivo il bottoncino che si gonfiava e poi un bruciore, un pizzicorino… una sensazione che avevo già provato tante altre volte ma non sapevo fosse premonitrice di una eiaculazione. Anzi, la cosa mi bloccava.

Adesso so che arrivati a quel punto bisogna spingere in fuori, come a voler urinare, ma niente, non c'era niente da fare.

Ma poi perché 'sto squirting va tanto di moda ultimamente? A me non interessa più di tanto, mi sembra che siano più gli uomini a vederla come una specie di sfida, forse perché anche loro hanno la prova tangibile di un nostro orgasmo? In fondo l’uomo non può mentire, noi si.
La fica mente, il cazzo no.
Povero cazzo, costretto alla sincerità…
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L’ultimo adoratore di fica poi era anche un adoratore della carne, si della mia carne! Ormai è noto che io sia…diciamo una falsa magra?? E quando trovi un adoratore della fica e della carne nello stesso uomo ti senti letteralmente divorare.
Lui non ha fatto che impastarmi come pasta lievitata, specialmente la mia pancia. Mi sono sentita come una focaccia… quelle focacce genovesi belle gonfie con le impronte dei polpastrelli, le conoscete no? Io sono ligure di origine, la focaccia era la merenda che, tutti i giorni d’estate ci portavamo al mare.
Ah! quei buchini pieni d’olio d’oliva in cui affondavo le mie piccole dita di bambina!Li dentro la focaccia era soffice e bianca, senza la crosticina dorata. Le ritraevo belle unte e me le succhiavo, salate e condite. Poi, dopo, me la mangiavo... sotto i denti l'olio schizzava fuori, sulla mia lingua. Una vera goduria, da gustare in riva al mare.
In fondo da bambina mi comportavo come l'adoratore della carne che affondava le dita nella mia carne bianca e soffice.
Il giorno dopo l’incontro con l'impastatore avevo la pancia con tanti piccoli lividi tondi a forma di polpastrello, proprio come quella focaccia.
Ma che dita piccine aveva, l'ho notato dalle impronte, ma mica me ne ero accorta… sentivo solo come mi pizzicava, mi impastava.. la pancia, i seni… e mugolava, mugolava. Era eccitatissimo. Sarà stato a cazzo dritto per quasi un ora, dico… ma quando si scopa? Che poi a me i preliminari lunghi mica mi piacciono.
Ma oramai… l’avevo presa come una specie di massaggio. Me ne stavo rilassatissima sdraiata sul letto, la stanza in penombra rischiarata dalla luce fuori sulla terrazza.... la finestra aperta, il fresco ponentino romano mi accarezzava la pelle, regalandomi ulteriori brividi. Mi godevo il momento. Oh una volta tanto che non dovevo fare qualcosa io!
Intanto me la strizzava, la leccava, la mangiava… ci infilava le dita dentro, nella fica e pure nel culo, tanto per gradire.

- Hai la figa più bella del mondo- ha sussurrato soddisfatto, col sorriso sulle labbra mentre risaliva tra le mie gambe. Si, lui dice figa perché l’è di Milan.

Bella la mia figa? A me non è mai piaciuta, la trovo ridondante, esagerata. Le labbra troppo accentuate come un fiore carnoso, impudico.Ora che sono depilate poi si notano ancora di più, ma è la moda, ora tocca portarla così che pare i peli siano una cosa disdicevole.Che chissà come facevano negli anni '70 con quelle gattone pelose in mezzo alle cosce. Ora quando rivedi certi vecchi film o foto sembrano anacronistiche. I peliii che schiifoooo!!

Quanto avrei voluto avere una fichetta piccina, come quelle delle ragazze che vedevo farsi la doccia in piscina. Con quelle labbra che parevano petali di rosa, tenere…
Strano penso, gli uomini negli spogliatoi guardano a chi ha il pisello più grosso, noi a chi ha la fica più piccina.
Ma poi mica ancora ho capito come ce l’ho, dentro. Tanto piccola no perché quelli troppo piccoli non li sento proprio.. quelli grossi sono proprio belli, danno delle grandi soddisfazioni a giocarci, a prenderli in bocca, ma a volte mi fanno male, specialmente alla pecorina.
Che cosa vi spingete poi, che sbattete, sbattete fino in fondo… Mica abbiamo una galleria lì dentro.

Ecco forse ce l’ho media, una fica nella norma insomma. Perché quelli che mi si confanno meglio sono così... che poi lo dice pure il Kamasutra che ci sono tre tipi di uomo e tre di donna per le dimensioni: lepre, toro, cavallo, cerva, giumenta, elefantessa. Ognuno deve trovare il giusto incastro. Quindi praticamente sarei una cavalla... ci sta.

Ho intervistato alcuni uomini chiedendo come amassero adorare la fica:

1. non é che io abbia un copione, ogni volta l'ispirazione conduce a percorsi differenti, dettati dal piacere che "sento" in lei...preferisco, in ogni caso, avvicinarmi piano piano...lei stesa, le cosce socchiuse, io mi faccio spazio, e con mille piccoli, soffici baci, le percorro, dalle ginocchia fino all'inguine, lentamente...molto lentamente...l'interno coscia é delizioso, mi piace mordicchiarlo, leccarlo, baciarlo lievemente...e arrivato all'inguine, continuo a baciare intorno al buchino...poi salgo...
soffici baci sulle labbra...intervallati a leccatine lunghe...dal basso verso l'altro per tutta la lunghezza della fessura...e ritorno....mordicchio le labbra...le stringo tra le mie...insinuo la lingua dentro...e assaporo...assaporo a lungo...raccolgo ogni umore...
impazzisco per il dolce miele...introduco la lingua quasi fosse un piccolo pene...piccoli colpi...lenti movimenti...
e bacio le labbra, come fosse una bocca ci limono, con lei...mi piace troppo...

infine, dopo tanto assaporare, risalgo con le labbra fino al clitoride...gonfio e attento...lo prendo tra le labbra...lo picchietto con la lingua...lo spompino un pochino...lo succhio...piano, prima, poi con piu' vigore...magari penetrando contemporaneamente con due dita, fino a sentire il piacere esplodere e riversarsi sulle mie labbra...sulla mia lingua...sul mio viso....


2. adoro giocare con la lingua,adoro farla scorrere su tutto il corpo,soffermandomi nei punti piu...caldi...mi piace sentire la figa che piano piano si bagna la donna inizia ad eccitarsi, adoro aprire le labbra per infilarci con molta dolcezza tutta la lingua!!non mi stanco mai...non lascio nulla di inesplorato,mi piace leccare anche il culetto,affinche la donna si ecciti da morire, per poi sentire il suo succo sulla punta della mia lingua...e poi....e poi...!!!

3. Bacio li' come se baciassi una bocca...con lo stesso trasporto e lo stesso calore...adoro sentire il suo piacere arrivare sulle mie labbra, sulla mia lingua...


Ah grazie a questi uomini, se non ci fossero!!



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domenica 1 agosto 2010

Grida nella notte



Niente ristorantino stasera, niente chiacchiere. Stasera ho fame di lui.

Esce dalla macchina, appena mi vede allarga la bocca in uno dei suoi immensi sorrisi, e senza neanche salutarmi mi bacia rimanendo appoggiato contro la portiera, stringendomi forte e premendo il suo sesso rigonfio sul mio ventre. Adoro quando mi fa sentire quanto mi desidera, quanto gli sono mancata, così, senza che ci sia bisogno di parole. Infilati in macchina voliamo verso il nostro solito parcheggio vicino al parco mentre le mani non riescono a stare ferme … lo stringo attraverso la stoffa dei jeans mentre guida … poi le nostre lingue voraci si cercano, come due affamati che si saziano uno delle carni dell’altro, mani e bocca sui miei seni, la lingua che lambisce i miei capezzoli, i denti che li stringono prima delicatamente poi avidamente. Anche io cerco la sua carne turgida, gli apro la cerniera e lo trovo durissimo e me ne cibo, senza nessun preludio. Voglio mangiarlo, voglio berlo. Mi spinge la testa come a scoparmi la bocca con il suo cazzo spingendolo fino in gola, soffocandomi. Sento lo stomaco che si stringe, la gola che si contrae, respingo l’impulso respirando con il naso e succhiandolo forte. Lunghe lingue di bava mi colano sul mento, sui seni. E’ lui a fermarmi, giusto il tempo per respirare a fondo e guardarlo negli occhi. Ora ci gioco un po’, lo lecco, lo mordicchio tutto intorno alla cappella, lo assaporo con gusto.




Mi piace guardarglielo mentre lo prendo in bocca, vedere come si gonfia al massimo, come reagisce ai colpi della mia lingua. Poi piegata su di lui, ci strofino sopra ondeggiando i miei seni liberi, i capezzoli battagliano sul prepuzio, si induriscono al contatto della sua carne calda, delle vene che pulsano. Unisco il solco in mezzo ai miei globi bianchissimi soffocandolo in mezzo, lui li stringe forte con una mano mentre l’altra si allunga sulla mia schiena, mi solleva la gonna e si insinua tra le natiche. Le sue dita trovano il mio ano, lo aprono, ci si introducono dilatandolo. E’ la premessa a quello che mi aspetterà tra poco. Poi la mia bocca affamata si sazia del tuo succo dolce che mi inonda la gola. Ora finalmente lo saluto:
- “Come stai?”
- “Ora bene.” Mi risponde sorridendo.
Una sua mano raggiunge il mio viso, lo accarezza dolcemente, e poi quelle stesse dita lasciano le mie guance per introdursi sotto la mia gonna, risalendo tra le mie gambe. Trovano la mia fessura umida mentre altre dita si dedicano alla mia apertura più stretta, ed ora si muovono simultaneamente dentro i miei orifizi, scorrono facilmente in me, lubrificate dai miei stessi fluidi. Piccoli grappoli di gemiti escono dalla mia gola, mentre la sua lingua famelica si impossessa della mia bocca. Mi stacco per respirare, lo guardo e vedo le pozze nere dei suoi occhi che si allargano. Mi sento frugata, esplorata dalle sue dita, scavata dentro dai suoi occhi. Cosa sta cercando così’ profondamente in me? Non gli basta mai, vuole sempre entrare più a fondo, nelle mie carni, nel mio cuore, nel mio respiro, nelle mie viscere. Vuole tutto. Ed io gli do tutto, gli concedo tutto, sempre, fino a svuotarmi. Ed essere nuovamente riempita dal suo sesso, dal suo seme, dalle sue dita… in un alternarsi senza fine.
Poi mi penetra, con quegli occhi bramosi sempre fissi nei miei e con il suo cazzo. Avverto la rigidità della sua carne che affonda nella mia di carne, così morbida che pare liquefarsi. Ma improvvisamente si blocca:

- Andiamo via di qua, cerchiamo un posto tranquillo. Voglio sentirti gridare forte…

Ripartiamo nel buio, prima ci fermiamo a fare benzina. E’ una zona popolata da creature della notte, due di queste sono proprio ferme al distributore




Avranno meno di vent’anni, sono bimbe che si atteggiano a donne, sicuramente straniere. Una alta, magra, dal viso affilato e un po’ duro, il trucco pesante a coprire il viso troppo giovane. I capelli biondi legati in una coda di cavallo, porta una minigonna e stivali alti bianchi lucidi, una borsa di plastica verde. Nell’insieme ha un vago sapore anni ’60. L’altra è seduta proprio a fianco alla pompa di benzina, evidentemente c’è una piccola mensola. Ha il corpo più pieno, i seni gonfi che fuoriescono da una camicetta troppo aperta la fanno sembrare più donna, ma il volto e gli occhi sono quelli di una bambina un po’ stanca: i capelli ricci le incorniciano il viso rotondetto. Quasi mi assomiglia. Da quella posizione può vedere dentro la macchina e stancamente butta uno sguardo: nota la scatola di preservativi appoggiata sul cruscotto, il mio volto un po’ sfatto, i miei capelli scomposti. Mi rendo conto solo ora che sono ancora senza gli stivali, rimasti sul tappetino accanto ai miei piedi. La gonna ricopre malamente le mie gambe, lasciando intravedere il bordo delle autoreggenti. Non ho rimesso gli slip e la mia fica è ancora umida e colma di umori. Abbasso lo sguardo e noto la mia camicetta scomposta, spiegazzata, l’ ultimo bottone mal richiuso, un seno contenuto a stento. Tento di ricompormi, abbasso l’orlo della gonna, liscio le grinze alla camicetta. Improvvisamente mi guardo con i loro occhi, mi sento come una di loro, una puttana che si è appartata per fare sesso in macchina con un cliente che ora scende a fare benzina.
Mentre lui fa il giro ed infila la banconota lei si ritrova esattamente con gli occhi all’ altezza del suo pube, la vedo che, maliziosamente si sofferma a lungo a guardare il suo sesso, ma lui non nota niente.. Sorrido pensando che forse ha lasciato la cerniera parzialmente aperta, forse lei,da professionista, nota un residuo della sua erezione.
Ed immediatamente, stimolata da quello sguardo malizioso mi ritrovo a pensare: chissà quanto costa, chissà se salirebbe in macchina con noi, forse si divertirebbe di più che con altri. Ma è un attimo, un pensiero che mi sfiora mentre lui fa il giro intorno alla macchina e risale.

- “Hai la cerniera aperta?”
- “No, perché?”
- “Niente, ho notato quella ragazza che ti guardava proprio lì.” Rispondo senza nascondere il sorriso divertito
- “Ma non sarai tu che sei sempre maliziosa?”
- “Ma ti dico che ti guardava davvero!
-
Prendiamo la strada verso il mare, alla ricerca di un posto tranquillo. Nel tragitto ci troviamo vicini ad una nota gelateria e lui accosta e ferma la macchina.

- Io non ho mangiato, scendiamo a prendere un gelato

Il posto è frequentato dai ragazzi bene della zona, ce ne sono diversi seduti ai tavolini ed anche dentro. Io mi infilo gli stivali, ma non gli slip, mentre lui sogghigna

- “Che troia che sei…” dice dandomi una pacca sul culo mentre scendo dall’automobile.

La gelateria è a pochi metri, e mentre cammino sento la mia fica ancora gonfia, le labbra umide che sfregano fra loro quando compio qualche passo.. ho i suoi e i miei odori addosso, forse ho ancora il trucco sfatto ma non me ne curo … entro provocatoriamente in mezzo a quella piccola giovane borghesia come fossi la puttanella incontrata poco fa.
Dentro ci sono altre ragazze con borse e scarpe firmate. Tra poco andranno a divertirsi in qualche locale della zona mentre altre coetanee rimarranno tutta la notte in balia di uomini che abuseranno dei loro corpi già sfatti come delle strade percorse da troppi veicoli.
Lui mi segue nella gelateria con le sue grandi falcate, mentre avverto gli sguardi su di noi, incuriositi da questa strana coppia che irrompe tra il crocchio di gente in maniera sfrontata. Mi diverto ad osservare, non vista, gli sguardi adoranti che gli rivolgono queste ragazzine per bene. Lui ride con me, ci basta uno sguardo quando ordina il suo cono ironizzando sulle sue dimensioni. Chissà se il gelataio ha capito…
Poi ci avviamo verso l’uscita, io ad un passo indietro con gli occhi piantati sul suo culo sodo e perfetto fasciato dalla stoffa dei jeans.



Non resisto alla tentazione, e proprio sulla porta, davanti a tutti, appoggio una mano su una natica e la stringo forte, come a sancire la mia proprietà sul suo corpo. Chissà che penseranno di noi ora, di una donna matura con il trucco sfatto e gli abiti in disordine e di un ragazzo in jeans e giubbotto di pelle nera che si fa palpare il culo in pubblico. Non hanno niente in comune questi due, però sorridono, in quel modo che fa brillare gli occhi.
Fuori si gusta il suo gelato seduto sulla staccionata di legno, poi mi porge il cono per farmelo assaggiare, io lo lecco provocatoriamente in maniera oscena mentre lo guardo dritto negli occhi, senza dire una parola.
-“Me l’hai fatto diventare duro in un secondo.Se continui così lo sai cosa ti aspetta?"
-“Cos’è, una minaccia? Allora continuo…”




II PARTE
Finisce con calma il suo gelato, risaliamo in macchina e riprendiamo la strada verso il mare. Dai finestrini aperti entra l’aria tiepida di fine maggio, sulla sinistra l’immensa pineta che esala aromi resinosi e poi comincio ad avvertire l’odore del mare, dobbiamo essere vicini.
Eccoci arrivati alle dune, la macchia mediterranea crea delle chiazze verdi sulla sabbia. E’ buio, ma lui si muove come un gatto, mi precede come se conoscesse il posto; seguo il viottolo lasciato dalle sue impronte lasciando affondare i miei tacchi sulle morbide colline di rena. Piccoli granellini di sabbia cospargono la pelle nera degli stivali.




Appoggia un telo al riparo della duna più grande, la strada alle nostre spalle è lontana e nascosta, davanti a noi il mare scuro ed increspato riflette i bagliori argentei di una luna enorme, che ci osserva con i suoi grandi crateri come occhi spalancati.
La brezza salmastra accarezza la mia pelle procurandomi brividi, i miei capezzoli si ergono sfiorando la stoffa della camicetta, mentre la sbottona lentamente. Io faccio altrettanto con lui, le mie mani infreddolite accarezzano la tua pelle calda e serica.. Mi solleva il mento con una mano, la sua lingua si impossessa della mia bocca, ora è tornata avida come poco fa…poi appoggia le tue mani sulle mie spalle e mi spinge giù a terra, le mie ginocchia si piegano e ricado in parte sulla sabbia.
Il mio viso è proprio di fronte al suo sesso ora, lo accarezzo sopra la stoffa dei tuoi pantaloni e lo sento che si gonfia, che preme sulla cerniera. E’ lui che me lo offre, si apre i jeans e lo tira fuori, lo tiene con una mano proteso verso di me mentre mi guarda negli occhi



Quanto mi piace stare così, in ginocchio, in adorazione del suo cazzo, lo starei a guardare per ore, ad osservare quando cresce e si indurisce nella mia mano, o si gonfia sempre più a contatto delle mie labbra, della mia lingua.. Lo ammiro, questo miracolo della natura… me lo mangio con gli occhi e con la bocca, lo annuso, lo bacio. Adoro far scorrere la mia lingua sopra le vene in rilievo, e poi farla girare attorno alla cappella, soffermarmi su quello scalino morbido, lo lecco come ho fatto con quel gelato poco fa, prima di aprire la bocca e succhiarglielo.

-“Vieni qua, girati!”
Mi prende le braccia e mi fa compiere una torsione su me stessa, mi ritrovo in ginocchio, con le mani appoggiate a terra sul telo e le ginocchia nella sabbia. Mi solleva la gonna, ricorda bene che non ho rimesso gli slip.
- “Fammi sentire quanto sei bagnata, quanto ti è piaciuto succhiarmelo…”
Avverto le sue dita che scivolano sulla mia fessura umida…. si inginocchia anche lui, sento la sua lingua aperta che si beve i miei umori, poi risale più rigida verso l’alto, la punta si sofferma sul buchino più stretto.

- “Mi fai impazzire così, non ti fermare”...


Invece si blocca, il suo cazzo si fa strada tra le mie natiche, ne trova l’apertura…lo posiziona contro il mio culo e con un colpo deciso affonda.
Grido, il dolore mi spacca le viscere.
Lui ride, il bastardo!
Trovo il suo polso fermo sulla mia natica e lo graffio, lo blocco.
- “Mi fai male! fermati un attimo!”
Si blocca dentro di me, sento lo sfintere contratto attorno al suo uccello durissimo, mi manca il fiato. Respiro.
Qualche secondo, poi mi prende i capelli, mi solleva la testa e mi morde dietro il collo, dove sa che mi piace…una, due, tre volte, progressivamente stringe più forte. La sensazione di dolore si sposta verso l’alto, mista a brividi di piacere, ed ora sento lo stretto anello che si rilassa, si arrende.
Come mi conosci bene… piccolo figlio di puttana...




Ora sa che può muoversi, e lo fa lentamente, inesorabilmente… avanti e indietro… ora è bello sentirti dentro di me, oltre il dolore, superando quella soglia c’è soltanto piacere. E grido forte, la mia voce esce dalle viscere, dallo stomaco, come un ululato, un ruggito liberatorio. Animalesca sale verso il cielo, si diffonde nello spazio aperto, nella notte, rimbalza sulla duna e torna verso il mare. E’ inumana questa voce, mi fa quasi paura….



…. le gambe mi tremano e non sostengo più quella posizione, mi accascio a terra, sulla schiena. Sono sfinita ma lui non mi da respiro, in un attimo mi è sopra, mi solleva le gambe sulle sue spalle e mi scopa il culo così, con la sua faccia sopra la mia.

- “Guardami, voglio guardarti negli occhi mentre godi”

E’ bello sentirlo nel culo e  vedere quella luce selvaggia nei suoi occhi, cogliere il suo desiderio ed averlo così profondamente in me fino a trapassarmi l’anima, senza più difese. Lo abbraccio stretto, rimango con lo sguardo incollato al suo fino a farmi affiorare le lacrime, fino a che non sento il suo uccello che si gonfia, che sta per esplodere. Lo estrae , si solleva e lo tiene a pochi centimetri dalla mia faccia. I primi spruzzi ricadono sul mio viso, chiudo le palpebre per pochi secondi, avverto i fiotti caldi sul seno, sulle guance, sui capelli. Le riapro ed è ancora lì, a guardarmi, a godersi lo spettacolo. Oggi mi ha scopata con lo sguardo, con gli occhi, non soltanto con il suo uccello. Mi ha guardato dentro.


Lecco i contorni delle mie labbra, assaporando quelle dolci gocce … lui passa un dito sulla mia guancia, raccoglie il suo seme sul polpastrello e me lo dà da succhiare.

- “Ma quanto ti piace, eh?”

- “Tanto...”








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Legami

Le corde scivolano sul mio corpo, intorno ai miei seni… un brivido mi percorre la schiena, i capezzoli si inturgidiscono al contatto delle funi. Disegnano morbidamente dei cerchi rossi attorno al mio petto, attorno ai miei polsi. Non sono ancora legata del tutto ma rimango immobile, mi affido a te, mi lascio stringere e contenere da questo abbraccio fatto di intrecci. Ora sono sul mio ventre, scendono tra le mie gambe, si insinuano tra le mie labbra e poi girano dietro, nel solco delle mie natiche.
Un piccolo nodo sfrega il clitoride, mentre le corde si inumidiscono dei miei umori. Un capo risale sulla schiena, annodi e stringi ancora.
Ecco ora hai finito, sono nelle tue mani. Fai di me ciò che vuoi.



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venerdì 30 luglio 2010

Metafore

La tua voce
Ha il suono lieve di un torrente di montagna
Il tuo petto
Un bosco ombroso dove rifugiarmi
Le tue braccia
rami robusti per cullarmi
Il tuo sesso
Radice pulsante di desiderio
che invade le mie carni e mi attanaglia
Il tuo seme
Il nettare che placa l’arsura delle mie labbra
assetate

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martedì 13 luglio 2010

Amore timido




Le nostre mani appoggiate al muretto, davanti a noi lo spettacolo della campagna addormentata, qualche luce nella notte, la cupola del cielo stellato e uno spicchio di luna sottile come un'unghia.
Una leggera brezza riempie le mie narici del dolce odore dei tigli del viale sottostante.. aspiro a lungo e sospiro...Non avresti potuto trovare scenario migliore. Eppure ancora non lo fai, non mi baci, la mia mano è così vicina alla tua che ti basterebbe poco per sfiorarla, piccolo amore timido, ed invece mi guardi e sei senza parole, e si è fatto tardi ormai…

Arrivati di fronte casa apro il pesante portone, mi saluti mentre accendo la luce dell’ingresso e ti sorprendi nel notare il pozzo, la cancellata di ferro battuto... ti lascio entrare.

Ti guardi intorno e poi:
- Ciao, ora vado
Un casto bacio sulle guance… forse inavvertitamente posi le tue labbra all’angolo delle mie… e pian piano il tuo viso si gira del tutto, la tua bocca ora preme sulle mie labbra, e la tua lingua dolcemente mi esplora.
Ho ancora una mano sull'anta del portone aperto, lo lascio andare mentre tu mi baci lentamente, a lungo. Poi lascio cadere anche la borsa mentre la luce a tempo delle scale si spegne. Ti appoggi al muro a mi avvicini a te cingendomi la vita, sento la tua eccitazione mentre continui a baciarmi... lentamente mi apri la giacca in cerca dei miei seni. Ti intrufoli sotto la scollatura, trovi i capezzoli e me li baci, la tua lingua è dolce e delicata, mentre le tue mani ora da quell’abbraccio dietro la mia schiena si insinuano dall’ alto sotto la mia gonna, una mano sulla vita scende lentamente sotto i miei slip, accarezza le natiche e compie un giro, circumnavigando il mappamondo dei miei fianchi fino al meridiano centrale, il tuo obiettivo. Sorrido pensando al lungo viaggio che ha compiuto quella mano per arrivare a destinazione. Non è diretta, prepotente come le mani di tanti altri, dalle dita maleducate, che non chiedono permesso...No, le tue dita aspettano che la mia intimità si scaldi, si addolcisca e sbocci, l’ accarezzano a lungo strappandomi gemiti di piacere che echeggiano per le scale.
Rimaniamo così per qualche minuto, la tua lingua lentissimamente mi bacia, mentre le tue dita scivolano in me, piano.




Sento i miei sospiri amplificati dalla risonanza dell’androne, siamo in penombra ma qualcuno potrebbe scendere le scale, o aprire il portone e ci troverebbe lì dietro, in una condizione inequivocabile. Le mie labbra si staccano dalle tue per fare uscire poche parole:

- Saliamo a casa?
- Si, saliamo a casa

Mi avvio per prima, tu dietro di me di diversi gradini… immagino il tuo sguardo sul mio bacino ondeggiante di fronte a te…. chissà a cosa pensi, se sei ancora eccitato o se hai paura, paura della donna che hai davanti mentre tu sei soltanto un ragazzo.
Arrivata al pianerottolo mi fermo e mi volto ad osservarti, ti aspetto. Il tuo sguardo è esattamente come lo immaginavo, intimorito ed acceso al tempo stesso. Abbiamo il fiato grosso, sarà l’eccitazione, saranno le scale che ci fanno ansimare leggermente mentre introduco la chiave nella porta. Il tempo di lasciare all’ ingresso la borsa e di togliermi la giacca che tu mi abbracci e torni a baciarmi in quel modo, senza parlare. Mi avvicino al divano, mentre tu lentamente cominci a spogliarmi sempre senza distogliere le tue labbra dalle mie… la camicetta, il reggiseno….poi mi sfili la gonna, con una calma che mi sorprende e prolunga ancora di più la mia eccitazione.
Penso all’ultima volta su questo stesso divano, ad altre mani più decise che mi afferrano, mi stringono le natiche, rivedo me stessa girata e piegata sotto i suoi colpi….la mia testa che sbatte sulla spalliera, i miei e i suoi sospiri, la sua voce che mi dice parole oscene ed eccitanti, ed altre dolcissime. Mi pare di sentirne ancora il suono.



Invece tu non dici niente, mentre lui ancora continua ad apparire come un fantasma dentro le mura di questa casa. Vorrei tanto che se ne andasse, che mi lasciasse libera…
Mi adagi delicatamente sui cuscini continuando a spogliarmi, mi baci il ventre e l’ombelico e mi sembra che nessuno mi abbia mai toccato così. Finalmente mi abbandono, reclino il busto e la testa all’ indietro, piegata dalla tua dolcezza. Ora chiudo gli occhi, si, li chiudo, e spero che quando li riaprirò le immagini che popolano la mia testa se ne siano andate, per sempre.





Non penso più a nulla… oggi non sono la tigre che graffia e divora la carne, non sono l’animale selvatico, la puledra che cavalca la sua preda, no. Sono una gatta in cerca di carezze, una bambina spaventata dagli spettri partoriti dalla sua stessa mente.


Sei in ginocchio accanto a me, mentre accarezzi ogni centimetro del mio corpo. Mi baci i seni, avverto il calore della tua bocca e l’umido della tua lingua che lambisce i miei capezzoli, il tocco delle tue labbra che tracciano una scia di piccoli baci che scendono in basso, si soffermano sull’ ombelico, sfiorato dalla tua lingua. Scendi ancora più giù, sento le tue dita sulla mia rosa umida, e poi la tua lingua sul mio clitoride, mi assapora come fossi un frutto succoso, bevendone gli umori. Le tue dita si insinuano in me, scorrono delicatamente dentro e fuori, avverto la consistenza dei tuoi denti che pizzicano il mio clitoride… lo sento pulsare sotto quella stretta. I miei sensi sono tutti concentrati su quel bocciolo umido, vibrante, fino a che lo sento palpitare più forte, fremere ed esplodere come una stella che mi irradia tutta con il suo calore, scuotendo il mio corpo.
Apro gli occhi…. Ora ci sei soltanto tu, piccolo amore timido.



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

domenica 11 luglio 2010

Cerebralità

Molti uomini possono prendere il tuo corpo
qualcuno conquisterà il cuore
ma soltanto pochi, pochissimi
riusciranno a possedere la mente
e TU sei uno di questi.
Vu


©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

martedì 6 luglio 2010

Ancora tu...




Sei di nuovo qui, nel “nostro” ristorante, seduto di fronte a me, con quel tuo sorriso che mi apre il cuore, ed i tuoi occhi malinconici, così tristi. Grandi occhi neri, profondi come l’abisso che ti si spalanca davanti quando ti guardi dentro… occhi fissi nei miei, che mi sciolgono sempre… ma stavolta no… stavolta non cadrò nella profondità delle tue orbite. Stavolta ce la farò a dirti di no.
Le rotte che hanno tracciato le nostre vite si sono allontanate, incontrate e nuovamente distanziate, eppure ciclicamente, come ad un porto sicuro approdi con la tua nave sgangherata, dalle vele rotte, in cerca di un riparo. So già che, come un pirata, mi prederai di tutto l’amore che non hai mai ricevuto, mi svuoterai, finché, pieno del tuo bottino, ripartirai per altri lidi…. E tu pensi che il mio bene sia inesauribile perché ogni volta torni ad abbeverarti a questa fonte, sempre più fiacca e prosciugata ormai.
Ecco, questa volta ho paura di non farcela. Sono stanca, tanto stanca dei continui assalti a questo cuore ormai logoro. Quanto vorrei diventare dura, fredda come una roccia, inattaccabile. Una fortezza inespugnabile con mura altissime su cui andresti a sfracellarti.
Invece no, conosci dove la mia carne è più tenera, vulnerabile, ed ogni volta ti ci insinui con delle lame lunghe lunghe e sottili, impercettibili all’ inizio, e scavi scavi… fino a svuotarmi.
Stavolta no, stavolta ti dico di no.

Terminiamo la nostra cena, usciamo fuori, respiro finalmente un po’ d’aria fresca in questa calda serata di luglio, sono libera. Ma mentre ci avviamo alla macchina, improvvisamente mi afferri per un braccio e mi giri verso di te, con forza. Non ho il tempo di reagire, affondi la tua lingua nella mia bocca in maniera quasi disperata, lasciandomi senza fiato. Mi distacco per respirare, è un attimo e mi baci nuovamente, le nostre lingue avvinghiate si scambiano umori… Mi travolgi. Il cuore mi batte in fretta mentre sento un languore nello stomaco, nelle viscere. E’ la mia paura e il desiderio che ho di te.



Entriamo in macchina e le tue mani sono subito su di me, sul mio seno mentre sussurri il mio nome, mentre la tua lingua continua ad infierire sui capezzoli, succhiandoli e mordendoli. Sai quanto mi piace questo gioco, sai quanto mi accende, e vuoi constatarlo subito. Una mano scivola sulla gonna, ne solleva il bordo alla ricerca della mia eccitazione, mi accarezzi lieve un ginocchio e poi risali tra le mie cosce, mentre sento i miei umori che si sciolgono. Trovi un tenue ostacolo nella stoffa delle mutandine già umide del mio miele, lo aggiri ed affondi le tue dita tra le mie labbra aperte. Ecco, hai vinto tu.
Quanto ti basta poco… così poco per farmi arrendere. Vorrei fermarti mentre riprendi a baciarmi e vengo investita dal tuo odore… odore che non ho dimenticato, tenero come quello di un bambino, come non ricordarlo. Osservo la pelle del tuo collo mentre ci affondo per annusarlo e baciarlo… chissà se quei tre nei sono ancora lì… Ti apro la camicia, voglio vederti tutto, il tuo petto, i tuoi capezzoli piccoli e teneri con cui mi piace giocare, mentre le mie mani scivolano sulla tua pelle morbida. Come sei bello tesoro mio, come è dolce la tua pelle, toccarti è come tornare a casa… ritrovo l’allineamento di quei nei deliziosi dietro la nuca, le tue spalle, scendo verso l’ ombelico ed accarezzo la linea di peli scuri sottostante. Tu mi prendi la mano e mi fai sentire la tua eccitazione, sento il tuo sesso rigido attraverso la stoffa dei jeans che preme per uscire. Allora ti abbasso la cerniera ed infilo una mano per prenderlo, finalmente è nelle mie mani, bello e turgido mentre lo accarezzo dolcemente. Ora oltre al tuo odore voglio sentire il tuo sapore…La mia lingua è su di te.. accarezza la cappella, poi scivola lentamente lungo le vene che si gonfiano al suo passaggio, mente ti sento fremere e gemere. Uno sguardo, colgo i tuoi occhi che mi osservano dall’alto, mentre la tua mano trova la mia testa, mi accarezza i capelli e poi preme la mia nuca verso il basso.
Ora ti assaggio tutto, la mia bocca si apre e si chiude inglobandoti dentro di me, mentre il nettare continua a scivolarmi tra le cosce. Ma voglio dedicarmi a te, soltanto a te, respirarti, assaggiarti, dissetarmi di te. Sei tu che riempi la mia fonte ora. Sento il sapore dolce del tuo sperma che guizza nella mia bocca, come un’onda in piena, mentre la tua gola esplode in un urlo fortissimo e prolungato, quasi un pianto, un ululato da animale ferito.
Ti guardo ora, così abbandonato con la testa reclinata e gli occhi chiusi, mentre sospiri e riprendi fiato. La tua bocca sorride. Ti accarezzo il viso e riapri gli occhi, ora hanno una luce diversa.
Il piccolo spazio è ricolmo dei nostri odori, dei nostri umori. L’aroma dei nostri sessi che si mescolano è l’eccitante condimento di questo antipasto.
Ora la tua voce è un soffio lieve:

-Andiamo a casa, voglio fare l’amore con te.


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Seconda parte. La panchina.

Appena entriamo in casa ti dirigi verso la camera da letto e in un attimo ti spogli, io rimango incantata a guardare la tua nudità, il tuo sesso eretto, le tue spalle, tutto il tuo splendido corpo mentre mi strappi quasi la camicetta di dosso, mi togli il reggiseno con dita frenetiche e cominci a succhiarmi i capezzoli, mi stringi i seni con le mani tanto forte da farmi male. Siamo vicini al letto e mi ci spingi sopra. Io ricado sul materasso morbido e quel piccolo balzo mi fa sorridere… sorridiamo entrambi mentre tu sei già nudo sopra di me, il tuo sesso sopra il mio ventre, mi sollevi la gonna, mi sfili le mutandine con una mano e con l’altra afferri alla base il tuo sesso e lo spingi dentro di me, prepotentemente. Mi lasci nuovamente senza fiato. Sei come una bestia affamata che cerca di saziarsi con la mia carne. Ed io te la offro, la mia carne, fino a farmi straziare, sempre. Affondi in me fino a risvegliare tutte le mie cellule, fino a possedere il mio ventre, il mio corpo, il mio cuore. Ti prendi tutto.



Ti guardo e per un attimo, pochi secondi, uno squarcio si apre nel velo dei tuoi occhi, ma è solo un momento. Un istante in cui ti sento veramente mio. E poi ritorni a scoparmi con foga, mi alzi le gambe sopra le tue spalle e mi trafiggi. Ti sento così profondamente in me, mi aggrappo alle tue spalle e mi sollevo fino ad aderire tutta a te, le mie unghie affondano nella tua schiena, occhi negli occhi, carne contro la carne.
Mi perdo nei tuoi occhi, ora brillano come i miei.
Sento il tuo alito sopra di me, sulla tua bocca, la tua lingua non mi lascia un istante, ora è più dolce di quel primo bacio, come se si fosse appagata.

- Vieni sopra- mi dici mentre improvvisamente esci da me.




Mi sollevo, a cavalcioni su di te, afferro il tuo sesso e lo guido dentro di me, poi mi abbasso lentamente, fino a impalarmi, riempirmi di te. Quanto mi piace stare così, cavalcarti e muovermi sopra di te, sentirlo durissimo, guardarti negli occhi mentre mi prendi i seni, mi strizzi i capezzoli, leccandomeli e succhiandomeli.

- Sei sempre la mia puttana, vero?
- Si… sempre

Ora sono io che accarezzo il tuo petto, i tuoi piccoli capezzoli, il mio clitoride sfrega sopra i tuoi peli, lo sento pulsare mentre tu sotto di me aiuti il mio movimento, mi prendi i glutei aprendomeli e spingendo ancora più forte.
Poi mi accarezzi il viso e mi dai le tue dita da succhiare, entrano nella mia bocca come ha fatto il tuo sesso poco fa. Io chiudo gli occhi per assaporare meglio quella sensazione, mentre sento i miei umori che colano sopra di te, accelero i miei movimenti, mentre mi inciti ed una scarica elettrica che mi avvolge tutta, come un’onda che parte dal mio clitoride e si propaga fino alle mie gambe, alla mia schiena, al mio ventre…
Mi accascio sopra di te, sul tuo petto. Sento il tuo cuore che batte ancora forte, mentre mi accarezzi dolcemente i capelli. Ma un attimo dopo ti sfili da sotto il mio corpo esausto mentre io rimango immobile, con il viso schiacciato sul cuscino a riprendere fiato, ancora immersa nel piacere che mi hai appena dato. Non riesco a muovere un muscolo, e tu mi rigiri come una bambola di carne, mi posizioni come vuoi tu, mi prendi per le caviglie e mi trascini ai bordi del letto.



Mi cingi con le tue braccia sotto il ventre e mi sollevi, mentre sei sceso, in piedi dietro di me. Mi sento esposta ed offerta alla tua vista mentre tu, non ancora sazio, entri nuovamente in me, affondando come dentro una mousse calda.



Mi piace stare in questa posizione, sento la mia carne che si apre per te, mi piace sentirti così profondamente in me. Le mie braccia si piegano, ora sono appoggiata sui gomiti mentre tu continui a martellarmi, inesorabile. Sento i tuoi colpi sul collo dell’utero, la tua cappella durissima, fino in fondo…

- Giù mettiti più giù!

Mi abbassi la schiena con forza, la mia testa è premuta sul materasso, rigiro il volto per prender fiato..ora mi fai male, mi fai male ma non dico niente, gemo di piacere e dal dolore, ma non ti supplico di fare più piano, no, perché so che questo aumenterebbe la tua eccitazione. Ti piace quando sono così, priva di difese, o quando ti scongiuro di smetterla… invece tu aumenti il ritmo, mi prendi per i capelli e me li tiri, mi sollevi e mi mordi la schiena… a volte spero che tu finisca presto, ma non è mai presto per te… mi fai godere due, tre volte, mi sfinisci dal piacere e finalmente sento il tuo cazzo che mi dilata sempre più, si gonfia e pulsa…dai tre colpi decisi e lo estrai dalla mia fica… mi inondi con il tuo seme caldo sulla schiena, sulle natiche



Ricadi sul letto, accanto a me. Ho le gambe indolenzite e le ginocchia mi tremano, mi sollevo e ti guardo, ci guardiamo negli occhi ora, stanchi. I nostri respiri che si placano, le mani che continuano a cercarsi, ad accarezzarsi, a sfiorarsi. Appoggio la mia testa al tuo petto, ti bacio le spalle e il collo mente tu mi cingi con il tuo braccio e con l’altra mano mi accarezzi i capelli, prendi un ricciolo tra le dita e l’attorcigli. Ora posso fartela la domanda:

- Ma tu, cosa vuoi da me?
Guardi il soffitto mentre mi rispondi:

- Affetto.

Perché questo imbarazzo? Perché non ci siamo mai detti cosa siamo l’uno per l’altra?Ti guardo e penso a quanti anni sono che entri ed esci dalla mia vita, o che mi allontano da te quando sento che mi stai chiedendo troppo, o quando non riesco a sopportare il peso della libertà che ti lascio, sempre. E che tu lasci a me.
Dieci anni. Dieci anni da quando ti ho visto la prima volta, con la tua bellezza spudorata, la tua gioventù sfacciata ed ho pensato che dovevi essere mio. Nonostante gli anni che ci separavano, nonostante non fossi libera, nonostante le convenzioni. Nonostante tutto. Dovevo averti. E così è stato.

Ed eccoci ancora qui. Un’altra volta. Mi chiedo se questa sarà l’ultima, a volte lo spero, perché non riesco a liberarmi di te, perché ogni volta ti riapro la porta, anche se credevo di averla chiusa.
Perché ogni volta mi dai gioie e dolori, perché mi perdo nel calore del tuo corpo mentre ti sono accanto, e penso che non ho mai provato per nessuno niente di così vibrante, così tattile, come se volessi assorbire il tuo corpo, il tuo odore, tutto di te. Ma il corpo è una esperienza continua di rinuncia, il possesso è solo transitorio, dopo c’è soltanto la privazione e il ricordo. Il corpo sfugge sempre, perché non si può appartenere a qualcun altro.

Ci rivestiamo lentamente, svogliatamente. Mentre mi accingo a rimettermi gli slip mi fermi:

- No, no, non te li rimettere, rimani così.
- Ma che devi fare?
- Non abbiamo mica finito, accompagnami giù.

Scendiamo le scale di corsa ridendo come due ragazzini, mi chiedo cosa mai vorrai fare…arrivati fuori dal portone, mi prendi la mano e ci inoltriamo nel parco di fronte casa. Di giorno ci giocano i bambini, di notte è un ritrovo per coppiette in cerca di riparo.

- Ma dove vuoi andare?
- Sshhh non farti sentire….

E’ buio ma le case intorno sono vicine, qualche lampione è acceso ed io conosco bene il posto. Saliamo un leggero pendio, c’è qualche cespuglio ed io mi dirigo verso quella zona, ma tu mi blocchi: - Andiamo lì. Accennando ad una panchina illuminata proprio sul vialetto.

- Ma sei matto! li ci vedranno tutti, anche dalle case di fronte!
- E’ troppo pericoloso là, almeno se arriva qualcuno qui lo vediamo



Io assecondo questo tuo folle desiderio, mi tornano in mente gli incontri nel mio ufficio sul tavolo della sala riunioni, con le finestre aperte sul cortile ed altre finestre, come occhi, ad osservarci. Quando dicevi che stare con me era come salire su una giostra. Ora pare che sia tu a condurmi in un gioco pazzo e senza regole.
Ci avviciniamo alla panchina, dagli edifici di fronte giungono voci di gente che termina una cena in terrazza. Tu mi fai mettere di fronte alla spalliera, io rido mentre appoggio le mie braccia li sopra:

- Ma che mi fai fare, che mi fai fare….e se ci vedessero?

Ridi anche tu mentre mi sollevi la gonna fino alla schiena, mi palpi le natiche, poi le tue mani cominciano a diventare più decise nei movimenti, le carezze lasciano il posto alle palme aperte che si sollevano e si abbassano velocemente sui miei glutei. Un colpo a destra ed uno a sinistra, il suono echeggia nel silenzio del parco. I tuoi colpi mi fanno sbattere il ventre sopra le assi della panchina, sento la pelle che si scalda e comincia a bruciare. Continui a colpirmi, poi ti fermi un attimo, io riprendo fiato e mi sollevo leggermente, buttando un occhio alla terrazza di fronte a noi. Sembra che il mormorio continui senza interruzione.
- “Stai ferma, non ti muovere…”dici mentre la tua mano costringe di nuovo la mia schiena ad abbassarsi. Sento il rumore della tua zip, intuisco che ti stai aprendo i pantaloni ed anche cosa farai tra poco. Con le mani mi apri le natiche, ci introduci prima un dito che hai bagnato dei miei umori, poi un altro, e poi il tuo sesso che si fa strada scivolando lentamente ma con decisione, dilatando il mio ano.

- Fai piano, fai piano che mi fai male!

Ecco la frase che non dovevo dire… invece tu appena mi sei dentro cominci a spingere, sento le pareti che cedono e si aprono, e il dolore lascia il posto al piacere. Ora mi piego ancora di più sulla panchina, appoggio le mie mani oltre la spalliera, le mie gambe si tendono ed irrigidiscono. Lo voglio sentire tutto dentro, tu afferri saldamente i miei fianchi con una mano e con l altra i capelli e mi tiri su la testa, fino a farmi formare un arco con la schiena… sento il mio sesso grondare e il clitoride che continua a pulsare mentre mi riempi e continui a muoverti lentamente dentro di me. La sensazione è così forte, il tuo cazzo così duro che lo sento sfregare anche nella fica, sto godendo e non riesco a trattenere le mie urla di piacere … una scossa fortissima e travolgente. Tu continui fin che non sento la tua cappella che si gonfia e freme, comincia a pulsare. Il tuo sperma caldo mi invade le viscere, percepisco le contrazioni mentre godi dentro di me e poi il tuo seme che cola fuori, scivolando sulla mia fessura.

Bentornato, amore.


©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre

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