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sabato 15 ottobre 2011

Vorrei....


Vorrei averti tra le mie gambe…ora… in questo esatto momento mentre sono seduta…Tu tra le mie ginocchia…apriresti delicatamente le mie labbra con le dita… poi le baceresti…fino a far schiudere il mio bocciolo lucido di umori, pulsante….Avvertirei il tocco lieve della tua lingua…e poi le tue dita scivolare dentro di me, a fondo nella mia carne tumida e gonfia…morderesti il centro fremente del mio piacere… lo sentirei indurirsi… gonfiarsi… la mia mano scivolerebbe sui tuoi capelli morbidi, guidandoti, poi allontanandoti…il tuo viso si solleverebbe per posarsi sulla mia bocca… assaporerei il mio stesso sapore dolce sulle tue labbra, e solo allora sentirei il peso del tuo corpo sul mio ventre,e poi il tuo sesso entrare in me, lento ma deciso. Vedrei il bagliore dei tuoi occhi sorridenti irradiarmi con la loro luce… quegli occhi scintillanti che non riesco a dimenticare.

Mi manchi

lunedì 24 gennaio 2011

Ricordo



Le mie gambe intorno al tuo collo,
la tua lingua che mi lecca, mi succhia, avida.
E il suono delle tue dita che mi penetrano,
quel rumore bagnato, di carne scivolosa e gonfia.
Questo, ricordo.

mercoledì 25 agosto 2010

Quelli che... ti mangiano



Quelli che...ti mangiano ovvero gli adoratori della fica.

Riflessione semi-seria di fine agosto.

Quelli che ti mangiano sono i degustatori, gli adoratori della fica.
Loro non amano te, no. Amano la tua fica. Hanno occhi soltanto per lei, la desiderano, la vogliono toccare, assaggiare, assaporare. Che dietro quella fica ci sia tu, il tuo corpo, i tuoi occhi.. poco importa! Ho capito molto tardi che come ci sono i feticisti del piede, quelli del culo (si si esistono!!) e quelli del seno ci sono quelli della fica. Una donna e pezzetti del suo corpo. Si, che tutta intera è troppo. Io poi che sono tanta e tanta.. ma come fanno? Mi devono amare un pezzetto alla volta. E per fortuna che dove cadono cadono bene, sul soffice intendo.
Sono ormai avvezza al bacio con palpata di tette annessa. Ce le hanno lì davanti, a portata di mano.. che devono fare? Invece con gli adoratori della fica, appena stai in intimità ti ritrovi le loro dita li sotto… come dei tentacoli..
Oh ma quante dita hanno!! E poi subito dopo tutta la faccia tra le gambe, la loro lingua avida che ti esplora, ti succhia…e che cavolo manco il tempo di respirare!! Che hanno paura che, dopo, non glie la dai e così intanto si prendono un assaggio. Un antipastino.
Gli adoratori della fica sono generosi, pensano prima a lei che al loro uccello. Non come gli adoratori del proprio cazzo, quelli che non vedono l’ora di mettertelo in mano, o da qualche altra parte. Egoisti!

Recentemente c’è stato chi mi ha detto: non vedo l’ora di mangiartela. Si, diceva proprio mangiartela! Che avevo quasi paura mi staccasse il clitoride a morsi, una volta l’avesse avuta a portata di bocca. E si che l’ha letteralmente, assaporata, degustata… un vero buongustaio!
Mi piaceva starmene lì con le gambe aperte, completamente offerta, sentire i miei umori che scivolavano via, mentre lui mi mangiava come fossi un succoso frutto maturo di cui non era mai sazio. Il mio mango mi chiamava.
Poi si era messo in testa che mi voleva far squirtare a tutti i costi, gli avevo confessato che l’avevo fatto una sola volta, diversi anni fa. Hai voglia a spiegargli che forse mi si erano prosciugati tutti i canalini, era passato un sacco di tempo!
Lui niente, non demordeva. Ci si è messo proprio d'impegno!

Che poi… come si chiamano? ste ghiandole di Skene pare che non ce l’abbiano tutte le donne, quindi dovrei pure considerarmi fortunata, sarei tra le poche elette.
Ma quando successe non mi accorsi di niente, se non alla fine. Ricordo che ero nel bagno del mio ufficio, appoggiata al lavandino in compagnia del mio giovane amante  e che lui mi stava prendendo da dietro.
Ci guardavamo allo specchio, mi abbracciava, mi stringeva i seni…. eravamo molto eccitati. Ma non avvertii nessuno scroscio, né rottura delle acque.. zampilli, niente.. Poi al momento di ricomporci notai quella pozzanghera per terra, sulle mattonelle verdi. La quantità era come quella di un bicchiere, una parte trasparente, una parte più lattiginosa.
Ma che è sta roba, pensai?
Poi capii, ne avevo sentito parlare… alzai lo sguardo e vidi la sua espressione tra lo schifato e lo sconvolto. Eh si piccino, io avevo parecchi anni più di lui, erano traumi che avrebbero potuto segnarlo per tutta la vita!

Quindi il divoratore di fica tentava il tutto per tutto… anche lui voleva entrare nella rosa degli eletti. Le dita ad uncino sul punto G, su e giù... me lo grattava… sentivo il bottoncino che si gonfiava e poi un bruciore, un pizzicorino… una sensazione che avevo già provato tante altre volte ma non sapevo fosse premonitrice di una eiaculazione. Anzi, la cosa mi bloccava.

Adesso so che arrivati a quel punto bisogna spingere in fuori, come a voler urinare, ma niente, non c'era niente da fare.

Ma poi perché 'sto squirting va tanto di moda ultimamente? A me non interessa più di tanto, mi sembra che siano più gli uomini a vederla come una specie di sfida, forse perché anche loro hanno la prova tangibile di un nostro orgasmo? In fondo l’uomo non può mentire, noi si.
La fica mente, il cazzo no.
Povero cazzo, costretto alla sincerità…
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L’ultimo adoratore di fica poi era anche un adoratore della carne, si della mia carne! Ormai è noto che io sia…diciamo una falsa magra?? E quando trovi un adoratore della fica e della carne nello stesso uomo ti senti letteralmente divorare.
Lui non ha fatto che impastarmi come pasta lievitata, specialmente la mia pancia. Mi sono sentita come una focaccia… quelle focacce genovesi belle gonfie con le impronte dei polpastrelli, le conoscete no? Io sono ligure di origine, la focaccia era la merenda che, tutti i giorni d’estate ci portavamo al mare.
Ah! quei buchini pieni d’olio d’oliva in cui affondavo le mie piccole dita di bambina!Li dentro la focaccia era soffice e bianca, senza la crosticina dorata. Le ritraevo belle unte e me le succhiavo, salate e condite. Poi, dopo, me la mangiavo... sotto i denti l'olio schizzava fuori, sulla mia lingua. Una vera goduria, da gustare in riva al mare.
In fondo da bambina mi comportavo come l'adoratore della carne che affondava le dita nella mia carne bianca e soffice.
Il giorno dopo l’incontro con l'impastatore avevo la pancia con tanti piccoli lividi tondi a forma di polpastrello, proprio come quella focaccia.
Ma che dita piccine aveva, l'ho notato dalle impronte, ma mica me ne ero accorta… sentivo solo come mi pizzicava, mi impastava.. la pancia, i seni… e mugolava, mugolava. Era eccitatissimo. Sarà stato a cazzo dritto per quasi un ora, dico… ma quando si scopa? Che poi a me i preliminari lunghi mica mi piacciono.
Ma oramai… l’avevo presa come una specie di massaggio. Me ne stavo rilassatissima sdraiata sul letto, la stanza in penombra rischiarata dalla luce fuori sulla terrazza.... la finestra aperta, il fresco ponentino romano mi accarezzava la pelle, regalandomi ulteriori brividi. Mi godevo il momento. Oh una volta tanto che non dovevo fare qualcosa io!
Intanto me la strizzava, la leccava, la mangiava… ci infilava le dita dentro, nella fica e pure nel culo, tanto per gradire.

- Hai la figa più bella del mondo- ha sussurrato soddisfatto, col sorriso sulle labbra mentre risaliva tra le mie gambe. Si, lui dice figa perché l’è di Milan.

Bella la mia figa? A me non è mai piaciuta, la trovo ridondante, esagerata. Le labbra troppo accentuate come un fiore carnoso, impudico.Ora che sono depilate poi si notano ancora di più, ma è la moda, ora tocca portarla così che pare i peli siano una cosa disdicevole.Che chissà come facevano negli anni '70 con quelle gattone pelose in mezzo alle cosce. Ora quando rivedi certi vecchi film o foto sembrano anacronistiche. I peliii che schiifoooo!!

Quanto avrei voluto avere una fichetta piccina, come quelle delle ragazze che vedevo farsi la doccia in piscina. Con quelle labbra che parevano petali di rosa, tenere…
Strano penso, gli uomini negli spogliatoi guardano a chi ha il pisello più grosso, noi a chi ha la fica più piccina.
Ma poi mica ancora ho capito come ce l’ho, dentro. Tanto piccola no perché quelli troppo piccoli non li sento proprio.. quelli grossi sono proprio belli, danno delle grandi soddisfazioni a giocarci, a prenderli in bocca, ma a volte mi fanno male, specialmente alla pecorina.
Che cosa vi spingete poi, che sbattete, sbattete fino in fondo… Mica abbiamo una galleria lì dentro.

Ecco forse ce l’ho media, una fica nella norma insomma. Perché quelli che mi si confanno meglio sono così... che poi lo dice pure il Kamasutra che ci sono tre tipi di uomo e tre di donna per le dimensioni: lepre, toro, cavallo, cerva, giumenta, elefantessa. Ognuno deve trovare il giusto incastro. Quindi praticamente sarei una cavalla... ci sta.

Ho intervistato alcuni uomini chiedendo come amassero adorare la fica:

1. non é che io abbia un copione, ogni volta l'ispirazione conduce a percorsi differenti, dettati dal piacere che "sento" in lei...preferisco, in ogni caso, avvicinarmi piano piano...lei stesa, le cosce socchiuse, io mi faccio spazio, e con mille piccoli, soffici baci, le percorro, dalle ginocchia fino all'inguine, lentamente...molto lentamente...l'interno coscia é delizioso, mi piace mordicchiarlo, leccarlo, baciarlo lievemente...e arrivato all'inguine, continuo a baciare intorno al buchino...poi salgo...
soffici baci sulle labbra...intervallati a leccatine lunghe...dal basso verso l'altro per tutta la lunghezza della fessura...e ritorno....mordicchio le labbra...le stringo tra le mie...insinuo la lingua dentro...e assaporo...assaporo a lungo...raccolgo ogni umore...
impazzisco per il dolce miele...introduco la lingua quasi fosse un piccolo pene...piccoli colpi...lenti movimenti...
e bacio le labbra, come fosse una bocca ci limono, con lei...mi piace troppo...

infine, dopo tanto assaporare, risalgo con le labbra fino al clitoride...gonfio e attento...lo prendo tra le labbra...lo picchietto con la lingua...lo spompino un pochino...lo succhio...piano, prima, poi con piu' vigore...magari penetrando contemporaneamente con due dita, fino a sentire il piacere esplodere e riversarsi sulle mie labbra...sulla mia lingua...sul mio viso....


2. adoro giocare con la lingua,adoro farla scorrere su tutto il corpo,soffermandomi nei punti piu...caldi...mi piace sentire la figa che piano piano si bagna la donna inizia ad eccitarsi, adoro aprire le labbra per infilarci con molta dolcezza tutta la lingua!!non mi stanco mai...non lascio nulla di inesplorato,mi piace leccare anche il culetto,affinche la donna si ecciti da morire, per poi sentire il suo succo sulla punta della mia lingua...e poi....e poi...!!!

3. Bacio li' come se baciassi una bocca...con lo stesso trasporto e lo stesso calore...adoro sentire il suo piacere arrivare sulle mie labbra, sulla mia lingua...


Ah grazie a questi uomini, se non ci fossero!!



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

martedì 13 luglio 2010

Amore timido




Le nostre mani appoggiate al muretto, davanti a noi lo spettacolo della campagna addormentata, qualche luce nella notte, la cupola del cielo stellato e uno spicchio di luna sottile come un'unghia.
Una leggera brezza riempie le mie narici del dolce odore dei tigli del viale sottostante.. aspiro a lungo e sospiro...Non avresti potuto trovare scenario migliore. Eppure ancora non lo fai, non mi baci, la mia mano è così vicina alla tua che ti basterebbe poco per sfiorarla, piccolo amore timido, ed invece mi guardi e sei senza parole, e si è fatto tardi ormai…

Arrivati di fronte casa apro il pesante portone, mi saluti mentre accendo la luce dell’ingresso e ti sorprendi nel notare il pozzo, la cancellata di ferro battuto... ti lascio entrare.

Ti guardi intorno e poi:
- Ciao, ora vado
Un casto bacio sulle guance… forse inavvertitamente posi le tue labbra all’angolo delle mie… e pian piano il tuo viso si gira del tutto, la tua bocca ora preme sulle mie labbra, e la tua lingua dolcemente mi esplora.
Ho ancora una mano sull'anta del portone aperto, lo lascio andare mentre tu mi baci lentamente, a lungo. Poi lascio cadere anche la borsa mentre la luce a tempo delle scale si spegne. Ti appoggi al muro a mi avvicini a te cingendomi la vita, sento la tua eccitazione mentre continui a baciarmi... lentamente mi apri la giacca in cerca dei miei seni. Ti intrufoli sotto la scollatura, trovi i capezzoli e me li baci, la tua lingua è dolce e delicata, mentre le tue mani ora da quell’abbraccio dietro la mia schiena si insinuano dall’ alto sotto la mia gonna, una mano sulla vita scende lentamente sotto i miei slip, accarezza le natiche e compie un giro, circumnavigando il mappamondo dei miei fianchi fino al meridiano centrale, il tuo obiettivo. Sorrido pensando al lungo viaggio che ha compiuto quella mano per arrivare a destinazione. Non è diretta, prepotente come le mani di tanti altri, dalle dita maleducate, che non chiedono permesso...No, le tue dita aspettano che la mia intimità si scaldi, si addolcisca e sbocci, l’ accarezzano a lungo strappandomi gemiti di piacere che echeggiano per le scale.
Rimaniamo così per qualche minuto, la tua lingua lentissimamente mi bacia, mentre le tue dita scivolano in me, piano.




Sento i miei sospiri amplificati dalla risonanza dell’androne, siamo in penombra ma qualcuno potrebbe scendere le scale, o aprire il portone e ci troverebbe lì dietro, in una condizione inequivocabile. Le mie labbra si staccano dalle tue per fare uscire poche parole:

- Saliamo a casa?
- Si, saliamo a casa

Mi avvio per prima, tu dietro di me di diversi gradini… immagino il tuo sguardo sul mio bacino ondeggiante di fronte a te…. chissà a cosa pensi, se sei ancora eccitato o se hai paura, paura della donna che hai davanti mentre tu sei soltanto un ragazzo.
Arrivata al pianerottolo mi fermo e mi volto ad osservarti, ti aspetto. Il tuo sguardo è esattamente come lo immaginavo, intimorito ed acceso al tempo stesso. Abbiamo il fiato grosso, sarà l’eccitazione, saranno le scale che ci fanno ansimare leggermente mentre introduco la chiave nella porta. Il tempo di lasciare all’ ingresso la borsa e di togliermi la giacca che tu mi abbracci e torni a baciarmi in quel modo, senza parlare. Mi avvicino al divano, mentre tu lentamente cominci a spogliarmi sempre senza distogliere le tue labbra dalle mie… la camicetta, il reggiseno….poi mi sfili la gonna, con una calma che mi sorprende e prolunga ancora di più la mia eccitazione.
Penso all’ultima volta su questo stesso divano, ad altre mani più decise che mi afferrano, mi stringono le natiche, rivedo me stessa girata e piegata sotto i suoi colpi….la mia testa che sbatte sulla spalliera, i miei e i suoi sospiri, la sua voce che mi dice parole oscene ed eccitanti, ed altre dolcissime. Mi pare di sentirne ancora il suono.



Invece tu non dici niente, mentre lui ancora continua ad apparire come un fantasma dentro le mura di questa casa. Vorrei tanto che se ne andasse, che mi lasciasse libera…
Mi adagi delicatamente sui cuscini continuando a spogliarmi, mi baci il ventre e l’ombelico e mi sembra che nessuno mi abbia mai toccato così. Finalmente mi abbandono, reclino il busto e la testa all’ indietro, piegata dalla tua dolcezza. Ora chiudo gli occhi, si, li chiudo, e spero che quando li riaprirò le immagini che popolano la mia testa se ne siano andate, per sempre.





Non penso più a nulla… oggi non sono la tigre che graffia e divora la carne, non sono l’animale selvatico, la puledra che cavalca la sua preda, no. Sono una gatta in cerca di carezze, una bambina spaventata dagli spettri partoriti dalla sua stessa mente.


Sei in ginocchio accanto a me, mentre accarezzi ogni centimetro del mio corpo. Mi baci i seni, avverto il calore della tua bocca e l’umido della tua lingua che lambisce i miei capezzoli, il tocco delle tue labbra che tracciano una scia di piccoli baci che scendono in basso, si soffermano sull’ ombelico, sfiorato dalla tua lingua. Scendi ancora più giù, sento le tue dita sulla mia rosa umida, e poi la tua lingua sul mio clitoride, mi assapora come fossi un frutto succoso, bevendone gli umori. Le tue dita si insinuano in me, scorrono delicatamente dentro e fuori, avverto la consistenza dei tuoi denti che pizzicano il mio clitoride… lo sento pulsare sotto quella stretta. I miei sensi sono tutti concentrati su quel bocciolo umido, vibrante, fino a che lo sento palpitare più forte, fremere ed esplodere come una stella che mi irradia tutta con il suo calore, scuotendo il mio corpo.
Apro gli occhi…. Ora ci sei soltanto tu, piccolo amore timido.



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

venerdì 11 giugno 2010

LA TOMBA ETRUSCA



Piove, il terreno umido fa affondare i miei tacchi nell'erba bagnata. Nelle mie narici odore di muschio, odore di fieno.
Ti conosco appena, eppure mi sono fidata di te. Male.
Mi hai portato a pranzo in un ristorante vicino ad una zona archeologica di Roma, ed ora, eccomi qui… ma dove mi stai portando?

Ti seguo con curiosità, mi hai promesso che mi farai vedere una tomba di epoca etrusca. Sai che qui se ne trova una che pochi conoscono, hai lavorato ai restauri che hanno permesso di riaprirla al pubblico. Eppure oggi non c'è nessuno, a Roma basta un po' di pioggia perché tutto si fermi. Ecco perché il custode all'ingresso ci guarda con curiosità, o forse ha già capito quello che non ho capito io, piccola ingenua che sono. Arriviamo a un grande tumulo di terra, ricoperto da erba verde, c'è un'apertura e noi ci entriamo. Ecco che mentre scendo le ripide scale, avverto di nuovo quell'odore di muffa, di tufo fradicio e comincio ad avere paura. Ma perché sono qui?

Giriamo intorno alla pianta circolare, al centro un muro umido e trasudante di roccia tufacea. Mi sento come un animale in trappola, sottoterra, voglio uscire subito da questo posto, e completato il giro comincio a risalire velocemente le scale. Tu mi segui, sento i tuoi passi sui gradini dietro di me.

:- "Io vivo di emozioni- "frase improbabile da dire mentre si appoggia una mano sul culo di una donna, eppure ti è uscita così, come fosse stata preparata ad arte. E un attimo dopo io giro la testa e la tua lingua invade la mia bocca, mentre io rimango su un gradino al di sopra di te, sento le tue mani sopra la stoffa della gonna, sopra i glutei, e poi le dita che si insinuano sotto, accarezzano le gambe e il ricamo delle mie autoreggenti, poi salgono più su, verso quella striscia di carne bianca, delicate ma al tempo stesso decise, sanno dove andare. Spostano l'elastico delle mutandine e si intrufolano tra la mia peluria, si fanno strada tra le grandi labbra fino dentro il mio sesso e vi affondano, senza nessuna reticenza da parte mia.
La testa mi scoppia, vorrei continuare a salire quei gradini, mentre vedo dall'apertura in cima alle scale la pioggia che continua a scendere, e nessun rumore intorno, solo il tuo respiro vicino al mio orecchio. Eppure non lo faccio, rimango li su quel gradino, come impietrita, gli occhi alla pioggia e la testa da un'altra parte. Perché vorrei scappare, e non riesco a muovermi, mentre sento il mio fiore di carne che si schiude, facendo colare il nettare sulle tue dita, sulla tua mano. Lentamente mi giro del tutto, ma ancora non scendo da quel gradino, come avessi i piedi incollati. Non posso più negare la mia eccitazione, tu non hai distolto le tue dita da dentro di me, ma ora ne sfili uno intriso delle mie gocce di piacere e te lo porti alla bocca, assaporandone il gusto.
- Come sei buona, mi fai venire voglia di mangiarti.
Scendi di qualche gradino ed ora sei con il viso di fronte al mio centro pulsante, lo guardi, lo baci, con tocchi leggeri delle labbra, poi sento la punta della tua lingua sul clitoride indurito…scende e risale nuovamente, si muove dolcemente provocandomi delle leggere scosse, succhi le mie labbra bagnate mentre nuovamente le tue dita mi esplorano… ne sento due dentro di me che si muovono ritmicamente, simulando quello che tra poco farà il tuo sesso, così immagino. Non posso trattenere un gemito di piacere, le mie gambe si piegano e cedono facendomi cadere in avanti, sopra di te che mi accogli tra le tue braccia, mi sollevi ed atterro in quell’antro umido. Caldo e umido dentro di me, freddo e umido fuori.




Ora siamo al centro della tomba, in un passaggio stretto, mi baci nuovamente facendomi sentire il sapore che è rimasto sulle tue labbra. E’ come assaggiare me stessa, mi scopro leggermente salata ma con un fondo di dolce, tenero. E’ diverso dal sapore di un uomo, più forte e deciso. Mi piaccio.
Siamo uno di fronte all’altro, ora, sento la tua eccitazione, la tua virilità contro il mio pube irrigidirsi, ti strofini sulla mia fessura gocciolante ed ho voglia di vederlo, di sentirlo. Allungo una mano verso il tuo sesso, ti apro la cerniera e lo prendo, lo accarezzo dolcemente solo con il pollice tenendo ferme le altre dita, mentre lo sento crescere nella mia mano. Adoro vederlo così, che si gonfia al massimo, così turgido con le vene gonfie, la cappella tesa e liscia. Solo ora la mia stretta si fa più decisa, vado su e giù guardandoti negli occhi, mi piace il tuo sguardo pieno di desiderio. Mi baci con gratitudine, la tua lingua non è ancora sazia, ma ora sono io che ho voglia di assaggiarti..

Scendo lentamente rimanendo accovacciata in equilibrio, senza inginocchiarmi sul terreno fradicio. Ora sono io che mi gusto il tuo odore, il tuo sapore… annusandolo, leccandolo sulla punta, girandoci intorno con la lingua e poi succhiandolo, prendendolo in bocca tutto mentre tu, in piedi , mi accarezzi i capelli ed accompagni il mio movimento con la mano, muovendoti dentro la mia bocca. Sollevo lo sguardo verso di te, ma tu non mi fai finire, senza parlare mi blocchi, mi prendi per le braccia e mi aiuti a sollevarmi, mi rigiri e mi appoggi al muro umido di fronte a noi. Mi sollevi del tutto la gonna, mi togli le mutandine e mi accarezzi i glutei, prima delicatamente, poi più rudemente mi apri le natiche e ti abbassi a leccare nuovamente il mio nettare, insinuando la lingua dentro la mia fica, poi risalendo verso l’alto arrivando al mio ano, leccando anche quello. Mi sento completamente in tua balia, totalmente arresa, e mentre continui a lambirmi introduci un dito nella mia fica ed un altro nell’ ano che si apre facilmente lubrificato dai miei e dai tuoi fluidi.

Ora lo voglio, lo voglio dentro di me… tu sembra che abbia sentito la mia richiesta mentale, ti sollevi e sento il tuo cazzo eretto che si fa strada per entrare in me…. La mia fica è così umida che il tuo uccello scivola dolcemente in me arrivando fino in fondo. Io rimango con le mani e le braccia appoggiate sul tufo fradicio, in piedi, mentre tu ti muovi dentro di me, lentamente. Il sentirmi gemere ti eccita, i tuoi colpi si fanno sempre più decisi, mi prendi per i fianchi e mi attiri verso di te. Alterni movimenti più bruschi con altri più lenti, mi cingi il petto dolcemente, le tue mani mi scoprono i seni che escono dalla costrizione del reggiseno, ed ora si aprono a coppa sulle mie soffici rotondità, me le contengono delicatamente, mentre i tuoi colpi sono violenti; il tuo sesso è duro e le tue mani morbide. Un continuo alternarsi di dolcezza e ruvidità: in basso, nelle mie profondità, avverto la tua forza, verso l’alto la tua delicatezza. Mi sposti i capelli dalla nuca, mentre mi mordicchi il collo ed avverto dei brividi lungo tutta la schiena, la inarco.



Tu cogli il mio invito, esci dalla mia fica per insinuare il tuo cazzo bagnato dei miei umori tra le mie natiche, ritrovando il buchino che avevi appena dilatato. Ci appoggi la cappella e la spingi delicatamente, facendolo cedere ed aprire intorno al tuo cilindro di carne, piano, millimetro dopo millimetro. Una volta che sei tutto dentro cominci a muoverti con colpi più decisi, avverto un leggero spasimo iniziale che presto cede il posto al piacere, mi rilascio e mi abbandono ad un sentimento diverso, più profondo, mi offro totalmente a te.
Intanto le tue dita mi prendono i capezzoli, me li torturano, ora sono diventate severe mentre quel brivido continua e li rende ancora più turgidi. Poi la tua mano scivola sul mio clitoride, lo accarezza mentre sento i miei umori che mi colano tra le gambe, le gocce scivolano sulle cosce aperte… mi sembra di impazzire. La mia eccitazione esalta anche te, lo sento sempre più duro, mi riempi e mi dilati sempre più, più a fondo, fino a farmi godere, in un orgasmo che parte dalle viscere, mi scuote e mi fa vibrare tutta, le gambe, i glutei si contraggono mentre grido così forte che mi copri la bocca con una mano perché non mi sentano.
Ma nessuno può sentirci ora, siamo soli in un alone freddo imbevuto di morte, sottoterra, in silenzio, senza parlare. Amore e morte, Eros e Tanathos, la mia piccola morte e la tua, preceduta da pulsazioni dentro di me, fino alla tua esplosione, come una vampa, al calore che mi invade. Rimani dentro di me… dammi il tuo seme, ora. Dammi la tua vita.



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre

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