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giovedì 6 giugno 2013

Nuove sensazioni


 
Conosco Sandro ormai da qualche anno e nonostante la lontananza riusciamo ogni tanto a ritagliarci dei piacevoli momenti da vivere insieme. Quello che mi ha colpito in lui fin dall’inizio  è la sua fantasia, la voglia di trasgressione unita ad una ricerca costante di novità. E’ capace di  inventarsi sempre qualcosa di particolare  per stupirmi.  Certamente con lui non ci si annoia.
Sandro vive a Torino e viene spesso nella capitale per lavoro, ma tempo fa il caso volle che dovetti io recarmi nella sua città. Lo chiamai al  telefono appena fui informata del mio viaggio.

-   “Allora  cosa mi proporrai questa volta?” dissi con aria di sfida sapendo benissimo che lui avrebbe colto l’opportunità.

-    “Dammi un po’ di tempo e vedrai… vista l’occasione  voglio che sia indimenticabile, qualcosa che non hai mai fatto in vita tua.”
Mi fido ciecamente di Sandro, so che non mi metterebbe mai in situazioni spiacevoli o a rischio. Così aspettai trepidante finché il giorno dopo aprendo la posta trovai una sua mail.

“Guarda un po’, cosa ne pensi di questa?” e sotto un link ad un sito di Incontri,
Sul momento rimasi  interdetta ma poi aprendolo trovai la foto di ***, una bellissima trans cubana. Capelli lunghi neri, un viso dolcissimo e due occhi scuri e penetranti, un corpo morbido e sensuale e… un notevole attributo! Devo dire che in genere non ne sono attratta  ma dalla foto sembrava davvero bella e soprattutto molto femminile. Più di tante donne che conosco.
Lo chiamai subito: - “Ma cosa vuoi fare? Andarci insieme?”

-  “Certo! E’ una fantasia che avevo da tempo  e voglio realizzarla con te… sarà la prima volta per tutti e due. Non sei contenta?”
Ecco come è Sandro, non smette mai di stupirmi. Dopo qualche giorno partii, e durante il viaggio in treno non feci che pensare a quel corpo che guardai e riguardai più volte nelle foto on line.  Un sesso maschile su un corpo di donna… ero curiosa e stuzzicata all’idea…  chissà come sarà dal vivo, cosa accadrà…

Al  momento di scendere finalmente dal treno mi resi conto che il mio fantasticare mi aveva  eccitata davvero. Mentre camminavo andando incontro a Sandro che mi aspettava alla stazione sentivo la mia fica pulsare. Lui appena mi vide  mi abbracciò stampandomi un  bacio sulle labbra e poi mi disse:

-“ Finalmente eccoti qui… quanto tempo…” - e continuava a baciarmi premendomi il suo cazzo sul ventre -  “Guarda che occhi che hai… conosco quello sguardo… a cosa stai pensando?”
- “E secondo te? – Non ho fatto che pensare ad altro!”

- “Vieni andiamo… abbiamo appuntamento con *** tra meno di un’ora!” disse prendendomi per mano e separando il suo corpo dal mio.

Una volta saliti in macchina continuammo a baciarci, lui infilò subito le mani sotto la mia gonna, insinuandosi sotto l’elastico delle mie mutandine:
-       “Troia… lo sapevo… sei fradicia…”  – disse mentre mi infilava due dita dentro facendomi sussultare.

Per tutto il  tragitto, mentre guidava continuava a con la mano destra a toccarmi e a fantasticare su quello che avremmo fatto. Voleva mantenermi in ebollizione fino al nostro arrivo. 
Quando finalmente giungemmo al suo appartamento e *** ci aprì la porta fui piacevolmente sorpresa. Era persino meglio dal vivo che nelle foto.  Molto alta, la pelle ambrata,  un ovale perfetto incorniciato da lunghi capelli lisci e due occhi  magnetici, due belle labbra ben disegnate da un rossetto rosso acceso.  Indossava un corto negligee  nero trasparente da cui si intravvedeva  una lingerie di pizzo sempre nera che conteneva a stento un bel seno piccolo ma sodo.  Era davvero molto femminile, aveva delle belle mani con lunghe unghie laccate di rosso. Camminava ondeggiando su sandali con tacchi molto alti  e mentre ci precedeva accogliendoci in casa osservai il suo bel culo segnato dalla linea del perizoma dondolare davanti a noi.

- “Venite… entrate.” Anche la sua voce non lasciava trasparire niente di virile. L’accento sudamericano la rendeva anzi molto sensuale.

Ero eccitatissima e il cuore mi batteva forte, rimasi senza parole. Sandro, una volta entrati in camera  prese subito l’iniziativa:  - “Facci vedere la tua dote nascosta” le disse mentre le mise una mano  sul sesso  liberando il suo uccello.
Era davvero bello lungo, turgido, dalle vene gonfie e in rilievo. Ero così esaltata a vedere Sandro alle prese con quel cazzo che stupii me stessa quando gli dissi: - “Prendilo in bocca… fammi vedere se lo sai fare.” 

Lui prima mi lanciò una occhiata poi si tolse la giacca, si inginocchiò e con mia grande sorpresa lo  vidi prima leccarlo in punta, quasi come se volesse assaggiarlo, poi scendere con la lingua a saggiarne la consistenza e infine… aprire la bocca e succhiarlo! Ero incantata… lo faceva molto bene!Cominciai a pensare che forse Sandro lo aveva già fatto e chissà  quante altre cose  non mi aveva detto, ma la cosa stranamente mi eccitava. Non avevo mai visto un uomo succhiare un altro uomo… era tutto così assurdo e incredibile.
– “Vedi il tuo amico come è bravo?” Confermò ***.- “E tu? Non vuoi partecipare?”

Mi resi conto solo allora che ero rimasta in piedi vestita e affascinata dallo spettacolo. Mi avvicinai e le toccai i seni, al tatto erano morbidi, la pelle liscia. Cominciai a succhiarle i capezzoli duri e appuntiti mentre lei gemeva. Intanto vedere dall’alto Sandro che la spompinava era fantastico … ero bagnata fradicia. Lei cominciò a spogliarmi, mi tolse la camicetta e mi accarezzò i seni.
- “Che belli…”  - Mi disse mentre compivamo gli stessi gesti l’una sul corpo dell’altra.  Se non fosse stato per quel cazzo che aveva fra le gambe mi sarebbe sembrato di accarezzare una donna.

Poi Sandro d’un tratto si alzò, si spogliò e poi si avvicinò armato del suo bell’arnese che conoscevo bene.
- “Vieni qui troia… ti è piaciuto lo spettacolo?Adesso voglio guardarti io… “
Immaginavo che volesse vedermi mentre lo succhiavo invece al contrario mi fece mettere sdraiata sul letto, poi prese per mano *** e la avvicinò a me, che nel frattempo mi ero spogliata completamente.

-   “Leccala per bene… voglio guardarvi…”

*** si pose fra le mie cosce e mi aprì delicatamente le labbra, poi avvertii la sua lingua lambirmi dolcemente… sfiorare il clitoride con tocchi delicati. Era incredibile avere un volto femminile tra le gambe e contemporaneamente toccare il suo cazzo eretto… era donna da un lato e uomo dall’altro e io avevo voglia proprio del suo lato più maschio. Lo presi in bocca e lo succhiai mentre continuava a leccarmi,  a penetrarmi con le dita fino a farmi godere. Sandro era fuori di se, si masturbava incitandoci finché disse:
-     “Adesso voglio scoparvi”

La fece mettere a pecorina sul letto ed io  presi il cazzo pulsante di Sandro in mano e lo aiutai a penetrarla guidandolo dentro quelle superbe natiche. Lo vidi mentre gli apriva il culo con un colpo deciso facendola gridare. Mentre Sandro glie lo spingeva dentro lo baciavo… poi mi misi sotto di loro e presi in bocca il cazzo durissimo di *** che urlava godendo.
Ad un certo punto, come se si fossero accordati si staccarono, Sandro si sfilò da lui, si cambiò il preservativo e mi fece mettere sdraiata. Ora toccava a me. Se Sandro aveva due donne  io avevo due cazzi a disposizione… c’era di che divertirsi! Lui mi penetrò nella fica mentre *** mi teneva occupata la bocca con il suo grosso uccello, poi si cambiarono di posizione… ne provammo  diverse fino ad averli entrambi dentro di me… *** nel culo e Sandro nella fica. Urlavo così forte che ebbi paura mi sentissero in tutto il palazzo. Ero riempita, allargata da due cazzi… ero in paradiso, non avevo mai provato tanto piacere come in quel momento tanto che venni più volte! Loro resistettero a lungo finché *** venne schizzando sul mio seno  e Sandro a quel punto disse: - “Brava troietta adesso ti do la mia.” E la inondò con il suo sperma sul viso. Non so perché ci mettemmo a ridere , eravamo piene di sperma nude e contente!

Fu una esperienza fantastica, e spesso la ricordiamo durante i nostri incontri eccitandoci ancora molto al pensiero di quel pomeriggio.   Chissà magari la prossima volta riuscirò a convincere Sandro ad avere un ruolo più… passivo. Penso che non gli dispiacerebbe affatto.  

 

martedì 20 novembre 2012

Quando mi prendi così



a volte penso che vorrei essere te
per guardare quello che vedi tu
che ti ecciti a vedermi aperta
dal tuo cazzo pulsante
fino in fondo
TUA

lunedì 20 febbraio 2012

Sottovoce


Io e te non abbiamo bisogno di parlare. Dopo mesi di lontananza, il tuo sorriso e il tuo abbraccio. Lungo, silenzioso… strettissimo come solo tu sai fare. Mi togli il fiato. “Come stai?... come stai?” sei riuscito a bisbigliare con la testa infilata sulla mia spalla, tra i miei capelli. Il tuo odore. Di nuovo. Indimenticabile, la tua essenza. Le mie mani scorrono sulla tua schiena ampia, ti stringono. Hai il corpo di un uomo che è in grado di contenermi ma sei rimasto un bambino… sarai sempre tale per me. Quanto siamo rimasti così, in silenzio? Tanto da farmi sentire lo stomaco che si scioglieva, tanto da fare annacquare i miei occhi. No, niente lacrime oggi. Sto sorridendo mentre ti spogli velocemente e rimango incantata a guardarti. Quanto sei bello, lo sai? Non te lo dico mai, neanche stavolta. Perché mi incanto a guardarti, mi fai rimanere senza parole, senza respiro.

Ti ho avvertito che c'è gente in casa, sento dei rumori provenire dalla camera in fondo al corridoio. Ridacchiamo piano, sottovoce, quando ti butti sul letto. E' quella strana euforia che ci prende ora, per la bizzarra situazione, come due adolescenti che approfittano della momentanea assenza dei genitori. Non ridere, non ridere ora! Mentre mi inginocchio tra le tue gambe. Ecco si, ora non ridi più mentre te lo bacio, già eretto. Sei tutto splendido… questo te lo dico, e lo vedi quanto mi piace il tuo cazzo. Sorridi mentre mi dici che me lo dimentico ogni volta, che te lo dico ogni volta che lo rivedo. Dovrei non farne mai a meno di te e del tuo cazzo, lo so.

Penso di non averne mai visto uno più bello, ma non è solo questo che mi pone in tale condizione di adorazione. Si il tuo cazzo io lo venero. Adoro stare in ginocchio a leccarlo, a guardarmelo, a mangiartelo. E' decisamente lungo, grande tanto che non riesco a stringerlo tutto nella mia piccola mano, ha la pelle chiara percorsa da vene robuste, la cappella dalla forma perfetta che amo mordicchiare. Faccio scorrere la mano sull'asta, lo scopro tutto spingendo fino alla base e poi ci gioco, passo la lingua su e giù fino a vederlo sempre più turgido. Solo allora lo prendo in bocca. Lo adoro, ti adoro… ci starei le ore così. Invece tu ad un certo punto mi sollevi la testa:

- Ti ho detto cosa volevo per primo. Il tuo culo.

Se penso alle prime volte che ci frequentavamo, mi sembra una vita fa. Un giovane virgulto da educare a cui certe cose non piacevano. E quanto ci ho messo poco per istruirti! Tanto che ora è la cosa che ami di più.

Mi sollevi sul letto. Fai piano… fai piano non faccio che sussurrarti. Devo riabituarmi alle tue dimensioni… molto lentamente sento la cappella scivolarmi dentro. Dio quanto mi fai male. Ti pianto le unghie nella carne. Ti fermi e lasci che il mio sfintere si rilassi. Il fatto di non poter parlare ti rende stranamente tenero. Sono su un fianco mentre tu mi abbracci da dietro cingendo la mia schiena, con le mani sui miei seni e mi bisbigli all'orecchio che sarai delicato. Per poco. Quando senti il mio stretto anello che cede mi rigiri con la faccia sulle coperte ed affondi con decisione. Eccoti di nuovo tutto dentro di me. Ora il mio corpo ti riconosce, ti accetta. Si conforma a te, al tuo cazzo. Come allora, come farà sempre.

Il letto cigola, la mia mano tiene la testiera imbottita cercando di non farla muovere, la tua sopra la mia a controllare il movimento. Chissà se stanno sentendo… Quanto vorrei urlare mentre ricaccio la voce in fondo alla gola. Mi escono sommessi mugolii.

La musica dal notebook acceso sul comodino è terminata. Non copre più i nostri rumori Ne approfittiamo per cambiare posizione, mi prendi per le caviglie e mi sposti. Solo tu riesci a farlo, mi fai sentire una bambola, un oggetto nelle tue mani. Ora sul bordo del letto mi martelli forte.

Dal portatile acceso proviene un rumore. E' un contatto di skype che si connette, ed io so chi è a quest'ora. Il mio compagno di giochi.

- Aspetta, ti dico… aspetta… vuoi farti vedere?

- Cosa vuoi fare?

Sposto il pc sul letto, accanto a noi. Le mie dita si muovono febbrili sulla tastiera. Scrivo:

- Vuoi vedermi? Vuoi vedermi ora mentre faccio un pompino?

- Mia piccola troietta, sono già a cazzo dritto!

Ed ecco qui, lo spettacolo ha inizio. Un cerchietto rosso lampeggia… mi metto proprio di fronte. Vedo il suo torace nudo sullo schermo, ha il cazzo in mano e come in uno specchio osservo me alle prese con un altro uccelllo. Mi sollevo a guardarlo proprio negli occhi.

- Mi vedi, mi vedi?

- Si. Chi è lui?

Mi rendo conto solo ora che nessuno di loro vede il viso dell'altro, sono solo due corpi, due torsi, due gambe e due membri eretti su uno schermo. Mi dedico al cazzo reale, lo lecco, lo succhio forte e poi mi fermo, sollevo lo sguardo per guardare il monitor. E' così vicino che sembra qui anche lui, accanto a noi. Vorrei toccarlo, simulo il gesto di afferrarlo.

- Troia ti sento mugolare. Ora impalati, sali sopra di lui. Voglio vederti godere

Eseguo gli ordini, cingo i tuoi fianchi con le mie gambe e ti salgo sopra, lentamente. Faccio in modo che lui mi veda bene mentre guardo la sua mano che si muove su e giù lentamente. Accelero il mio ritmo seguendo quello delle sue dita fino a che diventa frenetico quando mi sente gemere. Mi vede mentre tu mi strizzi i capezzoli, me li succhi, mi afferri i fianchi e mi stringi forte. Sente le mie grida soffocate mentre esplodo scossa da fremiti e poi il tuo orgasmo che mi riempie, il suono gutturale della tua voce mentre ti scarichi nel mio corpo.

- Guardami ora. Guardami!

Faccio in tempo a vedere le prime gocce di sperma che ricadono sulla sua mano, e poi un fiotto zampillante verso l'alto, come una fontana lattiginosa e densa.

Tu anche lo vedi e sorridi, mentre io poso una mano sulla mia bocca e poi l'appoggio sullo schermo, a stampare un immaginario bacio sul suo sesso.

Buonanotte, ti è piaciuta la sorpresa?.....

mercoledì 23 novembre 2011

Verginità

Il tuo culo inviolato, sotto le mie mani. Lo accarezzo mentre guardo la tua schiena bianca, i lunghi capelli scuri che scivolano sulle spalle. Entro con un dito nel buchino stretto a tal punto che pare mordermi. Lo bagno ed ora lo sento scivolare. Ti soffio sul collo, noto i brividi sulla tua pelle mentre ripenso alla frase di poco fa:

- "Solo con te, non l’ho mai fatto con nessun altro. Lo faccio per te, zietta".

Adoro quando mi chiami così, ma ora è come se sentissi la responsabilità e al tempo stesso l’eccitazione per questo tuo offrirti a me. Osservo il tuo corpo morbido, la tua pelle chiara ed ho voglia di farti male, ho voglia di abusare della tua giovane carne. Troppo giovane. Ora le dita sono diventate due, i tuoi gemiti, il tuo lamentarti accresce la mia eccitazione. Prendo il dildo accanto a me, sul letto. Te lo metto davanti al viso:

- "Succhialo, fammi vedere come sei brava…. Così….brava la mia nipotina…"

Ma sono io che sto facendo questo? Non mi riconosco più... Sono io che ora ti appoggio la punta del vibratore proprio sull'anello leggermente dilatato e spingo piano. Io che sto profanando la tua intimità più segreta… sento la punta che entra…. Mio Dio quanto ti lamenti, voglio farti male ma non troppo, ora mi fermo. So che devo farlo rimanere lì immobile per un po’ mentre ti dilati, mentre ti rilassi. Il tuo  respiro è affannoso,  ti accarezzo la schiena sudata e poi riprendo l’opera, ora più decisa. Entra più facilmente , ti stai aprendo per me… per me… i mugolii sono diversi, il dolore è diventato piacere, un piacere bruciante.
E la tua voce… come mi eccita la tua dolce vocina di ragazzina che ora ha smesso di mugolare e mi dice porcate, priva di ogni controllo. Sono un lago, il mio clitoride pulsa mentre sferro l’ultimo colpo e te lo infilo tutto dentro. Tutto fino in fondo.
Fatti vedere ora piccina, quanto sei bella.

martedì 4 ottobre 2011

Doppio sogno



Dormire con te. Ovvero non dormire con te…che ore saranno? Eppure ero addormentata, ma la tua presenza mi tiene sveglia, lo sai?E’ il calore del tuo corpo nudo che mi deve aver ridestato, mentre sono appoggiata al tuo petto, o sarà stato il pizzicore dei  tuoi peli che mi sfregano la guancia, immersa nel tuo odore. Come posso dormire con  la tua mano sulla mia spalla che scivola sulla schiena e poi sulle mie natiche. Ne percepisco la temperatura, il peso lieve. Ora se ne sta lì ferma a sancire  il suo possesso, immobile e rilassata sul mio culo. Mi sono spostata ed  ho sentito il tepore del tuo sesso appoggiarsi alla mia coscia, morbidamente. L’ho percepito muoversi, come avesse vita propria… si è allungato e non ho potuto fare a meno di tendere la mia mano e raggiungerlo. L’ho accolto nel mio palmo, l’ho stretto leggermente. Senza vederlo ne ho riconosciuto la forma, il calore della pelle. Ero ancora in quello spazio intermedio tra il sonno e la veglia, gli occhi chiusi e le membra pesanti. Solo i miei polpastrelli  si sono mossi impercettibilmente,  ed ho sentito che ha avuto un sussulto,  come un frullo d' ali… un fremito appena . E ancora… piccole vibrazioni delle mie dita che lui ha percepito… è lievitato lentamente, con la stessa indolenza con cui lo toccavo quasi per metterlo alla prova… due, tre volte.   Amorevolmente ha  risposto  agli stimoli,  si è dilatato, indurito fino a riempire la mia mano chiusa, senza che lo stringessi.
Ma dormi o sei sveglio? Te ne stai in silenzio, sento solo il tuo respiro lento e regolare… muovo il pollice accarezzandolo piano piano per tutta la lunghezza, avvertendo lo scalino della cappella ed i rilievi delle vene ingrossate.  Sono così stanca che non riesco a muovere un  muscolo, ma le dita vanno da sole come su una tastiera di cui conoscono gli accordi. Mentre sei  nella mia mano rivedo  le immagini di poche ore fa, come in un sogno... Ero  piegata sul divano e tu in piedi dietro di me mi aprivi le natiche. Mi hai esplorato il buchino rugoso con le tue dita… prima una.. poi due…  Il mio corpo si è aperto  a te, come se ti riconoscesse …  si è abbandonato … rilassato. Le tue dita fungevano da guida per il tuo cazzo che è scivolato  lentamente nel mio culo senza che opponesse resistenza. Fino in fondo. Mi chiedo come tu faccia a rendermi così, totalmente arresa al tuo uccello. Io non voglio consegnarmi a te, non voglio. Eppure è come se il corpo mi tradisse. Ti segue, mentre il mio cuore è costretto in uno scrigno, chiuso con un lucchetto pesante.  A forza di entrarmi dentro con il tuo cazzo violerai anche il mio forziere, come un predatore di anime, perché questo sei.  Profanerai le mie barriere. E nonostante questo, solo a sentire il tuo calore sulla mia mano, soltanto a rivedere le scene di poco fa il mio corpo diserta di nuovo. Mi bagno.
-          -  “Succhiamelo”. La tua voce risuona perentoria nell’oscurità.

Sei sveglio! Ho sonno  ma quell’animaletto appisolato nelle mie viscere si sta risvegliando… come il tuo sesso anche lui si rianima, mi morde il basso ventre. Sollevo il busto e mi protendo verso il centro del tuo corpo, non ho bisogno di cercarlo, ho il tuo uccello ancora in mano. Mi abbasso e sento il dorso contrarsi, indolenzito, i muscoli tesi si irrigidiscono. Forse è stato quando mi tenevi premuta la schiena sul materasso, così come piace a te, come adoro sentirmi prendere da te.  E’ come se il corpo avesse ancora impressa la memoria di quella posizione, ma il desiderio di soddisfarti supera il dolore. Te lo bacio  delicatamente , avvolto ancora dall’afrore dei nostri fluidi, i miei e i tuoi mescolati. Mi fa impazzire riconoscere il mio odore su di te.  Lo lecco in punta, avvolgo la cappella tra le mie labbra, distinguo il sapore salato delle prime trasparenti gocce di rugiada,  poi lo prendo tutto nella mia bocca calda. Lo succhio forte mentre avverto il mio bocciolo che pulsa, la fessura tra le mie labbra che si inumidisce. Ora voglio godere.
Mi sollevo su di te, piego le  gambe intorno al tuo bacino e poi mi abbasso lentamente… mi impalo sul tuo sesso durissimo ed inumidito dalla mia saliva; lo sento scorrere facilmente dentro di me. Tu non ti muovere, riposati, faccio tutto io. Però non riesci a star fermo, mi prendi i capezzoli che ondeggiano sul tuo viso e li stringi forte, me li lecchi, mi baci mentre il tuo bacino si muove sotto di me, spingendo forte. Ti cavalco ancora un po’, solo un po’ finché ti sento fremere, la tua carne palpitare dentro di me e il fiotto caldo del tuo sperma riempirmi mentre dal mio bocciolo pulsante si irradia una scarica fortissima che mi fa  sussultare tutta.
Mi accoccolo esausta accanto a te, di nuovo nell’incavo della tua spalla a respirare il tuo odore. Ora dormiamo, chiudi gli occhi amore.
Mi addormento e sogno… sogno una scalinata di marmo bianco lucente altissima ed io che salgo le scale nuda con indosso soltanto sandali neri  dai tacchi stratosferici.  Faccio fatica a salire gli erti gradini  ed arrivata in cima noto un uomo sul grande ripiano  e solo allora mi accorgo di essere nuda. Nuda ed indifesa. Nuda ed osservata, scrutata. Solo allora provo vergogna.
Mi manca il fiato e mi sveglio di soprassalto, agitata. Apro gli occhi lentamente, fatico a capire dove mi trovo… percepisco però che non sei qui con me,  l’altro lato del letto è vuoto.
Era solo un sogno?


domenica 2 ottobre 2011

martedì 24 maggio 2011

Odio le pulizie di primavera- Quarta ed ultima parte


(prosegue il racconto scritto a quattro mani con discretopassionale)


Anna prende a baciare la cappella di Gianni, delicatamente coglie con la lingua i suoi umori, si stupisce di quel sapore diverso, acidulo come quello di una mela colta troppo presto dall'albero.
Gianni chiude gli occhi e riversa la testa all'indietro quando Anna lentamente ma inesorabilmente lo accoglie nella sua bocca quasi completamente, mentre la sua mano ha abbandonato l'asta e si è spostata sui testicoli come per aiutarsi nell'affondo.
Il desiderio in lei cresce al pari del ritmo della sua bocca, sente le labbra della sua fica gonfiarsi per il piacere e gli umori colare lungo le cosce, avverte chiaramente la çappella di Gianni crescere e il suo cazzo vibrare ma non vuole che venga così, vuole sentirlo dentro di lei, vuole essere scopata selvaggiamente da quel cazzo che teme non sentirà mai più dopo quella volta.
Mario si sposta e li abbandona andandosi a sedere sul divano a pochi metri da loro, si masturba guardando Anna, la sua Anna, in ginocchio davanti al suo amico d'infanzia intenta in uno dei suoi splendidi pompini. L'osserva succhiare avidamente quel cazzo, mentre sente uno strano languore nel petto e si stupisce per la libidine che lo sconvolge, sente il suo membro pulsare mentre continua a menarselo guardando la lingua di Anna che lambisce la cappella di Gianni. Il viso dell'amico è in preda alla lussuria mentre le spinge il cazzo in gola... non l'ha mai visto così, non l'avrebbe mai potuto immaginare così. Lei lacrima, il trucco sfatto le riga il volto, i capelli arruffati, il suo morbido corpo sconvolto... la vede stringersi i seni ed accoglierlo lì in mezzo. E l'espressione dei suoi occhi, quello sguardo bramoso ed avido che Anna aveva avuto soltanto per lui... Si sente rimescolare lo stomaco, vorrebbe avvicinarsi e schiaffeggiarla, urlarle che è una puttana, ma non lo fa. Rimane a contemplare quella visione, godendo invece al tempo stesso nel vedere la carnalità del corpo di sua moglie mentre è alle prese con un altro uomo.... sente l'orgasmo avvicinarsi, le palle indurirsi

Anna riconosce quei mugolii che precedono l'esplosione del marito... si alza e raggiunge Mario tenendo Gianni per il cazzo e trascinandoselo dietro come un cagnolino con il suo guinzaglio di carne, poi si inginocchia di fronte al marito seduto sul divano appena in tempo perché lui la inondi con il suo seme caldo, le schizza sui seni, sul volto, sui capelli... E' la prima volta che suo marito compie quel gesto ... ora vede Anna in maniera diversa, è paradossale ma la sente ancora più sua.
L'uccello di Gianni è ancora nella sua mano, durissimo mentre lei ora si dedica a lui, accogliendolo nuovamente nella sua bocca sempre di fronte al marito. E' quasi completamente in estasi mentre affonda con colpi sempre più decisi nella sua bocca, la saliva cola copiosamente lungo l'asta del suo cazzo gocciolando a terra. Ha osservato Anna accogliere gli zampilli del marito e desidera
fare altrettanto, così sfila il suo membro da quella bocca avida un attimo prima che spruzzi di sperma bollente la ricoprano nuovamente, andando a mescolarsi al seme del marito.
Mario osserva sua moglie in ginocchio ricoperta di sperma, le protende la mano e l'aiuta a sollevarsi, poi con la stessa mano amalgama sul suo corpo le macchie lattiginose mescolando i due semi, le massaggia il seno dolcemente mentre la bacia. Senza parlare le tende la mano e la sostiene sollevandola da terra, l'accompagna in bagno, l'aiuta ad entrare nella doccia e fa scorrere l'acqua tiepida sul suo corpo. Poi prende la spugna, vi versa alcune gocce di bagno schiuma e comincia ad insaponarla come se fosse una bambina, prima le spalle, poi il seno, poi scende lungo la schiena e si insinua tra le natiche burrose.
Con le mani le sciacqua il volto, poi entra anche lui nella doccia e l'abbraccia sotto il getto dell'acqua. Anna si lascia coccolare dal marito... quei gesti la rimettono in pace con sé stessa, per un attimo ha avuto timore di aver rovinato tutto, invece ora intuisce che da questa esperienza il loro legame uscirà rafforzato. Non avrà più segreti per lui, i suoi desideri saranno anche i suoi.
Ma mentre il marito l'accarezza ritorna a pensare a Gianni che è rimasto in salotto, ha voglia di lui, lo vuole dentro di lei, vuole sentire quell'attrezzo duro e lucido frugarla dappertutto.
Dopo la doccia Mario le porge l'accapatoio, osserva sua moglie, il suo corpo pieno cosparso di goccioline, e le pare che non sia mai stata così bella. Sente di amarla come non mai. La bacia con tenerezza scostandole una ciocca dei capelli umidi che le incorniciano il volto.
Quando escono dal bagno si lasciano andare sul loro letto coniugale, obliquamente. Si baciano avvinghiati, i loro corpi nudi e frementi non sono ancora sazi. Dopo pochi minuti Gianni li raggiunge, osserva la loro intimità e prova quasi invidia... capisce che è stato soltanto un giocattolo nelle loro mani. Ma la smania di Anna non si è ancora placata...
- "Vieni qui"- Sussurra Anna. Gianni si avvicina al letto mentre la osserva sedersi sopra il marito dandogli le spalle mentre Mario afferra il suo sesso gonfio di desiderio indirizzandolo verso il sesso ancora umido di Anna che inizia ad abbassarsi lentamente, la cappella lucida forza le grandi labbra e inizia a farsi strada in lei. L'amico si appressa al viso di Anna con il sesso nuovamente teso, lei si aggrappa ai fianchi di Gianni e si lascia nuovamente violare la bocca....

Mario allunga le mani e afferra i generosi seni di Anna, mentre lei presa dall'eccitazione ha aumentato il ritmo dei suoi movimenti, i suoi glutei sbattono con colpi sempre più forti contro l'inguine del marito mentre Gianni, in piedi accanto al bordo del letto la prende per i capelli per spingere il suo sesso più a fondo
Anna vuole Gianni, vuole sentire quella lunga verga dentro di sé, così si alza lasciando che il cazzo durissimo di Mario scivoli fuori di lei, vuole assaggiarlo, sentire il sapore dei loro umori mischiati, si gira piegandosi verso il marito e la sua bocca ne accoglie la cappella. La sua fica fradicia si schiude alla vista di Gianni, gli umori le bagnano le sue cosce burrose.
Gianni si avvicina, afferra il suo cazzo turgido al limite della sopportazione e coperto di saliva indirizzandolo verso la fica di Anna, con un colpo deciso affonda con facilità dentro di lei, un urlo strozzato accompagna l'intrusione di quel cazzo troppo lungo, per lei abituata ormai da anni alle misure del marito.
Anna sente Gianni continuare a spingere quasi per saggiare la profondità di quell'anfratto bollente e accogliente, le mani di lui aggrappate saldamente ai suoi fianchi non le permettono di allentare la pressione di quel cazzo irruento. Il piacere è accompagnato dal dolore per quella spinta inesorabile che lentamente si trasforma in un movimento dolce ma deciso, lo percepisce chiaramente uscire quasi completamente per poi riaffondare con forza e sbattere in fondo al suo piacere.
"Non immaginavo che Gianni avesse un cazzo così lungo, mi fa ha fatto un po' male ma ora sento la mia fica che si è aperta, adattata.Sarebbe perfetto per il mio çulo … Ora mi sposto, chissà se capisce… lo lascio sgusciare fuori e mi impalo sopra quello di Mario…li voglio tutti e due dentro di me"
Anna si sposta di colpo, il cazzo di Gianni esce dal suo corpo e lei lo prende in mano dirigendolo verso il suo buchino roseo. Lui non aspettava altro, solo un gesto che gli consentisse di profanare quel culo che ha desiderato da tanto tempo. Anna ci appoggia appena sopra la cappella scivolosa e poi lascia fare lui, che lentamente, inesorabilmente entra in quello stretto canale. E' a cavalcioni sopra il ventre del marito che osserva il suo volto contrarsi nel dolore e poi dopo chiudere gli occhi e godere, godere di quel cazzo non suo che la sta violando nella sua più segreta intimità. Sente la sua fica calda ed umida scivolare sul suo ventre, vede i suoi seni ballare sotto i colpi di Gianni e la visione di sua moglie lo rende pazzo dal desiderio, il suo cazzo è duro come il marmo… afferra Anna per i fianchi, lei intuisce il suo volere e si solleva leggermente per poi riabbassarsi lentamente ed impalarsi sopra la verga del marito. Gianni rimane dentro di lei ma non si muove mentre Anna lascia che il cazzo di Mario la riempia davanti… le sembra che la sua fica si sia rimpicciolita, le pareti si sono ristrette a causa della pressione del membro di Gianni. Anche Mario lo sente… sente il cilindro di carne dell'amico attraverso la sottile membrana che li separa.
Anna si sente riempita, impalata nel ventre, nelle viscere dalla carne pulsante dei due uomini che si muovono dentro di lei, abusando del suo corpo, usandola. Mario mentre la guarda le succhia i capezzoli, le infila le dita in bocca e se le lascia succhiare:
- "Ti piacerebbe che ci fosse un altro ancora? Un altro cazzo che ti scopa la bocca, vero?
Le parole del marito fanno esplodere la miccia di Anna… si immagina con tre uomini che la prendono dappertutto, mentre sente contemporaneamente fica clitoride e çulo pulsare, quei cazzi gonfiarsi all'inverosimile dentro la sua carne ed un'onda liberatoria che la attraversa tutta, le squassa le viscere e lo stomaco e le risale lungo la schiena fino ad esplodere nella sua testa. Booom! Grida come non ha mai fatto finora, come un animale, come una bestia, a lungo. Anche Gianni esplode, la riempie con il suo sperma bollente fino nell'intestino, fino nei suoi anfratti più remoti. Poi si sfila da lei lasciando colare il suo seme fuori, osserva il suo buchino allargato gocciolare. Si accasciano entrambi sul letto, sfiniti.
Il cazzo di Mario è ancora teso fino all'inverosimile, si è tenuto perché vuole prendere anche lui sua moglie nel culo. Anna è rimasta sdraiata sul ventre, le solleva leggermente le natiche bianche e burrose, le apre con le mani e ci infila la lingua a leccare le ultime gocce di sperma dell'amico mescolato agli umori di lei. Quell'afrore dei due sessi mescolati lo rende pazzo di libidine, si afferra l'uccello alla base ed entra nel culo già aperto dall'amico. Il suo cazzo più largo lo dilata ancora di più, Anna si lamenta mentre lui inzuppa la cappella nello sperma di Gianni. La possiede con foga, ma non riesce a trattenersi a lungo, anche lui scarica tutta la sua potenza dentro di lei che gode ancora una volta analmente… Mario sente l'anello di carne stringersi e contrarsi intorno al suo cazzo. Ed ora, come tre naufraghi abbandonati su una spiaggia dopo una tempesta se ne stanno così, sdraiati sul letto, Anna in mezzo e i due uomini ai suoi fianchi, spossati.
Tutti ora pensano che hanno finalmente realizzato un sogno, ma sanno anche che questo sarà soltanto l'inizio di un gioco che potrebbe portarli molto, molto lontano….

giovedì 20 gennaio 2011

Sonetto del buco del culo



di Verlaine & Rimbaud.
Lo dedico ad Orso, che ne è un estimatore....
e ringraziando Kamala che me l'ha fatta conoscere, citandomi a sua volta nel suo seguitissimo blog.


Sonetto del buco del culo

Scuro ed arricciato come un garofano viola
Respira umilmente nascosto tra la schiuma
Umida ancor d’amor che segue la dolce fuga
Delle chiappe bianche fino al cuore del suo orlo
Dei filamenti come le lacrime di latte
Hanno pianto sotto l’ alquanto crudel che lo respinge
Attraverso i piccoli grumi di marna rossiccia
Per andarsi a perder dove la discesa li chiamava
Il mio sogno s’abboccò sovente alla sua ventosa
La mia anima gelosa del coito material
Ne fece il suo lacrimatoio fulveo e il suo nido da singhiozzi
E l’oliva in deliquio ed il coccolato flauto
E il tubo dove scende la celeste pralina
Cana femminile dall’umidezza recinto




Le sonnet du trou du cul

Obscur et froncé comme un œillet violet
Il respire, humblement tapi parmi la mousseHumide encor d’amour qui suit la fuite douceDes Fesses blanches jusqu’au cœur de son ourlet.

Des filaments pareils à des larmes de laitOnt pleuré, sous l'autant cruel qui les repousse,À travers de petits caillots de marne roussePour s’aller perdre où la pente les appelait.

Mon Rêve s’aboucha souvent à sa ventouse;Mon âme, du coït matériel jalouse,En fit son larmier fauve et son nid de sanglots.

C’est l’olive pâmée, et la flûte caline;C’est le tube où descend la céleste praline:Chanaan féminin dans les moiteurs enclos!

venerdì 22 ottobre 2010

Profilo biografico di un inculatore



Tratto da "The Surrender" di Tony Bentley

E’ chiaro che inculare una donna è una questione di autorità. L’autorità dell’uomo; la sua accettazione totale da parte della donna. Un uomo deve avere questa fiducia, in sé stesso e nel suo uccello, per metterlo nel culo ad una donna. Se non ha quel controllo, sarà il suo cazzo a guidare l’azione: si muoverà troppo in fretta, farà del male alla donna, che per quella volta gli si era offerta, e, a ragione, difficilmente gli sarà concessa una seconda chance.
A- Man è riuscito a spingersi così a fondo nel mio culo perché ha osato. Nessun altro ci aveva mai provato veramente.Chiunque osi essere così intimo, così pazzo, bè potrebbe riuscire ad arrivare dove non era mai arrivato prima.
Sono in preda agli spasmi dell’orgasmo già nel primo momento di contatto, con il corpo, la fica, il culo talmente aperti che si staccano verso l’esterno per aspirarlo dentro.
Non sono mai stata così aperta. Se fossi stata così aperta con qualcun altro avrei provato la stessa gioia nell’aprirmi? No.Avrebbero finito con lo scocciarmi molto prima che arrivassi ad essere tanto aperta. E’ quel gran cianciare che rovina tutto: rivela troppe cose. A-Man è l’uomo meno scocciatore che abbia mai conosciuto. E anche l’unico che non si piega mai alla mia volontà.
Nello stesso tempo, non credo che i migliori inculatori siano i maschi arroganti e macho: quelli semmai sono degli stronzi. A tipi così probabilmente non piacciono nemmeno le donne, presi come sono a rivaleggiare con gli altri uomini. Per la mia esperienza limitata, il miglior inculatore è un uomo dolce e paziente, quello che sa ascoltare una donna, sa come stare con lei e ha il bagaglio necessario per farla rilassare. E’ quello che con la fantasia riesce a vivere la sottomissione della donna (l’allentamento del controllo) insieme a lei, e quindi sa perfettamente come farla arrivare a quel punto: assorbe tutto quello che lei abbandona. E’ un uomo gentile, A-Man.

domenica 1 agosto 2010

Grida nella notte



Niente ristorantino stasera, niente chiacchiere. Stasera ho fame di lui.

Esce dalla macchina, appena mi vede allarga la bocca in uno dei suoi immensi sorrisi, e senza neanche salutarmi mi bacia rimanendo appoggiato contro la portiera, stringendomi forte e premendo il suo sesso rigonfio sul mio ventre. Adoro quando mi fa sentire quanto mi desidera, quanto gli sono mancata, così, senza che ci sia bisogno di parole. Infilati in macchina voliamo verso il nostro solito parcheggio vicino al parco mentre le mani non riescono a stare ferme … lo stringo attraverso la stoffa dei jeans mentre guida … poi le nostre lingue voraci si cercano, come due affamati che si saziano uno delle carni dell’altro, mani e bocca sui miei seni, la lingua che lambisce i miei capezzoli, i denti che li stringono prima delicatamente poi avidamente. Anche io cerco la sua carne turgida, gli apro la cerniera e lo trovo durissimo e me ne cibo, senza nessun preludio. Voglio mangiarlo, voglio berlo. Mi spinge la testa come a scoparmi la bocca con il suo cazzo spingendolo fino in gola, soffocandomi. Sento lo stomaco che si stringe, la gola che si contrae, respingo l’impulso respirando con il naso e succhiandolo forte. Lunghe lingue di bava mi colano sul mento, sui seni. E’ lui a fermarmi, giusto il tempo per respirare a fondo e guardarlo negli occhi. Ora ci gioco un po’, lo lecco, lo mordicchio tutto intorno alla cappella, lo assaporo con gusto.




Mi piace guardarglielo mentre lo prendo in bocca, vedere come si gonfia al massimo, come reagisce ai colpi della mia lingua. Poi piegata su di lui, ci strofino sopra ondeggiando i miei seni liberi, i capezzoli battagliano sul prepuzio, si induriscono al contatto della sua carne calda, delle vene che pulsano. Unisco il solco in mezzo ai miei globi bianchissimi soffocandolo in mezzo, lui li stringe forte con una mano mentre l’altra si allunga sulla mia schiena, mi solleva la gonna e si insinua tra le natiche. Le sue dita trovano il mio ano, lo aprono, ci si introducono dilatandolo. E’ la premessa a quello che mi aspetterà tra poco. Poi la mia bocca affamata si sazia del tuo succo dolce che mi inonda la gola. Ora finalmente lo saluto:
- “Come stai?”
- “Ora bene.” Mi risponde sorridendo.
Una sua mano raggiunge il mio viso, lo accarezza dolcemente, e poi quelle stesse dita lasciano le mie guance per introdursi sotto la mia gonna, risalendo tra le mie gambe. Trovano la mia fessura umida mentre altre dita si dedicano alla mia apertura più stretta, ed ora si muovono simultaneamente dentro i miei orifizi, scorrono facilmente in me, lubrificate dai miei stessi fluidi. Piccoli grappoli di gemiti escono dalla mia gola, mentre la sua lingua famelica si impossessa della mia bocca. Mi stacco per respirare, lo guardo e vedo le pozze nere dei suoi occhi che si allargano. Mi sento frugata, esplorata dalle sue dita, scavata dentro dai suoi occhi. Cosa sta cercando così’ profondamente in me? Non gli basta mai, vuole sempre entrare più a fondo, nelle mie carni, nel mio cuore, nel mio respiro, nelle mie viscere. Vuole tutto. Ed io gli do tutto, gli concedo tutto, sempre, fino a svuotarmi. Ed essere nuovamente riempita dal suo sesso, dal suo seme, dalle sue dita… in un alternarsi senza fine.
Poi mi penetra, con quegli occhi bramosi sempre fissi nei miei e con il suo cazzo. Avverto la rigidità della sua carne che affonda nella mia di carne, così morbida che pare liquefarsi. Ma improvvisamente si blocca:

- Andiamo via di qua, cerchiamo un posto tranquillo. Voglio sentirti gridare forte…

Ripartiamo nel buio, prima ci fermiamo a fare benzina. E’ una zona popolata da creature della notte, due di queste sono proprio ferme al distributore




Avranno meno di vent’anni, sono bimbe che si atteggiano a donne, sicuramente straniere. Una alta, magra, dal viso affilato e un po’ duro, il trucco pesante a coprire il viso troppo giovane. I capelli biondi legati in una coda di cavallo, porta una minigonna e stivali alti bianchi lucidi, una borsa di plastica verde. Nell’insieme ha un vago sapore anni ’60. L’altra è seduta proprio a fianco alla pompa di benzina, evidentemente c’è una piccola mensola. Ha il corpo più pieno, i seni gonfi che fuoriescono da una camicetta troppo aperta la fanno sembrare più donna, ma il volto e gli occhi sono quelli di una bambina un po’ stanca: i capelli ricci le incorniciano il viso rotondetto. Quasi mi assomiglia. Da quella posizione può vedere dentro la macchina e stancamente butta uno sguardo: nota la scatola di preservativi appoggiata sul cruscotto, il mio volto un po’ sfatto, i miei capelli scomposti. Mi rendo conto solo ora che sono ancora senza gli stivali, rimasti sul tappetino accanto ai miei piedi. La gonna ricopre malamente le mie gambe, lasciando intravedere il bordo delle autoreggenti. Non ho rimesso gli slip e la mia fica è ancora umida e colma di umori. Abbasso lo sguardo e noto la mia camicetta scomposta, spiegazzata, l’ ultimo bottone mal richiuso, un seno contenuto a stento. Tento di ricompormi, abbasso l’orlo della gonna, liscio le grinze alla camicetta. Improvvisamente mi guardo con i loro occhi, mi sento come una di loro, una puttana che si è appartata per fare sesso in macchina con un cliente che ora scende a fare benzina.
Mentre lui fa il giro ed infila la banconota lei si ritrova esattamente con gli occhi all’ altezza del suo pube, la vedo che, maliziosamente si sofferma a lungo a guardare il suo sesso, ma lui non nota niente.. Sorrido pensando che forse ha lasciato la cerniera parzialmente aperta, forse lei,da professionista, nota un residuo della sua erezione.
Ed immediatamente, stimolata da quello sguardo malizioso mi ritrovo a pensare: chissà quanto costa, chissà se salirebbe in macchina con noi, forse si divertirebbe di più che con altri. Ma è un attimo, un pensiero che mi sfiora mentre lui fa il giro intorno alla macchina e risale.

- “Hai la cerniera aperta?”
- “No, perché?”
- “Niente, ho notato quella ragazza che ti guardava proprio lì.” Rispondo senza nascondere il sorriso divertito
- “Ma non sarai tu che sei sempre maliziosa?”
- “Ma ti dico che ti guardava davvero!
-
Prendiamo la strada verso il mare, alla ricerca di un posto tranquillo. Nel tragitto ci troviamo vicini ad una nota gelateria e lui accosta e ferma la macchina.

- Io non ho mangiato, scendiamo a prendere un gelato

Il posto è frequentato dai ragazzi bene della zona, ce ne sono diversi seduti ai tavolini ed anche dentro. Io mi infilo gli stivali, ma non gli slip, mentre lui sogghigna

- “Che troia che sei…” dice dandomi una pacca sul culo mentre scendo dall’automobile.

La gelateria è a pochi metri, e mentre cammino sento la mia fica ancora gonfia, le labbra umide che sfregano fra loro quando compio qualche passo.. ho i suoi e i miei odori addosso, forse ho ancora il trucco sfatto ma non me ne curo … entro provocatoriamente in mezzo a quella piccola giovane borghesia come fossi la puttanella incontrata poco fa.
Dentro ci sono altre ragazze con borse e scarpe firmate. Tra poco andranno a divertirsi in qualche locale della zona mentre altre coetanee rimarranno tutta la notte in balia di uomini che abuseranno dei loro corpi già sfatti come delle strade percorse da troppi veicoli.
Lui mi segue nella gelateria con le sue grandi falcate, mentre avverto gli sguardi su di noi, incuriositi da questa strana coppia che irrompe tra il crocchio di gente in maniera sfrontata. Mi diverto ad osservare, non vista, gli sguardi adoranti che gli rivolgono queste ragazzine per bene. Lui ride con me, ci basta uno sguardo quando ordina il suo cono ironizzando sulle sue dimensioni. Chissà se il gelataio ha capito…
Poi ci avviamo verso l’uscita, io ad un passo indietro con gli occhi piantati sul suo culo sodo e perfetto fasciato dalla stoffa dei jeans.



Non resisto alla tentazione, e proprio sulla porta, davanti a tutti, appoggio una mano su una natica e la stringo forte, come a sancire la mia proprietà sul suo corpo. Chissà che penseranno di noi ora, di una donna matura con il trucco sfatto e gli abiti in disordine e di un ragazzo in jeans e giubbotto di pelle nera che si fa palpare il culo in pubblico. Non hanno niente in comune questi due, però sorridono, in quel modo che fa brillare gli occhi.
Fuori si gusta il suo gelato seduto sulla staccionata di legno, poi mi porge il cono per farmelo assaggiare, io lo lecco provocatoriamente in maniera oscena mentre lo guardo dritto negli occhi, senza dire una parola.
-“Me l’hai fatto diventare duro in un secondo.Se continui così lo sai cosa ti aspetta?"
-“Cos’è, una minaccia? Allora continuo…”




II PARTE
Finisce con calma il suo gelato, risaliamo in macchina e riprendiamo la strada verso il mare. Dai finestrini aperti entra l’aria tiepida di fine maggio, sulla sinistra l’immensa pineta che esala aromi resinosi e poi comincio ad avvertire l’odore del mare, dobbiamo essere vicini.
Eccoci arrivati alle dune, la macchia mediterranea crea delle chiazze verdi sulla sabbia. E’ buio, ma lui si muove come un gatto, mi precede come se conoscesse il posto; seguo il viottolo lasciato dalle sue impronte lasciando affondare i miei tacchi sulle morbide colline di rena. Piccoli granellini di sabbia cospargono la pelle nera degli stivali.




Appoggia un telo al riparo della duna più grande, la strada alle nostre spalle è lontana e nascosta, davanti a noi il mare scuro ed increspato riflette i bagliori argentei di una luna enorme, che ci osserva con i suoi grandi crateri come occhi spalancati.
La brezza salmastra accarezza la mia pelle procurandomi brividi, i miei capezzoli si ergono sfiorando la stoffa della camicetta, mentre la sbottona lentamente. Io faccio altrettanto con lui, le mie mani infreddolite accarezzano la tua pelle calda e serica.. Mi solleva il mento con una mano, la sua lingua si impossessa della mia bocca, ora è tornata avida come poco fa…poi appoggia le tue mani sulle mie spalle e mi spinge giù a terra, le mie ginocchia si piegano e ricado in parte sulla sabbia.
Il mio viso è proprio di fronte al suo sesso ora, lo accarezzo sopra la stoffa dei tuoi pantaloni e lo sento che si gonfia, che preme sulla cerniera. E’ lui che me lo offre, si apre i jeans e lo tira fuori, lo tiene con una mano proteso verso di me mentre mi guarda negli occhi



Quanto mi piace stare così, in ginocchio, in adorazione del suo cazzo, lo starei a guardare per ore, ad osservare quando cresce e si indurisce nella mia mano, o si gonfia sempre più a contatto delle mie labbra, della mia lingua.. Lo ammiro, questo miracolo della natura… me lo mangio con gli occhi e con la bocca, lo annuso, lo bacio. Adoro far scorrere la mia lingua sopra le vene in rilievo, e poi farla girare attorno alla cappella, soffermarmi su quello scalino morbido, lo lecco come ho fatto con quel gelato poco fa, prima di aprire la bocca e succhiarglielo.

-“Vieni qua, girati!”
Mi prende le braccia e mi fa compiere una torsione su me stessa, mi ritrovo in ginocchio, con le mani appoggiate a terra sul telo e le ginocchia nella sabbia. Mi solleva la gonna, ricorda bene che non ho rimesso gli slip.
- “Fammi sentire quanto sei bagnata, quanto ti è piaciuto succhiarmelo…”
Avverto le sue dita che scivolano sulla mia fessura umida…. si inginocchia anche lui, sento la sua lingua aperta che si beve i miei umori, poi risale più rigida verso l’alto, la punta si sofferma sul buchino più stretto.

- “Mi fai impazzire così, non ti fermare”...


Invece si blocca, il suo cazzo si fa strada tra le mie natiche, ne trova l’apertura…lo posiziona contro il mio culo e con un colpo deciso affonda.
Grido, il dolore mi spacca le viscere.
Lui ride, il bastardo!
Trovo il suo polso fermo sulla mia natica e lo graffio, lo blocco.
- “Mi fai male! fermati un attimo!”
Si blocca dentro di me, sento lo sfintere contratto attorno al suo uccello durissimo, mi manca il fiato. Respiro.
Qualche secondo, poi mi prende i capelli, mi solleva la testa e mi morde dietro il collo, dove sa che mi piace…una, due, tre volte, progressivamente stringe più forte. La sensazione di dolore si sposta verso l’alto, mista a brividi di piacere, ed ora sento lo stretto anello che si rilassa, si arrende.
Come mi conosci bene… piccolo figlio di puttana...




Ora sa che può muoversi, e lo fa lentamente, inesorabilmente… avanti e indietro… ora è bello sentirti dentro di me, oltre il dolore, superando quella soglia c’è soltanto piacere. E grido forte, la mia voce esce dalle viscere, dallo stomaco, come un ululato, un ruggito liberatorio. Animalesca sale verso il cielo, si diffonde nello spazio aperto, nella notte, rimbalza sulla duna e torna verso il mare. E’ inumana questa voce, mi fa quasi paura….



…. le gambe mi tremano e non sostengo più quella posizione, mi accascio a terra, sulla schiena. Sono sfinita ma lui non mi da respiro, in un attimo mi è sopra, mi solleva le gambe sulle sue spalle e mi scopa il culo così, con la sua faccia sopra la mia.

- “Guardami, voglio guardarti negli occhi mentre godi”

E’ bello sentirlo nel culo e  vedere quella luce selvaggia nei suoi occhi, cogliere il suo desiderio ed averlo così profondamente in me fino a trapassarmi l’anima, senza più difese. Lo abbraccio stretto, rimango con lo sguardo incollato al suo fino a farmi affiorare le lacrime, fino a che non sento il suo uccello che si gonfia, che sta per esplodere. Lo estrae , si solleva e lo tiene a pochi centimetri dalla mia faccia. I primi spruzzi ricadono sul mio viso, chiudo le palpebre per pochi secondi, avverto i fiotti caldi sul seno, sulle guance, sui capelli. Le riapro ed è ancora lì, a guardarmi, a godersi lo spettacolo. Oggi mi ha scopata con lo sguardo, con gli occhi, non soltanto con il suo uccello. Mi ha guardato dentro.


Lecco i contorni delle mie labbra, assaporando quelle dolci gocce … lui passa un dito sulla mia guancia, raccoglie il suo seme sul polpastrello e me lo dà da succhiare.

- “Ma quanto ti piace, eh?”

- “Tanto...”








©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

martedì 6 luglio 2010

Ancora tu...




Sei di nuovo qui, nel “nostro” ristorante, seduto di fronte a me, con quel tuo sorriso che mi apre il cuore, ed i tuoi occhi malinconici, così tristi. Grandi occhi neri, profondi come l’abisso che ti si spalanca davanti quando ti guardi dentro… occhi fissi nei miei, che mi sciolgono sempre… ma stavolta no… stavolta non cadrò nella profondità delle tue orbite. Stavolta ce la farò a dirti di no.
Le rotte che hanno tracciato le nostre vite si sono allontanate, incontrate e nuovamente distanziate, eppure ciclicamente, come ad un porto sicuro approdi con la tua nave sgangherata, dalle vele rotte, in cerca di un riparo. So già che, come un pirata, mi prederai di tutto l’amore che non hai mai ricevuto, mi svuoterai, finché, pieno del tuo bottino, ripartirai per altri lidi…. E tu pensi che il mio bene sia inesauribile perché ogni volta torni ad abbeverarti a questa fonte, sempre più fiacca e prosciugata ormai.
Ecco, questa volta ho paura di non farcela. Sono stanca, tanto stanca dei continui assalti a questo cuore ormai logoro. Quanto vorrei diventare dura, fredda come una roccia, inattaccabile. Una fortezza inespugnabile con mura altissime su cui andresti a sfracellarti.
Invece no, conosci dove la mia carne è più tenera, vulnerabile, ed ogni volta ti ci insinui con delle lame lunghe lunghe e sottili, impercettibili all’ inizio, e scavi scavi… fino a svuotarmi.
Stavolta no, stavolta ti dico di no.

Terminiamo la nostra cena, usciamo fuori, respiro finalmente un po’ d’aria fresca in questa calda serata di luglio, sono libera. Ma mentre ci avviamo alla macchina, improvvisamente mi afferri per un braccio e mi giri verso di te, con forza. Non ho il tempo di reagire, affondi la tua lingua nella mia bocca in maniera quasi disperata, lasciandomi senza fiato. Mi distacco per respirare, è un attimo e mi baci nuovamente, le nostre lingue avvinghiate si scambiano umori… Mi travolgi. Il cuore mi batte in fretta mentre sento un languore nello stomaco, nelle viscere. E’ la mia paura e il desiderio che ho di te.



Entriamo in macchina e le tue mani sono subito su di me, sul mio seno mentre sussurri il mio nome, mentre la tua lingua continua ad infierire sui capezzoli, succhiandoli e mordendoli. Sai quanto mi piace questo gioco, sai quanto mi accende, e vuoi constatarlo subito. Una mano scivola sulla gonna, ne solleva il bordo alla ricerca della mia eccitazione, mi accarezzi lieve un ginocchio e poi risali tra le mie cosce, mentre sento i miei umori che si sciolgono. Trovi un tenue ostacolo nella stoffa delle mutandine già umide del mio miele, lo aggiri ed affondi le tue dita tra le mie labbra aperte. Ecco, hai vinto tu.
Quanto ti basta poco… così poco per farmi arrendere. Vorrei fermarti mentre riprendi a baciarmi e vengo investita dal tuo odore… odore che non ho dimenticato, tenero come quello di un bambino, come non ricordarlo. Osservo la pelle del tuo collo mentre ci affondo per annusarlo e baciarlo… chissà se quei tre nei sono ancora lì… Ti apro la camicia, voglio vederti tutto, il tuo petto, i tuoi capezzoli piccoli e teneri con cui mi piace giocare, mentre le mie mani scivolano sulla tua pelle morbida. Come sei bello tesoro mio, come è dolce la tua pelle, toccarti è come tornare a casa… ritrovo l’allineamento di quei nei deliziosi dietro la nuca, le tue spalle, scendo verso l’ ombelico ed accarezzo la linea di peli scuri sottostante. Tu mi prendi la mano e mi fai sentire la tua eccitazione, sento il tuo sesso rigido attraverso la stoffa dei jeans che preme per uscire. Allora ti abbasso la cerniera ed infilo una mano per prenderlo, finalmente è nelle mie mani, bello e turgido mentre lo accarezzo dolcemente. Ora oltre al tuo odore voglio sentire il tuo sapore…La mia lingua è su di te.. accarezza la cappella, poi scivola lentamente lungo le vene che si gonfiano al suo passaggio, mente ti sento fremere e gemere. Uno sguardo, colgo i tuoi occhi che mi osservano dall’alto, mentre la tua mano trova la mia testa, mi accarezza i capelli e poi preme la mia nuca verso il basso.
Ora ti assaggio tutto, la mia bocca si apre e si chiude inglobandoti dentro di me, mentre il nettare continua a scivolarmi tra le cosce. Ma voglio dedicarmi a te, soltanto a te, respirarti, assaggiarti, dissetarmi di te. Sei tu che riempi la mia fonte ora. Sento il sapore dolce del tuo sperma che guizza nella mia bocca, come un’onda in piena, mentre la tua gola esplode in un urlo fortissimo e prolungato, quasi un pianto, un ululato da animale ferito.
Ti guardo ora, così abbandonato con la testa reclinata e gli occhi chiusi, mentre sospiri e riprendi fiato. La tua bocca sorride. Ti accarezzo il viso e riapri gli occhi, ora hanno una luce diversa.
Il piccolo spazio è ricolmo dei nostri odori, dei nostri umori. L’aroma dei nostri sessi che si mescolano è l’eccitante condimento di questo antipasto.
Ora la tua voce è un soffio lieve:

-Andiamo a casa, voglio fare l’amore con te.


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Seconda parte. La panchina.

Appena entriamo in casa ti dirigi verso la camera da letto e in un attimo ti spogli, io rimango incantata a guardare la tua nudità, il tuo sesso eretto, le tue spalle, tutto il tuo splendido corpo mentre mi strappi quasi la camicetta di dosso, mi togli il reggiseno con dita frenetiche e cominci a succhiarmi i capezzoli, mi stringi i seni con le mani tanto forte da farmi male. Siamo vicini al letto e mi ci spingi sopra. Io ricado sul materasso morbido e quel piccolo balzo mi fa sorridere… sorridiamo entrambi mentre tu sei già nudo sopra di me, il tuo sesso sopra il mio ventre, mi sollevi la gonna, mi sfili le mutandine con una mano e con l’altra afferri alla base il tuo sesso e lo spingi dentro di me, prepotentemente. Mi lasci nuovamente senza fiato. Sei come una bestia affamata che cerca di saziarsi con la mia carne. Ed io te la offro, la mia carne, fino a farmi straziare, sempre. Affondi in me fino a risvegliare tutte le mie cellule, fino a possedere il mio ventre, il mio corpo, il mio cuore. Ti prendi tutto.



Ti guardo e per un attimo, pochi secondi, uno squarcio si apre nel velo dei tuoi occhi, ma è solo un momento. Un istante in cui ti sento veramente mio. E poi ritorni a scoparmi con foga, mi alzi le gambe sopra le tue spalle e mi trafiggi. Ti sento così profondamente in me, mi aggrappo alle tue spalle e mi sollevo fino ad aderire tutta a te, le mie unghie affondano nella tua schiena, occhi negli occhi, carne contro la carne.
Mi perdo nei tuoi occhi, ora brillano come i miei.
Sento il tuo alito sopra di me, sulla tua bocca, la tua lingua non mi lascia un istante, ora è più dolce di quel primo bacio, come se si fosse appagata.

- Vieni sopra- mi dici mentre improvvisamente esci da me.




Mi sollevo, a cavalcioni su di te, afferro il tuo sesso e lo guido dentro di me, poi mi abbasso lentamente, fino a impalarmi, riempirmi di te. Quanto mi piace stare così, cavalcarti e muovermi sopra di te, sentirlo durissimo, guardarti negli occhi mentre mi prendi i seni, mi strizzi i capezzoli, leccandomeli e succhiandomeli.

- Sei sempre la mia puttana, vero?
- Si… sempre

Ora sono io che accarezzo il tuo petto, i tuoi piccoli capezzoli, il mio clitoride sfrega sopra i tuoi peli, lo sento pulsare mentre tu sotto di me aiuti il mio movimento, mi prendi i glutei aprendomeli e spingendo ancora più forte.
Poi mi accarezzi il viso e mi dai le tue dita da succhiare, entrano nella mia bocca come ha fatto il tuo sesso poco fa. Io chiudo gli occhi per assaporare meglio quella sensazione, mentre sento i miei umori che colano sopra di te, accelero i miei movimenti, mentre mi inciti ed una scarica elettrica che mi avvolge tutta, come un’onda che parte dal mio clitoride e si propaga fino alle mie gambe, alla mia schiena, al mio ventre…
Mi accascio sopra di te, sul tuo petto. Sento il tuo cuore che batte ancora forte, mentre mi accarezzi dolcemente i capelli. Ma un attimo dopo ti sfili da sotto il mio corpo esausto mentre io rimango immobile, con il viso schiacciato sul cuscino a riprendere fiato, ancora immersa nel piacere che mi hai appena dato. Non riesco a muovere un muscolo, e tu mi rigiri come una bambola di carne, mi posizioni come vuoi tu, mi prendi per le caviglie e mi trascini ai bordi del letto.



Mi cingi con le tue braccia sotto il ventre e mi sollevi, mentre sei sceso, in piedi dietro di me. Mi sento esposta ed offerta alla tua vista mentre tu, non ancora sazio, entri nuovamente in me, affondando come dentro una mousse calda.



Mi piace stare in questa posizione, sento la mia carne che si apre per te, mi piace sentirti così profondamente in me. Le mie braccia si piegano, ora sono appoggiata sui gomiti mentre tu continui a martellarmi, inesorabile. Sento i tuoi colpi sul collo dell’utero, la tua cappella durissima, fino in fondo…

- Giù mettiti più giù!

Mi abbassi la schiena con forza, la mia testa è premuta sul materasso, rigiro il volto per prender fiato..ora mi fai male, mi fai male ma non dico niente, gemo di piacere e dal dolore, ma non ti supplico di fare più piano, no, perché so che questo aumenterebbe la tua eccitazione. Ti piace quando sono così, priva di difese, o quando ti scongiuro di smetterla… invece tu aumenti il ritmo, mi prendi per i capelli e me li tiri, mi sollevi e mi mordi la schiena… a volte spero che tu finisca presto, ma non è mai presto per te… mi fai godere due, tre volte, mi sfinisci dal piacere e finalmente sento il tuo cazzo che mi dilata sempre più, si gonfia e pulsa…dai tre colpi decisi e lo estrai dalla mia fica… mi inondi con il tuo seme caldo sulla schiena, sulle natiche



Ricadi sul letto, accanto a me. Ho le gambe indolenzite e le ginocchia mi tremano, mi sollevo e ti guardo, ci guardiamo negli occhi ora, stanchi. I nostri respiri che si placano, le mani che continuano a cercarsi, ad accarezzarsi, a sfiorarsi. Appoggio la mia testa al tuo petto, ti bacio le spalle e il collo mente tu mi cingi con il tuo braccio e con l’altra mano mi accarezzi i capelli, prendi un ricciolo tra le dita e l’attorcigli. Ora posso fartela la domanda:

- Ma tu, cosa vuoi da me?
Guardi il soffitto mentre mi rispondi:

- Affetto.

Perché questo imbarazzo? Perché non ci siamo mai detti cosa siamo l’uno per l’altra?Ti guardo e penso a quanti anni sono che entri ed esci dalla mia vita, o che mi allontano da te quando sento che mi stai chiedendo troppo, o quando non riesco a sopportare il peso della libertà che ti lascio, sempre. E che tu lasci a me.
Dieci anni. Dieci anni da quando ti ho visto la prima volta, con la tua bellezza spudorata, la tua gioventù sfacciata ed ho pensato che dovevi essere mio. Nonostante gli anni che ci separavano, nonostante non fossi libera, nonostante le convenzioni. Nonostante tutto. Dovevo averti. E così è stato.

Ed eccoci ancora qui. Un’altra volta. Mi chiedo se questa sarà l’ultima, a volte lo spero, perché non riesco a liberarmi di te, perché ogni volta ti riapro la porta, anche se credevo di averla chiusa.
Perché ogni volta mi dai gioie e dolori, perché mi perdo nel calore del tuo corpo mentre ti sono accanto, e penso che non ho mai provato per nessuno niente di così vibrante, così tattile, come se volessi assorbire il tuo corpo, il tuo odore, tutto di te. Ma il corpo è una esperienza continua di rinuncia, il possesso è solo transitorio, dopo c’è soltanto la privazione e il ricordo. Il corpo sfugge sempre, perché non si può appartenere a qualcun altro.

Ci rivestiamo lentamente, svogliatamente. Mentre mi accingo a rimettermi gli slip mi fermi:

- No, no, non te li rimettere, rimani così.
- Ma che devi fare?
- Non abbiamo mica finito, accompagnami giù.

Scendiamo le scale di corsa ridendo come due ragazzini, mi chiedo cosa mai vorrai fare…arrivati fuori dal portone, mi prendi la mano e ci inoltriamo nel parco di fronte casa. Di giorno ci giocano i bambini, di notte è un ritrovo per coppiette in cerca di riparo.

- Ma dove vuoi andare?
- Sshhh non farti sentire….

E’ buio ma le case intorno sono vicine, qualche lampione è acceso ed io conosco bene il posto. Saliamo un leggero pendio, c’è qualche cespuglio ed io mi dirigo verso quella zona, ma tu mi blocchi: - Andiamo lì. Accennando ad una panchina illuminata proprio sul vialetto.

- Ma sei matto! li ci vedranno tutti, anche dalle case di fronte!
- E’ troppo pericoloso là, almeno se arriva qualcuno qui lo vediamo



Io assecondo questo tuo folle desiderio, mi tornano in mente gli incontri nel mio ufficio sul tavolo della sala riunioni, con le finestre aperte sul cortile ed altre finestre, come occhi, ad osservarci. Quando dicevi che stare con me era come salire su una giostra. Ora pare che sia tu a condurmi in un gioco pazzo e senza regole.
Ci avviciniamo alla panchina, dagli edifici di fronte giungono voci di gente che termina una cena in terrazza. Tu mi fai mettere di fronte alla spalliera, io rido mentre appoggio le mie braccia li sopra:

- Ma che mi fai fare, che mi fai fare….e se ci vedessero?

Ridi anche tu mentre mi sollevi la gonna fino alla schiena, mi palpi le natiche, poi le tue mani cominciano a diventare più decise nei movimenti, le carezze lasciano il posto alle palme aperte che si sollevano e si abbassano velocemente sui miei glutei. Un colpo a destra ed uno a sinistra, il suono echeggia nel silenzio del parco. I tuoi colpi mi fanno sbattere il ventre sopra le assi della panchina, sento la pelle che si scalda e comincia a bruciare. Continui a colpirmi, poi ti fermi un attimo, io riprendo fiato e mi sollevo leggermente, buttando un occhio alla terrazza di fronte a noi. Sembra che il mormorio continui senza interruzione.
- “Stai ferma, non ti muovere…”dici mentre la tua mano costringe di nuovo la mia schiena ad abbassarsi. Sento il rumore della tua zip, intuisco che ti stai aprendo i pantaloni ed anche cosa farai tra poco. Con le mani mi apri le natiche, ci introduci prima un dito che hai bagnato dei miei umori, poi un altro, e poi il tuo sesso che si fa strada scivolando lentamente ma con decisione, dilatando il mio ano.

- Fai piano, fai piano che mi fai male!

Ecco la frase che non dovevo dire… invece tu appena mi sei dentro cominci a spingere, sento le pareti che cedono e si aprono, e il dolore lascia il posto al piacere. Ora mi piego ancora di più sulla panchina, appoggio le mie mani oltre la spalliera, le mie gambe si tendono ed irrigidiscono. Lo voglio sentire tutto dentro, tu afferri saldamente i miei fianchi con una mano e con l altra i capelli e mi tiri su la testa, fino a farmi formare un arco con la schiena… sento il mio sesso grondare e il clitoride che continua a pulsare mentre mi riempi e continui a muoverti lentamente dentro di me. La sensazione è così forte, il tuo cazzo così duro che lo sento sfregare anche nella fica, sto godendo e non riesco a trattenere le mie urla di piacere … una scossa fortissima e travolgente. Tu continui fin che non sento la tua cappella che si gonfia e freme, comincia a pulsare. Il tuo sperma caldo mi invade le viscere, percepisco le contrazioni mentre godi dentro di me e poi il tuo seme che cola fuori, scivolando sulla mia fessura.

Bentornato, amore.


©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre

venerdì 11 giugno 2010

LA TOMBA ETRUSCA



Piove, il terreno umido fa affondare i miei tacchi nell'erba bagnata. Nelle mie narici odore di muschio, odore di fieno.
Ti conosco appena, eppure mi sono fidata di te. Male.
Mi hai portato a pranzo in un ristorante vicino ad una zona archeologica di Roma, ed ora, eccomi qui… ma dove mi stai portando?

Ti seguo con curiosità, mi hai promesso che mi farai vedere una tomba di epoca etrusca. Sai che qui se ne trova una che pochi conoscono, hai lavorato ai restauri che hanno permesso di riaprirla al pubblico. Eppure oggi non c'è nessuno, a Roma basta un po' di pioggia perché tutto si fermi. Ecco perché il custode all'ingresso ci guarda con curiosità, o forse ha già capito quello che non ho capito io, piccola ingenua che sono. Arriviamo a un grande tumulo di terra, ricoperto da erba verde, c'è un'apertura e noi ci entriamo. Ecco che mentre scendo le ripide scale, avverto di nuovo quell'odore di muffa, di tufo fradicio e comincio ad avere paura. Ma perché sono qui?

Giriamo intorno alla pianta circolare, al centro un muro umido e trasudante di roccia tufacea. Mi sento come un animale in trappola, sottoterra, voglio uscire subito da questo posto, e completato il giro comincio a risalire velocemente le scale. Tu mi segui, sento i tuoi passi sui gradini dietro di me.

:- "Io vivo di emozioni- "frase improbabile da dire mentre si appoggia una mano sul culo di una donna, eppure ti è uscita così, come fosse stata preparata ad arte. E un attimo dopo io giro la testa e la tua lingua invade la mia bocca, mentre io rimango su un gradino al di sopra di te, sento le tue mani sopra la stoffa della gonna, sopra i glutei, e poi le dita che si insinuano sotto, accarezzano le gambe e il ricamo delle mie autoreggenti, poi salgono più su, verso quella striscia di carne bianca, delicate ma al tempo stesso decise, sanno dove andare. Spostano l'elastico delle mutandine e si intrufolano tra la mia peluria, si fanno strada tra le grandi labbra fino dentro il mio sesso e vi affondano, senza nessuna reticenza da parte mia.
La testa mi scoppia, vorrei continuare a salire quei gradini, mentre vedo dall'apertura in cima alle scale la pioggia che continua a scendere, e nessun rumore intorno, solo il tuo respiro vicino al mio orecchio. Eppure non lo faccio, rimango li su quel gradino, come impietrita, gli occhi alla pioggia e la testa da un'altra parte. Perché vorrei scappare, e non riesco a muovermi, mentre sento il mio fiore di carne che si schiude, facendo colare il nettare sulle tue dita, sulla tua mano. Lentamente mi giro del tutto, ma ancora non scendo da quel gradino, come avessi i piedi incollati. Non posso più negare la mia eccitazione, tu non hai distolto le tue dita da dentro di me, ma ora ne sfili uno intriso delle mie gocce di piacere e te lo porti alla bocca, assaporandone il gusto.
- Come sei buona, mi fai venire voglia di mangiarti.
Scendi di qualche gradino ed ora sei con il viso di fronte al mio centro pulsante, lo guardi, lo baci, con tocchi leggeri delle labbra, poi sento la punta della tua lingua sul clitoride indurito…scende e risale nuovamente, si muove dolcemente provocandomi delle leggere scosse, succhi le mie labbra bagnate mentre nuovamente le tue dita mi esplorano… ne sento due dentro di me che si muovono ritmicamente, simulando quello che tra poco farà il tuo sesso, così immagino. Non posso trattenere un gemito di piacere, le mie gambe si piegano e cedono facendomi cadere in avanti, sopra di te che mi accogli tra le tue braccia, mi sollevi ed atterro in quell’antro umido. Caldo e umido dentro di me, freddo e umido fuori.




Ora siamo al centro della tomba, in un passaggio stretto, mi baci nuovamente facendomi sentire il sapore che è rimasto sulle tue labbra. E’ come assaggiare me stessa, mi scopro leggermente salata ma con un fondo di dolce, tenero. E’ diverso dal sapore di un uomo, più forte e deciso. Mi piaccio.
Siamo uno di fronte all’altro, ora, sento la tua eccitazione, la tua virilità contro il mio pube irrigidirsi, ti strofini sulla mia fessura gocciolante ed ho voglia di vederlo, di sentirlo. Allungo una mano verso il tuo sesso, ti apro la cerniera e lo prendo, lo accarezzo dolcemente solo con il pollice tenendo ferme le altre dita, mentre lo sento crescere nella mia mano. Adoro vederlo così, che si gonfia al massimo, così turgido con le vene gonfie, la cappella tesa e liscia. Solo ora la mia stretta si fa più decisa, vado su e giù guardandoti negli occhi, mi piace il tuo sguardo pieno di desiderio. Mi baci con gratitudine, la tua lingua non è ancora sazia, ma ora sono io che ho voglia di assaggiarti..

Scendo lentamente rimanendo accovacciata in equilibrio, senza inginocchiarmi sul terreno fradicio. Ora sono io che mi gusto il tuo odore, il tuo sapore… annusandolo, leccandolo sulla punta, girandoci intorno con la lingua e poi succhiandolo, prendendolo in bocca tutto mentre tu, in piedi , mi accarezzi i capelli ed accompagni il mio movimento con la mano, muovendoti dentro la mia bocca. Sollevo lo sguardo verso di te, ma tu non mi fai finire, senza parlare mi blocchi, mi prendi per le braccia e mi aiuti a sollevarmi, mi rigiri e mi appoggi al muro umido di fronte a noi. Mi sollevi del tutto la gonna, mi togli le mutandine e mi accarezzi i glutei, prima delicatamente, poi più rudemente mi apri le natiche e ti abbassi a leccare nuovamente il mio nettare, insinuando la lingua dentro la mia fica, poi risalendo verso l’alto arrivando al mio ano, leccando anche quello. Mi sento completamente in tua balia, totalmente arresa, e mentre continui a lambirmi introduci un dito nella mia fica ed un altro nell’ ano che si apre facilmente lubrificato dai miei e dai tuoi fluidi.

Ora lo voglio, lo voglio dentro di me… tu sembra che abbia sentito la mia richiesta mentale, ti sollevi e sento il tuo cazzo eretto che si fa strada per entrare in me…. La mia fica è così umida che il tuo uccello scivola dolcemente in me arrivando fino in fondo. Io rimango con le mani e le braccia appoggiate sul tufo fradicio, in piedi, mentre tu ti muovi dentro di me, lentamente. Il sentirmi gemere ti eccita, i tuoi colpi si fanno sempre più decisi, mi prendi per i fianchi e mi attiri verso di te. Alterni movimenti più bruschi con altri più lenti, mi cingi il petto dolcemente, le tue mani mi scoprono i seni che escono dalla costrizione del reggiseno, ed ora si aprono a coppa sulle mie soffici rotondità, me le contengono delicatamente, mentre i tuoi colpi sono violenti; il tuo sesso è duro e le tue mani morbide. Un continuo alternarsi di dolcezza e ruvidità: in basso, nelle mie profondità, avverto la tua forza, verso l’alto la tua delicatezza. Mi sposti i capelli dalla nuca, mentre mi mordicchi il collo ed avverto dei brividi lungo tutta la schiena, la inarco.



Tu cogli il mio invito, esci dalla mia fica per insinuare il tuo cazzo bagnato dei miei umori tra le mie natiche, ritrovando il buchino che avevi appena dilatato. Ci appoggi la cappella e la spingi delicatamente, facendolo cedere ed aprire intorno al tuo cilindro di carne, piano, millimetro dopo millimetro. Una volta che sei tutto dentro cominci a muoverti con colpi più decisi, avverto un leggero spasimo iniziale che presto cede il posto al piacere, mi rilascio e mi abbandono ad un sentimento diverso, più profondo, mi offro totalmente a te.
Intanto le tue dita mi prendono i capezzoli, me li torturano, ora sono diventate severe mentre quel brivido continua e li rende ancora più turgidi. Poi la tua mano scivola sul mio clitoride, lo accarezza mentre sento i miei umori che mi colano tra le gambe, le gocce scivolano sulle cosce aperte… mi sembra di impazzire. La mia eccitazione esalta anche te, lo sento sempre più duro, mi riempi e mi dilati sempre più, più a fondo, fino a farmi godere, in un orgasmo che parte dalle viscere, mi scuote e mi fa vibrare tutta, le gambe, i glutei si contraggono mentre grido così forte che mi copri la bocca con una mano perché non mi sentano.
Ma nessuno può sentirci ora, siamo soli in un alone freddo imbevuto di morte, sottoterra, in silenzio, senza parlare. Amore e morte, Eros e Tanathos, la mia piccola morte e la tua, preceduta da pulsazioni dentro di me, fino alla tua esplosione, come una vampa, al calore che mi invade. Rimani dentro di me… dammi il tuo seme, ora. Dammi la tua vita.



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre

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