Copyright

Dopo innumerevoli miei scritti trovati in rete voglio ricordarvi che il plagio è un reato e che in base alla legge sul diritto d'autore il contenuto di questo blog non può essere riprodotto. Eventuali citazioni sono consentite solo dopo aver contattato l'autore, solo a condizione che ne venga chiaramente citata la fonte, che non venga utilizzato a scopi commerciali, e che non venga alterato o trasformato. La maggior parte delle foto sono prese in rete, se ne siete proprietari e volete farle eliminare, contattatemi. Licenza Creative Commons I racconti erotici di Vuerre by Vuerre is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Visualizzazione post con etichetta Dominazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dominazione. Mostra tutti i post

venerdì 22 marzo 2013

Sesso futurista

Qualche giorno fa parlavo con un amico del "Bombardamento di Adrianopoli" di Marinetti e alla fine lui mi ha invitato a scrivere qualcosa nello stile "parole in libertà". Questo vuole essere soltanto un divertissement quindi, liberamente ispirato al sopracitato brano e alla "Battaglia  di Tripoli". Non so sono riuscita nell'intento, e se si capisca qualcosa, ma mi sono divertita a scriverlo.





Voce+ odore=umido

 
Nuvole grigie in alto salire scale bagnate affanno sudore aroma di caffè tazzina tintinna cucchiaino ruotante gusto amaro tostato dolci granelli residui frastuono di voci seguono schermo sfera volteggiante TUM TUM battiti accelerati la-tua-voce-nel-mio orecchio-pulsante  Testa martella TUUUM TUUUM vene clitoride palpitante il-mio-corpo-è-una-grande-vagina-pulsante Arteria fremente ricolma di umoriiiii frrrrrrr fragranza di muschio
Collegamento diretto orecchio →naso →viscere→ fica Premi il tasto inneschi-il –processo:
 
Voce+ odore=umido


 Scalpiccìo tacchi acciottolato spruzzato esalazione di pioggia cigolare porta sentore di tabacco fumo finestra aria fredda rigonfiamento caldo alito+ lingua= dita umide esaminano orifizio pizzicano pelle arrossata trasudare odore di dolce odore di buono ginocchia piegate pavimento liscio capelli tirati Slaccio anfibi lucidi porpora sfilare stivali fango indugiare tra le gambe succhiare sesso essenza di mandorla lingua-scorrere-su-pelle-rovente leccare getto bianco succo grondare dolce delizia
Abbandono materasso azzurro risate mani colpiscono SSSCIAAAACCC uno-due-tre-quattro Cinghia +vibrare= SVUUUISCCC uno-due-tre-quattro-
Dolore bruciore cic ciac dita bagnate sciiaaac esplorano carne ancora colpi colpi colpi uno-due-tre-quattro devi contare voce strozzata gemiti eseguo ordini natiche infuocate
Vampe              vampe

vampe

Dominazione erezione stretto dilatazione sforzo sfondamento 10 secondi elasticità prevalente sciiivola lentamente afferrare unghie cuscino morbido schiena piegata giù gridìo (ora-liberami-dal-male) godimento eccitazione linfa colare estaticamente gioia disgregarsi




 
.


martedì 20 novembre 2012

Quando mi prendi così



a volte penso che vorrei essere te
per guardare quello che vedi tu
che ti ecciti a vedermi aperta
dal tuo cazzo pulsante
fino in fondo
TUA

martedì 22 maggio 2012

Ai tuoi piedi






Ti tolgo le scarpe e resto accucciata ai tuoi piedi. Come un gatto mi struscio sulle tue gambe, mi lascio accarezzare la testa, sento le tue mani che mi graffiano la schiena. Poi ti bacio, bacio le tue estremità e risalgo lentamente. Comincio a sentire il tuo odore, quell’afrore che mi fa impazzire. Ti annuso, ti lecco, sono la tua gattina stasera.

Tu riesci a domare l’animale selvatico che è in me, a farmi sentire nelle tue mani… a lasciarmi cadere nel vuoto perché so che ci sei tu ad accogliermi.

E improvvisamente tutto quello che non ci siamo detti, tutte le parole inutili non hanno più senso, ora. Esiste solo il tuo cazzo, la mia lingua e la mia gola che lo riceve. Esisti solo tu.




martedì 25 ottobre 2011

Come mi vuoi





- “Come mi vuoi?”

- “Ti voglio nudo, quando domattina verrai ad aprirmi la porta della camera. Nudo e con il çazzo duro.”

Passo una notte agitata. Tra poco ti vedrò per la prima volta, e sarò io a decidere come, situazione insolita per me. Non sono abituata a gestire una trama, mi lascio condurre piuttosto che fare la regia.


- “Sto uscendo ora, tra mezz’ora sarò lì. Sai cosa devi fare vero?”

- “Si, certo.”- La tua voce è ancora impastata dal sonno, ti immagino mollemente sdraiato nel letto, le coperte ancora calde dalla notte appena trascorsa.

Arrivo in albergo, la mia eccitazione comincia a salire, sento il pulsare dei battiti del mio cuore quando consegno il mio documento alla reception.

- “Stanza 403, quarto piano… l’ascensore è in fondo al corridoio.”

Respiro lentamente…. Tum- tum- il martellare ritmico decelera… Premo il bottone dell’ascensore. Ma quanto ci mette ad arrivare… butto fuori l’aria. Si aprono le porte… entro…. Tasto 4. Schiaccio. Mi guardo allo specchio. Ho gli occhi stanchi dalla nottata trascorsa ma vi colgo quel bagliore che conosco bene, che non riesco a nascondere.

Quarto piano, si aprono le porte…esco… 401…402… cammino in punta di piedi per non far sentire il rumore dei miei tacchi… ecco… 403. Busso. Ora il sangue mi pulsa nelle tempie, assordante. Tra poco ti vedrò…tra poco.. qualche secondo ancora. Sento la tua voce, un mugolio provenire dall’interno, ma ancora non apri la porta. Mi sto spazientendo, sai? Busso ancora.

La porta si apre. Eccoti finalmente! Sei  nudo, ti guardo prima in volto e poi subito abbasso lo sguardo.

- “E questo me lo chiami un cazzo duro?”

- “Sei arrivata in anticipo, non ero pronto. Ora ci pensi tu, no?”

- “No, i patti non erano questi. Ora voglio che lo fai diventare duro come ti avevo chiesto.”

Poso la mia borsa mentre ti osservo, in piedi accanto al letto. Te lo prendi in mano, le dita si chiudono intorno alla carne… su e giù… lo scappelli mentre guardo quel movimento ritmico, lento. Ne osservo la consistenza.

“Si, ora è abbastanza duro”- Ti dico mentre lo sfioro girandoti intorno ed andandomi a sedere sul bordo del letto. Ti guardo così, nudo,con la mano ferma stretta intorno al tuo cazzo e quello sguardo interrogativo. Ti starai chiedendo perché mi sono allontanata, perché non ti ho succhiato subito.

Invece rimango qui ad osservarti, come ho fatto tante volte ma a distanza. Anche allora ti lasciavi guardare e tu non vedevi me. Anche ora sono vestita da capo a piedi mentre tu sei in mostra, esposto al mio sguardo. Ci si sente senza difese ad essere spogliati di fronte a qualcuno vestito, si è deboli, senza protezione ed al contempo a me questa situazione dà un senso di potere. E continuo a giocare un po’ con te.

- “Continua a toccarti, ti ho chiesto forse di fermarti?”

- “No no, scusami. Si si continuo, dimmi tu cosa devo fare.”

- “Vieni qui, qui vicino a me.”

Il letto è accanto alla porta finestra di un piccolo terrazzino in comune con altre stanze. Dietro la testata un’altra finestra, e tutte e due hanno le tende aperte. Fuori scorgo il palazzo di fronte, dall’altro lato della strada.

- “Qui davanti? Ma mi vedranno tutti!”- dici mentre ti sposti esattamente nel punto da me indicato

- “Non hai detto che ti piace farti vedere? Eccoti accontentato.”

- “Mi farai cacciare dall’albergo così!”

- “Beh non è un problema mio no? … Bravo continua così”

Faccio fatica a non toccarti ora, sei così vicino che sento l’odore del tuo sesso, noto la cappella bagnata dai tuoi umori. Il giochino si sta facendo pesante per me… quanto potrò resistere?

- “Vuoi guardarmi? Guardami” - dico mentre lentamente mi sollevo la gonna.

Apro le gambe, sono senza calze e mi è facile scostare leggermente lo slip ed introdurci le mie dita… scivolano tra le mie labbra. Sono fradicia. Ora anche il mio odore si espande nella stanza, dolciastro. Ritraggo le dita e le passo sotto il tuo naso.

- “Mi senti?”

- “Basta, dai facciamola finita, non ti sei divertita abbastanza?” Hai fermato la tua mano. Il tuo cazzo svettante ha la cappella violacea da quanto è gonfio.

- “Non ancora” sogghigno mentre mi sfilo gli slip bagnati e te li strofino sul viso. Poi apro bene le gambe e ti mostro la mia intimità

- “Ti prego basta, basta sto scoppiando! Voglio toccarti. Posso?”

- “Inginocchiati. Così, bravo… ora avvicinati” Compi appena due passi sulle ginocchia fino ad arrivare ai miei piedi. Mi assale una strana frenesia, ho voglia di farti male. Ti prendo per i capelli ed abbasso la tua testa verso le mie estremità.

- “Mi hai fatto aspettare fuori della porta, ed ora sei tu ad aspettare me”

Ti tengo sempre per i capelli, sei con la schiena piegata e il viso sopra i miei piedi, infilati dentro un paio di sandali neri dal tacco alto e sottile. Cominci a baciarmeli delicatamente, servizievolmente.

- “Bravo, hai capito cosa devi fare ora”-
(continua....)

lunedì 26 settembre 2011

La tua cagna

Non mi è mai piaciuto questo termine, eppure ieri, a immaginarti con le mani raccolte a coppa piene del tuo sperma ho desiderato inginocchiarmi di fronte a te e leccare quel nettare dalle tue mani come da una ciotola, come una cagna. La tua cagna.
Ho sete, dammi ancora da bere

tdx