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venerdì 22 marzo 2013

Sesso futurista

Qualche giorno fa parlavo con un amico del "Bombardamento di Adrianopoli" di Marinetti e alla fine lui mi ha invitato a scrivere qualcosa nello stile "parole in libertà". Questo vuole essere soltanto un divertissement quindi, liberamente ispirato al sopracitato brano e alla "Battaglia  di Tripoli". Non so sono riuscita nell'intento, e se si capisca qualcosa, ma mi sono divertita a scriverlo.





Voce+ odore=umido

 
Nuvole grigie in alto salire scale bagnate affanno sudore aroma di caffè tazzina tintinna cucchiaino ruotante gusto amaro tostato dolci granelli residui frastuono di voci seguono schermo sfera volteggiante TUM TUM battiti accelerati la-tua-voce-nel-mio orecchio-pulsante  Testa martella TUUUM TUUUM vene clitoride palpitante il-mio-corpo-è-una-grande-vagina-pulsante Arteria fremente ricolma di umoriiiii frrrrrrr fragranza di muschio
Collegamento diretto orecchio →naso →viscere→ fica Premi il tasto inneschi-il –processo:
 
Voce+ odore=umido


 Scalpiccìo tacchi acciottolato spruzzato esalazione di pioggia cigolare porta sentore di tabacco fumo finestra aria fredda rigonfiamento caldo alito+ lingua= dita umide esaminano orifizio pizzicano pelle arrossata trasudare odore di dolce odore di buono ginocchia piegate pavimento liscio capelli tirati Slaccio anfibi lucidi porpora sfilare stivali fango indugiare tra le gambe succhiare sesso essenza di mandorla lingua-scorrere-su-pelle-rovente leccare getto bianco succo grondare dolce delizia
Abbandono materasso azzurro risate mani colpiscono SSSCIAAAACCC uno-due-tre-quattro Cinghia +vibrare= SVUUUISCCC uno-due-tre-quattro-
Dolore bruciore cic ciac dita bagnate sciiaaac esplorano carne ancora colpi colpi colpi uno-due-tre-quattro devi contare voce strozzata gemiti eseguo ordini natiche infuocate
Vampe              vampe

vampe

Dominazione erezione stretto dilatazione sforzo sfondamento 10 secondi elasticità prevalente sciiivola lentamente afferrare unghie cuscino morbido schiena piegata giù gridìo (ora-liberami-dal-male) godimento eccitazione linfa colare estaticamente gioia disgregarsi




 
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martedì 11 settembre 2012

Voglia di tenerezza


Voglia di tenerezza

Stanotte non è come sempre, non so perché.  La voglia di mangiarlo, di toccarlo dopo mesi che non lo vedo oggi non ce l’ho, che strano. Sarà questo caldo umido che ti appiccica i vestiti … questa indolenza che mi mette addosso l’agosto. Però come al solito non arriviamo neanche a casa… si ferma al nostro  posticino segreto, così come lo chiama lui.  Mi ritrovo subito con il suo cazzo in gola e la sua mano che mi spinge la testa. Oddio mi viene da vomitare… la fetta di anguria che ho mangiato un’ora fa si riaffaccia alla bocca dello stomaco.  Dovevo pensarci prima. Cazzo è passato tanto tempo che non ricordo neanche più come si fa un pompino? O è il suo cazzo così grosso che non so più come gestirlo. Le mandibole mi fanno male, sono scomoda dentro questa macchina minuscola e poi fa caldo … sento un rivolo di sudore che mi scorre tra i seni.  Mi tira i capelli che ho legato con un mollettone e mi fa male.
-          Ahia!- Si ferma un attimo però poi riprende  a tirarmeli.
-          AHIA!.
Pausa. Respiro.
-          Non so più fare pompini! Non ce la faccio, mi viene da vomitare. Ma cosa hai fatto, ti è cresciuto?

Ride appoggiato allo schienale  con la patta aperta. Il suo cazzo eretto ancora umido della mia saliva.

-          Ah ma che fai te ne dimentichi? Me lo dici tutte le volte! E’ sempre lo stesso, non lo riconosci?

Vorrei dirgli che non me lo dimentico, ma quando nel frattempo ne vedo altri beh mi devo sempre riabituare a lui. Ma lo sa, non c’è bisogno di dirglielo. D’altronde anche lui lo fa. E poi adesso  è qui con me, appena tornato e già con il suo cazzo nella mia bocca.
-          Dai usciamo, qui si muore dal caldo.- dici aprendo la portiera con una mano e chiudendo la cerniera con l’altra.

La nostra piccola grande perversione, il parco sotto casa. E’ buio e una leggera brezza ci ristora durante la passeggiata. Conosco questo posto come le mie tasche. Ci vengo a passeggiare con i nipoti e a fare le pazzie con lui, come sulla nostra panchina. La tenue luce dei lampioni sul piazzale antistante ci rischiara la strada, ma potrei camminare anche al buio.  Apre il  cancelletto di legno che chiude la recinzione dell’area giochi dei bambini.
-          No, li dentro no. Dove vanno i bambini no.-

Mi sembra quasi una profanazione.  Quando poi la mattina, alla luce del sole scorgo quei sacchettini bianchi accartocciati in terra ho una sensazione di schifo. Ma che cazzo almeno buttateli via no? Vai a spiegare ai bambini che non sono palloncini e perché non devono toccarli.
Però come sempre riesce a farmi fare tutto quello che vuole. Mi fa sedere su non so che cavolo di attrezzo instabile che si muove sotto il mio culo mentre si apre nuovamente la cerniera di fronte a me. Va decisamente meglio come posizione.  Ah meno male, non ho perso del tutto la mano. O dovrei dire la bocca? Mi piace starmene così  in basso mentre è  in piedi, e ogni tanto lanciargli uno sguardo dritto dritto dentro i tuoi occhi scuri. Mi guarda  mentre lo ingoio, lo insalivo per bene e mi prende i capelli tirandoli verso l’alto. Mi ha tolto il mollettone ora, fa una coda prendendo per bene tutta la mia massa di  capelli dentro il palmo della sua mano.  Mi dà sicurezza questo tuo gesto, sei sempre tu. Ora ti riconosco.

-          Vieni  spostiamoci- mi prende la mano e mi aiuta ad alzarmi. Si avvicina allo scivolo e mi fa appoggiare con le mani proprio sulla scaletta, mentre  rimane dietro di me.

-          Ma dai proprio qui! –

-          Sssshhh – Mi solleva la gonna e mi trova senza gli slip, come mi aveva chiesto.  Mi dà un colpo secco e fragoroso sulle natiche e poi sento la sua mano che scivola in basso, nel solco già umido. Le sue dita mi aprono, entrano dentro di me  senza nessuna fatica

-          Sei fradicia… ora aspetta qui… rimani così…

Ora ti voglio ti voglio ti voglio dentro di me, nel mio culo dentro a farmi male. Non sento più il caldo, i conati di vomito e il timore che qualcuno ci guardi. Voglio il tuo cazzo. Ora.

Sento il rumore della carta del preservativo, mi apri ancora di più le gambe.

-          EH NO CAZZO, NON SI PUO?!

Mi strattoni con forza prendendomi la mano e allontanandomi da li.

-          Ma cosa c’è? cosa succede?? Mi vuoi dire che è successo?? - Arranco con i miei tacchi dietro di te mentre fai luce sul terreno con la torcia del telefonino.

-          Ci hanno fatto una foto!

-          COOOSAAA??!!
(continua....)

venerdì 13 aprile 2012

Di schiena



Morsi e brividi sulla mia pelle… la tua voce che mi sussurra parole oscene all’orecchio…la sento trasformarsi in qualcosa di animalesco che mi fa rabbrividire mentre i tuoi denti affondano nella mia carne.


Poi il rumore della tua cinghia quando te la sfili… il tintinnare della fibbia è l’eccitante precursore di quello che accadrà tra poco. Vedo a terra l’ombra della tua mano che la ripiega su se stessa prima di percuotermi.

Eccoti! Il tuo cazzo si indurisce di più proprio quando assesti il colpo. Sei tu che godi di me o io di te? Ti eccita il mio dolore o il piacere bruciante, la pelle che scotta sotto le tue dita? Ora aprono le mie cavità e mi lascio esplorare, frugare, spalancare alle tue mani, offrire al tuo sesso…ancora… fino a rendermi malleabile come burro sotto le tue dita.

Adesso ti allontani leggermente, so che mi stai guardando, stai osservando lo spettacolo del tuo cazzo entrare ed uscire da me, immagino i tuoi occhi incollati su quella visione.

- Dimmi cosa vedi, dimmelo ti prego! –

- …….-

sabato 11 dicembre 2010

Adoro



Adoro quando mi prendi così, senza preamboli.
Adoro il tuo sesso che pulsa dentro di me mentre mi schiaffeggi,
ad ogni colpo sulle mie natiche sentirlo irrigidirsi sempre più
Adoro adorarlo, in ginocchio di fronte a te,
baciarlo e sentirne l'odore, assaporarne il dolce nettare.
Adoro adagiarci la testa come fosse un morbido guanciale
mentre mi accarezzi dolcemente
Adoro... tornare a casa e sentire la mia pelle che brucia
e constatare già i primi segni del tuo passaggio.
Adoro il tuo marchio su di me
Adoro tutto di te!

venerdì 3 dicembre 2010

Il ragazzo del treno II atto- seconda parte





Chissà da fuori se mi vedono, chissà se ci vedono... immagino un altro treno che passa velocemente, qualcuno affacciato che nota solo delle sagome. O forse no, non vedono niente, come è possibile. La cosa mi eccita, e molto.
Mi morde il collo e poi me lo bacia, nello stesso punto dove un attimo prima ho sentito i suoi denti affondare nella carne soffice. Scende giù lungo la schiena con la lingua e con i denti a tracciare un percorso immaginario… ed ancora più in basso… arriva al solco tra le natiche insinuandosi con la punta della lingua mentre con un dito cerca il mio sesso, lo sento scivolare dentro e penetrarmi … poi con un altro dito ancora… i miei sospiri, le mie grida sono coperti dal rumore del treno, la frastornante armonia di questo amplesso.
Lui mi parla all'orecchio, mi sussurra, il suo alito caldo mi procura brividi lungo tutto il corpo, lungo la schiena ancora calda per le impronte del suo passaggio…
- Non mi volevi vede’, eh? E mo’ mi vuoi?
- Si…

Mi prende le mani, le solleva sopra la mia testa e le tiene così, strette tra le sue. In alto, appoggiate al finestrino. Il peso del suo corpo mi schiaccia sul vetro mentre avverto la sua cappella, il suo cazzo rigido farsi strada tra le mie labbra umide, aperte come un frutto di mare acquoso. Entra dentro di me con un colpo deciso, i miei seni sono premuti sulla lastra fredda. Si muove avanti e indietro, avanti e indietro, si afferra alle mie spalle per non cadere, mentre allargo le gambe per non perdere l’equilibrio… il movimento del suo corpo che mi sbatte, del suo sesso dentro di me, e quello del treno, un vortice che mi fa girare la testa… e il rumore, il rumore assordante… sono in un’altra dimensione. Non sono qui, ma altrove. Devo essere altrove perché non posso essere io a fare questo, no… non sono io.
Lo sento gonfiarsi dentro di me, in fondo, fino a toccarmi l’utero. Poi d’un tratto esce da me, mi volto a guardarlo e lo trovo che si sfila il preservativo… Un sussulto del treno più forte degli altri.. mi abbasso la gonna e mi siedo sul water, cosparso di carta pulita.




Lo osservo, lo prendo in mano mentre lo sento irrigidirsi sempre più sotto le mie dita. Lo guardo zampillare come una piccola fontana, verso l’alto. Le gocce calde ricadono sulla mia mano.
Lui si sorregge, pare cadere all’indietro verso il lavabo. Apre gli occhi che teneva chiusi e mi sorride. Mi solleva il mento:

- Quanto sei bella, ‘o sai? – E mi bacia sui capelli, sulla testa.
- Grazie, ora andiamo, eh? Non sono tranquilla qui dentro. Poi guarda che abbiamo combinato. Dai, vai i avanti tu che metto in ordine tutto.

Si riveste mentre io mi lavo alla meno peggio e mi ricompongo. E’ tutto pieno di carta, la mia borsa aperta e il contenuto sparso fuori… Dopo pochi minuti mi affaccio timidamente alla porta, poi esco fingendo indifferenza, attraverso il corridoio, pochi passi, ed entro di nuovo nella nostra piccola stanza segreta. Lo trovo lì seduto, con quel sorriso infantile e disarmante, e mi sento invadere dalla tenerezza. Mi avvicino e gli stampo un bacio su una guancia. Solo ora mi accorgo che sono senza mutande, non le ho rimesse quando sono uscita.
- Oddio, dove sono?
- Cosa?
- Le mie mutande!- dico mentre comincio a rovistare nella borsa. Cazzo, non le trovo! Ah si, eccole. Nere su fondo nero, e chi le vedeva! erano rimaste lì dentro.
- Ma tu si’ tutta matta!
- Dai, non me ne sono neanche accorta!

- Tu tiene ancora voglia, eh? Non sei venuta.
- Si, non stavo tranquilla, non ci riesco così...

E mentre dice queste parole infila le mani sotto la mia gonna, le appoggia sulle ginocchia e poi le fa risalire, lente. Si avvicina con il corpo, avverto le sue dita che rimontano le mie cosce… fino ad infilarne una nel mio sesso, ancora grondante umori come un fiore schiuso e pieno di nettare.

- ‘O sai che ci arrestano, si? Atti osceni in luogo pubblico!
- Si dai dai, lascia stare!- Abbasso il bordo della gonna, mentre lui ritrae la mano e le sue dita, le porta alla bocca e le succhia guardandomi, penetrandomi con i suoi occhi neri.

Ma che voglia avrei.. avrei voglia di salirti sopra qui, incurante di tutto, della gente là fuori. Voglia di sedermi sopra di te, di sentire il tuo cazzo eretto, di prenderlo con le mani ed infilarmelo dentro.Di muovermi prima piano, facendolo uscire ed entrare lentamente, poi di avvolgerlo tutto con la mia carne umida risucchiandolo come fosse una bocca, la mia grande bocca dalle labbra calde.
Ma ricaccio indietro questa immagine...




- Se ci fossimo visti ti avrei presa a schiaffi.
- A schiaffi? E perché?
- A schiaffi sul culo.
- Davvero? E fallo!
- Mo’? Qui?
- Si, qui se hai il coraggio! - dico sorridendo.

Mi sdraio con il ventre sulle poltrone, il tessuto della gonna è leggero, sottile la stoffa che ricopre i miei glutei, e non ho rimesso gli slip. Lui rimane in piedi, mi guarda con uno strano lampo negli occhi mentre lo vedo sollevare in alto il braccio e poi colpirmi forte una natica.

- Così? Ti piace?
- Si, più forte, più forte!

Poi lo ripete ancora, ed ancora con l’altra mano…ad ogni colpo mi sento palpitare tra le gambe, il clitoride sussultare ad ogni percossa, riempirmi di umori mentre il rumore della mia carne battuta risuona nell’aria come se fosse sulla pelle nuda. Contraggo le natiche invasa da un piacere bruciante, dal calore che percepisco sull’epidermide..
- Ancora? Mi fa male la mano, mi pizzica
- Dai lascia stare, non ci sei abituato eh? Poi così ci sentiranno pure!

Lui si siede, è visibilmente eccitato ed anche accaldato, vedo ancora quel bagliore nel suo sguardo.
- Hai visto, eh? Hai visto come ti ho capita subito io?
- Mi hai capita? Davvero?
- Si, appena ti ho vista ho pensato: chist’ è ‘na cavalla!
- Una cavalla? - Rido
- Hai capito che ci hanno visti, si?
- Visti, ma chi?
- Lo vedi quello? Quel signore con il trolley rosso lì dietro?

Mi chiedo come faccia a vedere oltre le sue spalle. Dalla tendina mal chiusa in effetti, proprio nello spicchio lasciato aperto riesco a scorgere nello scompartimento dietro il nostro. Esattamente nella mia visuale, un signore serio, sui 50, capelli e barbetta brizzolata, magro. Ha davanti a se un trolley rosso.

- Si lo vedo.
- Vuoi scommettere che appena scendo… chillo viene qui?
- Ma daii! Ma che dici?
- Si si, poi ‘o vedrai!

Rimaniamo così ancora qualche minuto, mi parla del suo lavoro, del bar che gestisce a Napoli, insieme ad un amico. Da qui, dice gli deriva quella capacità di intuire le persone, ne incontra tutti i giorni tante, le più disparate. La gente che viene a prendere un caffè non chiede solo quello, vogliono parlare, essere ascoltati anche soltanto per il tempo di un caffè.
Lui li fa sorridere, gli parla… il suo bar è sempre pieno, dice. Però, “tengo famiglia” e il pomeriggio me ne vengo qui, prendo il treno e faccio un altro lavoro. Non mi parla dell’altro lavoro, ed io non gli chiedo niente. So che gli ho rubato un po’ del suo tempo, e che ora dovrà riprendere il treno successivo e tornare indietro. Una gradevole parentesi nella sua faticosissima giornata.
Presto il treno rallenta, arriva in stazione e so che lo devo salutare. Nuovamente. Chissà se lo rivedrò mai, ma ormai so come incontrarlo. Al binario 12, ore 15.30
Mi alzo, ci baciamo e mi stringe forte:
- Non fa’ ‘a pazzerella, eh?
Eh si la pazzerella.. se non lo fossi stata un po’…
E nuovamente lo guardo andare via, allontanarsi sul marciapiede del binario mentre mi sorride. Poi il treno si muove, riprende lentamente il suo cammino e mi risiedo. Pochissimi istanti dopo, ecco il signore dal trolley rosso sbucare all’improvviso.
- Scusi, c’è posto?
- Si, prego, è tutto libero.
Rimane un attimo in piedi, si aggira nervosamente. Poi si siede proprio al lato più opposto e contrario al mio, vicino al finestrino. Comincia a parlare, ha voglia di chiacchierare e di farmi domande.
Io sorrido pensando alla profezia di poco fa. Rido talmente tanto che per non farmi vedere mi porto una mano a coppa sulle labbra. L’odore del suo sesso che mi è rimasto tra le dita mi invade.
Piccolo scugnizzo,lo sai che avevi ragione?

martedì 6 luglio 2010

Ancora tu...




Sei di nuovo qui, nel “nostro” ristorante, seduto di fronte a me, con quel tuo sorriso che mi apre il cuore, ed i tuoi occhi malinconici, così tristi. Grandi occhi neri, profondi come l’abisso che ti si spalanca davanti quando ti guardi dentro… occhi fissi nei miei, che mi sciolgono sempre… ma stavolta no… stavolta non cadrò nella profondità delle tue orbite. Stavolta ce la farò a dirti di no.
Le rotte che hanno tracciato le nostre vite si sono allontanate, incontrate e nuovamente distanziate, eppure ciclicamente, come ad un porto sicuro approdi con la tua nave sgangherata, dalle vele rotte, in cerca di un riparo. So già che, come un pirata, mi prederai di tutto l’amore che non hai mai ricevuto, mi svuoterai, finché, pieno del tuo bottino, ripartirai per altri lidi…. E tu pensi che il mio bene sia inesauribile perché ogni volta torni ad abbeverarti a questa fonte, sempre più fiacca e prosciugata ormai.
Ecco, questa volta ho paura di non farcela. Sono stanca, tanto stanca dei continui assalti a questo cuore ormai logoro. Quanto vorrei diventare dura, fredda come una roccia, inattaccabile. Una fortezza inespugnabile con mura altissime su cui andresti a sfracellarti.
Invece no, conosci dove la mia carne è più tenera, vulnerabile, ed ogni volta ti ci insinui con delle lame lunghe lunghe e sottili, impercettibili all’ inizio, e scavi scavi… fino a svuotarmi.
Stavolta no, stavolta ti dico di no.

Terminiamo la nostra cena, usciamo fuori, respiro finalmente un po’ d’aria fresca in questa calda serata di luglio, sono libera. Ma mentre ci avviamo alla macchina, improvvisamente mi afferri per un braccio e mi giri verso di te, con forza. Non ho il tempo di reagire, affondi la tua lingua nella mia bocca in maniera quasi disperata, lasciandomi senza fiato. Mi distacco per respirare, è un attimo e mi baci nuovamente, le nostre lingue avvinghiate si scambiano umori… Mi travolgi. Il cuore mi batte in fretta mentre sento un languore nello stomaco, nelle viscere. E’ la mia paura e il desiderio che ho di te.



Entriamo in macchina e le tue mani sono subito su di me, sul mio seno mentre sussurri il mio nome, mentre la tua lingua continua ad infierire sui capezzoli, succhiandoli e mordendoli. Sai quanto mi piace questo gioco, sai quanto mi accende, e vuoi constatarlo subito. Una mano scivola sulla gonna, ne solleva il bordo alla ricerca della mia eccitazione, mi accarezzi lieve un ginocchio e poi risali tra le mie cosce, mentre sento i miei umori che si sciolgono. Trovi un tenue ostacolo nella stoffa delle mutandine già umide del mio miele, lo aggiri ed affondi le tue dita tra le mie labbra aperte. Ecco, hai vinto tu.
Quanto ti basta poco… così poco per farmi arrendere. Vorrei fermarti mentre riprendi a baciarmi e vengo investita dal tuo odore… odore che non ho dimenticato, tenero come quello di un bambino, come non ricordarlo. Osservo la pelle del tuo collo mentre ci affondo per annusarlo e baciarlo… chissà se quei tre nei sono ancora lì… Ti apro la camicia, voglio vederti tutto, il tuo petto, i tuoi capezzoli piccoli e teneri con cui mi piace giocare, mentre le mie mani scivolano sulla tua pelle morbida. Come sei bello tesoro mio, come è dolce la tua pelle, toccarti è come tornare a casa… ritrovo l’allineamento di quei nei deliziosi dietro la nuca, le tue spalle, scendo verso l’ ombelico ed accarezzo la linea di peli scuri sottostante. Tu mi prendi la mano e mi fai sentire la tua eccitazione, sento il tuo sesso rigido attraverso la stoffa dei jeans che preme per uscire. Allora ti abbasso la cerniera ed infilo una mano per prenderlo, finalmente è nelle mie mani, bello e turgido mentre lo accarezzo dolcemente. Ora oltre al tuo odore voglio sentire il tuo sapore…La mia lingua è su di te.. accarezza la cappella, poi scivola lentamente lungo le vene che si gonfiano al suo passaggio, mente ti sento fremere e gemere. Uno sguardo, colgo i tuoi occhi che mi osservano dall’alto, mentre la tua mano trova la mia testa, mi accarezza i capelli e poi preme la mia nuca verso il basso.
Ora ti assaggio tutto, la mia bocca si apre e si chiude inglobandoti dentro di me, mentre il nettare continua a scivolarmi tra le cosce. Ma voglio dedicarmi a te, soltanto a te, respirarti, assaggiarti, dissetarmi di te. Sei tu che riempi la mia fonte ora. Sento il sapore dolce del tuo sperma che guizza nella mia bocca, come un’onda in piena, mentre la tua gola esplode in un urlo fortissimo e prolungato, quasi un pianto, un ululato da animale ferito.
Ti guardo ora, così abbandonato con la testa reclinata e gli occhi chiusi, mentre sospiri e riprendi fiato. La tua bocca sorride. Ti accarezzo il viso e riapri gli occhi, ora hanno una luce diversa.
Il piccolo spazio è ricolmo dei nostri odori, dei nostri umori. L’aroma dei nostri sessi che si mescolano è l’eccitante condimento di questo antipasto.
Ora la tua voce è un soffio lieve:

-Andiamo a casa, voglio fare l’amore con te.


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Seconda parte. La panchina.

Appena entriamo in casa ti dirigi verso la camera da letto e in un attimo ti spogli, io rimango incantata a guardare la tua nudità, il tuo sesso eretto, le tue spalle, tutto il tuo splendido corpo mentre mi strappi quasi la camicetta di dosso, mi togli il reggiseno con dita frenetiche e cominci a succhiarmi i capezzoli, mi stringi i seni con le mani tanto forte da farmi male. Siamo vicini al letto e mi ci spingi sopra. Io ricado sul materasso morbido e quel piccolo balzo mi fa sorridere… sorridiamo entrambi mentre tu sei già nudo sopra di me, il tuo sesso sopra il mio ventre, mi sollevi la gonna, mi sfili le mutandine con una mano e con l’altra afferri alla base il tuo sesso e lo spingi dentro di me, prepotentemente. Mi lasci nuovamente senza fiato. Sei come una bestia affamata che cerca di saziarsi con la mia carne. Ed io te la offro, la mia carne, fino a farmi straziare, sempre. Affondi in me fino a risvegliare tutte le mie cellule, fino a possedere il mio ventre, il mio corpo, il mio cuore. Ti prendi tutto.



Ti guardo e per un attimo, pochi secondi, uno squarcio si apre nel velo dei tuoi occhi, ma è solo un momento. Un istante in cui ti sento veramente mio. E poi ritorni a scoparmi con foga, mi alzi le gambe sopra le tue spalle e mi trafiggi. Ti sento così profondamente in me, mi aggrappo alle tue spalle e mi sollevo fino ad aderire tutta a te, le mie unghie affondano nella tua schiena, occhi negli occhi, carne contro la carne.
Mi perdo nei tuoi occhi, ora brillano come i miei.
Sento il tuo alito sopra di me, sulla tua bocca, la tua lingua non mi lascia un istante, ora è più dolce di quel primo bacio, come se si fosse appagata.

- Vieni sopra- mi dici mentre improvvisamente esci da me.




Mi sollevo, a cavalcioni su di te, afferro il tuo sesso e lo guido dentro di me, poi mi abbasso lentamente, fino a impalarmi, riempirmi di te. Quanto mi piace stare così, cavalcarti e muovermi sopra di te, sentirlo durissimo, guardarti negli occhi mentre mi prendi i seni, mi strizzi i capezzoli, leccandomeli e succhiandomeli.

- Sei sempre la mia puttana, vero?
- Si… sempre

Ora sono io che accarezzo il tuo petto, i tuoi piccoli capezzoli, il mio clitoride sfrega sopra i tuoi peli, lo sento pulsare mentre tu sotto di me aiuti il mio movimento, mi prendi i glutei aprendomeli e spingendo ancora più forte.
Poi mi accarezzi il viso e mi dai le tue dita da succhiare, entrano nella mia bocca come ha fatto il tuo sesso poco fa. Io chiudo gli occhi per assaporare meglio quella sensazione, mentre sento i miei umori che colano sopra di te, accelero i miei movimenti, mentre mi inciti ed una scarica elettrica che mi avvolge tutta, come un’onda che parte dal mio clitoride e si propaga fino alle mie gambe, alla mia schiena, al mio ventre…
Mi accascio sopra di te, sul tuo petto. Sento il tuo cuore che batte ancora forte, mentre mi accarezzi dolcemente i capelli. Ma un attimo dopo ti sfili da sotto il mio corpo esausto mentre io rimango immobile, con il viso schiacciato sul cuscino a riprendere fiato, ancora immersa nel piacere che mi hai appena dato. Non riesco a muovere un muscolo, e tu mi rigiri come una bambola di carne, mi posizioni come vuoi tu, mi prendi per le caviglie e mi trascini ai bordi del letto.



Mi cingi con le tue braccia sotto il ventre e mi sollevi, mentre sei sceso, in piedi dietro di me. Mi sento esposta ed offerta alla tua vista mentre tu, non ancora sazio, entri nuovamente in me, affondando come dentro una mousse calda.



Mi piace stare in questa posizione, sento la mia carne che si apre per te, mi piace sentirti così profondamente in me. Le mie braccia si piegano, ora sono appoggiata sui gomiti mentre tu continui a martellarmi, inesorabile. Sento i tuoi colpi sul collo dell’utero, la tua cappella durissima, fino in fondo…

- Giù mettiti più giù!

Mi abbassi la schiena con forza, la mia testa è premuta sul materasso, rigiro il volto per prender fiato..ora mi fai male, mi fai male ma non dico niente, gemo di piacere e dal dolore, ma non ti supplico di fare più piano, no, perché so che questo aumenterebbe la tua eccitazione. Ti piace quando sono così, priva di difese, o quando ti scongiuro di smetterla… invece tu aumenti il ritmo, mi prendi per i capelli e me li tiri, mi sollevi e mi mordi la schiena… a volte spero che tu finisca presto, ma non è mai presto per te… mi fai godere due, tre volte, mi sfinisci dal piacere e finalmente sento il tuo cazzo che mi dilata sempre più, si gonfia e pulsa…dai tre colpi decisi e lo estrai dalla mia fica… mi inondi con il tuo seme caldo sulla schiena, sulle natiche



Ricadi sul letto, accanto a me. Ho le gambe indolenzite e le ginocchia mi tremano, mi sollevo e ti guardo, ci guardiamo negli occhi ora, stanchi. I nostri respiri che si placano, le mani che continuano a cercarsi, ad accarezzarsi, a sfiorarsi. Appoggio la mia testa al tuo petto, ti bacio le spalle e il collo mente tu mi cingi con il tuo braccio e con l’altra mano mi accarezzi i capelli, prendi un ricciolo tra le dita e l’attorcigli. Ora posso fartela la domanda:

- Ma tu, cosa vuoi da me?
Guardi il soffitto mentre mi rispondi:

- Affetto.

Perché questo imbarazzo? Perché non ci siamo mai detti cosa siamo l’uno per l’altra?Ti guardo e penso a quanti anni sono che entri ed esci dalla mia vita, o che mi allontano da te quando sento che mi stai chiedendo troppo, o quando non riesco a sopportare il peso della libertà che ti lascio, sempre. E che tu lasci a me.
Dieci anni. Dieci anni da quando ti ho visto la prima volta, con la tua bellezza spudorata, la tua gioventù sfacciata ed ho pensato che dovevi essere mio. Nonostante gli anni che ci separavano, nonostante non fossi libera, nonostante le convenzioni. Nonostante tutto. Dovevo averti. E così è stato.

Ed eccoci ancora qui. Un’altra volta. Mi chiedo se questa sarà l’ultima, a volte lo spero, perché non riesco a liberarmi di te, perché ogni volta ti riapro la porta, anche se credevo di averla chiusa.
Perché ogni volta mi dai gioie e dolori, perché mi perdo nel calore del tuo corpo mentre ti sono accanto, e penso che non ho mai provato per nessuno niente di così vibrante, così tattile, come se volessi assorbire il tuo corpo, il tuo odore, tutto di te. Ma il corpo è una esperienza continua di rinuncia, il possesso è solo transitorio, dopo c’è soltanto la privazione e il ricordo. Il corpo sfugge sempre, perché non si può appartenere a qualcun altro.

Ci rivestiamo lentamente, svogliatamente. Mentre mi accingo a rimettermi gli slip mi fermi:

- No, no, non te li rimettere, rimani così.
- Ma che devi fare?
- Non abbiamo mica finito, accompagnami giù.

Scendiamo le scale di corsa ridendo come due ragazzini, mi chiedo cosa mai vorrai fare…arrivati fuori dal portone, mi prendi la mano e ci inoltriamo nel parco di fronte casa. Di giorno ci giocano i bambini, di notte è un ritrovo per coppiette in cerca di riparo.

- Ma dove vuoi andare?
- Sshhh non farti sentire….

E’ buio ma le case intorno sono vicine, qualche lampione è acceso ed io conosco bene il posto. Saliamo un leggero pendio, c’è qualche cespuglio ed io mi dirigo verso quella zona, ma tu mi blocchi: - Andiamo lì. Accennando ad una panchina illuminata proprio sul vialetto.

- Ma sei matto! li ci vedranno tutti, anche dalle case di fronte!
- E’ troppo pericoloso là, almeno se arriva qualcuno qui lo vediamo



Io assecondo questo tuo folle desiderio, mi tornano in mente gli incontri nel mio ufficio sul tavolo della sala riunioni, con le finestre aperte sul cortile ed altre finestre, come occhi, ad osservarci. Quando dicevi che stare con me era come salire su una giostra. Ora pare che sia tu a condurmi in un gioco pazzo e senza regole.
Ci avviciniamo alla panchina, dagli edifici di fronte giungono voci di gente che termina una cena in terrazza. Tu mi fai mettere di fronte alla spalliera, io rido mentre appoggio le mie braccia li sopra:

- Ma che mi fai fare, che mi fai fare….e se ci vedessero?

Ridi anche tu mentre mi sollevi la gonna fino alla schiena, mi palpi le natiche, poi le tue mani cominciano a diventare più decise nei movimenti, le carezze lasciano il posto alle palme aperte che si sollevano e si abbassano velocemente sui miei glutei. Un colpo a destra ed uno a sinistra, il suono echeggia nel silenzio del parco. I tuoi colpi mi fanno sbattere il ventre sopra le assi della panchina, sento la pelle che si scalda e comincia a bruciare. Continui a colpirmi, poi ti fermi un attimo, io riprendo fiato e mi sollevo leggermente, buttando un occhio alla terrazza di fronte a noi. Sembra che il mormorio continui senza interruzione.
- “Stai ferma, non ti muovere…”dici mentre la tua mano costringe di nuovo la mia schiena ad abbassarsi. Sento il rumore della tua zip, intuisco che ti stai aprendo i pantaloni ed anche cosa farai tra poco. Con le mani mi apri le natiche, ci introduci prima un dito che hai bagnato dei miei umori, poi un altro, e poi il tuo sesso che si fa strada scivolando lentamente ma con decisione, dilatando il mio ano.

- Fai piano, fai piano che mi fai male!

Ecco la frase che non dovevo dire… invece tu appena mi sei dentro cominci a spingere, sento le pareti che cedono e si aprono, e il dolore lascia il posto al piacere. Ora mi piego ancora di più sulla panchina, appoggio le mie mani oltre la spalliera, le mie gambe si tendono ed irrigidiscono. Lo voglio sentire tutto dentro, tu afferri saldamente i miei fianchi con una mano e con l altra i capelli e mi tiri su la testa, fino a farmi formare un arco con la schiena… sento il mio sesso grondare e il clitoride che continua a pulsare mentre mi riempi e continui a muoverti lentamente dentro di me. La sensazione è così forte, il tuo cazzo così duro che lo sento sfregare anche nella fica, sto godendo e non riesco a trattenere le mie urla di piacere … una scossa fortissima e travolgente. Tu continui fin che non sento la tua cappella che si gonfia e freme, comincia a pulsare. Il tuo sperma caldo mi invade le viscere, percepisco le contrazioni mentre godi dentro di me e poi il tuo seme che cola fuori, scivolando sulla mia fessura.

Bentornato, amore.


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