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domenica 1 agosto 2010

Grida nella notte



Niente ristorantino stasera, niente chiacchiere. Stasera ho fame di lui.

Esce dalla macchina, appena mi vede allarga la bocca in uno dei suoi immensi sorrisi, e senza neanche salutarmi mi bacia rimanendo appoggiato contro la portiera, stringendomi forte e premendo il suo sesso rigonfio sul mio ventre. Adoro quando mi fa sentire quanto mi desidera, quanto gli sono mancata, così, senza che ci sia bisogno di parole. Infilati in macchina voliamo verso il nostro solito parcheggio vicino al parco mentre le mani non riescono a stare ferme … lo stringo attraverso la stoffa dei jeans mentre guida … poi le nostre lingue voraci si cercano, come due affamati che si saziano uno delle carni dell’altro, mani e bocca sui miei seni, la lingua che lambisce i miei capezzoli, i denti che li stringono prima delicatamente poi avidamente. Anche io cerco la sua carne turgida, gli apro la cerniera e lo trovo durissimo e me ne cibo, senza nessun preludio. Voglio mangiarlo, voglio berlo. Mi spinge la testa come a scoparmi la bocca con il suo cazzo spingendolo fino in gola, soffocandomi. Sento lo stomaco che si stringe, la gola che si contrae, respingo l’impulso respirando con il naso e succhiandolo forte. Lunghe lingue di bava mi colano sul mento, sui seni. E’ lui a fermarmi, giusto il tempo per respirare a fondo e guardarlo negli occhi. Ora ci gioco un po’, lo lecco, lo mordicchio tutto intorno alla cappella, lo assaporo con gusto.




Mi piace guardarglielo mentre lo prendo in bocca, vedere come si gonfia al massimo, come reagisce ai colpi della mia lingua. Poi piegata su di lui, ci strofino sopra ondeggiando i miei seni liberi, i capezzoli battagliano sul prepuzio, si induriscono al contatto della sua carne calda, delle vene che pulsano. Unisco il solco in mezzo ai miei globi bianchissimi soffocandolo in mezzo, lui li stringe forte con una mano mentre l’altra si allunga sulla mia schiena, mi solleva la gonna e si insinua tra le natiche. Le sue dita trovano il mio ano, lo aprono, ci si introducono dilatandolo. E’ la premessa a quello che mi aspetterà tra poco. Poi la mia bocca affamata si sazia del tuo succo dolce che mi inonda la gola. Ora finalmente lo saluto:
- “Come stai?”
- “Ora bene.” Mi risponde sorridendo.
Una sua mano raggiunge il mio viso, lo accarezza dolcemente, e poi quelle stesse dita lasciano le mie guance per introdursi sotto la mia gonna, risalendo tra le mie gambe. Trovano la mia fessura umida mentre altre dita si dedicano alla mia apertura più stretta, ed ora si muovono simultaneamente dentro i miei orifizi, scorrono facilmente in me, lubrificate dai miei stessi fluidi. Piccoli grappoli di gemiti escono dalla mia gola, mentre la sua lingua famelica si impossessa della mia bocca. Mi stacco per respirare, lo guardo e vedo le pozze nere dei suoi occhi che si allargano. Mi sento frugata, esplorata dalle sue dita, scavata dentro dai suoi occhi. Cosa sta cercando così’ profondamente in me? Non gli basta mai, vuole sempre entrare più a fondo, nelle mie carni, nel mio cuore, nel mio respiro, nelle mie viscere. Vuole tutto. Ed io gli do tutto, gli concedo tutto, sempre, fino a svuotarmi. Ed essere nuovamente riempita dal suo sesso, dal suo seme, dalle sue dita… in un alternarsi senza fine.
Poi mi penetra, con quegli occhi bramosi sempre fissi nei miei e con il suo cazzo. Avverto la rigidità della sua carne che affonda nella mia di carne, così morbida che pare liquefarsi. Ma improvvisamente si blocca:

- Andiamo via di qua, cerchiamo un posto tranquillo. Voglio sentirti gridare forte…

Ripartiamo nel buio, prima ci fermiamo a fare benzina. E’ una zona popolata da creature della notte, due di queste sono proprio ferme al distributore




Avranno meno di vent’anni, sono bimbe che si atteggiano a donne, sicuramente straniere. Una alta, magra, dal viso affilato e un po’ duro, il trucco pesante a coprire il viso troppo giovane. I capelli biondi legati in una coda di cavallo, porta una minigonna e stivali alti bianchi lucidi, una borsa di plastica verde. Nell’insieme ha un vago sapore anni ’60. L’altra è seduta proprio a fianco alla pompa di benzina, evidentemente c’è una piccola mensola. Ha il corpo più pieno, i seni gonfi che fuoriescono da una camicetta troppo aperta la fanno sembrare più donna, ma il volto e gli occhi sono quelli di una bambina un po’ stanca: i capelli ricci le incorniciano il viso rotondetto. Quasi mi assomiglia. Da quella posizione può vedere dentro la macchina e stancamente butta uno sguardo: nota la scatola di preservativi appoggiata sul cruscotto, il mio volto un po’ sfatto, i miei capelli scomposti. Mi rendo conto solo ora che sono ancora senza gli stivali, rimasti sul tappetino accanto ai miei piedi. La gonna ricopre malamente le mie gambe, lasciando intravedere il bordo delle autoreggenti. Non ho rimesso gli slip e la mia fica è ancora umida e colma di umori. Abbasso lo sguardo e noto la mia camicetta scomposta, spiegazzata, l’ ultimo bottone mal richiuso, un seno contenuto a stento. Tento di ricompormi, abbasso l’orlo della gonna, liscio le grinze alla camicetta. Improvvisamente mi guardo con i loro occhi, mi sento come una di loro, una puttana che si è appartata per fare sesso in macchina con un cliente che ora scende a fare benzina.
Mentre lui fa il giro ed infila la banconota lei si ritrova esattamente con gli occhi all’ altezza del suo pube, la vedo che, maliziosamente si sofferma a lungo a guardare il suo sesso, ma lui non nota niente.. Sorrido pensando che forse ha lasciato la cerniera parzialmente aperta, forse lei,da professionista, nota un residuo della sua erezione.
Ed immediatamente, stimolata da quello sguardo malizioso mi ritrovo a pensare: chissà quanto costa, chissà se salirebbe in macchina con noi, forse si divertirebbe di più che con altri. Ma è un attimo, un pensiero che mi sfiora mentre lui fa il giro intorno alla macchina e risale.

- “Hai la cerniera aperta?”
- “No, perché?”
- “Niente, ho notato quella ragazza che ti guardava proprio lì.” Rispondo senza nascondere il sorriso divertito
- “Ma non sarai tu che sei sempre maliziosa?”
- “Ma ti dico che ti guardava davvero!
-
Prendiamo la strada verso il mare, alla ricerca di un posto tranquillo. Nel tragitto ci troviamo vicini ad una nota gelateria e lui accosta e ferma la macchina.

- Io non ho mangiato, scendiamo a prendere un gelato

Il posto è frequentato dai ragazzi bene della zona, ce ne sono diversi seduti ai tavolini ed anche dentro. Io mi infilo gli stivali, ma non gli slip, mentre lui sogghigna

- “Che troia che sei…” dice dandomi una pacca sul culo mentre scendo dall’automobile.

La gelateria è a pochi metri, e mentre cammino sento la mia fica ancora gonfia, le labbra umide che sfregano fra loro quando compio qualche passo.. ho i suoi e i miei odori addosso, forse ho ancora il trucco sfatto ma non me ne curo … entro provocatoriamente in mezzo a quella piccola giovane borghesia come fossi la puttanella incontrata poco fa.
Dentro ci sono altre ragazze con borse e scarpe firmate. Tra poco andranno a divertirsi in qualche locale della zona mentre altre coetanee rimarranno tutta la notte in balia di uomini che abuseranno dei loro corpi già sfatti come delle strade percorse da troppi veicoli.
Lui mi segue nella gelateria con le sue grandi falcate, mentre avverto gli sguardi su di noi, incuriositi da questa strana coppia che irrompe tra il crocchio di gente in maniera sfrontata. Mi diverto ad osservare, non vista, gli sguardi adoranti che gli rivolgono queste ragazzine per bene. Lui ride con me, ci basta uno sguardo quando ordina il suo cono ironizzando sulle sue dimensioni. Chissà se il gelataio ha capito…
Poi ci avviamo verso l’uscita, io ad un passo indietro con gli occhi piantati sul suo culo sodo e perfetto fasciato dalla stoffa dei jeans.



Non resisto alla tentazione, e proprio sulla porta, davanti a tutti, appoggio una mano su una natica e la stringo forte, come a sancire la mia proprietà sul suo corpo. Chissà che penseranno di noi ora, di una donna matura con il trucco sfatto e gli abiti in disordine e di un ragazzo in jeans e giubbotto di pelle nera che si fa palpare il culo in pubblico. Non hanno niente in comune questi due, però sorridono, in quel modo che fa brillare gli occhi.
Fuori si gusta il suo gelato seduto sulla staccionata di legno, poi mi porge il cono per farmelo assaggiare, io lo lecco provocatoriamente in maniera oscena mentre lo guardo dritto negli occhi, senza dire una parola.
-“Me l’hai fatto diventare duro in un secondo.Se continui così lo sai cosa ti aspetta?"
-“Cos’è, una minaccia? Allora continuo…”




II PARTE
Finisce con calma il suo gelato, risaliamo in macchina e riprendiamo la strada verso il mare. Dai finestrini aperti entra l’aria tiepida di fine maggio, sulla sinistra l’immensa pineta che esala aromi resinosi e poi comincio ad avvertire l’odore del mare, dobbiamo essere vicini.
Eccoci arrivati alle dune, la macchia mediterranea crea delle chiazze verdi sulla sabbia. E’ buio, ma lui si muove come un gatto, mi precede come se conoscesse il posto; seguo il viottolo lasciato dalle sue impronte lasciando affondare i miei tacchi sulle morbide colline di rena. Piccoli granellini di sabbia cospargono la pelle nera degli stivali.




Appoggia un telo al riparo della duna più grande, la strada alle nostre spalle è lontana e nascosta, davanti a noi il mare scuro ed increspato riflette i bagliori argentei di una luna enorme, che ci osserva con i suoi grandi crateri come occhi spalancati.
La brezza salmastra accarezza la mia pelle procurandomi brividi, i miei capezzoli si ergono sfiorando la stoffa della camicetta, mentre la sbottona lentamente. Io faccio altrettanto con lui, le mie mani infreddolite accarezzano la tua pelle calda e serica.. Mi solleva il mento con una mano, la sua lingua si impossessa della mia bocca, ora è tornata avida come poco fa…poi appoggia le tue mani sulle mie spalle e mi spinge giù a terra, le mie ginocchia si piegano e ricado in parte sulla sabbia.
Il mio viso è proprio di fronte al suo sesso ora, lo accarezzo sopra la stoffa dei tuoi pantaloni e lo sento che si gonfia, che preme sulla cerniera. E’ lui che me lo offre, si apre i jeans e lo tira fuori, lo tiene con una mano proteso verso di me mentre mi guarda negli occhi



Quanto mi piace stare così, in ginocchio, in adorazione del suo cazzo, lo starei a guardare per ore, ad osservare quando cresce e si indurisce nella mia mano, o si gonfia sempre più a contatto delle mie labbra, della mia lingua.. Lo ammiro, questo miracolo della natura… me lo mangio con gli occhi e con la bocca, lo annuso, lo bacio. Adoro far scorrere la mia lingua sopra le vene in rilievo, e poi farla girare attorno alla cappella, soffermarmi su quello scalino morbido, lo lecco come ho fatto con quel gelato poco fa, prima di aprire la bocca e succhiarglielo.

-“Vieni qua, girati!”
Mi prende le braccia e mi fa compiere una torsione su me stessa, mi ritrovo in ginocchio, con le mani appoggiate a terra sul telo e le ginocchia nella sabbia. Mi solleva la gonna, ricorda bene che non ho rimesso gli slip.
- “Fammi sentire quanto sei bagnata, quanto ti è piaciuto succhiarmelo…”
Avverto le sue dita che scivolano sulla mia fessura umida…. si inginocchia anche lui, sento la sua lingua aperta che si beve i miei umori, poi risale più rigida verso l’alto, la punta si sofferma sul buchino più stretto.

- “Mi fai impazzire così, non ti fermare”...


Invece si blocca, il suo cazzo si fa strada tra le mie natiche, ne trova l’apertura…lo posiziona contro il mio culo e con un colpo deciso affonda.
Grido, il dolore mi spacca le viscere.
Lui ride, il bastardo!
Trovo il suo polso fermo sulla mia natica e lo graffio, lo blocco.
- “Mi fai male! fermati un attimo!”
Si blocca dentro di me, sento lo sfintere contratto attorno al suo uccello durissimo, mi manca il fiato. Respiro.
Qualche secondo, poi mi prende i capelli, mi solleva la testa e mi morde dietro il collo, dove sa che mi piace…una, due, tre volte, progressivamente stringe più forte. La sensazione di dolore si sposta verso l’alto, mista a brividi di piacere, ed ora sento lo stretto anello che si rilassa, si arrende.
Come mi conosci bene… piccolo figlio di puttana...




Ora sa che può muoversi, e lo fa lentamente, inesorabilmente… avanti e indietro… ora è bello sentirti dentro di me, oltre il dolore, superando quella soglia c’è soltanto piacere. E grido forte, la mia voce esce dalle viscere, dallo stomaco, come un ululato, un ruggito liberatorio. Animalesca sale verso il cielo, si diffonde nello spazio aperto, nella notte, rimbalza sulla duna e torna verso il mare. E’ inumana questa voce, mi fa quasi paura….



…. le gambe mi tremano e non sostengo più quella posizione, mi accascio a terra, sulla schiena. Sono sfinita ma lui non mi da respiro, in un attimo mi è sopra, mi solleva le gambe sulle sue spalle e mi scopa il culo così, con la sua faccia sopra la mia.

- “Guardami, voglio guardarti negli occhi mentre godi”

E’ bello sentirlo nel culo e  vedere quella luce selvaggia nei suoi occhi, cogliere il suo desiderio ed averlo così profondamente in me fino a trapassarmi l’anima, senza più difese. Lo abbraccio stretto, rimango con lo sguardo incollato al suo fino a farmi affiorare le lacrime, fino a che non sento il suo uccello che si gonfia, che sta per esplodere. Lo estrae , si solleva e lo tiene a pochi centimetri dalla mia faccia. I primi spruzzi ricadono sul mio viso, chiudo le palpebre per pochi secondi, avverto i fiotti caldi sul seno, sulle guance, sui capelli. Le riapro ed è ancora lì, a guardarmi, a godersi lo spettacolo. Oggi mi ha scopata con lo sguardo, con gli occhi, non soltanto con il suo uccello. Mi ha guardato dentro.


Lecco i contorni delle mie labbra, assaporando quelle dolci gocce … lui passa un dito sulla mia guancia, raccoglie il suo seme sul polpastrello e me lo dà da succhiare.

- “Ma quanto ti piace, eh?”

- “Tanto...”








©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

Legami

Le corde scivolano sul mio corpo, intorno ai miei seni… un brivido mi percorre la schiena, i capezzoli si inturgidiscono al contatto delle funi. Disegnano morbidamente dei cerchi rossi attorno al mio petto, attorno ai miei polsi. Non sono ancora legata del tutto ma rimango immobile, mi affido a te, mi lascio stringere e contenere da questo abbraccio fatto di intrecci. Ora sono sul mio ventre, scendono tra le mie gambe, si insinuano tra le mie labbra e poi girano dietro, nel solco delle mie natiche.
Un piccolo nodo sfrega il clitoride, mentre le corde si inumidiscono dei miei umori. Un capo risale sulla schiena, annodi e stringi ancora.
Ecco ora hai finito, sono nelle tue mani. Fai di me ciò che vuoi.



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

venerdì 30 luglio 2010

Metafore

La tua voce
Ha il suono lieve di un torrente di montagna
Il tuo petto
Un bosco ombroso dove rifugiarmi
Le tue braccia
rami robusti per cullarmi
Il tuo sesso
Radice pulsante di desiderio
che invade le mie carni e mi attanaglia
Il tuo seme
Il nettare che placa l’arsura delle mie labbra
assetate

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martedì 13 luglio 2010

Amore timido




Le nostre mani appoggiate al muretto, davanti a noi lo spettacolo della campagna addormentata, qualche luce nella notte, la cupola del cielo stellato e uno spicchio di luna sottile come un'unghia.
Una leggera brezza riempie le mie narici del dolce odore dei tigli del viale sottostante.. aspiro a lungo e sospiro...Non avresti potuto trovare scenario migliore. Eppure ancora non lo fai, non mi baci, la mia mano è così vicina alla tua che ti basterebbe poco per sfiorarla, piccolo amore timido, ed invece mi guardi e sei senza parole, e si è fatto tardi ormai…

Arrivati di fronte casa apro il pesante portone, mi saluti mentre accendo la luce dell’ingresso e ti sorprendi nel notare il pozzo, la cancellata di ferro battuto... ti lascio entrare.

Ti guardi intorno e poi:
- Ciao, ora vado
Un casto bacio sulle guance… forse inavvertitamente posi le tue labbra all’angolo delle mie… e pian piano il tuo viso si gira del tutto, la tua bocca ora preme sulle mie labbra, e la tua lingua dolcemente mi esplora.
Ho ancora una mano sull'anta del portone aperto, lo lascio andare mentre tu mi baci lentamente, a lungo. Poi lascio cadere anche la borsa mentre la luce a tempo delle scale si spegne. Ti appoggi al muro a mi avvicini a te cingendomi la vita, sento la tua eccitazione mentre continui a baciarmi... lentamente mi apri la giacca in cerca dei miei seni. Ti intrufoli sotto la scollatura, trovi i capezzoli e me li baci, la tua lingua è dolce e delicata, mentre le tue mani ora da quell’abbraccio dietro la mia schiena si insinuano dall’ alto sotto la mia gonna, una mano sulla vita scende lentamente sotto i miei slip, accarezza le natiche e compie un giro, circumnavigando il mappamondo dei miei fianchi fino al meridiano centrale, il tuo obiettivo. Sorrido pensando al lungo viaggio che ha compiuto quella mano per arrivare a destinazione. Non è diretta, prepotente come le mani di tanti altri, dalle dita maleducate, che non chiedono permesso...No, le tue dita aspettano che la mia intimità si scaldi, si addolcisca e sbocci, l’ accarezzano a lungo strappandomi gemiti di piacere che echeggiano per le scale.
Rimaniamo così per qualche minuto, la tua lingua lentissimamente mi bacia, mentre le tue dita scivolano in me, piano.




Sento i miei sospiri amplificati dalla risonanza dell’androne, siamo in penombra ma qualcuno potrebbe scendere le scale, o aprire il portone e ci troverebbe lì dietro, in una condizione inequivocabile. Le mie labbra si staccano dalle tue per fare uscire poche parole:

- Saliamo a casa?
- Si, saliamo a casa

Mi avvio per prima, tu dietro di me di diversi gradini… immagino il tuo sguardo sul mio bacino ondeggiante di fronte a te…. chissà a cosa pensi, se sei ancora eccitato o se hai paura, paura della donna che hai davanti mentre tu sei soltanto un ragazzo.
Arrivata al pianerottolo mi fermo e mi volto ad osservarti, ti aspetto. Il tuo sguardo è esattamente come lo immaginavo, intimorito ed acceso al tempo stesso. Abbiamo il fiato grosso, sarà l’eccitazione, saranno le scale che ci fanno ansimare leggermente mentre introduco la chiave nella porta. Il tempo di lasciare all’ ingresso la borsa e di togliermi la giacca che tu mi abbracci e torni a baciarmi in quel modo, senza parlare. Mi avvicino al divano, mentre tu lentamente cominci a spogliarmi sempre senza distogliere le tue labbra dalle mie… la camicetta, il reggiseno….poi mi sfili la gonna, con una calma che mi sorprende e prolunga ancora di più la mia eccitazione.
Penso all’ultima volta su questo stesso divano, ad altre mani più decise che mi afferrano, mi stringono le natiche, rivedo me stessa girata e piegata sotto i suoi colpi….la mia testa che sbatte sulla spalliera, i miei e i suoi sospiri, la sua voce che mi dice parole oscene ed eccitanti, ed altre dolcissime. Mi pare di sentirne ancora il suono.



Invece tu non dici niente, mentre lui ancora continua ad apparire come un fantasma dentro le mura di questa casa. Vorrei tanto che se ne andasse, che mi lasciasse libera…
Mi adagi delicatamente sui cuscini continuando a spogliarmi, mi baci il ventre e l’ombelico e mi sembra che nessuno mi abbia mai toccato così. Finalmente mi abbandono, reclino il busto e la testa all’ indietro, piegata dalla tua dolcezza. Ora chiudo gli occhi, si, li chiudo, e spero che quando li riaprirò le immagini che popolano la mia testa se ne siano andate, per sempre.





Non penso più a nulla… oggi non sono la tigre che graffia e divora la carne, non sono l’animale selvatico, la puledra che cavalca la sua preda, no. Sono una gatta in cerca di carezze, una bambina spaventata dagli spettri partoriti dalla sua stessa mente.


Sei in ginocchio accanto a me, mentre accarezzi ogni centimetro del mio corpo. Mi baci i seni, avverto il calore della tua bocca e l’umido della tua lingua che lambisce i miei capezzoli, il tocco delle tue labbra che tracciano una scia di piccoli baci che scendono in basso, si soffermano sull’ ombelico, sfiorato dalla tua lingua. Scendi ancora più giù, sento le tue dita sulla mia rosa umida, e poi la tua lingua sul mio clitoride, mi assapora come fossi un frutto succoso, bevendone gli umori. Le tue dita si insinuano in me, scorrono delicatamente dentro e fuori, avverto la consistenza dei tuoi denti che pizzicano il mio clitoride… lo sento pulsare sotto quella stretta. I miei sensi sono tutti concentrati su quel bocciolo umido, vibrante, fino a che lo sento palpitare più forte, fremere ed esplodere come una stella che mi irradia tutta con il suo calore, scuotendo il mio corpo.
Apro gli occhi…. Ora ci sei soltanto tu, piccolo amore timido.



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

domenica 11 luglio 2010

Cerebralità

Molti uomini possono prendere il tuo corpo
qualcuno conquisterà il cuore
ma soltanto pochi, pochissimi
riusciranno a possedere la mente
e TU sei uno di questi.
Vu


©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

martedì 6 luglio 2010

Ancora tu...




Sei di nuovo qui, nel “nostro” ristorante, seduto di fronte a me, con quel tuo sorriso che mi apre il cuore, ed i tuoi occhi malinconici, così tristi. Grandi occhi neri, profondi come l’abisso che ti si spalanca davanti quando ti guardi dentro… occhi fissi nei miei, che mi sciolgono sempre… ma stavolta no… stavolta non cadrò nella profondità delle tue orbite. Stavolta ce la farò a dirti di no.
Le rotte che hanno tracciato le nostre vite si sono allontanate, incontrate e nuovamente distanziate, eppure ciclicamente, come ad un porto sicuro approdi con la tua nave sgangherata, dalle vele rotte, in cerca di un riparo. So già che, come un pirata, mi prederai di tutto l’amore che non hai mai ricevuto, mi svuoterai, finché, pieno del tuo bottino, ripartirai per altri lidi…. E tu pensi che il mio bene sia inesauribile perché ogni volta torni ad abbeverarti a questa fonte, sempre più fiacca e prosciugata ormai.
Ecco, questa volta ho paura di non farcela. Sono stanca, tanto stanca dei continui assalti a questo cuore ormai logoro. Quanto vorrei diventare dura, fredda come una roccia, inattaccabile. Una fortezza inespugnabile con mura altissime su cui andresti a sfracellarti.
Invece no, conosci dove la mia carne è più tenera, vulnerabile, ed ogni volta ti ci insinui con delle lame lunghe lunghe e sottili, impercettibili all’ inizio, e scavi scavi… fino a svuotarmi.
Stavolta no, stavolta ti dico di no.

Terminiamo la nostra cena, usciamo fuori, respiro finalmente un po’ d’aria fresca in questa calda serata di luglio, sono libera. Ma mentre ci avviamo alla macchina, improvvisamente mi afferri per un braccio e mi giri verso di te, con forza. Non ho il tempo di reagire, affondi la tua lingua nella mia bocca in maniera quasi disperata, lasciandomi senza fiato. Mi distacco per respirare, è un attimo e mi baci nuovamente, le nostre lingue avvinghiate si scambiano umori… Mi travolgi. Il cuore mi batte in fretta mentre sento un languore nello stomaco, nelle viscere. E’ la mia paura e il desiderio che ho di te.



Entriamo in macchina e le tue mani sono subito su di me, sul mio seno mentre sussurri il mio nome, mentre la tua lingua continua ad infierire sui capezzoli, succhiandoli e mordendoli. Sai quanto mi piace questo gioco, sai quanto mi accende, e vuoi constatarlo subito. Una mano scivola sulla gonna, ne solleva il bordo alla ricerca della mia eccitazione, mi accarezzi lieve un ginocchio e poi risali tra le mie cosce, mentre sento i miei umori che si sciolgono. Trovi un tenue ostacolo nella stoffa delle mutandine già umide del mio miele, lo aggiri ed affondi le tue dita tra le mie labbra aperte. Ecco, hai vinto tu.
Quanto ti basta poco… così poco per farmi arrendere. Vorrei fermarti mentre riprendi a baciarmi e vengo investita dal tuo odore… odore che non ho dimenticato, tenero come quello di un bambino, come non ricordarlo. Osservo la pelle del tuo collo mentre ci affondo per annusarlo e baciarlo… chissà se quei tre nei sono ancora lì… Ti apro la camicia, voglio vederti tutto, il tuo petto, i tuoi capezzoli piccoli e teneri con cui mi piace giocare, mentre le mie mani scivolano sulla tua pelle morbida. Come sei bello tesoro mio, come è dolce la tua pelle, toccarti è come tornare a casa… ritrovo l’allineamento di quei nei deliziosi dietro la nuca, le tue spalle, scendo verso l’ ombelico ed accarezzo la linea di peli scuri sottostante. Tu mi prendi la mano e mi fai sentire la tua eccitazione, sento il tuo sesso rigido attraverso la stoffa dei jeans che preme per uscire. Allora ti abbasso la cerniera ed infilo una mano per prenderlo, finalmente è nelle mie mani, bello e turgido mentre lo accarezzo dolcemente. Ora oltre al tuo odore voglio sentire il tuo sapore…La mia lingua è su di te.. accarezza la cappella, poi scivola lentamente lungo le vene che si gonfiano al suo passaggio, mente ti sento fremere e gemere. Uno sguardo, colgo i tuoi occhi che mi osservano dall’alto, mentre la tua mano trova la mia testa, mi accarezza i capelli e poi preme la mia nuca verso il basso.
Ora ti assaggio tutto, la mia bocca si apre e si chiude inglobandoti dentro di me, mentre il nettare continua a scivolarmi tra le cosce. Ma voglio dedicarmi a te, soltanto a te, respirarti, assaggiarti, dissetarmi di te. Sei tu che riempi la mia fonte ora. Sento il sapore dolce del tuo sperma che guizza nella mia bocca, come un’onda in piena, mentre la tua gola esplode in un urlo fortissimo e prolungato, quasi un pianto, un ululato da animale ferito.
Ti guardo ora, così abbandonato con la testa reclinata e gli occhi chiusi, mentre sospiri e riprendi fiato. La tua bocca sorride. Ti accarezzo il viso e riapri gli occhi, ora hanno una luce diversa.
Il piccolo spazio è ricolmo dei nostri odori, dei nostri umori. L’aroma dei nostri sessi che si mescolano è l’eccitante condimento di questo antipasto.
Ora la tua voce è un soffio lieve:

-Andiamo a casa, voglio fare l’amore con te.


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Seconda parte. La panchina.

Appena entriamo in casa ti dirigi verso la camera da letto e in un attimo ti spogli, io rimango incantata a guardare la tua nudità, il tuo sesso eretto, le tue spalle, tutto il tuo splendido corpo mentre mi strappi quasi la camicetta di dosso, mi togli il reggiseno con dita frenetiche e cominci a succhiarmi i capezzoli, mi stringi i seni con le mani tanto forte da farmi male. Siamo vicini al letto e mi ci spingi sopra. Io ricado sul materasso morbido e quel piccolo balzo mi fa sorridere… sorridiamo entrambi mentre tu sei già nudo sopra di me, il tuo sesso sopra il mio ventre, mi sollevi la gonna, mi sfili le mutandine con una mano e con l’altra afferri alla base il tuo sesso e lo spingi dentro di me, prepotentemente. Mi lasci nuovamente senza fiato. Sei come una bestia affamata che cerca di saziarsi con la mia carne. Ed io te la offro, la mia carne, fino a farmi straziare, sempre. Affondi in me fino a risvegliare tutte le mie cellule, fino a possedere il mio ventre, il mio corpo, il mio cuore. Ti prendi tutto.



Ti guardo e per un attimo, pochi secondi, uno squarcio si apre nel velo dei tuoi occhi, ma è solo un momento. Un istante in cui ti sento veramente mio. E poi ritorni a scoparmi con foga, mi alzi le gambe sopra le tue spalle e mi trafiggi. Ti sento così profondamente in me, mi aggrappo alle tue spalle e mi sollevo fino ad aderire tutta a te, le mie unghie affondano nella tua schiena, occhi negli occhi, carne contro la carne.
Mi perdo nei tuoi occhi, ora brillano come i miei.
Sento il tuo alito sopra di me, sulla tua bocca, la tua lingua non mi lascia un istante, ora è più dolce di quel primo bacio, come se si fosse appagata.

- Vieni sopra- mi dici mentre improvvisamente esci da me.




Mi sollevo, a cavalcioni su di te, afferro il tuo sesso e lo guido dentro di me, poi mi abbasso lentamente, fino a impalarmi, riempirmi di te. Quanto mi piace stare così, cavalcarti e muovermi sopra di te, sentirlo durissimo, guardarti negli occhi mentre mi prendi i seni, mi strizzi i capezzoli, leccandomeli e succhiandomeli.

- Sei sempre la mia puttana, vero?
- Si… sempre

Ora sono io che accarezzo il tuo petto, i tuoi piccoli capezzoli, il mio clitoride sfrega sopra i tuoi peli, lo sento pulsare mentre tu sotto di me aiuti il mio movimento, mi prendi i glutei aprendomeli e spingendo ancora più forte.
Poi mi accarezzi il viso e mi dai le tue dita da succhiare, entrano nella mia bocca come ha fatto il tuo sesso poco fa. Io chiudo gli occhi per assaporare meglio quella sensazione, mentre sento i miei umori che colano sopra di te, accelero i miei movimenti, mentre mi inciti ed una scarica elettrica che mi avvolge tutta, come un’onda che parte dal mio clitoride e si propaga fino alle mie gambe, alla mia schiena, al mio ventre…
Mi accascio sopra di te, sul tuo petto. Sento il tuo cuore che batte ancora forte, mentre mi accarezzi dolcemente i capelli. Ma un attimo dopo ti sfili da sotto il mio corpo esausto mentre io rimango immobile, con il viso schiacciato sul cuscino a riprendere fiato, ancora immersa nel piacere che mi hai appena dato. Non riesco a muovere un muscolo, e tu mi rigiri come una bambola di carne, mi posizioni come vuoi tu, mi prendi per le caviglie e mi trascini ai bordi del letto.



Mi cingi con le tue braccia sotto il ventre e mi sollevi, mentre sei sceso, in piedi dietro di me. Mi sento esposta ed offerta alla tua vista mentre tu, non ancora sazio, entri nuovamente in me, affondando come dentro una mousse calda.



Mi piace stare in questa posizione, sento la mia carne che si apre per te, mi piace sentirti così profondamente in me. Le mie braccia si piegano, ora sono appoggiata sui gomiti mentre tu continui a martellarmi, inesorabile. Sento i tuoi colpi sul collo dell’utero, la tua cappella durissima, fino in fondo…

- Giù mettiti più giù!

Mi abbassi la schiena con forza, la mia testa è premuta sul materasso, rigiro il volto per prender fiato..ora mi fai male, mi fai male ma non dico niente, gemo di piacere e dal dolore, ma non ti supplico di fare più piano, no, perché so che questo aumenterebbe la tua eccitazione. Ti piace quando sono così, priva di difese, o quando ti scongiuro di smetterla… invece tu aumenti il ritmo, mi prendi per i capelli e me li tiri, mi sollevi e mi mordi la schiena… a volte spero che tu finisca presto, ma non è mai presto per te… mi fai godere due, tre volte, mi sfinisci dal piacere e finalmente sento il tuo cazzo che mi dilata sempre più, si gonfia e pulsa…dai tre colpi decisi e lo estrai dalla mia fica… mi inondi con il tuo seme caldo sulla schiena, sulle natiche



Ricadi sul letto, accanto a me. Ho le gambe indolenzite e le ginocchia mi tremano, mi sollevo e ti guardo, ci guardiamo negli occhi ora, stanchi. I nostri respiri che si placano, le mani che continuano a cercarsi, ad accarezzarsi, a sfiorarsi. Appoggio la mia testa al tuo petto, ti bacio le spalle e il collo mente tu mi cingi con il tuo braccio e con l’altra mano mi accarezzi i capelli, prendi un ricciolo tra le dita e l’attorcigli. Ora posso fartela la domanda:

- Ma tu, cosa vuoi da me?
Guardi il soffitto mentre mi rispondi:

- Affetto.

Perché questo imbarazzo? Perché non ci siamo mai detti cosa siamo l’uno per l’altra?Ti guardo e penso a quanti anni sono che entri ed esci dalla mia vita, o che mi allontano da te quando sento che mi stai chiedendo troppo, o quando non riesco a sopportare il peso della libertà che ti lascio, sempre. E che tu lasci a me.
Dieci anni. Dieci anni da quando ti ho visto la prima volta, con la tua bellezza spudorata, la tua gioventù sfacciata ed ho pensato che dovevi essere mio. Nonostante gli anni che ci separavano, nonostante non fossi libera, nonostante le convenzioni. Nonostante tutto. Dovevo averti. E così è stato.

Ed eccoci ancora qui. Un’altra volta. Mi chiedo se questa sarà l’ultima, a volte lo spero, perché non riesco a liberarmi di te, perché ogni volta ti riapro la porta, anche se credevo di averla chiusa.
Perché ogni volta mi dai gioie e dolori, perché mi perdo nel calore del tuo corpo mentre ti sono accanto, e penso che non ho mai provato per nessuno niente di così vibrante, così tattile, come se volessi assorbire il tuo corpo, il tuo odore, tutto di te. Ma il corpo è una esperienza continua di rinuncia, il possesso è solo transitorio, dopo c’è soltanto la privazione e il ricordo. Il corpo sfugge sempre, perché non si può appartenere a qualcun altro.

Ci rivestiamo lentamente, svogliatamente. Mentre mi accingo a rimettermi gli slip mi fermi:

- No, no, non te li rimettere, rimani così.
- Ma che devi fare?
- Non abbiamo mica finito, accompagnami giù.

Scendiamo le scale di corsa ridendo come due ragazzini, mi chiedo cosa mai vorrai fare…arrivati fuori dal portone, mi prendi la mano e ci inoltriamo nel parco di fronte casa. Di giorno ci giocano i bambini, di notte è un ritrovo per coppiette in cerca di riparo.

- Ma dove vuoi andare?
- Sshhh non farti sentire….

E’ buio ma le case intorno sono vicine, qualche lampione è acceso ed io conosco bene il posto. Saliamo un leggero pendio, c’è qualche cespuglio ed io mi dirigo verso quella zona, ma tu mi blocchi: - Andiamo lì. Accennando ad una panchina illuminata proprio sul vialetto.

- Ma sei matto! li ci vedranno tutti, anche dalle case di fronte!
- E’ troppo pericoloso là, almeno se arriva qualcuno qui lo vediamo



Io assecondo questo tuo folle desiderio, mi tornano in mente gli incontri nel mio ufficio sul tavolo della sala riunioni, con le finestre aperte sul cortile ed altre finestre, come occhi, ad osservarci. Quando dicevi che stare con me era come salire su una giostra. Ora pare che sia tu a condurmi in un gioco pazzo e senza regole.
Ci avviciniamo alla panchina, dagli edifici di fronte giungono voci di gente che termina una cena in terrazza. Tu mi fai mettere di fronte alla spalliera, io rido mentre appoggio le mie braccia li sopra:

- Ma che mi fai fare, che mi fai fare….e se ci vedessero?

Ridi anche tu mentre mi sollevi la gonna fino alla schiena, mi palpi le natiche, poi le tue mani cominciano a diventare più decise nei movimenti, le carezze lasciano il posto alle palme aperte che si sollevano e si abbassano velocemente sui miei glutei. Un colpo a destra ed uno a sinistra, il suono echeggia nel silenzio del parco. I tuoi colpi mi fanno sbattere il ventre sopra le assi della panchina, sento la pelle che si scalda e comincia a bruciare. Continui a colpirmi, poi ti fermi un attimo, io riprendo fiato e mi sollevo leggermente, buttando un occhio alla terrazza di fronte a noi. Sembra che il mormorio continui senza interruzione.
- “Stai ferma, non ti muovere…”dici mentre la tua mano costringe di nuovo la mia schiena ad abbassarsi. Sento il rumore della tua zip, intuisco che ti stai aprendo i pantaloni ed anche cosa farai tra poco. Con le mani mi apri le natiche, ci introduci prima un dito che hai bagnato dei miei umori, poi un altro, e poi il tuo sesso che si fa strada scivolando lentamente ma con decisione, dilatando il mio ano.

- Fai piano, fai piano che mi fai male!

Ecco la frase che non dovevo dire… invece tu appena mi sei dentro cominci a spingere, sento le pareti che cedono e si aprono, e il dolore lascia il posto al piacere. Ora mi piego ancora di più sulla panchina, appoggio le mie mani oltre la spalliera, le mie gambe si tendono ed irrigidiscono. Lo voglio sentire tutto dentro, tu afferri saldamente i miei fianchi con una mano e con l altra i capelli e mi tiri su la testa, fino a farmi formare un arco con la schiena… sento il mio sesso grondare e il clitoride che continua a pulsare mentre mi riempi e continui a muoverti lentamente dentro di me. La sensazione è così forte, il tuo cazzo così duro che lo sento sfregare anche nella fica, sto godendo e non riesco a trattenere le mie urla di piacere … una scossa fortissima e travolgente. Tu continui fin che non sento la tua cappella che si gonfia e freme, comincia a pulsare. Il tuo sperma caldo mi invade le viscere, percepisco le contrazioni mentre godi dentro di me e poi il tuo seme che cola fuori, scivolando sulla mia fessura.

Bentornato, amore.


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lunedì 21 giugno 2010

Mentre piove...




Sotto le coperte mentre fuori tuona forte.
Mi rannicchio abbracciando me stessa in cerca di un po’ di tepore,
le mani incrociate sui seni, le gambe piegate.
Una mano sfiora inconsapevole un capezzolo, indipendente dalla mia volontà.
Si inturgidisce forse per la temperatura, forse per la mia stessa carezza.
Lo stringo tra le dita procurandomi un primo brivido ma stavolta non è il freddo.
Comincio a sentire un leggero tepore che sale dal mio ventre,
la mano continua la sua esplorazione, ne accarezza la pelle morbida e piena mentre l’altra ora scende sull’ombelico, la punta delle dita si insinua tra la peluria e trova il mio fiore umido che si apre, sboccia, regalandomi i primi sospiri coperti dal rumore della pioggia.
Un dito si ferma sul bottone di carne, lo sfrega dolcemente mentre l’altra mano non si è staccata dal seno, ne palpa la consistenza delicatamente, poi più decisamente stringe il capezzolo...
Penso a te, al tuo viso sulla mia fessura gocciolante, alla tua lingua che l’accarezza lentamente mentre mi parli piano... alla tua voce dolce...a quella tenera fossetta sulla guancia sprofondata tra le mie cosce, ai tuoi lunghi capelli lisci e scuri che mi accarezzano il ventre...
Un brivido più forte, come una scossa elettrica che mi avvampa, le gambe fremono e sussultano, la mia schiena si inarca e la mia gola stride.
Fammi sognare, soltanto sognare di te...



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sabato 12 giugno 2010

IN TRENO




Treno intercity... nello scompartimento vuoto solo i nostri due posti sono prenotati. Tu di fronte a me, vicino al finestrino. Quando entro non ci sei, noto solo la tua giacca di pelle appoggiata sul sedile. Poi ti vedo entrare... Pantaloni larghi, felpa, occhiali neri che ti nascondono un po', capelli scuri tagliati corti e un filo di barba. Avrai 30-35 anni? Ti siedi di fronte a me, le nostre gambe si sfiorano ed inizialmente mi infastidisco un po'... ma con tutti i posti liberi, proprio qui? Ora mi sposto... ora mi alzo...

Poi mi lascio distrarre dal mio telefonino, mando sms con il ragazzo che ho visto ieri sera... lui mi chiama, esco un attimo nel corridoio e quando rientro ti trovo che stai toccando qualcosa che ho lasciato sul mio sedile... ma cosa?? La mia conversazione telefonica continua, forse capisci che parlo con un uomo. Dato che ho lasciato la mia sciarpa nella sua macchina e che la sua donna è gelosissima, ci stiamo accordando su come riprenderla. Al mio prossimo ritorno sarà alla stazione con la sciarpa.
Lui al telefono mi risponde, citando l'Otello: - Ah il fazzoletto! Si, dico io, ad alta voce, come il fazzoletto, ma non voglio fare la fine di Desdemona!
E tu, avrai capito di cosa sto parlando? Sono ancora eccitata dalla serata di ieri per accorgermi subito di te, te che da sotto gli occhiali scuri mi guardi... e non riesci a trovare un posto per le tue gambe.

Mi metto a leggere il giornale ma non posso fare a meno di notare che pian piano ti sfili le scarpe da ginnastica, prima sollevi le gambe e le appoggi sui sedili accanto a te. Mi rituffo nella lettura e quando sollevo di nuovo lo sguardo ti trovo sdraiato sui sedili di fronte a me, completamente rilassato, un braccio sotto la testa, una gamba piegata sotto il bacino che è leggermente sollevato e la tua felpa... la tua felpa che è troppo corta e lascia scoperto il tuo ventre, l'ombelico. Fai un tentativo con la mano di tirartela più giù, ma un attimo dopo, mentre riposizioni il braccio sotto la tua testa, ti riscopri nuovamente. I pantaloni a vita bassa ti lasciano scoperto ancor più, vedo le ossa del tuo bacino, quella zona deliziosa tra l' ombelico e il pube, i tuoi peli scuri... non posso fare a meno di guardarti. Dietro i tuoi occhiali da sole, vedo i tuoi occhi chiusi che si muovono... allora non stai ancora dormendo... mentre il tuo addome si muove su e giù in un respiro rilassato. Non posso credere che stai già dormendo, in quella posizione, così beatamente rilasciato come se ti offrissi a me. Non riesco a distogliere lo sguardo da quella striscia di pelle, mi metto gli occhiali da sole anch'io, e se aprissi gli occhi improvvisamente, se mi vedessi?
Ecco... pure le gallerie... la tentazione è irresistibile... alzarmi e toccarti proprio lì, accarezzare i tuoi peli, insinuare le dita sotto la linea della cintura... i pantaloni sono larghi e forse potrei infilare anche tutta la mano. Oddio ma cosa mi viene in mente... Solo 50 minuti di viaggio, ed io ne ho sprecati già 30. Mi rimane poco tempo.... forse se provo a fare un po' di rumore...
Mi alzo per rifarmi il trucco, mi guardo allo specchio, in piedi ti do le spalle, mi metto il rossetto e intravedo riflesso te che ti infili una mano.... dove???
Mi giro quasi di scatto, invece hai semplicemente preso il telefonino dalla tasca dei tuoi jeans...ma che tensione!
E te ne ritorni beatamente nella tua posizione... ma davvero dormi? E se ora così, improvvisamente mi mettessi a cavalcioni sopra di te? Che faresti? E perché ti sei sdraiato proprio così, con il bacino sollevato, quasi a provocarmi? Perché??
Mancano pochi minuti... il mio sogno sta svanendo... mi alzo, prendo le mie cose e mentre apro la porta dello scompartimento tu, che hai un piede appoggiato lì sopra, invece di sussultare, apri quella gamba accompagnando il movimento della porta, offrendomi di nuovo quella visione di un corpo abbandonato ed offerto. Ma allora non dormivi!!!

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CI APPARTENIAMO




Ci apparteniamo
come due cani randagi che si riconoscono nella notte
E al buio
Si annusano, si identificano
Si dominano l’un l’altro
Forse per un’ ora soltanto
O forse per tutta la notte
Fieri nella loro libertà vagabonda.
Ma sempre torneranno a cercarsi
bisognosi di un rifugio e di cibo
nutrendosi l’uno dell’altro
straziandosi il cuore e le carni
possedendosi totalmente
e poi separandosi nuovamente
Ed infine ritrovandosi.
Sempre



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ED IO TRA DI VOI



Io tra di voi, tu ed il tuo amico… oggi me ne hai presentato un altro. Ma stavolta non ho voglia di essere un giocattolo tra le tue mani, oggi decido io.
Io tra di voi, sul sedile posteriore della tua bellissima e costosissima automobile. Intorno la penombra e gli alberi a coprirci. Quattro mani su di me, sopra i miei seni, mi stringono i capezzoli, mi frugano tra le gambe, si insinuano sotto l'elastico delle mutandine. Non capisco se sei tu od è lui che ora ha infilato due dita nella mia fica…chiudo gli occhi e riconosco le tue mani, il tuo modo di toccarmi, mentre le sue dita sono più ruvide, più grandi le mani che mi afferrano il seno con forza, senza alcuna dolcezza. Una mano mi solleva leggermente, per permettere ad altre dita di avanzare lungo le natiche fino all’ano, accarezzano l’anello e lo dilatano. Mi sento esplorata, frugata fin nelle viscere mentre il miele mi cola dalle cosce. Due bocche succhiano i miei capezzoli, simultaneamente, come in uno specchio, compiendo gli stessi gesti. Sento i vostri sospiri eccitati, immagino i vostri sessi gonfi sotto la stoffa dei pantaloni… allungo le mani e colgo la vostra eccitazione, mentre un calore mi pervade inaspettatamente, e godo con le vostre dita dentro di me, con le vostre bocche su di me.




Finalmente apro gli occhi, e vedo i tuoi che brillano, e so che questo è soltanto l’inizio del nostro gioco. Ti apri la cerniera, e lui fa altrettanto. I vostri cazzi sono belli ed eretti.. il suo è il più grosso che abbia mai visto, me l’avevi promesso che mi avresti portato uno bello grande. Ha una cappella enorme, le vene in rilievo che sembrano scoppiare. Io tra di voi… ora li prendo in mano, uno a destra ed uno a sinistra, come due scettri, mi sento la regina dei cazzi mentre muovo le mani su e giù, dedicandomi al vostro piacere. Poi mi abbasso, lecco prima l uno e poi l'altro,in una danza equilibrata ed armonica, due, tre succhiate a destra e due a sinistra mentre la mia bocca si allontana la mia mano continua il lavoro… Ma improvvisamente perdo il ritmo, rimango incollata più tempo su quella grande cappella, fino ad escluderti del tutto. Voglio fare quello che voglio, oggi. Dopo un po’, inaspettatamente, tu apri la portiera dalla tua parte e scendi, lasciandoci soli. Questo colpo di scena è imprevisto, non me l’aspettavo. Ti avvii verso il boschetto e sei inghiottito dall oscurità, non ti vedo più. Continuo a dedicarmi a quel cazzo, succhiandolo, leccandolo. Poi lui lui me lo spinge in gola fino a farlo esplodere dentro la mia bocca. Bevo il suo sperma, ha un sapore diverso dal tuo… ma la mia mente è a te… cosa starai facendo da solo, perché non sei qui a guardarmi mentre faccio godere il tuo amico? Ho bisogno dei tuoi occhi, mi rifletto nei tuoi occhi.
Ma ecco che ritorni, butti uno sguardo dal finestrino, apri la portiera davanti quasi scusandoti:
- Fa freddo fuori.
Ti siedi al tuo posto, dalla parte del guidatore dandoci le spalle e rimanendo in silenzio, mentre noi dietro continuiamo.
Non voglio perdere un istante, nel frattempo lo prendo in mano, lo accarezzo, basta poco che ritorna duro come prima … mi sollevo e mi impalo sopra quel cazzo scopandolo seduta sopra di lui, le gambe avvinghiate alla sua schiena. Mi muovo su e giù infilandomelo tutto dentro a mio piacimento, è durissimo e così lungo che mi fa male. Continuo come se tu non esistessi... però mi senti, vero? Mi senti, come sto godendo? Adesso godo ancora di più ed urlo.
Mi hai sentito bene, mi hai sentito? Non ti piace più guardarmi ora?
Ecco, oggi ho fatto da sola. Quanto ti odio, amore mio.








©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre

DOMINIO



Il piacere è tale che è impossibile che qualcosa gli nuoccia e che l’oggetto, godendone, non sia trasportato al settimo cielo. Nessun piacere è simile a questo, nessuno può così completamente soddisfare l’uno e l’altro degli individui che vi si dedichino, ed è difficile che coloro che l’hanno provato possano essere attratti da un altro.

Donatien-Alfonse-Françoise De Sade

MORSI




Amo sentire i tuoi denti che affondano nella mia carne bianca
I tuoi canini stringono lasciandomi il segno,
affilati
contro la morbidezza della mia pelle.
Amo quando penetrano nella mia nuca, più in basso,
mentre mi prendi da dietro
Più forte, ti dico, mordi più forte mentre inarco la mia schiena come un felino,
Come una tigre ruggisco

E poi i segni del tuo passaggio sul mio corpo
L' impronta dei tuoi polpastrelli sui miei seni
Per giorni
Prima rossi poi bluastri ed infine violacei
Sul tessuto della mia pelle risaltano come dei fiori
Ricamati dalla tua bocca

Seguo le loro evoluzioni, il loro cambiamento
ogni giorno
Sono tracce di te su di me
Il tuo marchio su di me
e vorrei non sbiadisse mai...

V.


©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre

PREGHIERA




... a te, mio Signore....

venerdì 11 giugno 2010

LA TOMBA ETRUSCA



Piove, il terreno umido fa affondare i miei tacchi nell'erba bagnata. Nelle mie narici odore di muschio, odore di fieno.
Ti conosco appena, eppure mi sono fidata di te. Male.
Mi hai portato a pranzo in un ristorante vicino ad una zona archeologica di Roma, ed ora, eccomi qui… ma dove mi stai portando?

Ti seguo con curiosità, mi hai promesso che mi farai vedere una tomba di epoca etrusca. Sai che qui se ne trova una che pochi conoscono, hai lavorato ai restauri che hanno permesso di riaprirla al pubblico. Eppure oggi non c'è nessuno, a Roma basta un po' di pioggia perché tutto si fermi. Ecco perché il custode all'ingresso ci guarda con curiosità, o forse ha già capito quello che non ho capito io, piccola ingenua che sono. Arriviamo a un grande tumulo di terra, ricoperto da erba verde, c'è un'apertura e noi ci entriamo. Ecco che mentre scendo le ripide scale, avverto di nuovo quell'odore di muffa, di tufo fradicio e comincio ad avere paura. Ma perché sono qui?

Giriamo intorno alla pianta circolare, al centro un muro umido e trasudante di roccia tufacea. Mi sento come un animale in trappola, sottoterra, voglio uscire subito da questo posto, e completato il giro comincio a risalire velocemente le scale. Tu mi segui, sento i tuoi passi sui gradini dietro di me.

:- "Io vivo di emozioni- "frase improbabile da dire mentre si appoggia una mano sul culo di una donna, eppure ti è uscita così, come fosse stata preparata ad arte. E un attimo dopo io giro la testa e la tua lingua invade la mia bocca, mentre io rimango su un gradino al di sopra di te, sento le tue mani sopra la stoffa della gonna, sopra i glutei, e poi le dita che si insinuano sotto, accarezzano le gambe e il ricamo delle mie autoreggenti, poi salgono più su, verso quella striscia di carne bianca, delicate ma al tempo stesso decise, sanno dove andare. Spostano l'elastico delle mutandine e si intrufolano tra la mia peluria, si fanno strada tra le grandi labbra fino dentro il mio sesso e vi affondano, senza nessuna reticenza da parte mia.
La testa mi scoppia, vorrei continuare a salire quei gradini, mentre vedo dall'apertura in cima alle scale la pioggia che continua a scendere, e nessun rumore intorno, solo il tuo respiro vicino al mio orecchio. Eppure non lo faccio, rimango li su quel gradino, come impietrita, gli occhi alla pioggia e la testa da un'altra parte. Perché vorrei scappare, e non riesco a muovermi, mentre sento il mio fiore di carne che si schiude, facendo colare il nettare sulle tue dita, sulla tua mano. Lentamente mi giro del tutto, ma ancora non scendo da quel gradino, come avessi i piedi incollati. Non posso più negare la mia eccitazione, tu non hai distolto le tue dita da dentro di me, ma ora ne sfili uno intriso delle mie gocce di piacere e te lo porti alla bocca, assaporandone il gusto.
- Come sei buona, mi fai venire voglia di mangiarti.
Scendi di qualche gradino ed ora sei con il viso di fronte al mio centro pulsante, lo guardi, lo baci, con tocchi leggeri delle labbra, poi sento la punta della tua lingua sul clitoride indurito…scende e risale nuovamente, si muove dolcemente provocandomi delle leggere scosse, succhi le mie labbra bagnate mentre nuovamente le tue dita mi esplorano… ne sento due dentro di me che si muovono ritmicamente, simulando quello che tra poco farà il tuo sesso, così immagino. Non posso trattenere un gemito di piacere, le mie gambe si piegano e cedono facendomi cadere in avanti, sopra di te che mi accogli tra le tue braccia, mi sollevi ed atterro in quell’antro umido. Caldo e umido dentro di me, freddo e umido fuori.




Ora siamo al centro della tomba, in un passaggio stretto, mi baci nuovamente facendomi sentire il sapore che è rimasto sulle tue labbra. E’ come assaggiare me stessa, mi scopro leggermente salata ma con un fondo di dolce, tenero. E’ diverso dal sapore di un uomo, più forte e deciso. Mi piaccio.
Siamo uno di fronte all’altro, ora, sento la tua eccitazione, la tua virilità contro il mio pube irrigidirsi, ti strofini sulla mia fessura gocciolante ed ho voglia di vederlo, di sentirlo. Allungo una mano verso il tuo sesso, ti apro la cerniera e lo prendo, lo accarezzo dolcemente solo con il pollice tenendo ferme le altre dita, mentre lo sento crescere nella mia mano. Adoro vederlo così, che si gonfia al massimo, così turgido con le vene gonfie, la cappella tesa e liscia. Solo ora la mia stretta si fa più decisa, vado su e giù guardandoti negli occhi, mi piace il tuo sguardo pieno di desiderio. Mi baci con gratitudine, la tua lingua non è ancora sazia, ma ora sono io che ho voglia di assaggiarti..

Scendo lentamente rimanendo accovacciata in equilibrio, senza inginocchiarmi sul terreno fradicio. Ora sono io che mi gusto il tuo odore, il tuo sapore… annusandolo, leccandolo sulla punta, girandoci intorno con la lingua e poi succhiandolo, prendendolo in bocca tutto mentre tu, in piedi , mi accarezzi i capelli ed accompagni il mio movimento con la mano, muovendoti dentro la mia bocca. Sollevo lo sguardo verso di te, ma tu non mi fai finire, senza parlare mi blocchi, mi prendi per le braccia e mi aiuti a sollevarmi, mi rigiri e mi appoggi al muro umido di fronte a noi. Mi sollevi del tutto la gonna, mi togli le mutandine e mi accarezzi i glutei, prima delicatamente, poi più rudemente mi apri le natiche e ti abbassi a leccare nuovamente il mio nettare, insinuando la lingua dentro la mia fica, poi risalendo verso l’alto arrivando al mio ano, leccando anche quello. Mi sento completamente in tua balia, totalmente arresa, e mentre continui a lambirmi introduci un dito nella mia fica ed un altro nell’ ano che si apre facilmente lubrificato dai miei e dai tuoi fluidi.

Ora lo voglio, lo voglio dentro di me… tu sembra che abbia sentito la mia richiesta mentale, ti sollevi e sento il tuo cazzo eretto che si fa strada per entrare in me…. La mia fica è così umida che il tuo uccello scivola dolcemente in me arrivando fino in fondo. Io rimango con le mani e le braccia appoggiate sul tufo fradicio, in piedi, mentre tu ti muovi dentro di me, lentamente. Il sentirmi gemere ti eccita, i tuoi colpi si fanno sempre più decisi, mi prendi per i fianchi e mi attiri verso di te. Alterni movimenti più bruschi con altri più lenti, mi cingi il petto dolcemente, le tue mani mi scoprono i seni che escono dalla costrizione del reggiseno, ed ora si aprono a coppa sulle mie soffici rotondità, me le contengono delicatamente, mentre i tuoi colpi sono violenti; il tuo sesso è duro e le tue mani morbide. Un continuo alternarsi di dolcezza e ruvidità: in basso, nelle mie profondità, avverto la tua forza, verso l’alto la tua delicatezza. Mi sposti i capelli dalla nuca, mentre mi mordicchi il collo ed avverto dei brividi lungo tutta la schiena, la inarco.



Tu cogli il mio invito, esci dalla mia fica per insinuare il tuo cazzo bagnato dei miei umori tra le mie natiche, ritrovando il buchino che avevi appena dilatato. Ci appoggi la cappella e la spingi delicatamente, facendolo cedere ed aprire intorno al tuo cilindro di carne, piano, millimetro dopo millimetro. Una volta che sei tutto dentro cominci a muoverti con colpi più decisi, avverto un leggero spasimo iniziale che presto cede il posto al piacere, mi rilascio e mi abbandono ad un sentimento diverso, più profondo, mi offro totalmente a te.
Intanto le tue dita mi prendono i capezzoli, me li torturano, ora sono diventate severe mentre quel brivido continua e li rende ancora più turgidi. Poi la tua mano scivola sul mio clitoride, lo accarezza mentre sento i miei umori che mi colano tra le gambe, le gocce scivolano sulle cosce aperte… mi sembra di impazzire. La mia eccitazione esalta anche te, lo sento sempre più duro, mi riempi e mi dilati sempre più, più a fondo, fino a farmi godere, in un orgasmo che parte dalle viscere, mi scuote e mi fa vibrare tutta, le gambe, i glutei si contraggono mentre grido così forte che mi copri la bocca con una mano perché non mi sentano.
Ma nessuno può sentirci ora, siamo soli in un alone freddo imbevuto di morte, sottoterra, in silenzio, senza parlare. Amore e morte, Eros e Tanathos, la mia piccola morte e la tua, preceduta da pulsazioni dentro di me, fino alla tua esplosione, come una vampa, al calore che mi invade. Rimani dentro di me… dammi il tuo seme, ora. Dammi la tua vita.



©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre

L'UFFICIO


Mi ha chiamato prestissimo questa mattina con la scusa degli auguri di Natale, mancano pochi giorni:
- "Ho un regalino per te, vedrai, ti piacerà molto… "
Ha quasi sussurato al telefono.
- " Ti aspetto oggi pomeriggio, sul presto, che non c'è nessuno in ufficio
. Ripenso alla sua voce allusiva mentre mi preparo per l'appuntamento, il pensiero di vederlo tra poche ore mi eccita, e mi vesto quasi in trance. Decido di indossare un completino blu, reggiseno e perizoma con una canottierina con fiori di pizzo trasparente dello stesso colore. Mi sembra non l'abbia mai messa con lui. …..

Mi ha aspettato sotto l’ufficio, lo scorgo da lontano, chiuso nel suo giaccone, le spalle un po' piegate e raccolte per il freddo… chissà quanto è che mi aspetta… l’ansia di vedermi l’avrà fatto scendere in anticipo. Mentre mi avvicino ecco che mi vede, lo guardo dritto negli occhi, ma lui non sostiene il mio sguardo, che immediatamente si abbassa. Bisbiglia appena un "Ciao" e mi volta subito le spalle, con un veloce giro su se stesso, mi precede e cammina velocemente davanti a me.

Hai tanta voglia, vero? L'ho capito dai tuoi occhi, lo intuisco dalla velocità dei tuoi passi. Immagino il tuo cazzo dentro gli slip, nascosto dagli strati degli abiti invernali. Immagino che già si sta risvegliando…al telefono mi dici sempre che ti basta la mia voce per fartelo diventare duro… ed ora che sono qui… cosa starai provando ora?

Entriamo in un grande androne, siamo come sospesi in questo silenzio pesantissimo, aspettiamo l’ascensore e saliamo. Appena le porte si chiudono comincia a toccarmi, il mio cappotto è aperto e lui prende i miei seni, li stringe con forza, trova i capezzoli che si sono già induriti sotto la sottile barriera della stoffa e con le dita e me li tortura dolcemente. Le sue mani tentano di infilarsi sotto il cardigan, arrivano a sfiorare la mia pelle. Sento un languore al basso ventre, come un calore che sale dal basso fino nella pancia, che mi attorciglia lo stomaco….. Anche lui è eccitato, lo percepisco dal suo respiro, ed allora anche io allungo la mia mano verso di lui, lì, tra le cosce e lo trovo duro… così duro che me lo immagino uscire dalle mutande, la cappella che sbuca dall’elastico e che gli fa male..
Ecco che l'ascensore rallenta, le porte si aprono e ci ricomponiamo un po’… per fortuna non c’è nessuno. Mentre esco sento la mia fica che si addolcisce, una piccola lacrima l'abbandona proprio mentre comincio a muovermi.




Veloci dobbiamo fare veloci, prima che qualcuno ci veda. Camminiamo ed ancora camminiamo per il lungo corridoio silenziosi come due ladri, lui sempre avanti che mi fa strada ed io dietro. Cerco di non fare rumore con i miei tacchi. Questa leggera ansia fa salire la mia eccitazione.
Ecco il suo ufficio finalmente, ha una porta a vetri che apre con una chiave, e solo ora leggo il suo cognome…MA… solo ora realizzo che dopo tante volte che ci siamo incontrati non so neanche come si chiama. Si potrebbe dire che non ci conosciamo… lui non mi chiede niente, io non gli chiedo niente. Mi cerca quando ha voglia di scopare, così, frettolosamente, velocemente, come fosse un piacere rubato e d’altra parte lo è perché siamo impegnati, perché possiamo dedicarci solo qualche ora, qualche minuto di una qualsiasi giornata, una giornata di lavoro che diventa speciale solo per poco tempo. Poi, dopo, velocemente, tutto ritorna come prima, ognuno alla sua quotidianità con addosso un'emozione in più, un ricordo per i giorni a venire, un odore che rimarrà sulla pelle fino a che non verrà lavato via da un altro giorno, da altre mani che ti toccano in altro modo, da altri ricordi che si sovrappongono.

Appena entriamo richiude subito la porta a chiave, sposta una sedia e ci si siede sopra.
Io so già quello che vuole, e senza parlare mi inginocchio davanti a lui, gli apro la cerniera e libero il suo cazzo gonfio da quella prigione. Eccolo finalmente… tanto duro che la cappella è rossa.
La lecco un pochino per rinfrescarla e farla riprendere da quella costrizione. Lui sembra gradire allora continuo con la lingua su e giù per tutta l’asta ma ancora non lo prendo in bocca. Mi piace sentire il suo desiderio che sale sempre più, ma non è ancora il momento. Dovrai aspettare!
Intanto lo lascio un attimo e comincio a sbottonarmi il cardigan.
Se ne sta così seduto con il cazzo duro, i pantaloni abbassati, mi guarda mente io mi libero del maglione e scopro la canottiera blu di pizzo trasparente, mi avvicino, sgancio il reggiseno, lo sollevo e lui intravede i miei seni gonfi da quella stoffa blu. Sospira qualcosa ma non riesco a capire, poi avvolge i miei seni con le sue piccole mani, tanto piccole che non riesce a contenerli tutti: - Che tette… che tette che hai…

Mi inginocchio nuovamente, glie lo prendo e lo infilo tra i seni, con le mani li stringo ai lati come a farlo soffocare lì in mezzo, lui lo muove su e giù ed intanto io con la lingua gli lecco la cappella quando esce fuori.




- Oddio così mi fai venire subito!
Quasi un urlo. Mi blocca il corpo. No, non devi venire ora, non ancora, voglio succhiartelo per bene e non ho nemmeno cominciato. Dopo un po’ mi spinge la testa nuovamente lì, verso il suo sesso eretto.
Stavolta glie lo prendo in bocca, tutto dentro, su e giù, ogni tanto mi fermo a guardarlo e a leccarlo un po’. Mi piace vederlo così duro, le vene gonfie che sembrano quasi scoppiare, mi piace leggere nei suoi occhi il desiderio e lo guardo negli occhi mentre lo spompino. So che gli piace, so che agli uomini piace quello sguardo dal basso, perché sembri sottomessa, che sei nelle loro mani. In realtà sono io che ho il potere, io che li ho in pugno e che conduco il gioco, io che tengo il loro delicatissimo sesso nella mia bocca che è morbida e calda, ma può anche mordere. Se voglio posso staccartelo con i denti in un colpo solo, sai? Ma non lo faccio.. anche se mi piace mordicchiarlo un pò appena appena sulla cappella e poi leccarlo tutto intorno come con un gelato. E riprenderlo ancora dentro e succhiarlo forte fino a farlo godere, sentire la cappella che si gonfia sempre più, poco prima di arrivare a quell’esplosione. Mi schizza direttamente in gola, quasi mi soffoca con il suo sperma e non posso fare altro che inghiottire, mentre lo sento gemere, mentre sento le sue scariche dentro la mia bocca, una, due, tre volte. E poi solo delle leggere vibrazioni, come delle scosse.

"Solo tu ci riesci, solo tu mi fai venire così… subito" La sua voce ora è più calda e rilassata..
Rimane un attimo così in estasi mentre io mi ricompongo. Ho nella bocca il sapore del suo sperma, del suo sesso e mi piace assaporarlo ancora un po'. Lo guardo così abbandonato, con gli occhi chiusi, ma dopo poco la sua mano si risveglia, e risale lungo la mia gamba, sopra la pesante stoffa dei miei jeans neri. All'improvviso apre gli occhi, la mano ora è in mezzo alle mie cosce, percepisco il suo calore e lui il mio. Mi prende per i fianchi e mi rigira di fronte a sé, apre la cerniera e mi abbassa i pantaloni che scendono appena a metà coscia. Sento le sue dita che frugano sotto il perizoma, si insinuano con dolcezza fino ad arrivare alla mia fessura gocciolante di piacere.
- Ma sei bagnata! –
Perché ti stupisci, mio caro, perché vi stupite sempre nel trovarmi eccitata quando mi dedico al vostro piacere? Forse che pensiate che lo faccia solo per voi?

Mentre mi perdo in queste riflessioni lui all'improvviso ha un sussulto e ritrae velocemente le sue dita da dentro di me.

- Il regalo! Ti devo dare il regalo!
E mentre lo dice una strana luce balena nei suoi occhi, di eccitazione mista a gioia. Apre con la chiave il cassetto della scrivania e tira fuori un pacchetto rettangolare, la carta è scura, non riesco a percepire dalla forma cosa possa essere. Me lo appoggia sulla mano come se fosse qualcosa di preziosissimo e delicato mentre mi dice:

- Tieni, è tuo….

Mi sento come una bambina che scarta i regali sotto l'albero il giorno di Natale, sono curiosissima e stuzzicata dalle sue occhiate allusive, e strappo la carta del pacchetto senza pensarci troppo.
Ecco allora che una scatola trasparente ne rivela il contenuto: è un fallo, un bellissimo vibratore dalla forma e sembianze molto realistiche, proprio come piacciono a me! Ne avevamo parlato, tempo fa, e si è ricordato dei miei gusti.

- "Ma dai! Che bello! E' tutto per me?"
Sono eccitata e confusa dall'imbarazzo, non credevo sul serio potesse comprarmelo, era un giochino verbale quello che avevamo fatto al telefono, ed invece…
Lo tiro fuori dall'astuccio, sembra proprio vero, è morbido e con le vene il rilievo, anche il colore è naturale, lo prendo in mano e mi sembra così strano che non faccia parte di nessun corpo… è solo un oggetto inanimato.

- "Però lo tengo io qui, voglio che lo usi solo con me, sarà il nostro piccolo segreto."
- "Va bene."

E mentre finisco la frase comincia a baciarmi, mi mette una mano su un seno e raggiunge il capezzolo, non appena lo sfiora si indurisce. L'altra mano ritorna ad insinuarsi tra le mie cosce, là dove le sue dita mi avevano lasciato poco fa, riprendendo quella dolce esplorazione. La mia eccitazione è palese, lui se ne accorge, si abbassa e comincia a baciarmi tra le grandi labbra, e con la punta della lingua intorno al clitoride, mentre beve il succo che continua ad uscire da me.







Io rilascio le dita che tenevo serrate, e ciò che prima tenevo stretto finisce sulla scrivania come un arnese inutile. Sono in piedi ma così rilassata, che devo appoggiarmi al tavolo per non cadere. Lui capisce, si solleva e rigirandomi mi sussurra all'orecchio:
- "Vieni, mettiti così…"
Mi fa mettere piegata, con i gomiti appoggiati alla scrivania, le mani sopra le carte che lui intanto tenta di spostare, mentre rimane incollato dietro di me. Percepisco la sua eccitazione, il suo fiato caldo vicino al collo, mi mordicchia leggermente proprio sotto l'orecchio mentre sento il suo cazzo duro che si struscia sopra le mie natiche, ed infine mi divarica leggermente le gambe ed entra dentro di me, senza nessuna difficoltà, si infila come la lama calda di un coltello che entra nel burro, facendomi sciogliere e sciogliere ancora. Come burro fuso. Non riesco a trattenere un gemito ma lui mi continua a bisbigliare - Sssshhhhh nell'orecchio, perché dobbiamo fare piano, non dobbiamo farci sentire. Mi eccita che mi parli piano, questa tensione e timore di essere scoperti . Mi giro un attimo verso la porta e mi rendo conto solo ora che siamo vicinissimi, che la smerigliatura del vetro non basterebbe a coprirci, se qualcuno vedesse dei movimenti sarebbe tutto così evidente…. E mentre la leggera ansia aumenta le mie pulsazioni, lui entra ed esce dentro di me con forza ma in silenzio, cercando di non far rumore. Mi abbasso ancora di più sul tavolo, mi ci stendo quasi sopra, lo voglio sentire tutto dentro fino in fondo…. ed intanto i fogli e le scartoffie volano via dalla scrivania, incuranti di tutto. Mi piace stare in questa posizione, mi sento sbattuta e riempita dal suo cazzo che diventa sempre più duro, si addossa alle pareti della mia fica dilatandola ancora di più. E mentre mi sento così piena lui improvvisamente si ferma e si ritrae, ma con una mano sulle natiche mi tiene ferma in quella posizione. Perché? Non riesco a capire né a vedere cosa succede dietro la mia schiena, giro leggermente la testa ma non lo scorgo, percepisco dei movimenti sul tavolo e forse ho capito cosa ha intenzione di fare… va bene rimango così ferma, non mi muovo.
Ecco che torna più vicino, con le mani mi apre le natiche e me le bacia. Ci insinua la lingua che accarezza l'anello e con un dito comincia ad allargarmelo un po', lo bagna con i miei umori, e poi anche con la sua saliva… mi sembra di impazzire mentre ci infila ancora un altro dito…sento che non fa resistenza, sono completamente rilassata ed abbandonata mentre continua a muovere le sue dita dentro di me….. Ora ti voglio dentro di me,voglio il tuo cazzo ora. Ed ecco che sfila le dita mentre io rimango in attesa senza muovermi, so già cosa mi aspetta. Lo appoggia sul buchino tra le natiche, lo divarica e poi comincia a spingerlo dentro piano. E’ così grosso e non è caldo, capisco che non è il suo cazzo. Ha preso il vibratore e mi sta inculando con quello.

- Fai piano fai piano che mi fai male!

Mi irrigidisco e mi contraggo, sento gli anelli dello sfintere che si stringono intorno ad un cazzo di gomma, potrei stringere ancora un po' e buttarlo fuori, come un corpo estraneo…

- Si si scusa, faccio piano, ecco, va bene così? Piano piano….ecco …

E di nuovo mi fa riaprire come un fiore che sboccia, non oppongo più resistenza, ora, e facilmente lo affonda dentro di me, riesce a farmelo entrare tutto dentro, lo sento…. Il dolore iniziale si è trasformato in piacere, una sensazione così forte che mi toglie il fiato, vorrei urlare ma reprimo la mia voce, mi escono solo dei sommessi mugolii
Il suo sesso che finora si era strusciato sulle mie natiche, ora sento che si fa strada tra le grandi labbra ed entra nuovamente in me. Mi fa divaricare bene le gambe per mettermelo dentro fino in fondo mentre con la mano tiene l'altro di gomma al suo posto. Davanti e dietro, mi sento impalata, riempita fino nel ventre, nelle viscere, e immagino che ci sia un altro uomo con lui, un altro che mi fotte così , senza parlare, come è accaduto altre volte, proprio con lui.
Me lo sussurra all'orecchio:
- Ti piacerebbe che fosse un altro cazzo, vero? ma ora sei solo mia!

Ora mi vuoi tutta per te, vero? E non gli diciamo niente, no, al tuo collega, lo lasciamo fuori da questa porta. Il mio amante depravato che ama vedermi insieme ad altri uomini, ma che improvvisamente diventa possessivo se si sente privato del suo giocattolo, o se, ancor peggio, la sua bambolina decide di fare tutto da sola, di godere senza la sua presenza, in uno sprazzo di autonomia.

Mentre siamo così incastrati, avvinghiati, improvvisamente un'ombra dietro il vetro, la maniglia che si abbassa repentinamente mentre la porta rimane chiusa. Mi chiude la bocca con una mano e rimaniamo immobili, la mia schiena contro il suo ventre, non un sospiro, non una parola fra noi. Resta dentro di me, rimangono dentro di me tutti e due, e mentre il cuore mi arriva fino in gola sento che non ha perso la tua erezione, è ancora duro dentro di me. Passa qualche secondo e dall'altra parte del vetro ritorna il silenzio e lui riprende a muoversi, prima lentamente, poi sbattendomi sempre più forte, mi prende i seni che si muovono sopra la scrivania, me li avvolge tutti e due in un abbraccio, strizzandomi i capezzoli, tirandomeli forte mentre continua a muoversi, sa quanto mi fa godere quando me li tocca così, e muovendosi con il suo corpo spinge anche l'altro cazzo dentro di me. Il mio orgasmo arriva all'improvviso, liberatorio, come un 'onda che sale dal mio clitoride, dalla mia fica, dal mio culo, passando per le viscere e lo stomaco. Arrivato alla gola finalmente si libera .
Poco dopo sento il suo cazzo che si gonfia e si indurisce sempre più dentro di me, e capisco che sta per venire, affonda due, tre volte e poi lo ritrae appena in tempo, percepisco i fiotti del tuo sperma caldo sopra le mie natiche. Per un attimo si abbandona sopra di me, ma le mie gambe tremano e non sostengono più quella posizione, sono irrigidita e stanca, le braccia mi fanno male, i seni sono schiacciati sopra la scrivania, mi sollevo lentamente e piano piano mi sfila anche il cazzo di gomma. E’ uscito da me, sono usciti da me, e la sensazione di vuoto che provo all'improvviso mi è insopportabile.




Mentre ci rivestiamo mi dice:

"Sai di chi è questa scrivania? E' la sua… l'ho fatto apposta a farlo qui sopra, spero che domani noti la confusione e se ne accorga.

©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre

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