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lunedì 17 gennaio 2011

La mistress



(Racconto eroti-comico del mio amico Lucax30 che mi ha permesso di pubblicarlo)

Gino si chiedeva deluso perche' cazzo se l'era sposata quella donna, passati i primi anni d'ardore s'era assopita.
Niente sesso per settimane intere!
Aveva dovuto ricominciare a farsi le pippe di nascosto come da ragazzino!
Si sparava i pornazzi sul portatile e ci dava giu' di mano!
Su quei films si che c'erano delle belle porcone che lo pigliavano in ogni dove!
Altro che sua moglie con cui l'aveva fatto solo alla missionaria!
Era sempre stato fedele alla sua donna, ma ogni cosa aveva un limite!
Si iscrisse ad un sito erotico e mise il suo annuncio:
"Distinto Impiegato quarantenne cerca ragazza per sesso estremo"
SESSO ESTREMO...gli piaceva quella parola, forse finalmente avrebbe messo una donna a pecora!
azzz...non stava piu' nella pelle!!
Con un ghigno soddisfatto lo rilesse cinque volte!
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Inke, era delusa dal suo compagno.
Non si divertiva piu' come una volta!
Nell'ultima orgia sado-maso finche'lei gl'infilava nel sedere un trenino lima,
lui le parlava dell'orto e dei pomodori che quest'anno erano piu' piccoli
del solito.
Finche' lei gli massacrava le palle con un mattone, lui le parlava del bollo della macchina e dell'ICI della seconda casa.
Era diventato un'insensibile!
Sara' stata l'eta!
Eh! Ma non poteva andare avanti così, pensò.
Entro' nel suo sito erotico preferito, ma invece di accedere come d'abitudine all'area "orge e gangbang sadomaso" entro' in "singoli cercano donne"
Era proprio la sua giornata fortunata!
L'aveva beccato al primo colpo!
Un'impiegato!
Adorava gli impiegati!
Con quelle manine curate....non riusciva mai a smettere di frustarli!
Magari con quegli occhialini da ceffoni...lei ne dava tanti, e sapeva darli bene. Si teneva allenata col pungiball!
Lo contatto' immediatamente!
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Gino si sistemo' gli occhiali, non credeva ai suoi occhi!
Aveva appena spedito il suo invito e una ragazza gentilissima gli aveva risposto subito.
Doveva muoversi bene!
Non poteva perdere questa occasione!
Alle donne piacciono i tipi romantici, si disse, "adesso compro delle rose rosse e l'invito a cena".
Le rispose con una frase ricercata tutta in rima, voleva fare il raffinato.
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Inke vide subito arrivargli la risposta.
Doveva aver proprio voglia sto'pervertito!
Ma era extracomunitario?
Parlava strano!
Frasi da deviato proprio! Pensò.
Lei sapeva come prendere gli impiegati pervertiti!
Due sberloni sulla porta per far capire chi comanda!
Poi gli avrebbe pisciato sul muso finche' era ancora a terra agonizzante.
Cazzo! Si sentiva gia' rinata!
Altro che quell'insensibile del suo compagno!!
Non poteva più aspettare oltre!
"Domani sera al bar dei camionisti, ore 8.00", scrisse all'ignoto impiegato.
Adesso doveva mettere a posto la camera col DUNGEON.
Entro'.
C'era tutto un casino dall'ultima orgia in trentadue.
Le sfere anali di marmo da 10 centimetri erano in giro per tutta la stanza.
I vibratori da 20 pollici in latex erano nella fuciliera allineati, almeno quelli.
Diede un po' d'olio alla croce di Sant'Andrea che cigolava troppo, poi si giro' ad ammirare
il suo pezzo forte: IL PERISCOPIO ANALE.
Mica le solite cosuccie da sexy shop!
Gliel'aveva procurato un suo amico carpentiere che lavorava alle demolizioni NAVALI di Livorno.
Aveva dovuto farci aggiungere le rotelle da un fabbro per poterlo spostare per casa.
Ci diede una spolverata e controllo' le ottiche fornite di mirino millimetrato balistico.
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Gino per poter uscire di casa alle 8 aveva dovuto inventare una balla colossale per sua moglie Luisa.
Sarebbe andato a mangiare da sua madre che ultimamente stava male.
Luisa sapeva che sua suocera cucinava come un cane, sarebbe tornato a casa con la diarrea come al solito!
Gli fece le solite raccomandazioni sul colesterolo e lo lascio' uscire.
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Inke capi' subito che quell'esile impiegato che aveva appena parcheggiato a fianco di uno Scania e stava scendendo con delle rose in mano era il suo uomo.
Le rose!
Era un tipo tosto penso!
Le spine delle rose sui coglioni son cose da masochisti esperti!!
Si eccitò!
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Gino dopo pochi convenevoli si era messo a lim0narla sul sedile dietro della sua macchina e Inke sembrava proprio non farsi problemi di alcun genere!
Lui aveva allungato timoroso le mani verso il suo pube e lei aveva spalancato le gambe subito e senza storie!
Azzz....le aveva già toccato la patata!
Al primo appuntamento!!!
Altro che sua moglie che prima di sposarsi la doveva portare al cinema accompagnato dalla suocera!!
Ma non capiva dove avesse infilato la mano...era tutto bagnato, forse una piega delle mutande?
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Inke si stava quasi eccitando, sentiva l'anello che aveva al dito Gino strofinarle l'interno della fica....ma nooo che distratta era l'orologio!
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Gino scese dalla macchina accompagnato da Inke, la casetta era tranquilla e ben tenuta, sembrava una ragazza a modo con la passione per la casa, tipico delle donnine dolci e gentili, penso' trasportato.
Appena passata la soglia del portoncino si prese uno sberlone cosi' possente da cadere intontito a terra.
Dei lampi viola intermittevano nella sua mente, luci stroboscopiche unite ad un dolore lancinante.
Chi c'erano i briganti?
La squadra speciale anti-fedifraghi?
I marines?
Ancora lampi viola....
Vide comparire dalle nebbie l'immagine di sua suocera piena di gaiezza che fumava canne in un prato.
Appena comincio' a ricapire qualcosa aveva una grossa palla in bocca tenuta da una fascetta e la mani unite da due polsiere di cuoio borchiate.
Sgomento scoprì che non poteva più ne parlare, ne muoversi.
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Inke era tutta eccitata, il tizio era un'esperto!
Sembrava soffrisse sul serio!
Non ricordava neppure da quanto non aveva simili soddisfazioni!
Ecco uno che sapeva recitare la parte alla perfezione!
Chissa' cosa gli piaceva?
Si tiro' via il vestito e rimase solo col bustino e le calze di latex.
Allargo' le gambe e gli pisci0'sul muso.
Che soddisfazione!!!
L'impiegato sembrava si stesse riprendendo, si giro' marziale e gli meno' un'altro sberlone sul naso.
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Gino quando riprese i sensi era legato a testa in giu' ad una croce di Sant'Andrea.
Nella stessa posizione dell'uomo di Vitruvio sulla moneta da un'euro...ed era nudo!!!
Dov'era? come? quando? perche'?
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Inke era troppo eccitata non riusciva piu' a connettere, a pensare, l'eccitazione la stava portando al delirio.
Come poteva iniziare?
Le palle anali di marmo da 10?!
Si, bella idea, ma quante ce ne stavano dentro ad un ometto cosi' esile?
Non era un problema!
Aveva il suo bel periscopio per fare una prima analisi conoscitiva.
Attraverso' la stanza soddisfatta e si mise a spingere il marchingegno.
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Gino stava tentando di capire dove fosse e perche', quando sentendo un rombo che faceva tremare il pavimento vide avvicinarsi un enorme attrezzo di ghisa che scorreva su ruote.
Prima di urinarsi addosso riusci' a leggere solo una sigla:
MARINA MILITARE ITALIANA
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Il momento era topico, Inke con le mostrine da "capitano di vascello" apri' il boccaporto e fece uscire il periscopio per una prima ispezione.
Profondita' mezzo metro! Disse col fare del graduato.
Regolo' con precisione lo strumento e lo fece scorrere nell'intestino dell'impiegato, lo giro' a dritta e a babordo, calcolò con la scala millimetrata....
Ci stavano tranquillamente 10 palle di porfido, stabili' soddisfatta.
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Gino aveva gli occhi fuori dalle orbite, continuava a vedere dei flash blu cobalto.
Un'astronave aliena era atterrata in mezzo alle sue chiappe e stava facendo degli esperimenti su di lui, una sonda era entrata nel suo culo e lo stava esplorando!
Sua suocera in un anello di fumo di canna stava ballando il flamenco.
Harrison Ford era davanti a uno che diceva: "Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare....bastimenti in fiamme al largo di Orione"
Finalmente quell'attrezzo era uscito dal suo didietro.
Si sentiva aperto come il colosseo.
Si giro' e vide un carrello pieno di palle!
Anche a lui piaceva giocare al biliardo, ma quelle biglie erano molto piu' grosse...chissa' che gioco era?
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Inke si mise la maschera da demonio che usava nei momenti migliori, poi prese il barattolo del grasso da ingranaggi che teneva di scorta sulla credenza e si avvicinò.
L'impiegato continuava a dimenarsi disperato.
Che attore che era!
E pensare che dovevano ancora cominciare!
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Gino vide il mostro alieno avvicinarsi avvolto da lampi blu cosmico, in mano teneva uno strumento sofisticatissimo pieno di una gelatina bianca.
Indossava dei guanti spaziali di gomma usa e getta.
Non riusci' a vedere cosa stesse facendo al suo culo perché sua suocera continuava a passargli davanti ballando la lambada.
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Inke con le mani tutte ingrassate prese la prima palla e spingendo gliel' inficcònel culo.
Era proprio un attore! Riusciva a sembrare perfino ancora vergine!
Chissa' come faceva!
Continuava ad essere eccitata fuori dei modi, dopo la quinta decise di diversificare un po' sennò sarebbe venuta subito!
Cosa poteva fare?
Battergli i coglioni coi mattoncini ??!! ficooo...
Oppure attacargli il peso da 30 kili al pisello??!!
Che idea carinaaaa!
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Gino vide un marziano avvicinarsi con in mano una palla di ferro di quelle che si attaccavano alle caviglie dei carcerati ai tempi dei lavori forzati.
Era già legato alla croce, quella palla era del tutto superflua, pensò.
Poi vide che armeggiava nel posto sbagliato.
Ma dove cazzo le hanno le caviglie gli alieni?? penso'.
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Inke imbragò il pisello dell'impiegato nell'apposito incavo all'inizio della catena, poi con un movimento acrobatico tipo ginnastica artistica lascio' cadere la palla da 30 kili a peso morto.
Le piaceva vedere i piselli tirarsi finché sembravano spezzarsi in due.
Che carinooo!
Che tipo!
S'era innamorata!
Come poteva fingere con tanto realismo, farsi venire due occhi così rossi e lacrimanti.
Non tentava neppure piu' di urlare: Rantolava.
Ora ne era sicura, lui la voleva compiacere!
Ma che attore!
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Gino stava puffando coi puffi.
Dei raggi blu puffo si estendevano all'infinito, puffetta gli dava i bacini e lui voleva puffarla.
Sua suocera strafatta di acidi alternava suicide-techno e gangsta-rap ad un RAVE party.
Riapri' gli occhi. L'alieno aveva in mano due mattoni.
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Inke non era brava coi nodi, dopo la prima serie di mattonate sui testicoli i nodi che lo tenevano fissato alla croce si erano sciolti.
L'impiegato continuava a fare il "finto esanime".
Che istrione!
Beh, cambiamo gioco, penso' Inke.
Prese il caricabatterie della macchina, apri' le pinze della 220 "polo più" sul capezzolo destro e "polo meno" su quello sinistro.
Urlo' "START" premendo il bottone come se "quello dentro" dovesse fare contatto con la chiave.
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Una folgore squarcio' il cielo blu' puffo!
Gino' si mise a correre per l'astronave aliena, prese un fucile laser da 20 pollici dalla fuciliera e lo punto' contro la marziana nuda.
Poi usci' dalla nave aliena, attraverso' il giardino alieno e sotto l'albero alieno vide la sua macchina terrestre.
Parti' con l'acceleratore a tavoletta distruggendo altri veicoli alieni lungo il viale, Investi' anche un cane alieno.
Non si fermò.
Si immise sulla tangenziale e punto' a tutto gas verso casa.
Doveva avvertire l'esercito, la contraerei!
Qualcosa di sinistro all'interno della sua pancia gorgogliava, si sentiva la pancia esplodere.
Aveva bisogno di un bagno!
Lo avevano sottoposto a chissà quali esperimenti alieni!
Ricerche sul genere umano.
Doveva avvertire la NASA!
Prima pero' il bagno!
Il BAGNOOOOOO!!!!
Parcheggio' sotto casa e corse al bagno.
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Luisa la moglie di Gino era incazzata nera!
Lo sapeva che sua suocera cucinava da cani, ma questo era troppo!
Troppo oltre qualsiasi limite!
Suo marito era svenuto in bagno dopo aver disintegrato il water!
Polpette ancora intere dure come il porfido!

martedì 11 gennaio 2011

L'erotismo è




L'erotismo è qualcosa che si nasconde, che non compare, non si fa trovare. Lì dove si dichiara, lì dove viene esposto e messo in vendita non cè... Per comparire, magari subdolamente, nel luogo dove nessuno pensava di cercarlo, ambiguo e sornione, furtivo e felice.

L'erotismo certamente non sta nel coito ripetuto e offerto, come succede nei giornali pornografici. Lì produce solo sbadigli e meccanici gesti di onanismo.

L'erotismo è altrove.Ma dove? Penso all'imprevisto, all'inaspettato, a quei momenti in cui l'immaginario si lascia andare, come in un'acqua tiepida e vede le luci della sponda brillare di fronte a sé e prova un senso di inquietudine e di euforia gloriosa.

Non riesco a pensare a niente di meno erotico dell'erotismo prefabbricato. I luoghi dell'eros portano bandiera bianca. Proprio perché la sensualità non è programmabile, ha l'indole di un gatto e decide di testa sua quando e come fare capolino.

Dacia Maraini

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Pensavo proprio a questo leggendo, sul forum dove scrivo, le richieste di donne o anche di uomini del tipo: come faccio per far impazzire il mio ragazzo? Ho già fatto di tutto e di più!
Non credo ai giochini costruiti a tavolino, amo l'improvvisazione, il desiderio può prendere quando meno te l'aspetti, quando sono per le scale o in ascensore, in macchina. Penso che se si ha necessità di speziare sempre la pietanza, significa che non ha abbastanza condimento. Forse, l'insieme degli ingredienti non è quello giusto.

venerdì 7 gennaio 2011

Le mani di un uomo....




Dopo gli occhi, naturalmente, sono la prima cosa che guardo. Puoi capire molte cose dalle mani, da come si muovono, dalla loro forma, se sono curate o meno. Ci sono mani dalle dita lunghe e sottili, eleganti.. sono le uniche mani maschili su cui stanno bene degli anelli. E poi quelle dalle palme più grandi, le dita robuste, un po’ ruvide. Le mani si muovono, parlano, si esprimono. Mani nervose che titillano irrequiete un oggetto, o mani calme, dai gesti lenti e rilassati. Osservo le mani di un uomo ed immagino come mi toccherà, se mi accarezzerà con lievità oppure premerà le sue dita con durezza sul mio corpo.
Le mani che mi stringono, che mi afferrano, lasciano dei segni sulla mia pelle, i polpastrelli incidono come impronte di inchiostro bluastro. Mi piace che quel marchio rimanga per giorni, a ricordo di quel tocco che è stato.
Le mani delicate invece fanno risuonare accordi dimenticati, mi mettono in vibrazione con qualcosa di profondo pur toccando solo la superficie.
Sono belle le mani di un uomo…per le emozioni che mi regalano

lunedì 3 gennaio 2011

L'invidia femminile




Qualche volta sotto la superficie di un’apparente amicizia si nasconde il tarlo dell’invidia. Ne sono stata investita più volte, la prima avevo soltanto 17 anni, l’ultima pochi giorni fa. Scoprirlo è più doloroso che la fine di un amore, perchè pensi che un'amica non possa mai tradirti, un'amico è per sempre. Perché io mi fido.
Mi chiedo poi cosa ci sia da invidiarmi, forse la strampalata vita che conduco?

martedì 28 dicembre 2010

giovedì 23 dicembre 2010

Il tagliatore di teste.




Tagliatori di teste, head chopper li chiamano quelli come te.
- Mi occupo di ristrutturazioni aziendali, fusioni di società in crisi come consulente esterno. - Questo mi avevi detto.
In realtà, licenziamenti, tagli. Di teste, appunto. Avrei dovuto capirlo subito.
La tua apparente freddezza, il tuo pesare le parole e il tuo sguardo sfuggente. Eppure, quando ti ho conosciuto mi aveva colpito proprio la tua eleganza, il tuo distacco, la tua sobrietà. Sempre impeccabile, mai una parola fuori posto, di chi è abituato al controllo. Controllo delle emozioni. Ma, dentro i tuoi occhi scuri avevo colto un bagliore, quando si fissavano nei miei. Il guizzo della passione, nascosto, da scoprire. Ed era questo che mi aveva incuriosito. Svestirti di quei panni severi, capire cosa occultavi dietro quella facciata seria, questo avevo desiderato fare.
E la tua voce, dai toni sommessi e quell’accento del sud mescolato al milanese, le vocali che non seguono una logica, la modulazione altalenante. La managerialità settentrionale e la passionalità partenopea.
Mi chiami e come prima cosa mi inviti “a fare shopping” .

- Vieni, sono al centro. Prendi un taxi, non ti preoccupare, pago io.-

Pago io? Detesto gli uomini che tentano di comprarti facendo sfoggio del loro denaro. La cosa mi irrita, discutiamo e mando all’aria il nostro primo appuntamento.
Poi mi chiedo perché, perché hai bisogno di attrarre una donna con lusinghe e promesse. Come se non fossi consapevole del tuo fascino. O forse, sei talmente avvezzo a barattare, vendere e svendere esseri umani che lo fai anche con una donna.
Però al telefono sei dolcissimo. Mi mandi sms tenerissimi. Cerchi di riparare, perché hai capito che con me non è aria.
Mi chiedo quante donne sono così, quante approfitterebbero della situazione. Immagino che sia per questo che il tuo primo approccio è stato di questo tipo, come fosse una routine. Forse sono io che sono sbagliata, in una società dove le escort fanno notizia e le puttane siedono in parlamento. Sono io, si, non tu.
Tu conosci molto bene il potere del Dio denaro. Potere al quale finora non mi sono soggiogata. Amo troppo la mia libertà, libertà che comprende anche quella di scegliere. Di non sentirmi in obbligo con un uomo. Di decidere. Posso anche essere perversa e dissoluta, ma soltanto per piacere. Il mio e quello del mio uomo. Non per possedere qualcosa. Se amo do tutto, anche a rischio di non avere niente in cambio, non presento il conto dei miei sentimenti.
Alla fine, arriviamo alla prima cena, in una gelida serata di dicembre. Parli parli di lavoro, di economia, della crisi, di aziende quotate in borsa. Certo non sono un’esperta, ma so sostenere una conversazione. Chiacchieri chiacchieri, ma non parli mai veramente di te. Non ti esponi. Stai studiando il nemico… bene, allora non lo faccio anche io.

La villa a Portofino, vicina a quella di un noto imprenditore. E la tua collezione di costosissimi orologi e di auto. Credi di impressionarmi con queste cose? E naturalmente una moglie e dei figli, dettaglio non trascurabile. Che vivono al Nord, lontano da te che giri l’Italia e che hai un’altra sede qui vicino. Cosa cerchi, compagnia per le tue serate invernali? Noiosamente banale. Ma perché gli uomini non riescono a stare da soli?
E naturalmente, mentre le aziende crollano, i tuoi affari prolificano. E’chiaro, sei una specie di iena che azzanna l’animale ferito.
Ti farò penare, lo sai? Perché un po’ ti detesto, ma al tempo stesso mi attrai. E non capisco perché.
E poi, io penso ancora a Lui. Sono uscita con te per distrarmi, ma due mesi sono pochi, e lui mi ha lasciata in sospeso, il cerchio non si è chiuso. E mi manca terribilmente.
Quando mi saluti, così, inaspettatamente, mi baci. Mi sorridi con gli occhi, e finalmente vedo quel bagliore che si accende, mi prendi il viso tra le mani, prima mi baci sulle guance e poi mi sfiori le labbra. La tua lingua si insinua tra i miei denti, poi mi prendi la mano, e l’avvicini a te. Io però mi irrigidisco, sento che il mio corpo non è disposto ad aprirsi a qualcun altro. Non ancora. Ti saluto e vedo che hai capito, me lo dicono i tuoi occhi. Ci sarà un’altra cena, da cui te ne andrai stizzito, quasi senza salutarmi.
E poi, tempo dopo, il mio Amore Malato ritornerà, decido di dargli un’ultima possibilità, che si brucerà in pochi mesi. Il cerchio si chiude, definitivamente. E proprio quando ho stabilito di mettere un lucchetto al mio cuore ancora ferito, proprio allora, quando sono ancora fragile ma al tempo stesso decisa a voltare pagina… è allora che tu, come se avessi avuto sentore di qualcosa, come se avessi annusato l’aria con il tuo fiuto di sciacallo in cerca della preda sanguinante, mi ritrovi.
Che dolcezza nelle tue parole!
- Ti stavo pensando sai? Sto facendo colazione ai Navigli.
- E cosa pensavi?
- Che non vedo l’ora di abbracciarti, voglio sentire il calore del tuo corpo…

(continua....)

mercoledì 22 dicembre 2010

sabato 18 dicembre 2010

Il sesso è....




Il sesso e'...frenesia, afrori forti, odori di fica e di sudore!
il sesso e'...quel bagnato di sperma sul lenzuolo!
il sesso e'... donarsi, non dire di no a nulla! Non essere capaci di dire no a nulla!
il sesso e'... baciare, leccare, succhiare, bere, mordere...Graffiare!
Il sesso e'... avere la fica e il culo infiammati dal troppo uso e il cazzo che fa male...


Tibetano

giovedì 16 dicembre 2010

Mi ritorni in mente...




Mi ritorni in mente...

bello come sei... o come eri. Lo so che lo sei ancora, bello intendo. Ti ho visto, ho digitato il tuo nome su google...immagini. Ed eccoti qui, con i tuoi capelli ricci un po' meno voluminosi, i lineamenti squadrati, il tuo fisico possente leggermente appesantito. Sei sempre lo stesso, con il tuo splendido sorriso e qualche ruga in più intorno agli occhi. Non so perché ti ho pensato, o forse si. Come tutti gli amori non vissuti, non consumati, che ti lasciano sempre quel senso di incompiutezza... qualche volta mi ritorni in mente, così, seguendo una serie di associazioni mentali, una scia di ricordi..

Quanti anni avevo? Diciassette, quando ti ho visto la prima volta, a cena a casa tua. Destini incrociati, quelli della mia e della tua famiglia. Tuo fratello e mia sorella, io e te. Mi hai guardato e mi hai rivolto le tue prime parole prendendomi per mano e portandomi fino in bagno:

- Sei proprio una bambina, vieni, andiamo a lavarci le manine.

Hai aperto i rubinetti, mi hai preso le mani tra le tue e me le hai insaponate, poi le hai risciacquate ed asciugate con cura. Io ho guardato intimorita quel gigante buono riflesso nello specchio e sono rimasta senza parole. Mi avevi già stregato.
Che ricordi dentro il tuo maggiolino! I tuoi baci, le tue labbra sottili ma morbidissime, e le carezze quando mi riaccompagnavi sotto casa, la mia mano che ti toccava il ventre, l'ombelico, poi inspiravi trattenendo il fiato e lasciavi che i jeans si scostassero quel tanto in modo che le mie dita si insinuassero dentro e sentissi il calore del tuo sesso... appena, appena. Ah quei jeans! Ho l'immagine di te che attraversi la piazza correndo, la stoffa dei pantaloni che costringe a stento le tue gambe, i tuoi muscoli che guizzano mentre mi corri incontro.
Ed ogni volta.. fermarsi ogni volta che siamo stati vicino a farlo.
Quanto parlavamo! tutti i giorni, tutti i giorni alla stessa ora, seduti sulla stessa panchina di marmo. Tu del tuo amore incorrisposto, io del mio che era di un' altra e che mi dedicava soltanto le briciole del suo tempo.
Amici. Strana amicizia, attraversata da quella corrente di desiderio che serpeggiava sempre tra noi.
Un desiderio mai appagato, mai consumato. Con il timore che si rompesse quell'incantesimo, che poi tutto sarebbe stato diverso, forse scontato.
Una sera tu dormivi sul mio divano ed io ti venni a dare la buonanotte vestita solo di una camicia da notte leggera. Percorresti con le mani il mio corpo attraverso la stoffa, percepii il tuo calore,  la rigidità del tuo sesso premermi contro. E poi il tuo bacio a fior di labbra:
- Buonanotte, vai a dormire, vai.

E il bigliettino che mi lasciasti la mattina dopo:
- Buongiorno, stanotte mi sono proprio trattenuto.Ti voglio bene

Era naturale per te entrare in casa mia, d'estate, e toglierti la camicia, con un gesto spontaneo che facevi senza malizia. Più difficile per me guardarti e non soffermarmi ad osservare il tuo torace, i tuoi muscoli, le tue braccia ....quelle braccia che spesso mi avevano avvolto, consolato. Mi facevi sentire protetta.
Come quella volta, forse per rivendicare il tuo possesso su di me, ora che amavo un altro, forse per mettermi alla prova che sei entrato in camera mia così.
Ero sdraiata a leggere sul letto, con un abitino verde prendisole, le gambe nude, le spalline sottili legate da un fiocco, il decolleté traforato da piccoli fiorellini. Mi rimproverasti bonariamente  perché non indossavo il reggiseno, avevi notato che si intravvedeva la mia pelle chiara dai quei forellini. Che ingenua, non mi accorgevo che il mio corpo era diventato quello di una donna, e non avevo alcun atteggiamento provocatorio quando indossavo quel vestito. Mi ricordo che ridevamo mentre ti  avvicinasti, poi non so come è accaduto che mi hai baciato il collo, hai sciolto quei fiocchi ed abbassato la scollatura del vestito, hai liberato i miei seni mentre continuavo ad implorarti di no, di non farlo. Ma il mio corpo contraddiceva le mie parole... lo capivi, vero? Sentivo la tua lingua sui miei capezzoli, lambirli e succhiarli come non avevi mai fatto, quasi disperatamente. Il tuo sesso che premeva sul mio, che cominciava a scivolare dentro di me.
Mi spostai, mi coprii con le mani il pube. Non voglio, non voglio farlo. Perché adesso, perché non prima, quando avresti potuto soltanto allungare una mano e cogliermi.  Sento lo stomaco che si attorciglia, svuotato, e riempito dal desiderio che ho di te, dalla voglia che ho di sentirti sopra di me, di lasciare che il tuo sesso mi invada. Perché proprio ora, perché?
Ti caccio via in malo modo, poi vedo i tuoi occhi tristi e mi lascio impietosire. Ti bacio su una guancia, mentre sei sdraiato accanto a me.






- Accarezzami come sai fare tu- mi dici
Ti sfioro appena con una mano e ritrovo il calore del tuo corpo, ripercorro con le dita la tua pelle liscia, bacio il tuo ventre, l'ombelico... scendo fino a baciare il tuo sesso vibrante, umido. Poi appoggio la mia testa sul tuo petto.
- Scusami sarà per la prossima volta.-
Ma non ci fu una prossima volta, l'incantesimo si era rotto, per sempre

sabato 11 dicembre 2010

Adoro



Adoro quando mi prendi così, senza preamboli.
Adoro il tuo sesso che pulsa dentro di me mentre mi schiaffeggi,
ad ogni colpo sulle mie natiche sentirlo irrigidirsi sempre più
Adoro adorarlo, in ginocchio di fronte a te,
baciarlo e sentirne l'odore, assaporarne il dolce nettare.
Adoro adagiarci la testa come fosse un morbido guanciale
mentre mi accarezzi dolcemente
Adoro... tornare a casa e sentire la mia pelle che brucia
e constatare già i primi segni del tuo passaggio.
Adoro il tuo marchio su di me
Adoro tutto di te!

lunedì 6 dicembre 2010

Penetril




PENETRIL è un farmaco ricco di sostanze proteiche e vitaminiche il cui
principio attivo di base è il CaZ2OÔ.

Categoria farmacoterapeutica:
Antidepressivo, ricostituente.

Indicazioni terapeutiche:
Il PENETRIL è stato definito dai maggiori luminari della medicina mondiale come rimedio di sicura efficacia contro la malinconia e l'isterismo.


Posologia: Le signore lo prendono in qualsiasi periodo dell'anno, sia prima sia dopo i pasti (raramente durante gli stessi), ne fanno uso di notte e nelle prime ore del giorno, lungi dal risentire disturbi di sorta. Esse ne traggono giovamenti che nessun farmaco ha mai uguagliato. Le ragazze
faticano per la prima volta a familiarizzare con il prodotto; alcune volte
tenderanno a prenderlo in mano sciupando così le particolari doti
terapeutiche. Una volta assuefatte non sapranno più farne a meno,
testimonianza palese della bontà del prodotto, e cercheranno di assumerne dosi sempre maggiori.
In casi eccezionali, ma non troppo, si prende anche per via orale; il gusto
è gradevole ed ha un alto potere nutritivo e ricostituente.
Anche gli uomini possono farne uso, ma solo se predisposti e con determinate inclinazioni. A questi pazienti il PENETRIL conferisce un colorito rosso,languide movenze e ingrossamento delle natiche.


Effetti collaterali:

Il prodotto è generalmente ben tollerato, l'abuso tuttavia, specie da parte
delle fanciulle, può causare spiacevoli inconvenienti quali: nausea,
gonfiore del ventre ed altre irregolarità, che possono protrarsi fino a
sette - nove mesi nelle manifestazioni più serie. Onde evitare tali spiacevoli inconvenienti la Casa consiglia di assumerlo negli appositi
sacchetti ermetici in vendita in tutte le farmacie.

Avvertenze: Nonostante la gradita freschezza del prodotto e la sua genuinità anche se di fabbricazione non recente, si consiglia di agitare prima dell'uso, evitando però di insistere a lungo al fine di evitare alterazioni
che lo renderebbero momentaneamente inservibile.

Confezione:
Il PENETRIL è disponibile in qualsiasi formato, la Casa consiglia quello
gigante.

Validità del prodotto:
Circa 65 anni dalla data di immissione sul mercato, in confezionamento
integro, correttamente conservato.


TENERE FUORI DALLA PORTATA DELLE BAMBINE



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Aut. Min. San. n. 3715/69

domenica 5 dicembre 2010

Dies irae




Ieri a cena da amici... improvvisamente non riesco più a seguire i loro discorsi.
Sono irrimediabilmente attratta dalla musica che esce dalle casse dello stereo.
Si perché... non si può tenere il Requiem di Mozart come sottofondo. No.
Bisogna ascoltarlo, in silenzio. Oppure cantarlo, come ho cominciato a fare io.
Mi manca la musica, mi manca la MIA musica.
La musica che non riesco più ad ascoltare senza sentirmi invadere dalle emozioni.
Forse questo non c'entra niente con l'erotismo, mi direte. Ma penso che chi ha scritto queste note, non può non aver vissuto una vita di passione. Mozart è morto a 35 anni, proprio mentre scriveva il Requiem.

Per chi non le conoscesse, questi sono due brani di sue lettere. Si è discusso a lungo se pubblicarle o meno, perché il giovane Wolfgang scriveva lettere condite da turpiloquio alla cugina Anna Maria, (e questa è una delle più "pulite")
L'altra è una dolcissima invece, inviata alla moglie Costanza.

Qualche giorno fa ho sentito in tv uno di quegli psicologi-presenzialisti che diceva che non si può vivere senza la passione, che ci si ammala e che senza passione non esisterebbe l'arte, gli scrittori non scriverebbero e non avrebbero l'impulso ad esprimersi. Nonostante non lo stimi molto, credo abbia ragione.

da una Lettera di Mozart alla cugina Anna Maria:

Kaysersheim, 23 dicembre 1778 Ma très cher Cousine!

(...) Fa' in modo di esserci prima di Capodanno, e allora ti contemplerò nell’avanti e nel didietro – ti porterò in giro ovunque e, se necessario, ti farò un clistere – Una sola cosa mi dispiace, di non poterti alloggiare; infatti non starò in una locanda, ma abiterò presso – e dove? vorrei saperlo anch’io. Bene, scheeeeerzi a parte – proprio per questo è necessario che tu venga – Avresti forse una gran parte al gioco – vieni allora di sicuro, altrimenti sei una merda; io allora, nobile personaggio qual sono, ti farò i miei complimenti, ti frusterò il culo, ti bacerò le mani, ti sparerò con lo schioppo nelle terga, ti abbraccerò, ti farò un clistere nel davanti e nel didietro, a te io pagherò i miei debiti per filo e per segno, e farò echeggiare una gagliarda scoreggia, e forse farò persino colare qualcosa – Ora addio – mio angelo, mio cuore io t’attendo con dolore. Ma scrivimi presto a Monaco Poste restante una piccola letterina di 24 fogli, ma non scrivermi dove alloggerai, perché io non trovi te, e tu non trovi me;

Votre sincere cousin
W.Amadé Mozart
PS: Cacadubbi, il parroco di Rodemplum, ha leccato nel culo la sua cuoca, agli altri come exemplum; Vivat – vivat -


Lettera di Mozart alla moglie Costanza:

Carissima, ottima mogliettina!
Oh, se avessi già una tua lettera! Se ti raccontassi tutto quello che faccio con il tuo ritratto, certo ti metteresti a ridere. Per esempio, quando lo tiro fuori dalla custodia, dico: “Buon giorno piccola Costanza! Buongiorno, birichina, micetta, nasino a punta, bagatella” e quando lo ripongo, lo faccio scivolar dentro a poco a poco e dico: “Be’, be’, be’, be” ma con l’espressione speciale che questa parola così significativa esige; e alla fine, in fretta: “Buona notte topolino, dormi bene!”. Credo proprio di aver scritto delle stupidaggini, per gli altri almeno, ma per noi che ci amiamo tanto non è affatto stupido. Sono sei giorni che ti sono lontano e mi sembra già un anno... Ti bacio milioni di volte tenerissimamente e sono il tuo sposo che ti ama sempre teneramente.

venerdì 3 dicembre 2010

Il ragazzo del treno II atto- seconda parte





Chissà da fuori se mi vedono, chissà se ci vedono... immagino un altro treno che passa velocemente, qualcuno affacciato che nota solo delle sagome. O forse no, non vedono niente, come è possibile. La cosa mi eccita, e molto.
Mi morde il collo e poi me lo bacia, nello stesso punto dove un attimo prima ho sentito i suoi denti affondare nella carne soffice. Scende giù lungo la schiena con la lingua e con i denti a tracciare un percorso immaginario… ed ancora più in basso… arriva al solco tra le natiche insinuandosi con la punta della lingua mentre con un dito cerca il mio sesso, lo sento scivolare dentro e penetrarmi … poi con un altro dito ancora… i miei sospiri, le mie grida sono coperti dal rumore del treno, la frastornante armonia di questo amplesso.
Lui mi parla all'orecchio, mi sussurra, il suo alito caldo mi procura brividi lungo tutto il corpo, lungo la schiena ancora calda per le impronte del suo passaggio…
- Non mi volevi vede’, eh? E mo’ mi vuoi?
- Si…

Mi prende le mani, le solleva sopra la mia testa e le tiene così, strette tra le sue. In alto, appoggiate al finestrino. Il peso del suo corpo mi schiaccia sul vetro mentre avverto la sua cappella, il suo cazzo rigido farsi strada tra le mie labbra umide, aperte come un frutto di mare acquoso. Entra dentro di me con un colpo deciso, i miei seni sono premuti sulla lastra fredda. Si muove avanti e indietro, avanti e indietro, si afferra alle mie spalle per non cadere, mentre allargo le gambe per non perdere l’equilibrio… il movimento del suo corpo che mi sbatte, del suo sesso dentro di me, e quello del treno, un vortice che mi fa girare la testa… e il rumore, il rumore assordante… sono in un’altra dimensione. Non sono qui, ma altrove. Devo essere altrove perché non posso essere io a fare questo, no… non sono io.
Lo sento gonfiarsi dentro di me, in fondo, fino a toccarmi l’utero. Poi d’un tratto esce da me, mi volto a guardarlo e lo trovo che si sfila il preservativo… Un sussulto del treno più forte degli altri.. mi abbasso la gonna e mi siedo sul water, cosparso di carta pulita.




Lo osservo, lo prendo in mano mentre lo sento irrigidirsi sempre più sotto le mie dita. Lo guardo zampillare come una piccola fontana, verso l’alto. Le gocce calde ricadono sulla mia mano.
Lui si sorregge, pare cadere all’indietro verso il lavabo. Apre gli occhi che teneva chiusi e mi sorride. Mi solleva il mento:

- Quanto sei bella, ‘o sai? – E mi bacia sui capelli, sulla testa.
- Grazie, ora andiamo, eh? Non sono tranquilla qui dentro. Poi guarda che abbiamo combinato. Dai, vai i avanti tu che metto in ordine tutto.

Si riveste mentre io mi lavo alla meno peggio e mi ricompongo. E’ tutto pieno di carta, la mia borsa aperta e il contenuto sparso fuori… Dopo pochi minuti mi affaccio timidamente alla porta, poi esco fingendo indifferenza, attraverso il corridoio, pochi passi, ed entro di nuovo nella nostra piccola stanza segreta. Lo trovo lì seduto, con quel sorriso infantile e disarmante, e mi sento invadere dalla tenerezza. Mi avvicino e gli stampo un bacio su una guancia. Solo ora mi accorgo che sono senza mutande, non le ho rimesse quando sono uscita.
- Oddio, dove sono?
- Cosa?
- Le mie mutande!- dico mentre comincio a rovistare nella borsa. Cazzo, non le trovo! Ah si, eccole. Nere su fondo nero, e chi le vedeva! erano rimaste lì dentro.
- Ma tu si’ tutta matta!
- Dai, non me ne sono neanche accorta!

- Tu tiene ancora voglia, eh? Non sei venuta.
- Si, non stavo tranquilla, non ci riesco così...

E mentre dice queste parole infila le mani sotto la mia gonna, le appoggia sulle ginocchia e poi le fa risalire, lente. Si avvicina con il corpo, avverto le sue dita che rimontano le mie cosce… fino ad infilarne una nel mio sesso, ancora grondante umori come un fiore schiuso e pieno di nettare.

- ‘O sai che ci arrestano, si? Atti osceni in luogo pubblico!
- Si dai dai, lascia stare!- Abbasso il bordo della gonna, mentre lui ritrae la mano e le sue dita, le porta alla bocca e le succhia guardandomi, penetrandomi con i suoi occhi neri.

Ma che voglia avrei.. avrei voglia di salirti sopra qui, incurante di tutto, della gente là fuori. Voglia di sedermi sopra di te, di sentire il tuo cazzo eretto, di prenderlo con le mani ed infilarmelo dentro.Di muovermi prima piano, facendolo uscire ed entrare lentamente, poi di avvolgerlo tutto con la mia carne umida risucchiandolo come fosse una bocca, la mia grande bocca dalle labbra calde.
Ma ricaccio indietro questa immagine...




- Se ci fossimo visti ti avrei presa a schiaffi.
- A schiaffi? E perché?
- A schiaffi sul culo.
- Davvero? E fallo!
- Mo’? Qui?
- Si, qui se hai il coraggio! - dico sorridendo.

Mi sdraio con il ventre sulle poltrone, il tessuto della gonna è leggero, sottile la stoffa che ricopre i miei glutei, e non ho rimesso gli slip. Lui rimane in piedi, mi guarda con uno strano lampo negli occhi mentre lo vedo sollevare in alto il braccio e poi colpirmi forte una natica.

- Così? Ti piace?
- Si, più forte, più forte!

Poi lo ripete ancora, ed ancora con l’altra mano…ad ogni colpo mi sento palpitare tra le gambe, il clitoride sussultare ad ogni percossa, riempirmi di umori mentre il rumore della mia carne battuta risuona nell’aria come se fosse sulla pelle nuda. Contraggo le natiche invasa da un piacere bruciante, dal calore che percepisco sull’epidermide..
- Ancora? Mi fa male la mano, mi pizzica
- Dai lascia stare, non ci sei abituato eh? Poi così ci sentiranno pure!

Lui si siede, è visibilmente eccitato ed anche accaldato, vedo ancora quel bagliore nel suo sguardo.
- Hai visto, eh? Hai visto come ti ho capita subito io?
- Mi hai capita? Davvero?
- Si, appena ti ho vista ho pensato: chist’ è ‘na cavalla!
- Una cavalla? - Rido
- Hai capito che ci hanno visti, si?
- Visti, ma chi?
- Lo vedi quello? Quel signore con il trolley rosso lì dietro?

Mi chiedo come faccia a vedere oltre le sue spalle. Dalla tendina mal chiusa in effetti, proprio nello spicchio lasciato aperto riesco a scorgere nello scompartimento dietro il nostro. Esattamente nella mia visuale, un signore serio, sui 50, capelli e barbetta brizzolata, magro. Ha davanti a se un trolley rosso.

- Si lo vedo.
- Vuoi scommettere che appena scendo… chillo viene qui?
- Ma daii! Ma che dici?
- Si si, poi ‘o vedrai!

Rimaniamo così ancora qualche minuto, mi parla del suo lavoro, del bar che gestisce a Napoli, insieme ad un amico. Da qui, dice gli deriva quella capacità di intuire le persone, ne incontra tutti i giorni tante, le più disparate. La gente che viene a prendere un caffè non chiede solo quello, vogliono parlare, essere ascoltati anche soltanto per il tempo di un caffè.
Lui li fa sorridere, gli parla… il suo bar è sempre pieno, dice. Però, “tengo famiglia” e il pomeriggio me ne vengo qui, prendo il treno e faccio un altro lavoro. Non mi parla dell’altro lavoro, ed io non gli chiedo niente. So che gli ho rubato un po’ del suo tempo, e che ora dovrà riprendere il treno successivo e tornare indietro. Una gradevole parentesi nella sua faticosissima giornata.
Presto il treno rallenta, arriva in stazione e so che lo devo salutare. Nuovamente. Chissà se lo rivedrò mai, ma ormai so come incontrarlo. Al binario 12, ore 15.30
Mi alzo, ci baciamo e mi stringe forte:
- Non fa’ ‘a pazzerella, eh?
Eh si la pazzerella.. se non lo fossi stata un po’…
E nuovamente lo guardo andare via, allontanarsi sul marciapiede del binario mentre mi sorride. Poi il treno si muove, riprende lentamente il suo cammino e mi risiedo. Pochissimi istanti dopo, ecco il signore dal trolley rosso sbucare all’improvviso.
- Scusi, c’è posto?
- Si, prego, è tutto libero.
Rimane un attimo in piedi, si aggira nervosamente. Poi si siede proprio al lato più opposto e contrario al mio, vicino al finestrino. Comincia a parlare, ha voglia di chiacchierare e di farmi domande.
Io sorrido pensando alla profezia di poco fa. Rido talmente tanto che per non farmi vedere mi porto una mano a coppa sulle labbra. L’odore del suo sesso che mi è rimasto tra le dita mi invade.
Piccolo scugnizzo,lo sai che avevi ragione?

martedì 30 novembre 2010

domenica 21 novembre 2010

La nostra panchina



Passeggiata nel parco di domenica mattina... è da tanto che non vengo qui. L'aria fredda mi punge le guance, cammino sopra un tappeto di foglie gialle... molte sono umide ed ammassate tra loro, scure...altre più chiare, si sono appena posate in terra e si muovono in ampi giri sospinte dal vento.
Poche persone in giro, qualuno porta a spasso il cane, qualcun altro sospinge pigramente un bimbo sopra un' altalena. Mi ritrovo a proseguire sul viottolo fatto di ciottoli presa dai miei pensieri, abbasso un po' la testa per evitare il vento, stringo la sciarpa attorno al collo.
Come casualmente, seguendo la stradina, mi ritrovo di fronte alla nostra panchina. Si, è proprio questa. Quella dove abbiamo rifatto l'amore dopo tanti anni, la prima volta, in una notte di giugno. Allora l'aria era tiepida, dagli alberi intorno esalava il profumo di resina, grondante in gocce attorno alla corteccia crepata dei pini. Nelle mie narici l'odore di erba ancora verde schiacciata dalle nostre impronte, della terra sollevata dai nostri passi avvicinandoci in quel punto.
La guardo, con una mano sfioro il legno leggermente umido e mi siedo.
Osservo il palazzo di fronte, le finestre vicinissime...penso alla follia di quella notte, alle mie mani sopra lo schienale mentre tu affondi dentro di me. Si, dovevamo proprio essere dei pazzi, a non curarci di niente, della gente su quella terrazza e delle voci che arrivavano fino a noi.
Ora qualche goccia di pioggia, leggerissima ed impercettibile comincia a cadere.
Apro il mio ombrellino rosso e rimango lì, seduta in silenzio a pensarti, mentre un uomo mi passa davanti, si gira e mi fissa interrogativo, come avesse visto una pazza.
Si, forse lo sono. Ti voglio bene,
Vu

giovedì 18 novembre 2010

Il ragazzo del treno II atto- prima parte



(questo racconto è il seguito de "A piedi nudi sul treno")

-Pronto? Sono il ragazzo del treno. So’ Antonio-

Antonio, lo so ora il suo nome. Ma io gli ho detto il mio? Mi pare di si, quando salvava il mio numero sul cellulare. Ed ora cosa dico? Non ho voglia di rivederlo, è stata una follia.. si, una follia. Cosa mi invento…. Sono fuori, si, fuori per lavoro. Ci sentiamo più in là. Intanto prendo tempo… ma come mi è venuto in mente di darglielo?

Antonio mi ha chiamato due volte, e tutte e due le volte gli ho detto no. Ricordo un suo
-E pecché?- Ma non esattamente cosa ho risposto… lui ha chiuso la comunicazione senza fiatare ed io mi sono sentita una stronza. Come un uomo. Come uno di quelli che vogliono solo scoparti. In realtà, mi avevano assalito i sensi di colpa, dopo. E poi... ha cominciato lui. Io me ne stavo tranquillamente seduta.

E’ passato poco più di un mese, ed oggi mi ritrovo a prendere nuovamente quel treno, allo stesso orario. Chissà se lo becco. Non sono in anticipo come l’altra volta, anzi, ho pochi minuti. Arrivo al binario ed il treno stavolta è già lì, c’è tanta gente sul marciapiede. Passo rapidamente lo sguardo su quelle teste, quei corpi che si muovono come tante formichine impazzite.
Eccolo! La sua camminata è inconfondibile… avanza con le spalle erette, il petto in fuori, la solita borsa a tracolla… i passi spediti. Accanto a lui c’è un altro ragazzo, ma non capisco se stanno insieme. La sua traiettoria si dirige verso fuori, mi oltrepassa, mi da le spalle. Non posso certo corrergli dietro, che faccio gli busso sulla schiena? No, affretto il passo e lo supero, lui si è fermato un attimo, mi giro e gli sono davanti. Lo guardo e gli sorrido senza parlare.
Lui sgrana gli occhi.

- Devi prendere il treno pe’ Torino?
- Si

Mi prende la mano e comincia a camminare speditamente, rifacendo la strada che ha appena percorso.

- Ehiii vai piano, sono in tempo! Mancano cinque minuti!

Ma che si corre! Il mio trolley slitta sul marciapiede come avesse i pattini… accidenti a ‘sti tacchi, ma un paio di scarpe basse no eh? Lui mi tira, tira… e finalmente siamo di fronte al treno.

- Aspetta che guardo la carrozza!, ti vuoi fermare un momento?

No, non mi ascolta, passa in rassegna i finestrini, le prime carrozze sono del tipo nuovo, va ancora avanti finché non trova una di quelle con lo scompartimento chiuso, i sedili uno di fronte all’altro. Sale prima di me e mi aiuta a far salire il trolley

- Ma che vuoi fare, ma ancora senza biglietto?

Non parla. Trova una delle prime carrozze vuote, ma sul treno c’è gente stavolta, è venerdì.
Siamo di nuovo uno di fronte all’altro.

- Ma m’avevi visto? M’hai cercato, mo’?

Ah ora mi dà del tu, non più del voi. Probabilmente ora appartengo alla categoria delle stronze e non merito più rispetto…


- Si, si, ti avevo visto certo.-
- E pecché quanno t'aggio chiamato m'hai detto che nun me volevi vere’?
- Perché non sarebbe più stato la stessa cosa… lo capisci?

Non so se ha capito, forse no… mi guarda perplesso. Ma non mi chiede altro. Tace.
Per rompere l’imbarazzo apro la mia borsa, ricordo di avere un pacchetto di preservativi stavolta.

- Guarda che cosa ho? Glie li faccio vedere sorridendo. Lui si alza e nuovamente mi prende la mano, mi tira fuori dallo scompartimento.

- Ma sei matto, il treno non è ancora partito! Siamo ancora in stazione, non si può andare alla toilette!

Rientriamo. Io mi siedo e lui rimane in piedi, tira la tendina, si abbassa ed affonda il viso sul mio collo, vicino all’orecchio, dandomi una serie di bacini che scendono dolcemente fino alla scollatura. Nota il livido sul mio seno.

- Ma che t’ hanno fatto? Chi è stato?
- Niente… ieri sera….

Scosta la stoffa e mi bacia proprio sul livido, delicatamente. Poi risale di nuovo sul collo, sulla guancia e infine mi bacia sulle labbra. Il treno si sta muovendo.
Uno sguardo ed usciamo dallo scompartimento, attraversiamo velocemente il corridoio.
Mi sembra di riguardare un film già visto, siamo di nuovo dentro il bagno piccolissimo. Stavolta mi bacia con dolcezza, poi mi accarezza il viso, mentre sento le sue mani che scivolano sulla stoffa della gonna, ne sollevano l’orlo fino ad insinuarsi nel mio slip.

- Ma te si’depilata! Dice ritraendo la mano dallo stupore
Ah se la ricorda bene la mia ciucia, eh? – Si

Mentre, in equilibrio instabile ed agganciandomi alla apposita maniglia tento di sfilarmi del tutto gli slip, lui comincia a ricoprire il water della carta delle salviette asciugamani… io sono perplessa… mica vorrà che mi metta qui sopra? E comunque rimango con la gonna.

In un attimo mi volto e lui è completamente nudo. Come ha fatto in pochi secondi? ha solo le scarpe da ginnastica ed è appoggiato al lavandino, la sua sacca e tutti i vestiti sono nel catino, buttati alla rinfusa.
Certo che è proprio bellino, ora lo osservo per bene, così di fronte a me… il corpo e il sesso leggermente depilati, il torace abbronzato… noto netto il segno del costume. immagino il mare, la spiaggia partenopea e lui che si gode il sole come un gatto con gli occhi socchiusi.

Ora il mio sguardo scende ad incontrare il suo cazzo. Non è eretto del tutto, ma è li offerto, che si lascia guardare, sfrontato. Risalgo con lo sguardo ed incontro i suoi occhi neri che ridono, ridono come le sue labbra.. accese dalla spudoratezza della sua età.
Piccolo scugnizzo, ce l’hai fatta anche stavolta a portarmi qui dentro eh?
Anche io sorrido, ma non posso fare a meno di posare le mie mani su di lui, di percorrere con le dita quella pelle liscia ed abbronzata, ne percepisco il calore, la sento fremere sotto il mio tocco. Il piccolo ombelico, e poi il suo sesso, turgido, lo prendo in mano ed avverto che si gonfia, le vene si tendono mentre lo accarezzo, chiudo le dita a pugno e lo stringo. Lo sento pulsare, poi allento la presa, lo tocco più lievemente sulla punta, mentre lui accarezza il mio seno, delicatamente, poi mi stringe con forza i capezzoli, sento che si induriscono mentre li prende in bocca come fossero due dolci caramelle da succhiare. Lo fa a lungo, con la tenerezza di un bimbo che mi fa sciogliere. Il mio ventre, il mio sesso palpitano e vibrano all’unisono con il suo. Avverto le sue dita che aprono le mie labbra, poi mi abbraccia forte, sento la sua erezione, il suo sesso che preme sul mio…

- Mettiti qui

Mi rigira e mi fa appoggiare sul lavandino, mi solleva le gambe, alzandomi quasi completamente e sostenendomi con le sue braccia. E così, in quella posizione mi penetra, lo sento che entra dentro di me, con dei colpi decisi che mi fanno sbattere le spalle allo specchio.
Sbam! Sbam! Sbam! Domani avrò altri lividi, lo so. Ma perché mi devono tutti massacrare? Si ferma. Ritrae il suo pene lucido dei miei umori

-Si, mi fai male così.
- Scusa

Scivolo giù dal lavandino, bisogna fare quasi un balletto per scambiarsi di posizione. Ora sono io addossata con il viso al finestrino, lui dietro di me. Mi appoggio con il corpo, con i seni a quel vetro lattiginoso.




(continua...)

domenica 14 novembre 2010

A braccia aperte



L'amore ha sempre le braccia aperte; con le braccia aperte, voi lasciate che il vostro amore venga e vada come vuole, liberamente, tanto lo farà comunque.
Se chiudete le braccia intorno al vostro amore, abbraccerete soltanto ed unicamente voi stessi.

Leo Buscaglia

venerdì 5 novembre 2010

Facciamo la pace

Io faccio la guerra, questo è il mio modo di fare la pace. Sono due anni e mezzo che non tocco una donna, lo sai?
Posso toccarti? così… non voglio fare sesso, voglio solo questo. Voglio sentire il calore della tua pelle, voglio abbracciarti. Questa notte voglio fare la pace e dimenticare le mie cicatrici.
Vedi questa? Hanno tentato di bruciarmi, sono stati i curdi, mi volevano dare fuoco.

Appoggio le mie dita su quella grande macchia scura, ci sono dei rilievi tondeggianti.

E’ napalm. Il napalm è l’esplosivo dei paesi poveri, non lo sapevi che si usa ancora?
E questa cicatrice sulla schiena, la vedi? Mi hanno sparato, sono stati gli afgani. Alle spalle. Ma io sono ancora qui. Loro no.
Ho anche ucciso, almeno due uomini erano. L’ho fatto per difendere un altro uomo. La sua scorta non si era accorta di niente, io ero dietro di loro, ho visto quella jeep che arrivava, avevo la mitraglietta in mano ed ho sparato. Non ho chiesto permesso, ho sparato. Gli ho salvato la vita e loro sono morti. Erano in due, o forse di più.
Ho la leucemia, colpa dell'uranio impoverito, ma di questo non voglio parlarne... e non ti preoccupare, non è contagiosa. E’ nel mio sangue, nel mio midollo.
Anche la mia anima, il mio cuore è ferito. La mia donna, la donna che sognavo nelle lunghe notti, quella donna mi ha tradito. Mentre io combattevo, ero lontano per darle tutto quello che lei desiderava, mi tradiva. Tornavo da lei dopo mesi e non vedevo l’ora di abbracciarla, di sentire il calore del suo corpo. Lei no, lei aveva sempre qualcosa di meglio da fare. Poi ho capito, troppo tardi ma ho capito. Forse l’ho lasciata troppo sola, forse non le bastava quella vita.

Appoggia la testa sul mio ventre, mi guarda, tocca i miei seni, i capezzoli e li succhia a lungo.Pare riprendersi la vita che ha perduto, il tempo che non tornerà più. Poi abbraccia i miei fianchi e rimane così, con il capo appoggiato sul soffice cuscino del mio sesso.
- Che bella che sei, come sei morbida. Voglio rimanere così per ore, tutta la notte… tutta la vita… per sempre…
- Che fai, piangi?
- No, non piango. Spegni la luce.
Sento i singhiozzi soffocati sul cuscino. Gli accarezzo la testa.
- Ma cosa hai?
Domani… domani mattina tutto finirà, io uscirò da questa casa e tu ti dimenticherai di me, ed io.. io tornerò alla mia guerra.

martedì 2 novembre 2010

Pelle


Occhi chiusi
Tattile, serica sensazione
Calore...Morbido...Silenzio
Solo le tue mani e le mie
I nostri corpi
Sono solo pelle
Pelle che racchiude
il mio cuore che esplode
Pelle che accoglie
gocce di nettare
gocce di olio
gocce di lacrime

I polpastrelli percepiscono
Quello che gli occhi non vedono

domenica 31 ottobre 2010

il suo sperma


Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.

di Alda Merini, tratto da Clinica dell’abbandono

giovedì 28 ottobre 2010

il calore...


Il calore della cera
Sulla lama
Sulle mie labbra
Schiuse ed umide
Per te…

venerdì 22 ottobre 2010

Profilo biografico di un inculatore



Tratto da "The Surrender" di Tony Bentley

E’ chiaro che inculare una donna è una questione di autorità. L’autorità dell’uomo; la sua accettazione totale da parte della donna. Un uomo deve avere questa fiducia, in sé stesso e nel suo uccello, per metterlo nel culo ad una donna. Se non ha quel controllo, sarà il suo cazzo a guidare l’azione: si muoverà troppo in fretta, farà del male alla donna, che per quella volta gli si era offerta, e, a ragione, difficilmente gli sarà concessa una seconda chance.
A- Man è riuscito a spingersi così a fondo nel mio culo perché ha osato. Nessun altro ci aveva mai provato veramente.Chiunque osi essere così intimo, così pazzo, bè potrebbe riuscire ad arrivare dove non era mai arrivato prima.
Sono in preda agli spasmi dell’orgasmo già nel primo momento di contatto, con il corpo, la fica, il culo talmente aperti che si staccano verso l’esterno per aspirarlo dentro.
Non sono mai stata così aperta. Se fossi stata così aperta con qualcun altro avrei provato la stessa gioia nell’aprirmi? No.Avrebbero finito con lo scocciarmi molto prima che arrivassi ad essere tanto aperta. E’ quel gran cianciare che rovina tutto: rivela troppe cose. A-Man è l’uomo meno scocciatore che abbia mai conosciuto. E anche l’unico che non si piega mai alla mia volontà.
Nello stesso tempo, non credo che i migliori inculatori siano i maschi arroganti e macho: quelli semmai sono degli stronzi. A tipi così probabilmente non piacciono nemmeno le donne, presi come sono a rivaleggiare con gli altri uomini. Per la mia esperienza limitata, il miglior inculatore è un uomo dolce e paziente, quello che sa ascoltare una donna, sa come stare con lei e ha il bagaglio necessario per farla rilassare. E’ quello che con la fantasia riesce a vivere la sottomissione della donna (l’allentamento del controllo) insieme a lei, e quindi sa perfettamente come farla arrivare a quel punto: assorbe tutto quello che lei abbandona. E’ un uomo gentile, A-Man.

martedì 19 ottobre 2010

Il primo passo

Mi chiedo perché debba farlo sempre prima io.

Perché chiedere scusa, od anche soltanto riallacciare un dialogo sia qualcosa fuori dalla portata di certe persone.

Mi chiedo perché qualcuno nasconde il proprio malcelato orgoglio attraverso la maschera di una sensibilità che non ha. Od ha soltanto per sé stesso.

Perché chi si muove per primo rischia di sembrare il più debole, mentre è solamente quello più disposto a mettersi in discussione. Non voglio più farlo.

Perché appaio sempre più forte di quello che sono.

E soprattutto mi chiedo COME riesca a stare in silenzio quando vorrei gridare. Ma taccio.

Vorrei dirti che ora SO tutto, che hai fatto assimilare a ME la tua rabbia per colpe che non ho commesso. Me l’hai gettata in faccia.

E mentre tu rimanevi arroccato nei tuoi silenzi, io ti aprivo la mia anima.

Ora sono io che sto zitta.

Zitta.

martedì 12 ottobre 2010

A piedi nudi sul treno



Da circa un anno mi sono trasferita fuori dalla grande città. Non sono propriamente una pendolare, perché non lo faccio tutti i giorni ma mi capita spesso di prendere il treno. Ogni viaggio è un occasione per conoscere, osservare i personaggi che popolano i vagoni ferroviari. Quando poi si prende lo stesso treno, allo stesso orario capita di rivedere facce, volti noti ed allora ecco che le storie di due viaggiatori possono intrecciarsi…

Oggi finalmente non ho corso come mio solito. Invece di partire ieri sera, mi sono presa la mattinata libera per stare con lui. Prendo l’intercity, si, con calma, ed arrivo anche prima. Giusto il tempo di rientrare in casa, prendere il trolley già pronto ed andare… la doccia l’ho già fatta in albergo con lui. Mi tolgo le calze che comincia a fare caldo, si. Mi lascio il reggicalze, tanto … chi mi vede. Un’occhiata allo specchio. Beh non sono troppo sfatta, no. Sono un po’ stanca, ma gli occhi sono vivaci.

Sono addirittura in anticipo. Treno intercity delle 15.04 proveniente da Napoli per Torino. Lo vedo arrivare… la gente scende, poca gente… Vediamo... carrozza… quattro, ecco. Completamente vuota. Certo siamo in mezzo alla settimana, e a questo orario… Mi siedo ed osservo distrattamente il flusso delle persone che continuano ad allinearsi lungo il corridoio. Finalmente mi rilasso. Fa caldo, oggi… il primo caldo primaverile ed ancora non hanno acceso l’aria condizionata. Mi tolgo il giacchino che mi lascia le spalle, le braccia scoperte. Penso che tanto nessuno vedrà le mie carni troppo bianche e troppo tornite.

Ho ancora addosso quella piacevole stanchezza che segue la battaglia amorosa… è come se sentissi ancora il suo calore sulla pelle. Mi slaccio il cinturino dei sandali con il tacco troppo alto per essere comodi. Quasi quasi allungo i piedi sulla poltrona di fronte. Tanto… non c’è nessuno e sono pulitissimi. Sicuramente più della poltrona.
Soffice. La stoffa blu di spugna è morbida, la avverto solleticarmi le piante. Guardo i miei piedi. Ho dipinto le unghie di un color melanzana che accentua ancora di più il pallore della mia pelle. Quasi trasparente. Una vena blu sottile attraversa il collo del piede e si perde poco più in alto. Certo dovrei proprio prendere un po’ di sole …anche le caviglie sono bianchissime, vedono la luce soltanto oggi dopo tutto un inverno costrette dentro gli stivali, le calze. Poveri piedi. Non mi sono mai piaciuti, sembrano quelli di una bambina. Ma oggi non mi dispiacciono quasi, sono ben curati e questo smalto è proprio divertente.




Mi metto comoda, appoggio anche la testa all’ indietro, sullo schienale. Chiudo le palpebre e rivedo i suoi occhi, i suoi occhi verdi sopra il mio viso mentre è dentro di me… sento la sua voce…calda e profonda che pronuncia parole dolci ed oscene…. Ed il suo odore. Mi basta evocarlo e lo sento nelle narici, penetrante. Un odore forte di maschio. Mi sembra ancora di averlo addosso. Adoro quando i nostri odori, i nostri sapori, si mescolano... odore di sesso, di saliva, di sudore, di sperma, combinato ai miei umori. Peccato lavarsi. Peccato dover andar via e non rimanere ancora lì, in quella stanza fuori dal mondo e da tutto, su quel letto umido.

Il treno è ancora fermo, qualcuno si attarda in giro. Mi volto e nel corridoio incrocio due occhietti neri, vispi come quelli di un furetto. Appartengono ad un ragazzo carino, non molto alto, capelli corti e scuri, si muove con fare deciso e passi svelti. Ha una borsone a tracolla. Passano ed attraversano la visuale della porta aperta.
No, ritorna indietro e ficca la testa dentro.

-Signò, che occhi che tenite!

Oddio. Avrà intuito cosa ho appena fatto? O forse quello a cui stavo pensando. I miei occhi sono sempre troppo espressivi. Tradiscono le mie emozioni, non posso mentire con i miei occhi. Chissà cosa avrà visto.

Ora sorrido e lo osservo bene: E’ abbronzato, ha un grande tatuaggio tribale sull’avambraccio che spunta dalla manica della polo, bermuda e scarpe da ginnastica. E quegli occhi che non mi mollano un attimo. Si muove occupando tutto lo spazio che lo circonda, quasi sfacciatamente.
Non faccio neanche in tempo a dire qualcosa che lui:

-"Signò, vi posso fare compagnia intanto che il treno riparte?"E si siede senza neanche aspettare il mio assenso.

- "Posso offrirvi qualcosa? Vado alla macchinetta sul binario. un caffè, un cioccolatino…"
- "Ma sta per ripartire il treno, ti conviene scendere. E poi che cioccolatino, sono a dieta!"
- "A dieta? Ma quale dieta! Quanto siete bella signo’, siete proprio fimmena!"

Ma guarda tu questo… mi da pure del voi… e mi fa ridere come una stupida. Intanto ho abbassato i piedi dalla seduta di fronte a me ma non ho fatto in tempo a rimettermi i sandali. Li ho appoggiati sopra, praticamente sono a piedi nudi.

- "Siete sposata?"
- "Sono separata."
- "Avite fatto bene! Non vi meritava!" Ed accompagna queste parole aprendo le braccia e le mani con gesti ampi e teatrali.

Stavolta rido ancora più forte. Rido per la sua spontaneità, per le sue mosse.. Lui si alza, si muove avanti e indietro come un ossesso nella carrozza. Uno scugnizzo indiavolato. E’ in piedi di fronte a me:

- "Signò. Io vengo con voi. Io mi sono innamorato!"
- "Ma tu sei matto!"
- "Fidanzatevi con me. Sentite, sentite come mi batte il cuore!"

Mi prende la mano e l’avvicina al suo corpo. Io irrigidisco il braccio non lasciandolo andare, maliziosamente pensando a qualche altro gesto. Invece lui mi guarda dritto dritto negli occhi mentre scuote la testa, io rilascio il braccio ed appoggio la mia mano al suo cuore. Sento i battiti accelerati. Pare che gli scoppi il petto.

- "Vedete che ho detto ‘o vero?"Si risiede esattamente di fronte a me.
- "Quanti anni hai?"
- "Venticinque"
-"Lo sai quanti ne ho io? Quasi venti più di te."

Quando dico la mia età lui chiude gli occhi, si morde leggermente le labbra mentre si porta le mani sul cuore. Solo ora noto la fede.

- E sei pure sposato. Ti sei inguaiato presto eh?

Lui solleva le spalle con un gesto di rassegnazione ma anche di sufficienza. Povera giovane moglie. Chissà quante glie ne combina...

- "Dai scendi su. Ti fanno la multa, hai il biglietto fino a qui no?"
- "E chissene 'mporta! Vado pure in galera per voi!Voi mi dovete fare un piacere. Vi posso dare nu vaso?"
- "Va bene, dai. Poi scendi, eh?"

Si avvicina a me, gli porgo la guancia rimanendo al mio posto. Lui si solleva, appoggia le sue labbra prima lì e poi, rapido sulla bocca, mentre una mano si sofferma su un seno e lo stringe.

- Ma che fai??

Gli sposto la mano, ma perché rido mentre lo faccio? Perché invece non gli do uno schiaffo, o grido o lo insulto per la sua sfrontatezza?

- "Scusate." Si solleva e mi guarda, poi si siede di fronte a me. Il treno comincia a muoversi.

- "Hai visto che è partito? Ed ora? Se viene il controllore che fai?"
- "Ve l’ho detto. Vengo con voi."

Rimango ad osservarlo, stiamo in silenzio per lunghissimi interminabili minuti, lui con quegli occhi e quell’espressione sfacciata, di chi sa che ha già ottenuto molto. Io credo, con un sorriso sul volto che non mi abbandona.

Tira fuori un pacchetto di sigarette: - "Voi fumate? Andiamo in bagno a fumare."
- "Ehh sii vabbè! A fumare! E poi guarda, manco fumo!"

Mi prende la mano e mi tira verso il corridoio. - "Vi devo parlare, lì parliamo meglio."
- "Uuuhh si si! non possiamo parlare qui?"Lui per tutta risposta tira le tendine della carrozza.
- "Ma che faiii??? Che devi fare??"

Mi prende la testa tra le mani, si abbassa e mi bacia sulle labbra, sfiorandole. Poi si sofferma sulle guance, e poi sugli occhi, sulle palpebre chiuse. Io sono immobile e lo lascio fare, aspetto la mossa successiva tra l’eccitato e lo stupito. Poi mi tiene una mano sotto il mento costringendomi a guardarlo negli occhi, vicinissimi a me. Sento il suo respiro affannoso.

- "Ora andiamo?"




Mi prende la mano e non dico una parola... mi infilo i sandali senza allacciarli, afferro la mia borsa, percorriamo il brevissimo tratto che ci separa dalla toilette, solo un’altra carrozza. Ecco ora mi immagino cosa vuole fare... un classico... ma chi lo conosce a questo? E poi dentro un cesso, che schifo... ma che cazzo sto facendo? Arriviamo alla porta del bagno, non c’è nessuno in giro, mi spinge quasi dentro ed appena entrati richiude la porta. Lo spazio è ristretto e ci ritroviamo così… lui appoggiato con la schiena alla porta ed io di fronte. Mi bacia stavolta con più foga, la sua lingua mi esplora, le sue mani mi frugano, mi spogliano.

- "Ecco va bene, ora andiamo. Spostati!"

Gli tocco una spalla per farlo scansare, giro la chiavetta e riesco ad aprire uno spiraglio della porta. Per fortuna nessuno fuori.

- “Aspettate!” E spinge la porta con la mano a richiuderla. Io mi volto a guardarlo.

Si abbassa, di fronte a me, mi solleva la gonna, le sue dita risalgono tra le mie cosce, mi ritrovo con la sua testa tra le gambe. Delicatamente mi scosta lo slip

- "Che bella ciucia che tenete!"

Ma come l’ha chiamata? Ciucia? E perché ora non rido? No, non rido mentre prende i bordi dello slip e me lo abbassa, mentre sento la sua lingua, lenta, che si muove sulle mie labbra, sul mio clitoride. Le sue dita scivolano dentro il mio sesso, già umido…ora il mio fiore è aperto, offerto a lui, alla sua bocca che ne beve gli umori. I movimenti del treno e la posizione rendono il mio equilibrio instabile… mi appoggio allo stipite.

- "Dai tirati su...ma come si fa così..."

Certo che son proprio piccole ‘ste toilette...in due non ci sono mai entrata. Non ci si rigira neanche. Ho timore dello sporco poi. Ci laviamo le mani nel lavandino, almeno quello. Per fortuna non puzza sto cesso. Ma si balla, ci scontriamo e mi viene da ridere. E’ difficile trovare una posizione. Mi rigira appoggiata al finestrino. Fortuna che il vetro è lattiginoso, ma sopra è aperto. Il rumore del treno che corre, questo sballonzolamento mi eccita. Mi ha sempre eccitato anche a stare semplicemente seduta. Così appoggiata mi riempie con le sue dita, una, due... dentro le mie cavità... ma non sono rilassata, penso a fuori, se qualcuno bussasse? Che facciamo usciamo in due? La mia mente è scissa. Ho voglia di uscire da qui, mi sento in trappola e razionalmente mi sembra una follia quella che sto facendo… ma… ho voglia anche di lasciarmi andare… vedere come come va a finire…




Ora lui è appoggiato al lavandino, si apre la cerniera… finora non l’ho neanche toccato… lo guardo, è depilato, bello, liscio...eretto...ma non oso prenderlo in bocca. Ma chissà chi è… dai… che mi metto a fare così…non sono mica una puttana…e poi … sarà pure sporco, in giro da stamattina...magari gli do un bacino, si… in fondo lui non ci ha pensato due volte a leccarmela.

Lo appoggio sul mio palmo, lo bacio delicatamente sull’asta, all’attaccatura. Ha un buon odore, allora continuo su tutta la lunghezza ma non lo lecco...tanti bacini fin quasi sulla punta… poi sollevo la testa e lo guardo. Si avvicina e appoggia il suo sesso al mio...

- No, guarda io così senza una protezione non faccio niente.
- Avete paura? ‘O faccio solo con mia moglie!
- Si, e tutte quelle che incontri sul treno!

Improvvisamente i suoi occhi hanno perso quel luccichio, sono quasi imploranti. Ce l’ha ancora in mano ma sta perdendo l’erezione. Mi prende la mano: - "Aiutatemi voi".
Lo prendo in mano, lo accarezzo e sento che si gonfia sotto le mie dita, muovo la mano intorno al suo sesso mentre lui mi bacia, poi lo lascio continuare da solo, finché sento il calore del suo seme su di me, sul mio basso ventre e sui peli. Beh poteva chiedermelo, questo contatto mi infastidisce un po’.
Ci ripuliamo sommariamente e lui esce per primo, dà uno sguardo alla porta socchiusa e poi si rigira:

- "Venite, venite… non c’è nessuno." Ed esce.
Mi lavo, raccolgo le mie cose, mentre quella vocina continua a martellarmi nella testa: ma che hai fatto, ma che stai facendo? Ma come si fa a farla tacere sta voce?

Rientro nella carrozza. Lui è in piedi che cerca di farsi vento con le mani, leggermente sudato e con le gote rosse. Poi si calma e si siede: - "Io ho ancora voglia."

Ossignore! Ma non è appena venuto? Ah dimenticavo i 25 anni… e che caspita! Ma se sta ancora ansimando!

- Sapete dove sarei voluto venire?
- - Dove?
- Su un piede.
- Su un piede? Ti piacciono i piedi?
- Si, assai.
- Ah ecco perché non ci capivi più niente, il cuore che batteva… erano i miei piedi nudi! Era per quello?
- Si. Lo volete fare? Voglio toccarvi i piedi.
- Ma qui??
- E dove, volete ritornare in bagno?
- No, no in bagno no per carità! Va bene qui.

Le tendine sono ancora tirate, lui si siede esattamente di fronte a me, nel posto centrale. Io mi sfilo i sandali. Appoggio i miei piedi accanto a lui, uno a destra ed uno a sinistra, ai lati del suo corpo, sopra il sedile. Lui dà una pacca sopra i braccioli come a dire: appoggiali qui.
Le sue mani cominciano ad accarezzare le mie estremità, simultaneamente, dolcemente.

- "Dai, e se ci vedono?"
- "E beh? Che stiamo facendo? non posso essere il vostro ragazzo? Non stiamo facendo niente."

Si il mio ragazzo. Con venti anni meno di me. Però è piacevole sta cosa. Mi prende un piede e mi riempie di piccoli baci gentili, poi fa lo stesso con l’altro, mi lambisce le dita con la lingua, una ad una, poi le succhia lentamente...sento un po’ di solletico e non riesco a trattenere le risa. Lo faccio fermare un attimo e poi riprende a baciarmi, baci alternati da leccate profonde. Dei brividi mi percorrono tutto il corpo, dai piedi su su lungo la coscia fino al mio clitoride, fino al mio sesso.
Bello, una sensazione nuova. Poi mi bacia le dita mentre massaggia le piante, e di nuovo ricomincia con la lingua… lecca la caviglia e il bordo esterno del piede..di nuovo brividi.
Sono talmente concentrata sui miei piedi che nn mi sono accorta, non ho visto il suo sesso eretto, evidente attraverso la stoffa dei pantaloni. E’ lui che mi fa un cenno come a dire: guardami. Poi prende il mio piede destro e lo appoggia proprio lì.
Ne percepisco nettamente il calore e la rigidità con la pianta, e comincio a muoverlo lungo l’asta… sento il rilievo della cappella sotto le dita, e continuo su e giù come se fosse la mia mano. E’ incredibile quanta sensibilità possono avere i piedi, non l’avevo mai sperimentato. E mi piace questa distanza, giusto la lunghezza della mia gamba, siamo lontani ma ci fissiamo dritti negli occhi, vedo l’eccitazione sul suo volto mentre lo accarezzo, sono in contatto con il suo corpo ma distante

- Quanto lo fate bene!
- Ma è la prima volta che lo faccio!
- Siete brava.

Ora cambio gamba, la destra comincia ad indolenzirsi. Stessa cosa con la sinistra, su e giù, ho un arco del piede molto accentuato, riesco a far aderire il suo sesso esattamente nell’ incavo della pianta. Dopo un po’ lui mi blocca. Si alza e si apre la cerniera
- “Mettete il piede qui” Indicando il bordo del finestrino. Io allungo la gamba fino a li sopra, lui ora se l’è preso in mano, si gira verso il mio piede e … sento due, tre schizzi caldi. Centrato perfettamente. Lo guardo e sorrido. Mi porge un fazzolettino e mi aiuta a pulirmi, poi si siede nuovamente.





- Siete proprio perversa!
- Io? E tu?
Scoppiamo a ridere. Ma che matti… io perversa? Ma senti da che pulpito… la mia poi era solo curiosità….
Continuiamo a parlare un po’, per fortuna nessuna visita del controllore. Mancano pochi minuti alla prima fermata e proprio mentre il treno sta rallentando ed entrando in stazione lui raccoglie frettolosamente le sue cose, mi bacia e, sulla porta della carrozza, con il telefonino in mano mi dice:
- "Datemi il vostro numero, che la prossima volta che tornate ci vediamo"
C’è poco tempo per trovare scuse, pochi secondi che non servono neanche a inventarmi un altro numero, la memoria va in automatico…. Lui segna il numero sul suo.
Dopo qualche secondo lo vedo dall’altra parte del vetro, sul marciapiede proprio sotto il finestrino che mi lancia baci con una mano e fa il segno del telefono con l’altra.
( continua?...)

tdx